Nonna Maria Francesca, 101 anni, finalmente si è vaccinata

di Monica De Santis

E’ arrivata accompagnata dalla figlia, Maria Francesca Pastore, 101 anni. Con indosso uno scialle rosso e cappello scuro con fiori in testa, è arrivata, camminando lettamente, sottobraccio alla figlia, mentre poco distanti l’attendevano l’altra figlia ed il genero, al polo del teatro Augusteo di Salerno. Finalmente dopo una lunga attesa l’anziana signora è stata sottoposta finalmente alla vaccinazione anti Covid-19. La nonnina, 101 anni, residente a Salerno, una volta raggiunto il centro allestito per l’inoculazione del vaccino è immeditamente entrata, e dopo la somministrazione ha ironicamente detto: “Grazie a Dio è andato tutto bene, non uscivo da un pò, mi è piaciuta questa passegguata. La storia nonna Maria Francesca è salita agli onori della cronaca perchè dopo essersi iscritta alla piattaforma lo scorso 15 febbraio ha atteso in vano la convocazione. Sollecitata l’asl di Salerno per più di una volta e non ricevendo alcuna risposta, i suoi familiari si sono rivolti anche al Codacons che prontamente ha presentato un esposto, appellandosi anche al presidente della Regione, Vincenzo De Luca. Dopo una lunga attesa di due mesi ieri finalmente la nonna centenaria è riuscita ad ottenere la somministrazione. “Erano due anni che non usciva di casa” racconta la figlia della centenaria che a agosto festegerà il suo 102esimo compleanno.

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Aperto il centro vaccinale di Matierno

di Erika Noschese

Sono stati ufficialmente aperti ieri i due nuovi centri dedicati alle vaccinazioni anti covid nella città capoluogo. Si tratta del centro sociale di Pastena, nella zona orientale, e della struttura di Matierno, come proposto dal consigliere di maggioranza Antonio Carbonaro. Si tratta di un centro polifunzionale, di recente realizzazione, con un ampio parcheggio situato sul terrazzo di copertura dello stabile, e dagli spazi idonei all’accoglienza di numerose persone. “Le notizie che giungono sembrano confortanti: nel mese di aprile Salerno si è attestata attorno ai 20 contagi al giorno e, ad oggi, possiamo contare 233 contagi con un indice intorno al 5% – ha dichiarato il sindaco Napoli – Mi pare che la situazione sia sufficientemente incoraggiante ma, naturalmente, questo non vuol dire abbassare la guardia ma, anzi, tenerla ancora più alta perché stiamo arrivando bene nella campagna vaccinale, integri nella salute e così dobbiamo andare avanti”. Per il primo cittadino, con il centro di Matierno e quello del centro sociale si aprono altre due postazione rilevanti, nella città capoluogo: il Comune di Salerno le ha allestite rapidamente, con l’aiuto dell’Asl per dare una spinta importante alla campagna vaccinale. Si tratta, di fatti, di strutture in grado di gestire flussi di dati, come di persone fisiche, di notevole entità, di ospitare stabilmente H24 il personale sanitario necessario (specie durante i turni notturni), di utilizzare spazi enormi, sicuri sotto il profilo sanitario e logistico. Per la Campania questa sera potrebbero arrivare buone notizie, passando dalla zona rossa alla zona arancione che permetterebbe il rientro in classi di oltre il 70% degli studenti. E proprio in vista di questo passaggio, l’amministrazione comunale sta valutando l’ipotesi di una campagna screening, come avvenuta pochi mesi fa. “Ho inviato una lettera di compiacimento alla Ebris e mi auguro che riprendano, una volta ottenute le dovute vaccinazioni, con questa campagna di screening utile per la popolazione scolastica”, ha dichiarato il primo cittadino.

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L’appello lanciato dal capogruppo di Italia Viva: “Imperativo colmare ritardi per scongiurare chiusura hub cam”

di Erika Noschese

“E’ emergenza, reperire i vaccini è la sfida da vincere. Sono poche le dosi disponibili, in Campania quanto nel resto del Paese. Va scongiurata la chiusura dei centri vaccinali della Campania per mancanza di dosi”. Così Tommaso Pellegrino, capogruppo di Italia Viva in Consiglio Regionale. “Una situazione che mette a rischio la tenuta della campagna di immunizzazione. Si fa fatica a mettere a riparo dal Covid gli anziani e i fragili. Appare un puntino minuscolo all’orizzonte l’immunità di gregge. Conseguenza anche della disastrosa gestione Arcuri che ha generato una Babele – ha dichiarato ancora il capogruppo in Regione di IV – Finalmente con la gestione del presidente Draghi e del commissario Figliuolo c’è un indirizzo univoco per l’intero Paese ma la mancanza di vaccini può compromettere l’intero Piano. In Campania, la complessa macchina organizzativa messa in campo dalla Regione funziona e risponde, ma se mancano i vaccini si può fare poco e la macchina si inceppa. Le multinazionali non hanno rispettato i contratti e i termini di consegna. Bene ha fatto il premier Draghi a richiamare le aziende produttrici dei vaccini al rispetto degli impegni presi”. E ancora: “Il nostro Paese deve guarire dal Covid e da quel male endemico e oscuro che mira a risparmiare e favorire gli “amici degli amici”, le corporazioni, le clientele. Anche in piena pandemia il sistema clientelare ha funzionato, sui tamponi prima e sui vaccini dopo. Il problema è la continua impunità per questi soggetti. I responsabili e soprattutto coloro che hanno favorito e consentito questo becero e vergognoso fenomeno di protezioni, in uno Stato di diritto, vanno puniti penalmente e interdetti dai pubblici uffici, così come prevedono le norme. Confido nel cambio di passo che Draghi ha invocato”, ha aggiunto il consigliere regionale lanciando un appello a reperire velocemente i vaccini.

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Il Governatore sfida il generale Figliuolo

di Erika Noschese

Vincenzo De Luca contro tutti. Dall’inizio della pandemia ad oggi, il vero protagonista di quest’emergenza sanitaria sembra essere proprio il governatore della Regione Campania che ha sfidato anche il generale Francesco Figliuolo, commissario straordinario all’emergenza Covid. Il presidente di Palazzo Santa Lucia, infatti, durante una visita a Benevento in occasione dell’inaugurazione dello sportello del centro per l’impiego dell’Anpal ha dichiarato che la Campania non procederò, dopo gli over 80 e le categorie fragili, per fasce d’età ma per categorie economiche per una ripresa economica a livello regionale. “La Campania è stata una regione tra le più rigorose d’Italia, ma una cosa è il rigore altro è la stupidità. Ho appena finito di parlare con il commissario Figliuolo al quale ho detto che una volta completati gli ultra ottantenni e i fragili noi non intendiamo procedere per fasce di età. Dedicheremo la struttura pubblica a curare i fragili e le persone anziane ma lavoreremo anche sui settori economici perché se decidiamo di andare avanti solo per fasce di età, quando avremo finito le fasce di età l’economia italiana sarà morta”, ha infatti dichiarato il governatore. Figliuolo venerdì scorso ha firmato una nuova ordinanza per dare priorità nella campagna vaccinale agli over 80 e ai fragili. Il piano nazionale prevede dunque, over 80, persone con elevata fragilità, persone tra 70 e 79 anni, a seguire tra i 60 e i 69 anni. In parallelo dovrebbe proseguire la vaccinazione del personale sanitario e sociosanitario ma il governatore ha ribadito la necessità di procedere con le vaccinazioni nel comparto turistico “perché altrimenti abbiamo perduto un altro anno turistico”, ha detto, “abbiamo bisogno di tutelare la salute ma anche di dare il pane alla gente. Difficile reggere un altro anno di paralisi e capisco anche la rabbia degli operatori economici, anche perché spesso in Italia lo Stato non esiste”. Non si è fatta attendere la replica del commissario straordinario: la campagna di vaccinazione “deve proseguire in modo uniforme a livello nazionale, senza deroghe ai principi che lo regolano, facendo riferimento all’ordinanza che indica le categorie prioritarie”, ha infatti dichiarato Figliulo chiarendo che, l’obiettivo è quello di mettere al sicuro le persone fragili e le classi di età più anziane, che sono le più vulnerabili all’infezione. Più celermente si concluderà questa fase, prima si potrà procedere a vaccinare le categorie produttive”.

