L’Italia alle prese con il calendario delle agenzie di rating

Oltre ai calendari della crisi di governo e della manovra, il nostro Paese deve prestare attenzione alle scadenze delle agenzie. La prima sarà Moody's il 6 settembre poi arriverà S&P il 25 ottobre. Le cose da sapere.

A ricordare al Paese che non potrà macerare ancora a lungo nell’incertezza politica non ci sono solo il calendario della crisi e quello della manovra economica. Appeso al muro ne troviamo anche un terzo, non meno importante, che riporta le date entro le quali le principali agenzie di rating emetteranno le loro sentenze. Vere e proprie sessioni di esami di fine estate durante le quali l’affidabilità e la preparazione del nostro Paese finiranno sotto la lente di ingrandimento e sarà deciso se restiamo buoni pagatori o meno. E dato che infrastrutture, servizi, stipendi, ma anche lo stesso debito pubblico è pagato a suon di obbligazioni, risulta evidente perché non possiamo correre il rischio di essere bocciati. Non esiste, difatti, la possibilità di ripresentarsi al prossimo appello.

Giovanni Tria, ministro dell’Economia.

COME FUNZIONANO LE AGENZIE DI RATING

Ne sentiamo sempre parlare, soprattutto dalla crisi economica del 2009. Ma siamo sicuri di conoscere il loro funzionamento? Partiamo dalle basi: quando un soggetto, come una società o uno Stato, si indebita (e l’indebitamento di per sé non è un concetto negativo), un investitore può decidere se investire o meno prestandogli denaro. Occorre però che un altro soggetto, che si assume essere terzo e imparziale, recensisca la solvibilità del debitore. Dica, insomma, quali sono le chance che ha il creditore di rivedere nel proprio portafogli la somma investita con l’aggiunta degli interessi. Sulla base delle valutazioni delle agenzie di rating si calcola il rendimento dei titoli obbligazionari. Quindi il rating rappresenta uno dei fattori che determinano il costo del prestito e le conseguenti condizioni di rimborso. Come sul mercato tradizionale, se le obbligazioni di uno Stato “vanno a ruba”, il rendimento assicurato sarà basso. Se un Paese invece fatica a piazzarle perché non è considerato attendibile, dovrà ingolosire gli acquirenti con la promessa di guadagni maggiori. Ecco perché maggiore è il rischio che un investitore corre nell’acquistare un’obbligazione, maggiore è il tasso d’interesse che sarà pagato e i titoli più rischiosi sono anche i più redditizi.

Il quartier generale dell’agenzia di rating Usa S&P’s.

IL SISTEMA DI VALUTAZIONE

La valutazione viene stabilita attraverso un complesso sistema sintetizzato con delle sigle. Lo specchietto è ben riassunto sul portale della Borsa Italiana. Per Standard & Poor’s, per esempio, i giudizi variano da “AAA”, una sorta di 30 universitario, alla D che indica invece l’insolvenza. Moody’s presenta alcune variazioni e boccia già con C. A questi si accompagna poi l’outlook, che può essere positivo, stabile o negativo, se l’agenzia scommette in un miglioramento o in un peggioramento della situazione.

LE PAGELLE: L’ITALIA APPENA SUFFICIENTE

Il nostro Paese al momento vivacchia con una media del 18, cioè BBB, l’ultima valutazione che chiude il gruppo degli investment grade, ossia degli investimenti relativamente sicuri sul quale possono indirizzare i propri capitali anche gli investitori istituzionali come le grandi banche d’affari, che invece hanno il divieto di investire su tutto ciò che sta al di sotto e viene considerato spazzatura. Offrirebbero un guadagno maggiore, ma sarebbe equiparato al gioco d’azzardo e ciò non deporrebbe a favore della loro solidità. E chi sono invece i primi della classe? Hanno la tripla A Paesi come la Germania, gli Usa, il Lussemburgo, la Svezia, la Svizzera e il Canada.

Fitch ha confermato per l’Italia BBB e outlook negativo.

IL BBB CONFERMATO DA FITCH

Le valutazioni delle agenzie debbono aderire agli eventi economici e politici in costante mutamento. Perciò sono continue. Vere e proprie sessioni di esame, si diceva. L’ultimo appello il nostro Paese lo ha sostenuto pochi giorni fa, il 9 agosto scorso. E di fronte a sé ha trovato un esaminatore che non si è rivelato certo dei più generosi: l’agenzia Fitch che ha confermato il BBB (a pari merito di Portogallo e Bulgaria) e outlook negativo. Dobbiamo constatare che all’appuntamento del 9 agosto non siamo arrivati preparati al meglio: era appena scoppiata la crisi di governo, gli indici economici avevano allontanato le prospettive di crescita evocate dall’esecutivo e soprattutto, si affacciava lo spettro di nuove elezioni proprio nel cruciale periodo in cui l’esecutivo presenta al parlamento e all’Ue la legge di bilancio.

