Fitch inchioda il Pil 2019 dell’Italia a crescita zero

L'agenzia di rating ha tagliato ancora le previsioni sul nostro Paese: prodotto interno lordo fermo (in precedenza era stimato a +0,1%). Nel 2020 +0,4%, nel 2021 +0,6%.

Un Paese a crescita zero. L’agenzia di rating Fitch ha tagliato ancora una volta le sue previsioni di crescita per l’Italia. Nel 2019 il nostro prodotto interno lordo (Pil) è destinato dunque, secondo le stime, a restare fermo, a fronte della precedente previsione di una crescita dello 0,1%. Che poi sono quelle inserite dal governo nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza. Tagliate da un +0,5% a un +0,4% anche le stime sul 2020, mentre nel 2021 è stato ipotizzato un aumento del Pil dello 0,6%. Nel Global Economic Outlook di Fitch si legge: «Ci aspettiamo che la crescita trimestrale resti compresa nel range 0%-0,1% per il prossimo futuro».

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L’Ocse avverte: «Crescita mondiale mai così bassa dal 2008»

L'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico mette in guardia le potenze economiche. E traccia un futuro senza prosperità.

Mai la crescita mondiale fu più bassa di così, almeno dalla crisi del 2008. È quanto è emerso dai numeri resi noti a Parigi dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Che ha messo in guardia su un rallentamento della crescita mondiale, stimata attorno al 2,9% nel 2019, e al 3% nel 2020. Percentuali che, rapportate alle ultime analisi di maggio, hanno mostrato un rispettivo calo di 0,3 e 0,4 punti.

EUROZONA E ITALIA IN CALO RISPETTO A MAGGIO

Il panorama tracciato da Ocse non ha risparmiato l’Eurozona, con una crescita all’1% nel 2019 (-0,1 punti rispetto a maggio) e all’1,1% nel 2020 (-0,4 punti rispetto a maggio). Ma la situazione è critica anche per il caso specifico dell’Italia. Per il nostro Paese si prospetta una stima sul Pil pari a zero nel 2019 (invariata rispetto a maggio) e dello 0,4% nel 2020 (-0,2 punti sulle precedenti previsioni). Il nuovo esecutivo giallorosso deve tenere le redini di un’Italia che appare in piena stagnazione economica, a pochi giorni dalla presentazione del nuovo quadro macroeconomico (che sarà venerdì 27 settembre). Anche in vista del negoziato con Bruxelles, il governo dovrà indicare la crescita e il deficit previsti per il 2019 e il 2020 a legislazione vigente.

I NODI DELLA CRESCITA MONDIALE

«Le prospettive economiche mondiali continuano ad oscurarsi», ha avvertito la capoeconomista dell’Ocse, Laurence Boone, in conferenza stampa. Tra le minacce che potrebbero concorrere a peggiorare la situazione, la Boone ha citato l’impasse dei negoziati commerciali tra Cina e Stati Uniti, una possibile Brexit «no deal», che avrebbe ripercussioni su tutta Europa, e l’acuirsi delle tensioni tra Giappone e Sudcorea. Scenari che rinforzano il vento protezionistico e rallentano invece gli scambi commerciali. Per Boone la soluzione è «porre fine all’impennata dei dazi doganali e delle sovvenzioni che falsano gli scambi e ripristinare regole prevedibili per le imprese».

LE INFRASTRUTTURE COME SOLUZIONE ALLA CRISI

La capoeconomista ha lanciato anche un appello agli Stati affinché realizzino più investimenti pubblici per rilanciare l’attività. L’Ocse ha stimato a 2.000 miliardi di dollari annui il bisogno di incrementare il settore delle infrastrutture stradali entro il 2030. «In questo modo si potrebbe rilanciare la domanda sul breve termine e favorire la crescita nel lungo temine», spiega la Boone. Anche se non nasconde che in Paesi come gli Stati Uniti, il Giappone, la Francia e l’Italia, dove il deficit si somma a importanti livelli di debito pubblico, la soluzione più adeguata è puntare a un «miglioramento dell’efficacia della politica fiscale».

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