Fine vita, la risposta dei medici alla Consulta: «Prevale il Codice deontologico»

L'ordine di Roma: «Non possiamo essere parte attiva nell'eutanasia o suicidio assistito». E chiede che a staccare la spina sia un pubblico ufficiale. La reazione dei vescovi.

La sentenza della Consulta continua a fare discutere. E ha avvicinato i vescovi all’ordine dei medici di Roma su un punto: l’obiezione di coscienza.

LEGGI ANCHE: La sentenza della Consulta vista da un malato

«Il medico esiste per curare le vite, non per interromperle», ha detto il segretario generale della Cei monsignor Stefano Russo. «È chiaro che chiediamo per i medici l’obiezione di coscienza». Russo ha precisato però che la decisione della Corte costituzionale non ha creato «una frattura» tra la Conferenza episcopale italiana e le istituzioni. «Noi siamo sempre aperti al dialogo», ha aggiunto. «Speriamo in paletti forti. Non ci può stare bene quanto deciso ed è anomalo che una sentenza così forte sia arrivata prima di un passaggio parlamentare». I vescovi hanno quindi riaffermato «il rifiuto dell’accanimento terapeutico, riconoscendo che l’intervento medico non può prescindere da una valutazione delle ragionevoli speranze di guarigione e della giusta proporzionalità delle cure».

Monsignor Stefano Russo in una immagine di archivio.

I MEDICI CHIEDONO L’INTERVENTO DI UN PUBBLICO UFFICIALE

Sul nodo obiezione è arrivata anche la risposta dei medici. «Ci atterremo a quanto dice il nostro codice deontologico, cioè che anche su richiesta del paziente non possiamo compiere atti che provochino o facilitino la sua morte», ha dichiarato Antonio Magi, presidente dell’ordine dei medici di Roma. Bene ha fatto, secondo Magi, la Corte Costituzionale «a mettere dei paletti dei chiari in questa sentenza, in cui però non dice che deve essere il medico a porre fine alla vita del paziente. Noi suggeriamo che sia un pubblico ufficiale a farlo, non può essere il medico». Su chi possa essere questo pubblico ufficiale Magi ha precisato che «dovrà essere il parlamento a indicarlo nella legge che è stato chiamato a redigere». E se, per ipotesi, la legge indicasse proprio nel medico la figura che deve staccare la spina, ha messo in chiaro, «noi continueremo sempre a seguire il nostro codice deontologico, che ci consente anche di esercitare l’obiezione di coscienza». Il medico, conclude Magi, «deve fare di tutto e ha l’obbligo di evitare le sofferenze del paziente, anche con le terapie palliative, ma non può essere parte attiva nell’eutanasia o suicidio assistito».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

“Diritto interculturale e delle religioni”, al via il nuovo insegnamento Unisa. In cattedra Gianfranco Macrì

di Giovanna Naddeo

Approfondire le relazioni tra sfera ordinamentale e sfera interculturale-religiosa nel contesto politico, culturale e sociale italiano ed internazionale. Tra le novità per il nuovo anno accademico Unisa, l’insegnamento del “Diritto interculturale e delle religioni” presso il Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione. In cattedra, il professore Gianfranco Macrì.

 Come nasce l’idea di questo nuovo insegnamento?

«Il corso di studi in “Scienze politiche e delle relazioni internazionali”, all’interno del Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione, ha inteso avviare una serie di novità legate all’approfondimento della dimensione interculturale e del contesto multireligioso. Sulla scia del successo di insegnamenti analoghi, quest’anno abbiamo deciso di introdurre “Diritto interculturale e delle religioni” con l’obiettivo di affrontare tutte quelle tematiche che avranno sempre maggior peso nello spazio del Mediteranno. È giusto che gli studenti siano consapevoli del fattore religioso, in un’ottica confessionale e culturale, e della malleabilità del diritto al fine di rispondere a questioni quotidiane legate ai rapporti tra religione e spazio politico».

Donald Trump “snobba” il summit Onu sul clima per discutere di libertà religiosa. Cosa potrà dire al mondo il presidente Usa su questo tema?

«La concezione statunitense della libertà religiosa, tra spinte politiche e giurisprudenza della Corte Suprema, è sempre foriera di segnali significativi. Per non parlare del ruolo decisivo della componente confessionale e religiosa in tutte le dinamiche politiche Usa, a maggior ragione in prossimità della competizione elettorale. Trump ha consapevolmente deciso di toccare questo tema con l’avvicinarsi della nuova corsa alla Casa Bianca, posponendo altre questioni percepite dalla pubblica opinione come più urgenti o importanti. Il nuovo insegnamento Unisa terrà gli occhi ben aperti sulla questione».

Rientrando a casa, a che punto è il rapporto tra islam e Repubblica italiana?

«Siamo a un punto morto, da anni ormai. Lo Stato continua ad adottare un approccio prettamente securitario, trascurando la questione delle libertà. A mio avviso, i nuovi Governi dovrebbero impegnarsi sul fronte delle libertà e dei diritti sociali, in particolar modo quelli negati, anziché affrontare singole questioni, come “il” luogo di culto o “la” scuola. Solo in questo modo potremo capire quanto questa realtà musulmana, variegata e complessa, sia predisposta al negoziato. Spetta alla politica fare un sussulto di dignità e capire quanto occorrerà dialogare anziché porsi in maniera preconcetta su singole questioni, anche complesse».

Oggi la Corte Costituzionale tornerà a esaminare gli atti trasmessi dalla Corte d’assise di Milano, nell’ambito del processo sul suicidio assistito di Dj Fabo. Come riprenderà la questione, dopo un anno di inerzia del legislatore?

«Premetto che non credo nelle virtù taumaturgiche delle Corti, per quanto in alcuni momenti storici siano state decisive per la tutela di singoli gruppi. Ritengo che la politica debba recuperare la sua centralità e il diritto la sua funzione servente. Se c’è una buona politica, ci saranno buone leggi. Se c’è una pessima politica, le leggi saranno speculari. La Consulta dirà che nel codice penale ci sono norme incostituzionali, alla luce delle esigenze maturate nella società odierna. Vorrei sottolineare un elemento importante nella questione del fine vita: la Chiesa Cattolica non solo prende posizioni (legittimamente), ma pretende di condizionare le scelte politiche. Anche qui si manifesta tutta la debolezza di una classe politica che si fa dettare l’agenda da soggetti esterni, incapace di decidere autonomamente».

Il professore Gianfranco Macrì

 

Consiglia

Attesa la decisione della Consulta sull’aiuto al suicidio

I giudici in camera di consiglio per decidere sulla costituzionalità dell'articolo 580. Cappato: «Sostenere dj Fabo è stato un dovere morale».

Potrebbe arrivare già stasera la decisione della Consulta sulla costituzionalità dell’aiuto al suicidio. I giudici sono già in camera di consiglio dopo aver trattato in udienza pubblica tutte le cause in ruolo stamattina. Non si sa però sia è già cominciata la discussione sull’aiuto al suicidio o se i giudici l’abbiano posta per ultima.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it