IL 6 SETTEMBRE È LA VOLTA DI MOODY’S

Ma gli esami per il nostro Paese non finiscono certo qui. Neppure il tempo di tornare dalle ferie e dovremo sederci alla cattedra di Moody’s, il prossimo 6 settembre. Se Fitch non è il più simpatico dei professori, Moody’s ci ha già preso di mira, etichettandoci come alunni particolarmente pigri. Soltanto lo scorso anno, l’agenzia americana aveva declassato il rating sul debito sovrano dell’Italia da Baa2 da Baa3, che, nella sua scala di valori, significa porci appena un gradino sopra il livello «spazzatura». Aveva però avuto la bontà di fissare l’outlook a stabile. Come a dire: siete a un passo dal baratro, ma non dovreste commettere la follia di andare ancora più in là. Almeno in tempi brevi. Poi, appunto, si vedrà.

A fine estate l’Italia sarà sotto la lente di ingrandimento delle agenzie di rating.

ATTESA A FINE OTTOBRE PER S&P

Il 25 ottobre sarà invece il turno del giudizio di S&P Global Ratings. La sua ultima valutazione risale alla fine dello scorso aprile con la conferma di un misero BBB con outlook negativo. Comunque un miglioramento rispetto all’ottobre 2018, quando modificò le previsioni da stabili a negative. Nell’ultima pagella S&P aveva sottolineato l’attenzione per «un marcato deterioramento delle condizioni finanziarie esterne» e, soprattutto, per «i continui cambiamenti politici», che, veniva sottolineato, «indeboliscono il potenziale di crescita». Chissà cosa scriverà in autunno, se ci presenteremo di fronte a lei in piene elezioni. Per l’agenzia statunitense è un po’ più affidabile di noi, a BBB+, la Polonia. Sotto, a BBB-, ha invece sbattuto Russia, Bulgaria, Romania, Ungheria e Portogallo. Infine, il 15 novembre toccherà sostenere l’ultimo esame dell’anno con la canadese Dbrs, finora quella più accomodante nei nostri riguardi. Ma anche la più piccola e meno indicativa delle agenzie. Lo scorso 12 luglio aveva confermato un ottimistico BBB (High) con trend stabile motivato dal fatto, assai curioso, che si pronosticava una scarsa longevità al governo gialloverde auspicando il ritorno di esecutivi più inclini a porre in essere misure adatte alla crescita del Paese. Non tutte le crisi di governo, insomma, vengono per nuocere al sistema economico italiano. Alcune potrebbero persino fare il suo bene.

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A che punto è la trattativa Pd-M5s per un possibile governo

Continuano i contatti tra grillini e dem in vista del 20 agosto. Fonti parlano di una trattativa nel vivo, ma si teme un tentativo della Lega di ricucire i rapporti. Il punto sulla crisi.

«I canali con M5s sono sempre aperti, da più parti, nonostante pressioni e manovre per far fallire la trattativa», ha detto una fonte parlamentare Pd appartenente a quei settori che nel dialogo con i cinquestelle credono da tempo. Il confronto tra acerrimi nemici di ieri secondo alcuni sarebbe a buon punto, ma vari fattori intervengono a complicarlo.

L’INSIDA DI SALVINI PRONTO A RICUCIRE

La strada verso l’esecutivo giallorosso resta in salita, con una doppia insidia. Da un lato Matteo Salvini sta cercando di recuperare terreno dopo gli errori sui tempi della crisi, rinfacciatigli dai suoi; dall’altro i renziani che non gradiscono troppo il governo di legislatura, preferito dalla maggioranza che sostiene Nicola Zingaretti. Una partita dentro il Pd che si affianca a quella tra M5S e dem e all’altra tra Lega e cinquestelle. Un ginepraio in cui il segretario democratico ha provato a districarsi facendo appello a Sergio Mattarella, affinché sia il presidente in sede di consultazioni a indicare semmai ai partiti la strada di un esecutivo europeista e di lunga durata.

I RENZIANI RILANCIANO LA RESI DEL CONTRO-INCIUCIO LEGA-M5S

Zingaretti deve infatti fare i conti con i gruppi parlamentari prevalentemente renziani. Matteo Renzi, che pure ha proposto per primo, scavalcando il segretario, il governo istituzionale (di breve durata), accrediterebbe – secondo diverse fonti dem – la voce di un Salvini che offre a Luigi Di Maio Palazzo Chigi. «Noi stiamo alla finestra adesso», ha affermato una fonte, «vediamo cosa vogliono fare i cinquestelle». «Non si capisce più se c’è la crisi di governo o se Lega e 5 Stelle hanno fatto la pace in nome delle poltrone», hanno fatto sapere dalla segreteria Pd. «Prepariamoci al voto senza paura se Salvini e Di Maio ci portano alle urne. Se ci sono condizioni per un’altra maggioranza le verificheremo insieme al Presidente Mattarella nelle consultazioni».