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Ciro Pietrofesa: “I mercati sono luoghi sicuri, assurdo continuare a farci stare chiusi”

di Monica De Santis

Quinto giorno di protesta per i mercatali di via Piave e di via Torrione, ma anche per tutti quelli della provincia di Salerno che stanno aderendo alla manifestazione di protesta pacifica promossa dall’ANVA Confesercenti Regionale Campania, Assocampania e SIVA Aicast. I venditori ambulanti proseguono la loro occupazione degli stalli e lo faranno fino a quando non saranno nuovamente autorizzati a vendere la loro merce.

Ieri mattina a Torrione molti hanno esposto la merce con il cartello di divieto di vendita, sul posto anche i vigili urbani che hanno controllato i permessi ottenuto dalla Questura di Salerno e verificato che nessuno vendesse i prodotti ai clienti che si sono presentati per portare il loro sostegno. “Tutto si sta svolgendo nella legalità, nel rispetto delle norme – spiega Aniello Ciro Pietrofesa – Noi non chiediamo nulla di particolare ma solo il rispetto del nostro lavoro. Assurdo che nei negozi al chiuso si possa vendere e all’aperto no. E questo non lo dico solo per i venditori dei mercati, ma penso anche ai ristoranti e ai bar, perchè non pensare di farli riaprire utilizzando solo gli spazi esterni. D’altra parte gli studi epidemiologici confermano che in luoghi aperti la trasmissione del virus è ridotta enormente. E tutto questo era stato dimostrato anche durante lo screening di test antigenici che tempo addietro abbiamo realizzato al mercato di Torrione di Salerno. Stiamo ricevendo numerose telefonate da tutta la Campania di molti venditori ambulanti che vogliono unirsi alla nostra manifestazione. Stiamo ricevendo il sostegno di molti sindaci e di tantissimi assessori. Nell’agro nocerino sarnese, i sindaci hanno firmato un documento per chiedere la riapertura anche dei mercati non di genere alimentare. Questo conferma ciò che stiamo dicendo da tempo, nessuno crede che il nostro lavoro sia la causa di una maggiore diffusione del virus. Tra una decina di giorni faremo un’altra manifestazione in piazza Amendola alla quale parteciperanno anche i fieristi e i giostrai, altri due settori dimenticati e chiusi da oltre un anno”.

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Vaccini ai lavoratori tpl a Porta Nolana

Nel rispetto del Piano vaccinale nazionale e delle priorità stabilite per fragili e anziani, con la speranza che le forniture saranno sufficienti ad accelerare al massimo la somministrazione a tutti i cittadini, su indicazione del Presidente Vincenzo De Luca stiamo organizzando presso la sede di Eav a Porta Nolana un grande centro vaccinale, con una capacità di somministrazione di centinaia di dosi al giorno, al servizio dei lavoratori del Trasporto Pubblico Locale. Una volta conclusa la campagna vaccinale per i soggetti prioritari, questa scelta – in linea con il “Protocollo nazionale per la realizzazione dei piani aziendali finalizzati all’attivazione di punti straordinari di vaccinazione anti SARS-CoV-2/ Covid-19 nei luoghi di lavoro”. siglato da Ministero del Lavoro e Ministero della Salute con le Parti Sociali – consentirà di vaccinare i lavoratori del settore del TPL senza rallentare la pianificazione vaccinale delle ASL, in quanto il centro sarà autonomo, con personale a carico dell’azienda e formato specificatamente, e vi si potranno vaccinare, oltre i dipendenti dell’EAV, tutti i dipendenti delle altre aziende di trasporto che vorranno aderire al progetto. Un ringraziamento al Presidente Umberto de Gregorio che si sta impegnando per far trovare la struttura pronta già per la fine del mese di aprile, in modo da poter avviare le procedure di accreditamento e registrazione in attesa che le forniture di vaccini siano sufficienti a far partire questo importante progetto che darà risposta ad un segmento di lavoratori sempre in prima linea e che durante tutta la pandemia ha continuato ad effettuare il proprio lavoro a contatto con tanti utenti quotidianamente.

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Antonio Cammarota: “Creare punti vaccinali ove possibile”

di Erika Noschese

Al via i vaccini nelle aziende. Il governo nazionale ha infatti raggiunto un accordo con imprese e sindacati per potenziare la campagna nazionale. Un accordo raggiunto al termine di un confronto durato ben sette ore tra il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, il ministro della Salute, Roberto Speranza, i leader delle associazioni datoriali e i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl e che prevede, di conseguenza, l’aggiornamento del protocollo per la sicurezza ed il contrasto al Covid-19. Un canale, quello aziendale, parallelo alla rete ordinaria e non già una procedura alternativa: costituirà infatti, si legge nel protocollo, un’attività di sanità pubblica nell’ambito del Piano strategico nazionale per la vaccinazione anti-Covid-19 predisposto dal Commissario Straordinario. E non si tradurrà in norme vincolanti: presupporrà l’adesione volontaria dei datori di lavoro e dei lavoratori. Tutte le aziende potranno candidarsi liberamente; non è previsto nessun requisito minimo di carattere dimensionale così come la vaccinazione sarà offerta a tutti i lavoratori, “a prescindere dalla tipologia contrattuale”. Se la vaccinazione verrà eseguita in orario di lavoro, prosegue il Protocollo, il tempo necessario “sarà equiparato a tutti gli effetti all’orario di lavoro”. Esclusa inoltre espressamente la responsabilità penale degli operatori sanitari per eventi avversi nelle ipotesi di uso conforme del vaccino mentre i costi per la realizzazione e la gestione dei piani aziendali, inclusi quelli per la somministrazione, “sono interamente a carico del datore di lavoro” mentre sarà a carico dello Stato la fornitura dei vaccini, dispositivi per la somministrazione (siringhe/aghi) e la messa a disposizione degli strumenti formativi. “Vaccini 24h, in ogni momento e in ogni dove”, ha dichiarato Antonio Cammarota, attuale presidente della commissione Trasparenza al Comune di Salerno che evidenzia comunque una responsabilità del datore di lavoro che risulta: “Credo vada nella giusta direzione ma servono i vaccini, occorre pensare di farlo in tutti i luoghi possibili per non perdere altro tempo”, ha aggiunto Cammarota che ribadisce la necessità di favorire i privati. “C’è una ciclicità, tra richiamo e probabilmente la necessità di rifarlo dopo mesi – ha aggiunto Cammarota – Bisogna creare punti vaccinali ovunque, utilizzando le strutture dei privati come Humanitas ed altri”.

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Le sedi vaccinali salernitane non sono sufficienti

di Erika Noschese

Necessario implementare le sedi vaccinali, aperte dall’Asl di Salerno, in quanto le attuali 53 non sono sufficienti. È quanto emerso dall’incontro tenutosi ieri mattina tra le organizzazioni sindacali Cigl Salerno, Cisl Salerno e Uil Salerno, guidate rispettivamente da Artuso Sessa, Gerardo Ceres e Gerardo Pirone con la direzione generale dell’Asl e coordinato dal prefetto. Particolare attenzione è stata riservata per le aree interne e per l’area cilentana. A tutti è anche chiaro ed evidente il quadro di difficoltà della provincia di Salerno che consta di oltre 1.100.000 abitanti distribuiti sull’ampia superficie con notevoli differenze di carattere orografico e cinematico e residenti in 158 comuni. E’ risultato evidente che le 53 sedi vaccinali aperte dall’Asl di Salerno non sono sufficienti e che esse devono essere implementate facendo rete sul territorio con gli studi associati dei medici di medicina generale. Comunque positivo l’impegno del Direttore Generale ad un rapido e prossimo incremento. Utile anche il coinvolgimento delle farmacie presenti. Il quadro d’insieme emerso dalla riunione mostra questi dati: I numeri della provincia di Salerno: 154.000 vaccinazioni c/o Asl; 33.000 vaccinazioni c/o H Ruggi; 53 sedi vaccinali in provincia di cui 4 in Costiera; 20.000 vaccinazioni settimanali; 4/5.000 al giorno; Cilento su 65.000 ultraottantenni 60.000 vaccinati; in provincia: riferito alla classe 70/79 anni di età vaccinati 16.000; over 80 vaccinati 60.000; personale scuola vaccinati 23.414. A fronte di questi dati, è emersa come preponderante la necessità di inserire, con rinnovate modalità, anche di carattere metodologico e logistico, il ruolo dei medici di base e la relativa presa in carico dei soggetti vaccinandi; in particolare, per alcune categorie come: i fragili e gli anziani. L’accordo regionale, sul punto, non sta dando i frutti sperati; ed esso, quindi va modificato in alcuni aspetti se, effettivamente, si vuole raggiungere un vero ed operativo accordo con le Asl di riferimento. Il Prefetto, inoltre, ha dichiarato di essere ben disposto ad accompagnare e a coordinare i lavori per il prossimo tavolo tecnico, relativo “alle vaccinazioni sui luoghi di lavoro”, occasione questa utile anche per una prima verifica degli accordi sui pregressi protocolli atti a garantire la salute e la salubrità sui luoghi di lavoro.