LA REMOTA OPZIONE DI UN GOVERNO DI SCOPO

In questa situazione oggettiva di caos, è spuntata anche l’ipotesi di un governo di scopo con l’obiettivo di varare la manovra economica e poche altre cose mirate, con l’appoggio di tutti i grandi partiti, tranne la Lega (anche se in questo senso Giancarlo Giorgetti aveva mostrato segni di apertura). Una opzione gradita al cosiddetto “partito del non voto”, un blocco numeroso ma che potrebbe esprimere una tale soluzione al Colle solo in determinate condizioni. Prima tra tutte lo stop all’esecutivo Pd-M5s. Ma anche nel caso in cui fallisse qualsiasi tipo di trattativa tra Forza Italia e Lega sui futuri collegi elettorali e la composizione di un eventuale governo di centrodestra. Una possibilità forse remota ma frenata dalle forti divisioni interne al partito azzurro.

SI STUDIA UN ACCORDO ALLA TEDESCA

Intanto il dem Graziano Delrio ha provato a definire il metodo con cui svolgere la trattativa con M5s: contratto scritto alla tedesca, con focus su salario minimo – da modificare tenendo conto della rappresentanza sindacale – e reddito di cittadinanza, da migliorare. Due bandiere del MoVimento. E poi investimenti, taglio alle tasse sul lavoro ed economia verde, temi su cui la convergenza con i cinquestelle è plausibile. In un secondo tempo si parlerebbe di nomi per l’esecutivo giallorosso. Delrio però ha indicato anche una strada che porta alla direzione del 21, il giorno dopo le comunicazioni di Giuseppe Conte al Senato, per la sintesi che Zingaretti dovrà fare. E dipenderà anche da quello che il premier dirà e farà. Un’altra partita nella partita.

INCOGNITA CONTE E IL RIMPASTO VISTO DAL M5S

Il premier, secondo quanto trapela, non ha ancora deciso la linea da tenere, se dimettersi o meno, se andare ancora all’attacco di Salvini come a Ferragosto sui migranti, oppure adottarne una più morbida e attendista. Conte aspetterà di sapere se la Lega presenterà la risoluzione contro di lui, di fatto sfiduciandolo. Quest’ultima sembra una soluzione abbastanza plausibile anche se nessuno ci mette al momento la mano sul fuoco, ipotizzando anche un Salvini più attendista, come suggerito da Centinaio. Sul fronte M5s, rigettate come fake news le voci di un Salvini pronto a dare la presidenza del Consiglio a Di Maio. Da un lato si tratta con il Pd, ma dall’altro si valuterebbe il prezzo da far pagare al ministro dell’Interno in cambio di una ipotetica, e al momento assai remota, ricomposizione. Prezzo che sarebbe salato, ad esempio un maxi rimpasto a vantaggio del MoVimento, in un clamoroso rovesciamento dei rapporti di forza in appena una settimana. Una complessa partita a scacchi in cui i giocatori sono ben più di due. E con l’arbitro, il presidente Mattarella, già pronto, rientrato a Roma, ad aprire la partita.

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Salvini contestato a Castel Volturno al Comitato sicurezza

Il ministro duramente criticato fuori dalla scuola carabinieri forestali. «Traditore», hanno urlato gli oppositori. contrastati dai sostenitori del leghista che ne hanno intonato il nome.

Da una parte c’erano i fedelissimi sostenitori, dall’altra i contestatori sempre più agguerriti ogni giorno che passa. In mezzo lui, Matteo Salvini che a Castel Volturno ha presieduto il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica di ferragosto. Lo ha fatto in un clima teso dato che il ministro dell’Interno si trova a gestire in contemporanea la crisi di governo da poco aperta, il caso della Open Arms che lo ha visto scaricato dagli ex alleati del M5s e soprattutto una contestazione molto più forte di quanto ci si aspettasse.

Leggi anche: Ormai Salvini prende schiaffi da tutti

Buon Ferragosto dal Commissariato di Polizia di Castel Volturno (Caserta), sempre dalla parte delle nostre Forze dell’Ordine.

Posted by Matteo Salvini on Thursday, August 15, 2019

Il titolare del Viminale è arrivato accompagnato dal capo della polizia Franco Gabrielli. D’obbligo il saluto alle forze dell’ordine schierate nel piazzale della scuola carabinieri forestali. Poi l’ingresso nell’edificio senza parlare con i cronisti. All’esterno della scuola, intanto, è proseguita la contestazione nei confronti del ministro dell’Interno. È stato esposto anche uno striscione con su scritto «Traditore». Poi tanti cori da «buffone, buffone» sino a «hai tradito il Paese, hai fatto delle promesse». Le dure parole di contestazione hanno ricevuto la timida risposta dei sostenitori del leghista che hanno risposto invocando più volte e ritmicamente il nome di Salvini.

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