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Negozi aperti e bollette in vetrina poche adesioni alla protesta di ieri

di Monica De Santis

Pochi negozi ieri mattina hanno aderito alla manifestazione di protesta “Io Apro” organizzata in maniera spontanea da un gruppo di commercianti riunitosi la scorsa settimana a piazza Sant’Agostino. Ma di quel gruppo, molti alla fine si sono tirati indietro per paura di sanzioni da parte di vigili urbani e polizia. E così ieri mattina sul corso principale, in via Dei Mercanti e via Dei Principati poco più di una decina di commercianti hanno esposto il cartello “Io apro” ed hanno rischiato, gli altri che sono rimasti aperti sono quelli che hanno modificato i loro codici ateco iniziando a vendere pigiami oppure abbigliamento sportivo. Alcuni di quelli che hanno rischiato in segno di protesta, ma anche di contestazione nei confronti dei colleghi che hanno cambiato i loro codici ateco, hanno esposto in vetrina le bollette della luce e dell’acqua. Bollette esposte per far capire ai clienti, ma anche alle forze dell’ordine che il riaprire le loro attività non è un affronto allo Stato, alla Regione o al Comune, ma una necessità visto che le tasse, le bollette, il fitto ed i contributi non sono stati sospesi, ma al contrario arrivano ogni mese e senza nessun tipo di sconto. Il dito, comunque, resta puntato contro i supermercati, diventati per tutti i commercianti i veri luoghi di assembramento, dove nessuno controlla e vigila sugli ingressi e dove neanche le forze dell’ordine sono mai andati a controllare il numero di persone che vi sono all’interno ad ogni ora del giorno. Intanto oggi dalle ore 8 alle ore 12 gli operatori ambulanti occuperanno, in segno di protesta, i posteggi nei seguenti mercati della Campania: Casavatore; Giugliano; Caivano; Santa Maria Capua Vetere; Benevento via Bonazzi; Pomigliano d’Arco; Sarno; Nocera Inferiore, Battipaglia; Salerno Pastena; Salerno Torrione; Salerno via Piave (a coordinare su Salerno: Ciro Pietrofesa) Per vedere le interviste cliccare sul link: https://www.youtube.com/watch?v=9D0_8zDSzOI

“Chiediamo delle regole per poter stare tutti aperti”

“Questa è una protesta e una provocazione – spiega Beniamino Brancaccio, titolare dell’omonima attività – perchè siamo convinti che le nostre attività non siano differenzabili in base alla tipologia di prodotto che vendiamo ma lo devono essere semplicemente in base alla superficie del negozio. Non siamo abituati ad aspettare ristori, che non arrivano e se arrivano sono irrosori. Vogliamo e chiediamo di essere immediatamente riaperti, magari con delle regole, magari alternando le aperture, che possono essere anche delle mezze giornate. Chiediamo delle regole e la riapertura e chi sbaglia venga chiuso. Assurdo, lo ripeto, non è possibile differenziare le attività in base al codice di quello che vendono. Per questo avendo degli articoli che rientrano nei codici di apertura noi apriamo e vendiamo solo quello, ma è sbagliato. Speriamo che tutto questo venga cambiato ma purtroppo credo che andremo ancora avanti per un po’ con questo discorso dei colori e delle zone”.

“Abbiamo merce in magazzino da pagare, dobbiamo lavorare”

Paola Ragone, titolare del negozio di abbiagliamento donna “Antonello Serio”, ha aderito all’iniziativa Io Apro… “Il simbolo di questa protesta è di mettere in vetrina un articolo di intimo o sportivo e allora ecco, vendo anche io pigiami e tute. Oramai non si ragiona più in merito alla sicurezza che un locale può offrire ai suoi clienti, bensì sui prodotti. Se si vendono determinati tipi di articoli allora possiamo sare aperti altrimenti chiusi. Siamo qui per dire basta con questo lockdown discriminante, è il momento di valutare anche altre proposte. Siamo disposti anche ad avere delle altre regole, magari a lavorare su appuntamento, magari a subire controlli periodici ma basta con le chiusure. Non possiamo più permettercele. Abbiamo merce da pagare, i magazzini sono pieni degli acquisti della primavera scorsa, adesso abbamo gli arrivi della nuova primavera, abbiamo speso i soldi e di conseguenza abbiamo la necessità di incassare subito per non fallire”.

“Non ho mai chiuso e sono fiero di essere un illegale”

“Non ho ma smesso di stare aperto, in modo illegale lo so, ma di questo ne vado fiero, perchè per me il mio negozio ed i miei clienti vengono prima di tutto. Io apro e resto aperto, nel pieno rispetto delle norme sanitarie e non per andare contro allo Stato ma perchè sono stufo, anzi siamo stufi di come ci stanno trattando. A differenza di molti miei colleghi vado anche controcorrente, in vetrina non ho messo intimo e tute, non ho modificato il mio codice ateco per poter aprire nella legalità, ma ho esposto le bollette che sono la realtà che accomuna tutti noi ogni giorno. Ci hanno chiusi per settimane, per mesi, ma le bollette sono arrivate e arrivano e sono altissime e non possiamo andare avanti così. Noi del settore dell’abbigliamento abbiamo la merce già comprata e dobbiamo pagarla perchè i fornitori possono aspettare ma non molto ecco perchè non possiamo più rimanere chiusi e poi c’è una domanda che vorrei fare che differenza c’è tra un negozio di bambini ed uno di abbigliamento uomo mi spiegate la differenza”.

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Manifestazione pacifica di Confesercenti davanti alla prefettura

di Monica De Santis

Si è tenuta questa mattina a Salerno, la manifestazione di protesta organizzata da Confesercenti: in piazza Amendola si sono ritrovati i commercianti iscritti all’associazione di categoria che hanno manifestato per chiedere un’immediata ripartenza del comparto. E mentre era in corso il sit-in, il presidente Raffaele Esposito ha incontro il Prefetto di Salerno al quale ha consegnato un documento con le proposte sui sostegni alle imprese. Dall’Iva alle pressioni dell’Agenzia delle Entrate, dall’Irap, Imu,Tari, Ires, Irpef alle cartelle esattoriali, dai fitti e dalle utenze alle altre gravose tasse, dalle esposizioni con le banche allo spettro della malavita, sono questi i 15 punti trattanti nel documento presentato ieri mattina. Al termine della manifestazione, il Prefetto di Salerno, Francesco Russo, ha incontrato, presso il Palazzo del Governo, il direttore e il presidente provinciale di Confesercenti in qualità di sottoscrittori del documento “Portiamo le imprese fuori dalla pandemia“, contenente le proposte sui sostegni alle imprese, sulla fiscalità e sul credito alle imprese. I referenti provinciali delle associazioni di categoria hanno espresso preoccupazione per la crisi economica legata al protrarsi delle misure restrittive connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19 ancora in atto, auspicando una mitigazione delle stesse e un’accelerazione della campagna vaccinale. Nello specifico, è stato chiesto al Prefetto di Salerno un supporto per portare avanti le proposte presentate nel documento operativo, con particolare riguardo alla riapertura, pur nel rispetto di rigidi protocolli anti-contagio, delle attività economiche. I rappresentanti di Confesercenti Salerno hanno, inoltre, sottoposto a11’attenzione del Prefetto l’importanza di semplificare, attraverso lo snellimento delle procedure, l’iter burocratico delle pratiche amministrative relative alle piccole imprese, gestite dagli enti locali. Per vedere le interviste: https://youtu.be/DOZwWPZmUJs

“Sono 14 mesi che viviamo alla giornata non possiamo più andare avanti”

Maurizio Renna, titolare del London Tavern di Battipaglia è stato uno dei commercianti sceso in piazza, ieri mattina, a Salerno, per protestare con Confesercenti e per “chiedere di farci riaprire o darci una prospettiva di riapertura. Chiediamo una data verosimile, per far ripartire le nostre attività una volta per tutte. Oramai viaggiamo alla giornata da 14 mesi e non sappiamo più come andare avanti, le spese sono tante e le perdite molte di più. Stando ai dati del mio commercialista, che si sta occupando della domanda per i ristori, nell’anno 2019/2020 ho subito circa il 70% delle perdite. In termini economici stiamo parlando di una perdita di circa 100mila euro. Capite bene che con queste cifre perse è difficile far ripartire un’azienda e che i problemi si prolungheranno anche negli anni futuri”.

“Pretendiamo l’immediata riapertura, i ristori non servono a nulla”

Vitale Torsiello, è il direttore della Confesercenti di Battipaglia e titolare del ristorante – pizzeria di Battipaglia. Come i suoi colleghi è sceso in campo per chiedere o meglio per “Pretendere la riapertura immediata delle nostre attività che sono state messe in sicurezza, al termine del primo lockdown e che possono accogliere tranquillamente le persone e controllarle una ad una senza alcun problema, e senza creare assembramenti. Siamo stanchi delle balle dette fino ad oggi dallo Stato, perchè gli aiuti tanto decantati sono esigui e non servono a niente, di certo non servono a farci sopravvivere. Per chi ha bisogno di andare avanti in questo momento chiede allo Stato un aiuto ulteriore alla fine siamo ridotti all’osso e manca davvero poco alla bancarotta di molte attività della provincia di Salerno”

“Siamo stanchi dell’elemosina vogliamo solamente lavorare”

La signora Rossella è la titolare del centro estico “Eden”, anche lei è venuta ieri mattina da Battipaglia a protestare in piazza a Salerno… “Per una categoria quella delle estetiste e dei parrucchieri per la quale non si fa più nulla. Non arrivano ristori e ci costringono alla chiusura, dopo che abbiamo investito tanto per mettere i nostri locali. E’ assurdo pensare che da noi si verifichino assembramenti quando lavoriamo per appuntamenti. Siamo persone serie e ci siamo affidate ad aziende serie per la sanificazione. Quindi la motivazione per la quale ci fanno stare chiusi è assurda. Da noi tre persone insieme non si trovano mai, abbiamo creato cabine per ogni servizio che offriamo, siamo tutte divise, per cui ognuno postazione facciamo la sanificazione prima di far accedere il cliente e poi siamo stanchi dell’elemosina vogliamo lavorare”.

“Facile parlare quando si ha lo stipendio fisso”

Rita Catapano, è la titolare di pizza fritta Mondì e Frutteria Mondì… “Con la nostra delegazione di Confersercenti abbiamo partecipato a questa protesta perchè siamo stanchi delle promesse inutili. I nostri politici sono stupiti di queste manifestazioni che si stanno svolgendo in tutt’Italia, certo loro prendono lo stipendio ogni mese, non hanno problemi. Ma a noi che non si è fermato nulla, dalle utenze, ai fitti, al dover mangiare tutti i giorni, non si è fermato nulla. Siamo commercianti che vivono di cassa e il problema economico lo abbiamo tutti i giorni. La gente è stanca del non far niente, di questi ristori che arriveranno e che a detta dei nostri commercialisti saranno una miseria, quindi ci trovassero una soluzione, anche a noi piacerebbe stare a casa e salvaguardare la nostra salute, ma non possiamo farlo”

“Dicono che le perdite sono del 30%, non è vero”

Vincenza Cantalicio è la titolare dell’attività commerciale “Arte regalo” sita a Battipaglia. Un’attività nella quale si vende prevalentemente bomboniere per le cerimonie… “E’ una tragedia è tutto fermo. Senza comunioni, feste di laurea, matrimoni, non stiamo lavorando. Molte coppie stanno annullando proprio le nozze, nel senso che non hanno più intenzione di sposarsi e anche questo è un segnale molto negativo. Hanno detto che le attività commerciali in questi 14 mesi hanno avuto perdite del 30%, ma non è vero. Personalmente ho avuto perdite che superano il 70% e il commercialista mi ha detto che rientro nelle categorie dei ristori, ma che non sa che cifra mi arriverà e soprattutto quando questi soldi ci arriveranno. Non si può davvero più andare avanti con queste incertezze, abbiamo bisogno di lavorare”

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La politica in campo con i ristoratori: “Consiglio comunale per l’emergenza”

di Erika Noschese

Affrontare il tema della crisi del commercio in consiglio comunale. A chiederlo l’avvocato Antonio Cammarota, leader de La Nostra Libertà e attuale presidente della commissione Trasparenza che, in questi mesi, si sta battendo per sostenere e far valere i diritti dei commercianti, dei ristoratori e del mondo delle partite Iva in generale, particolarmente colpite dalla crisi. “Per la pandemia, e non per il rischio di impresa, il nostro commercio è a rischio usura, riciclaggio, infiltrazioni mafiose. Non c’è più tempo. Ognuno faccia la sua parte. Anche il Comune di Salerno, per quel che compete”, ha dichiarato il presidente della Commissione Trasparenza, che il 24 marzo aveva richiesto al sindaco la convocazione urgente del consiglio comunale per la difesa dell’economia di Salerno. “Nel prossimo consiglio comunale del 14 aprile porteremo le nostre proposte, e quindi di rinviare tutte le tasse, sospendere cartelle e sanzioni, annullare la tosap, ridurre per il futuro la Tari al minimo, istituire un fondo di solidarietà per i fitti e per le esposizioni bancarie anche con i soldi di Luci d’Artista, 750 mila euro da utilizzare senza se e senza ma con tutti i possibili spostamenti di bilancio – ha aggiunto il consigliere d’opposizione, candidato sindaco alle prossime elezioni comunali – Ora dobbiamo difendere Salerno, in gioco è il futuro dei nostri giovani e il loro diritto a rimanere nella terra dei padri”. A schierarsi dalla parte dei commercianti anche l’avvocato penalista Michele Sarno, candidato sindaco nella città capoluogo che, nei giorni scorsi si è offerto di difendere gratuitamente i ristoratori. Sarno era presente martedì sera alla protesta dei ristoratori che hanno volutamente mangiato una pizza in un locale del centro cittadino, in segno di protesta contro le normative anti covid imposte dal governo nazionale. “Ho ritenuto doveroso, dal momento che ho assunto la tutela legale di queste persone, essere presente e marcare, per l’ennesima volta, il significato di una presenza che non è politica ma di carattere professionale – ha dichiarato l’avvocato Sarno – Ritengo che rispetto alla sofferenza non ci sia politica che tenga, non si devono fare le passerelle, , bisogna cercare di coadiuvare queste persone che protestano con grande civiltà: le persone protestano perché non ce la fanno più”. Per Sarno, la categoria deve – in questo momento – essere una priorità per lo Stato. “Io sono qui come cittadino, ritengo che si debbano fare le cose per bene ed è evidente che il Paese va messo in sicurezza”. Intanto, la vicenda del commercio e le difficoltà del caso sono state affrontate anche in consiglio provinciale. Il consigliere della Lega Salerno, Dante Santoro ha infatti chiesto la cancellazione delle imposte di competenza dell’ente Provincia. “Si proceda a cancellare ogni imposta di competenza provinciale, sul bando che richiedeva interventi di restauro gratuito del patrimonio provinciale ho chiesto il ritiro per il rispetto del diritto al lavoro e della dignità ed ho proposto di creare partnership con sponsor privati per creare interventi finanziati concedendo una pubblicità progresso ai finanziatori degli interventi e il giusto compenso alla manodopera ed ai lavoratori coinvolti – ha dichiarato il consigliere Santoro – Servono azioni concrete e non sfilate elettorali nell’era della pandemia più grave della storia dell’umanità”.

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A 101 anni attende vaccino anti covid la prenotazione avvenuta dallo scorso 15 febbraio

di Erika Noschese

All’età di 101 anni è in attesa del vaccino dallo scorso 15 febbraio. Ha dell’incredibile quanto denunciato dal Codacons Salerno, l’associazione di categoria che, in questi giorni, si sta occupando del caso di M.F.P., queste le iniziali della donna, residente a Salerno la quale ha fatto richiesta per il vaccino anti-Covid a domicilio lo scorso 15 febbraio, non ottenendo alcuna risposta dalla Asl. “Una situazione assurda considerato che l’anziana è un soggetto fragile, impossibilitata a muoversi e uscire di casa, che si avvale dell’aiuto di una badante. Quest’ultima, tuttavia, a causa dei ritardi nella vaccinazione, non può fornire assistenza alla donna, non potendo rischiare di trasmetterle il virus – ha dichiarato il Codacons Salerno – La Regione Campania, attraverso la piattaforma Soresa, ha comunicato lo scorso 15 febbraio di aver preso in carico la richiesta di vaccinazione della anziana signora, ma da allora nessuna informazione è stata fornita, e l’anziana attende ancora il vaccino cui ha diritto”. L’associazione di categoria lancia dunque un appello al presidente della Regione, Vincenzo De Luca, e alla Asl di competenza affinché si attivino con urgenza per vaccinare l’anziana, che tra qualche mese compirà 102 anni e non vorrebbe ricevere come regalo di compleanno il vaccino anti-Covid, ma arrivare già vaccinata all’appuntamento. Di fatti, subito dopo la registrazione la donna ha ricevuto la mail di conferma ma, ad oggi, non è mai stata convocata dall’Asl di Salerno per effettuare la vaccinazione anti covid.

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Interrotta dalla polizia la cena di protesta dei ristoratori al Macina Pietra

di Monica De Santis

Quaranta ristoratori, di cui cinque provenienti da Napoli, ieri sera si sono ritrovati presso il ristorante pizzeria “Macina Pietra” a corso Garibaldi, per una manifestazione di protesta pacifica contro la decisione del governo di lasciare la Campania in zona rossa ancora per 15 giorni. I ristoratori che hanno anche annunciato la riapertura dei loro locali al pubblico, a partire da oggi, si sono seduti a tavola per consumare una cena, seduti a tavola distanziati tra di loro, a base di pizza e bibita indossando le maschere di Draghi, Speranza e De Luca.

A metà della cena l’arrivo della polizia che dopo aver colloquiato con il titolare dell’attività ha chiesto i documenti a tutti i presenti in sala. A questo punto c’è stato un diverbio tra i presenti e le forze dell’ordine. I ristoratori hanno chiesto di essere lasciati in pace. Che la loro protesta era dovuta perchè oramai ridotti allo stremo. Un appello da molti di loro è stato rivolto proprio ai poliziotti “Dovete diffendere noi, non il Governo”. Fortunatamente gli animi si sono placati nel giro di una ventina di minuti, con un accordo tra forze dell’ordine e ristoratori.

Tutti identificati i partecipanti, ma nessun multato. Sul posto anche l’avvocato Michele Sarno, che difende gratuitamente i ristoratori… “Sono al loro fianco, ma anche al fianco delle forze dell’ordine che fanno il loro dovere. Questa manifestazione è l’esempio di come oramai i ristoratori sono esasperati e non possono tollerare oltre queste chiusure assurde, quando poi ovunque ci sono persone che escono senza nessun rispetto delle regole”. (Foto di Laura De Santis)

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Giovanni D’Angelo: “Per l’estate ci auguriamo di riuscire a riconquistare un minimo di libertà”

di Monica De Santis

E’ stato il Governatore Vincenzo De Luca lo scorso venerdì a dire che odontoiatri, medici di base e specializzandi hanno dato la propria disponibilità per accellerare i tempi della campagna vaccinale… Personalmente non ho il numero preciso delle adesioni nel salernitano – spiega il dottor Giovanni D’Angelo, presidente dell’ordine dei medici e degli ordontoiatri di Salerno e provincia. Non faccio parte di quegli organismi che controlloano le adesioni, ma da quello che leggo e che dichiarano anche i sindacati dei medici di medicina generale, c’è stata una massiccia adesione da parte dei medici di medicina generale salernitani e ci sono adesioni anche da parte di altre categorie come gli odontoiatri salernitani. Insomma il mondo medico si stia muovendo. Dall’altra parte, il problema fondamentale che tutti devono capire è che questo non è un problema del singolo, ma di tutti. E’ un problema sociale. – spiega ancora D’Angelo – Non è possibile, ad esempio che lei stia bene se invece io sto male. Se io sono un portatore di virus, prima o poi contagerei qualcuno che magari sarà anche un amico e la catena si riprodurrà quindi, l’intervento nostro, di noi medici è dovuto, obbligatorio. Un intervento che risponde al primo criterio che è all’interno del nostro codice etico, ovvero alleviare le sofferenze a chi sta soffrendo a tutti quelli che soffrono. Quindi operare ed adoperarsi per eliminare i problemi di salute che hanno le persone. Il nostro deve essere uno slancio affettivo e partecipativo, una dimostrazione pratica di che significa fare il medico”. Il governatore De Luca ha parlato anche della volontà di riuscire a vaccinare tutti entro l’inizio dell’autunno, secondo lei sarà possibile raggiungere questo traguardo? “E’ quello che tutti ci auguriamo. L’aspirazione è giusta, che poi questa si possa verificare oppure no, non dipende dnè da chi lo dichiara nè da altri. Tutto dipende dsa una serie di condizioni che sono difficili da dominare in maniera realistica, tale da assicurare il risultato finale. Condizioni che possono variare in qualsiasi momento, perchè come già è capitato c’è un rallentamento nella catena di distribuzione, oppure vi potrebbe essere un rallentamento nell’effettuazione dei vaccini, rallentamento nella situazione di reclutamento delle persone. Tante variabili, e si capisce che quando le variabili sono molte è difficile portare il conto della spesa in maniera giusta. La nostra speranza però resta questa, soprattutto la nostra speranza è che quest’estate per qualche verso e in qualche zona, si possa tornare a rivivere il senso della libertà, ma civilmente, non un senso della libertà che non rispetti i canoni di quelle che sono le regole del contagio, non è che improvvisamente si può diventare liberi del tutto, potremmo dire ci auguriamo di riavere una libertà relativa, una libertà che ci permetta almeno di stare con i nostri cari e con i nostri amici, il resto verrà piano piano”.

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Pierluigi Murano di Gazzella: “Mercoledì riaprirò i miei negozi. Adesso basta con le restrizioni”

di Monica De Santis

Si sono incontrati in Piazza Sant’Agostino una trentina di commercianti, organizzatisi tra di loro attraverso dei messaggi via whatsapp. Un incontro serale al quale hanno partecipato anche un paio di ristoratori. Un incontro per discutere e decidere una riapertura delle loro attività a partire da mercoledì nonostante il Governo abbia lasciato la Campania ancora per altri 7 giorni in zona Rossa. Al termine dell’incontro la decisione è presa. Mercoledì mattina i negozi di abbigliamento, calzature, gioiellerie e quanti fino ad oggi sono chiusi come stabilito dal Dpcm, alzeranno le loro saracinesche per tutta la giornata, in forma di protesta. Una protesta che proseguirà ad oltranza. “Ieri sera (venerdì per chi legge, n.d.r.) ci siamo incontrati e alla fine abbiamo deciso che da mercoledì, giorno in cui non è più in vigore il Dpcm di marzo, noi riapriremo”. Spiega così Pierluigi Murano, titolare di Gazzella, negozi di abbigliamento donna, con due punti vendita uno sul corso Vittorio Emanuele ed uno in via Dei Mercanti, l’incontro avuto con altri colleghi in piazza Sant’Agostino. “Al termine dell’incontro eravamo tutti concordi che da mercoledì mattina dobbiamo riaprire. Ovviamente ci auguriamo che anche altri colleghi che non hanno preso parte alla riunione possano decidere di aderire e di aprire i loro negozi. Io ho due attività e le perdite in termine numerici, visti i periodi di chiusura che non sono solo i quattro mesi di chiusura, ma sono anche le restrizioni imposte nel periodo di Natale ed ora Pasqua, ma anche a Carnevale e San Valentino, sono state tante. Le restrizioni hanno spaventato le persone, tanto che alla fine non uscivano di casa e di conseguenza non spendevano nei negozi. In termini numerici in questi 13 mesi ho perso circa il 50% degli incassi. Fortunatamente non ho dovuto lincenziare nessun dipendente perchè al momento stanno usufruendo della cassa integrazione, ma per il resto non ho e non abbiamo come categoria nessun aiuto. Voglio essere onesto, fino al governo Conte, i ristori, anche se non ci aiutavano a sostenere le spese, sono arrivati, ma soprattutto Conte ci metteva la faccia ogni 15 giorni. Ora con Draghi, non solo non lo vediamo e sentiamo, ma il decreto ristori che ha preparato è una vergogna. Non solo saranno briciole per ognuno di noi, ma non sappiamo neanche quando ci verranno date e sicuramente saranno gli unici soldi che vedremo. A queste condizioni meglio aprire. Le tasse, il fitto, le bollette continuano ad arrivare ogni mese e i risparmi che avevamo stanno finendo. Non ho un giardino a casa dove posso scavare e trovare soldi, quindi devo lavorare. Mi auguro che i salernitani capiscano la situazioni e che appoggino la scelta di chi come me da mercoledì tornerà a stare aperto. Quando la pandemia scoppiò lo scorso anno al nord, io decisi, come molti altri di chiudere i negozi perchè avevo intuito che stava per arrivare un’emergenza sanitaria di difficile gestione. Abbiamo chiuso prima che il governo lo imponesse. Ora però che le città anche in zona rossa sono vive, la gente è in strada, molte attività sono aperte, allora apro anche io, perchè è ridicolo imporre la chiusura solo ad alcuni e ad altri no e soprattutto consentire alle persone di uscire. Se escono possono anche fare acquisti, non succede nulla”

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“Pazienti dimentica dall’Usca”, la denuncia della Cisl Medici

di Erika Noschese

Pazienti abbandonati dall’Usca dopo l’accertamento della positività; tenuti in casa fino ad una saturazione al limite; impossibilità di comunicare telefonicamente; attese infinite. Sono solo alcune delle problematiche relative all’unità speciale di continuità assistenziale denunciate dalla Cisl Medici che continua a segnalare alla direzione aziendale le criticità rilevate in ambito sanitario. Le Unità Speciali di Continuità Assistenziale, istituite per decongestionare 118 ed ospedali, e dare una adeguata assistenza ai pazienti Covid positivi presso il loro domicilio, “al momento senza un valido coordinamento ed un adeguato supporto tecnico sono diventate un carrozzone inutile che mortifica i medici che vi operano e lascia insolute le esigenze dei pazienti che sono completamente abbandonati. Fortunatamente è un fenomeno che riguarda non tutti I Distretti Sanitari di Base ma solo alcuni ed in particolare i territori che da 18 mesi sono vacanti di titolari. Ripetutamente abbiamo comunicato alla direzione aziendale di colmare i vuoti e non abbandonare al loro destino parte di cittadini della provincia”, ha dichiarato l’organizzazione sindacale. Nei giorni scorsi, infatti, le segreterie aziendali della direzione medica, veterinaria e sanitaria dell’Anaao Assomed, Cgil Fp, Cimo, Fassid, Federazione Cisl Medici, Fesmed, Fvm, Uil Medici hanno inviato una nota al direttore generazione dell’Asl per evidenziare tutte le problematiche esistenti, anche dopo aver offerto il loro contributo affinché si potesse fornire una sanità migliore, pur nelle sopravvenute difficoltà. Tra queste anche il fatto che i pazienti con tamponi falsamente positivi che vengono “controllati” dopo settimane, lasciando inutilmente in quarantena interi nuclei familiari; pazienti che per intere giornate hanno chiamato i numeri di telefono delle Usca territoriali senza mai ricevere risposta da parte di nessuno, perché in alcuni distretti non si è pensato di impegnare personale per rispondere alle continue richieste, né si è pensato di dotare di telefoni aziendali i Sanitari dell’Usca. Da qui la richiesta di un confronto con l’azienda sanitaria locale, anche nel rispetto dei dipendenti dell’Usca che hanno firmato un regolare contratto di ingaggio che li impegna per 12 ore diurne – dalle 8 alle 20 – eppure in qualche distretto li si vorrebbe obbligare ad una sorta di reperibilità h 24 e considerando anche si stanno impiegando i medici ingaggiati per lo svolgimento di attività proprie di altri dirigenti. “Si pretende che i medici che vi operano utilizzino per le attività istituzionali le proprie auto, anche per chi l’auto non ce l’ha, perché le auto di servizio occorrono per altri compiti di vitale importanza come accompagnare i dirigenti alle riunioni. Qualora poi si abbia la fortuna di avere in dotazione delle auto di servizio queste risultano insufficienti per le unità mediche disponibili tanto da obbligarle ad uscire tutte insieme riducendo notevolmente gli interventi – hanno dichiarato le organizzazioni sindacali nella diffida presentata ai vertici della Asl di Salerno- Non si è provveduto a fornire la strumentazione per la diagnostica ematica e strumentale necessaria per la gestione dei pazienti Covid + presso il domicilio”.

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Ornella Pellegrino, la dirigente del Virtuoso: “Regaleremo 400 pasti, preparati dagli studenti, alle persone bisognose”

di Monica De Santis

In occasione delle prossime festività pasquali, l’Istituto Alberghiero Roberto Virtuoso, ha deciso di essere vicino alle persone che vivono un momento di disagio o che si trovano in situazioni svantaggiate. Nei giorni di sabato e lunedì infatti docenti e alunni offriranno un “Easter Lunch Bag” a tutte le persone bisognose. La distribuzione avverrà presso la sede di via Pertini (scuola Barra) e in piazza Ferrovia dalle ore 12 alle ore 13,30. Promotrice dell’iniziativa la dirigente scolastica Ornella Pellegrino che spiega che questa iniziativa è in realtà una replica di quelle fatte alla vigilia di Natale, Capodanno ed Epifania e che sono possibili grazie all’ordine dei medici di Salerno che ha fatto da sponsor, insieme all’associazione dei commercialisti… “Abbiamo predisposto la distribuzione di 200 pasti d’asporto per la giornata di sabato e 200 per la giornata di lunedì, con un menù vario, confezionato e da distribuire a coloro che verranno nei due punti di distribuzione, dove ad accoglierli ci saranno gli studenti ed i docenti dell’indirizzo di sala e dell’indirizzo di accoglienza turistica, che partecipano a titolo gratuito all’iniziativa. Un’iniziativa che già durante le feste di Natale ha avuto un grande successo, purtroppo, e dico purtroppo perchè questo da la contezza delle problematiche economiche che ci sono in città. Abbiamo anche predisposto la distribuzione di 50 uova di Pasqua ai bambini che verranno e anche ai nonni che, purtroppo, anche questa è una cosa molto triste, vengono a chiedere un regalo per i loro nipoti. Tutti i pasti saranno preparati dai nostri allievi che, verranno a scuola in piccoli gruppi, e che non vedono l’ora di poter rientrare nei laboratori, perchè questo lockdown li ha tenuti troppo lontani dalla scuola e dalle attività laboratoriali che sono il punto di forza della nostra scuola”. Lei ha parlato della voglia dei ragazzi di tornare ad utilizzare i laboratori della scuola. Ma in questi mesi di sospensione delle attività in presenza come vi siete organizzati, visto che l’indirizzo di studio del vostro istituto si basa proprio sull’uso dei laboratori? “Ho usato un metodo che lo scorso anno avuto utilizzato in un’altra scuola e che quest’anno ho trasferito all’alberghiero. Praticamente i ragazzi che hanno attività pratiche comprano del materiale che il docente gli ha comunicato nella lezione precedente. Qualora i ragazzi non dovessero avere la possibilità di acquistare questo materiale, la scuola provvede a distribuire questo materiale ai ragazzi. Così in video il docente, da casa sua, fa vedere ai ragazzi, ad esempio come si prepara un cocktail e i ragazzi lo imitano e fanno delle cose bellissime, genitori che mi mandano delle foto perchè sono contentissimi che i figli pur non venendo a scuola riescano a fare delle esercitazioni. Quindi sta andando bene sotto questo punto di vista ma ovviamente il laboratorio in presenta è tutt’altra cosa perchè una cosa è cucinare usando i fornelli di casa e una cosa è utilizzare la nostra cucina che è professionale. La presenza è un’altra cosa ecco perchè spero che al rientro dalle vacanze di Pasqua ci venga almeno concesso di poter tornare a fare le attività di laboratorio”. Lei si augura un ritorno in presenza almeno per le attività di laboratorio, però voi siete stati anche la prima scuola superiore chiusa dal Comune di Salerno per troppi casi Covid? “Su mia richiesta all’Asl e al Comune. Bisogna tenere presente che la popolazione del mio istituto è una popolazione enorme, parliamo di oltre 1000 studenti. Dunque registrare 20 casi su 1000 è una cosa registrarne 20 su 500 è un’altra. Però io ho chiesto la chiusura perchè i ragazzi delle scuole superiori prendono il covid fuori dalla scuola e lo portano a scuola contagiando gli altri. Ovviamente avendo casi in tante classi diverse, non potevo fare diversamente non potevo mettere in quarantena una classe si ed una no, perchè sarebbe diventato problematico anche per la sostituzione dei docenti. Ecco il perchè di quella mia richiesta, ma sono pronta a riaprire se i ragazzi iniziassero ad avere un atteggiamento prudente a casa e fuori della scuola. Anche perchè le nostre sedi sono praticamente delle caserme abbiamo un protocollo di sicurezza severissimo”. Ha registrato casi di dispersione scolastica nel suo istituto? “Più che di dispersione scolastica parlerei di dispersione scolastica dovuta a problemi di salute psichica, perchè quello che io noto e mi rattrista dirlo, è l’aumento di certificati da parte di psicologi e psichiatri che dicono che i ragazzi hanno problemi di ansia, depressione, non dormo più la notte quindi la mattina non riescono a fare lezione, che prendono farmaci antidepressivi e ansiolitici. Io ho una casistica di questi certificati da far paura. Quindi è una dispersione non dovuta al fatto che il ragazzo non si vuole collegare ma perchè in questa fase stanno soffrendo di turbe psichiche. E’ molto grave la situazione. Abbiamo avuto il caso di un ragazzo di 17 anni che si è procurato atti di autolesionismo tali da avere un Tso nel reparto di psichiatria di Salerno la cosa preoccupa. Ci sono casi molto gravi. La scuola è un ammortizzatori per questi ragazzi, la scuola soprattutto per quei ragazzi che hanno situazione familiari diciamo borderline, stare a casa 24 ore su 24 con soggetti che sono a loro volta problematici non può che acuire i loro disagi. Purtroppo il covid, non è passato sulle nostre vite come una folata di vento, ma ha creato molti problemi, soprattutto agli adolescenti”.

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Ristoratori salernitani in piazza a Napoli

di Monica De Santis

L’associazione Aisp di Salerno e il Movimento Nazionale “Io apro”, insieme ad altre sigle ed associazioni di commercianti, ristoratori e partite iva si sono ritrovati ieri pomeriggio in piazza del municipio a Napoli per la prima delle quattro tappe delle manifestazioni di protesta contro il governo Draghi, il lockdown e il decreto ristori, che stando a quanto dicono i manifestanti è l’ennesima “presa per i fondelli” da parte delle istituzioni che altro non vogliono che veder morire il commercio di vicinato. In piazza a Napoli vi erano anche i ristoratori di Salerno e Milano, che domenica sera, sono stati ospiti della puntata di “Non è l’arena” condotta da Massimo Giletti. “Il 7 aprile apriremo”, gridano in piazza i ristoratori. “Apriremo in Campania e in tutta Italia, anche se ci sono dpcm e le ordinanze regionali che lo vietano”. Ed ancora i rappresentanti dei vari movimenti ed associazioni scese in piazza hanno proseguito spiegando che “Non vogliamo più ristori, che oramai sono delle vere e proprie elemosine, noi vogliamo solamente ritrovare la nostra dignità. Siamo persone che vogliono lavorare e che sanno lavorare in sicurezza e sanno come garantire la sicurezza ai loro clienti, non siamo noi a far diffondere ed aumentare i contagi”. Dopo l’incontro in piazza i manifestanti hanno occupato per qualche minuti via Acton, bloccando il traffico. “Il giorno dopo pasquetta – spiegano ancora i manifestanti – apriremo tutti. Riapriremo tutte le nostre attività e chiediamo di aderire anche a negozi di abbigliamento, calzature, gioiellerie ed ancora ad estetiste, piscine, palestre, ambulanti, cinema, teatri. Oggi siamo a Napoli, ma la protesta continua, domani saremo a Palermo, sabato a Bologna e a poi Roma nel giorno di pasquetta, dove ci auguriamo possano scendere in piazza molti più commercianti e titolari di partita iva rispetto a quelli presenti qui a Napoli”. E mentre nei prossimi giorni si continuerà a manifestare in altre piazze italiane a Salerno ristoratori, proprietari di bar, pizzerie e pub si stanno organizzando per la riapertura del 7 aprile. Al momento fanno sapere dall’Aisp, l’associazione presieduta da Vincenzo Penna, si stanno raccogliendo le adesioni non solo in città ma anche in tutta la provincia. Poi nella giornata di giovedì avranno una parte degli associati avrà un incontro con l’avvocato Michele Sarno, che la scorsa settimana si è offerto di difenderli gratuitamente e con lui valuteranno i pro e contro di questa nuova forma di protesta che stanno pensando di attuare. Per i ristoratori le perdite che ogni giorno registrano equivalgono ad una multa presa per il non rispetto delle regole disposte dal Dpcm e dalle ordinanze “a questo punto tanto vale stare aperti e pagare le multe” dicono.

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Franco Risi, presidente di Confartigianato: “Settore in crisi, molte aziende giovani a rischio”

di Monica De Santis

Il 24 marzo si è tenuta la conferenza di lancio dei Laboratori gratuiti organizzati da Confartigianato Salerno nell’ambito del progetto DARE- Day One Alliance for Employment, co-finanziato dal fondo EEA and Norway Grants per l’occupazione giovanile e che vede il coinvolgimento di dieci organizzazioni di sette diversi paesi Europei (Italia, Grecia, Cipro, Portogallo, Austria, Lituania e Polonia). L’Italia è rappresentata da Confartigianato Salerno. L’obiettivo è rafforzare la cooperazione transnazionale per affrontare le sfide europee nel settore dell’occupazione giovanile. Nel corso della presentazione il presidente di Confartigianato Salerno, Franco Risi, ha presentato i due Laboratori: Creazione d’Impresa e Pianificazione della Carriera che si terranno online, a più riprese, nel corso del 2021 e del 2022 e che vedranno il coinvolgimento di oltre 400 persone non impegnate nello studio, né nel lavoro né nella formazione. I Laboratori, ai quali seguirà anche una sessione di mentoring personalizzata per ogni partecipante, sono organizzati in collaborazione con i principali Comuni della Provincia di Salerno (Battipaglia, Nocera Inferiore, Pagani, Sarno, Pontecagnano Faiano, Capaccio-Paestum, Baronissi, Campagna). Attualmente, si registrano già più di 160 iscritti. Iniziativa che va in linea con quanto ha sempre fatto la Confartigianato e con quanto sta facendo dal primo lockdown… “Non ci siamo mai fermati, – spiega Risi – inizialmente abbiamo dato sostengno alle aziende per ottenere i ristori e la cassa integrazione ma poi abbiamo proseguito con l’attività di sviluppo attraverso progetti molto importanti , soprattutto per i giovani” A 13 mesi dall’inizio della pandemia la situazione per il settore dell’artigiano com’è? “Come per gli altri settori. Purtroppo le chiusure e la crisi hanno fatto pagare un prezzo molto alto al settore, perchè sono venuti a mancare quegli incassi certi delle festività. Le imprese storiche, quelle che hanno una storia quinquennale diciamo che stanno riuscendo a sopravvivere, difficile è invece per le aziende più giovani, se la situazione dovesse continuare così, con queste continue chiusure, credo che molte di loro rischiano la chiusura”. Come giudica il nuovo decreto ristori? “Sicuramente la platea ai quali si rivolge il decreto è molto ampia, quindi le risorse saranno limitate per ogni azienda. Questa scelta fatta dal governo è simile a quella fatta anche dal governo precedente, come si suol dire è acqua che non toglie sete, tuttavia ci aguriamo che i tempi siano certi e che questi soldi possano arrivare quanto prima, non risolleveranno le aziende ma almeno serviranno a pagare una parte delle spese fisse. Intanto speriamo che la campagna vaccinale prosegui senza sosta e che si possa raggiungere presto l’immunità di gregge che ci permetterà di far ripartire il paese”. Su cosa siete impegnati attualmente? “In questo momento ci stiamo dedicando al settore dell’edilizia cercando di aiutare le imprese a cogliere l’opportunità data dal nuovo governo con l’ecobonus 110. Stiamo offrendo assistenza per far si che tutte le aziende possano usufruire di queste agevolazioni” Questo il link dello spot: https://www.youtube.com/watch?v=gqdZPtu_BoM

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Con l’accordo sui migranti via libera al decreto Rilancio

Intesa sulle regolarizzazioni di colf e braccianti per sei mesi. Alle 14 il consiglio dei ministri che deve dare il via libera a 10 miliardi per la cig, sei alle pmi, quattro per il taglio Irap. Tutte le novità.

Con l’accordo sulle regolarizzazioni, arriva il decreto Rilancio da 55 miliardi, per il quale è previsto in consiglio dei ministri alle 14. Dieci miliardi per la cig, 6 alle pmi, 4 per il taglio dell’irap, 6 per le pmi, 5 a sanità e sicurezza, 2,5 per turismo e cultura, 2 alla messa a norma delle attività. La ministra dell’Agricoltura Bellanova: un permesso di lavoro di 6 mesi per milioni di persone, ha vinto la dignità, ora tutele. La ministra dell’Interno Lamorgese: dignità a colf e braccianti, garantire legalità ed esigenze del mercato del lavoro.

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Coronavirus, il Regno Unito supera i 40 mila decessi

Sono le stime diffuse dall'Office for national statistics. In numeri assoluti il Paese è secondo solo agli Usa.

Supera la quota choc di 40 mila la stima dei morti per coronavirus nel Regno Unito.

Stando alle elaborazioni settimanali dell’Ons, l’Office for national statistics, (l’Istat britannico), i decessi legati almeno come concausa al Covid-19 censiti in Inghilterra e Galles al 9 maggio sono saliti a 35.044 e quelli rilevati fino al 3 in Scozia e Irlanda del Nord a 3300.

Il governo britannico di Boris Johnson e i suoi consiglieri medico-scientifici hanno però più volte insistito nelle ultime settimane sulla dubbia attendibilità – almeno fino a quando non vi saranno bilanci completi e omogenei – di un paragone fra i dati ufficiali o le stime del Regno e quelli di altri Paesi. I dati dell’Ons, si nota a Londra, sono in particolare molto più ampi di quelli diffusi da altri enti: comprendono infatti tutti i decessi, anche probabili, legati al Covid-19 raccolti negli ospedali, in qualunque altro ricovero, in case private e ovunque. Cosa che altri governi non fanno, o includono solo parzialmente, nei loro aggiornamenti.

In rapporto alla popolazione il Regno Unito resta in effetti dietro a Belgio o Spagna e testa a testa con l’Italia (avendo 67 milioni di abitanti contro i circa 60 dell nostro Paese). Sullo sfondo della situazione attuale, con il lockdown solo marginalmente alleggerito malgrado la flessione della curva dei contagi di queste settimane, il governo Johnson si appresta intanto a estendere oltre giugno lo schema di sussidi pubblici concesso fino all’80% dello stipendio a milioni di lavoratori in congedo a causa delle restrizioni della pandemia.

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Riapertura a macchia di leopardo: il fronte delle Regioni

Il ministro Boccia propone a partire dal 18 maggio una differenziazione a seconda dell'andamento dei contagi. La formula piace al toscano Enrico Rossi. Mentre Toti, presidente della Liguria, annuncia l'avvio anche della stagione balneare. Oggi videoconferenza con il governo.

Si avvicina la data del 18 maggio quando potrebbero riaprire bar, ristoranti e parrucchieri, ma con «le necessarie differenze tra regioni», ha spiegato il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia ad Agorà, a seconda dell’andamento dei contagi. Occhio dunque ai dati che saranno diffusi giovedì prossimo.

FONDAMENTALE L’ANDAMENTO DEI CONTAGI

La differenziazione permetterebbe almeno ad alcune aree del Paese di riacquistare una maggiore libertà. «Poi sarà responsabilità delle singole Regioni avere il quadro dei dati: se i contagi andranno giù potranno riaprire anche altre attività, se i contagi saliranno dovranno restringere», ha precisato Boccia.

SALVINI: «GIUSTO CHIEDERE REGOLE CHIARE»

La formula a macchia di leopardo piace a Matteo Salvini. «Mi sembra giusto, ci sono interi pezzi di Italia dove non ci sono morti e contagiati da giorni e giorni, ci sono altre zone, come la mia Milano, dove bisogna avere più attenzione», ha detto il segretario della Lega a Rtl 102.5 «Penso che sia giusto da parte degli italiani chiedere allo Stato e al governo regole chiare».

ROSSI: «IN TOSCANA SIA RIAPERTO IL PIÙ ALTO NUMERO DI ATTIVITÀ»

Anche Enrico Rossi, presidente della Toscana, ha apprezzato la proposta. «Oggi pomeriggio, nel confronto con il governo», ha scritto Rossi in una nota, «mi batterò perché la Toscana sia trattata come merita e sia riaperto in sicurezza il più largo numero possibile di attività». La Regione Toscana «rispettando sostanzialmente gli indirizzi del governo, ha in molti casi adottato misure anche più prudenziali, pur avendo un quadro epidemiologico nettamente migliore rispetto ad altre Regioni e alle medie nazionali», ha continuato il governatore. «Sono convinto che le riaperture dovranno essere graduali e organizzate al fine di impedire concentrazioni di persone e assembramenti e per consentire ai cittadini e agli operatori economici di abituarsi con gradualità, come già sta avvenendo, a misure appropriate nei comportamenti, nel distanziamento e nella protezione individuale».

TOTI: «DAL 18 APRIAMO TUTTO, SPIAGGE COMPRESE»

Sulla riapertura non ha dubbi il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. «Dal 18 maggio riapriamo tutto, spiagge comprese», ha annunciato in un’intervista al Corriere della sera dando il via di fatto alla stagione balneare. «Ho sentito il ministro Francesco Boccia e credo che alla fine ci sarà il via libera. Noi chiediamo due cose: che ci conceda di riaprire le attività dal 18 e che torni alle Regioni l’autonomia concessa dal Titolo V e che ci è stata sottratta dal dpcm. Arrivati alla fase 2, il governo ha tolto il piede dal freno un attimo in ritardo».

LEGGI ANCHE: Braccio di ferro tra Stato e Regioni: cosa dice la Costituzione

I ristoranti apriranno dal 18, spiega ancora Toti, «con i protocolli nazionali dell’Inail, che sono in ritardo. Altrimenti con le nostre regole. Daremo la concessione di suolo pubblico gratuito e più tavoli all’aperto». La preoccupazione maggiore riguarda il comparto turistico che «dà lavoro a 100 mila persone e se si viaggerà tra le Regioni potremmo salvare il 70% della stagione. Basterà la distanza sociale». La Regione Liguria, ha ribadito Toti, sta «sperimentando un braccialetto volontario da mare: se ti avvicini a meno di un metro vibra. Una cosa giocosa. Chissà, magari diventa una moda. Per le spiagge libere decideremo con i Comuni: potrebbero esserci steward per la moral suasion. Sotto lo stesso ombrellone chi vive insieme».

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Hack for Italy, una maratona digitale contro il coronavirus

Da eventi per soli sviluppatori e addetti ai lavori, le maratone tecnologiche ora provano a mettere insieme l'intelligenza collettiva contro la pandemia. Il fondatore a L43: «Vogliamo connettere programmatori, medici e insegnanti per trovare soluzioni».

Usare l’intelligenza collettiva per curare l’Italia. È l’idea alla base di Hack for Italy, l’hackathon che prenderà il via tra il 27 e 29 marzo rigorosamente online, è quella di far incontrare ogni tipo di professionalità per cercare soluzioni pratiche all’epidemia di coronavirus che ha colpito l’Italia. Il mondo del tech, questa l’idea alla base della maratona, può e deve unire le forze per trovare un modo di aiutare nella battaglia contro il Covid-19.

COM’È NATA L’HACKATHON CONTRO IL COVID-19

L’idea di lanciare questa maratona in così poco tempo è venuta a un piccolo team di sviluppo, ha raccontato a Lettera43 Oleksandr Komarevych, uno dei team leader del progetto e manager dell’acceleratore della Bocconi B4i: «Siamo partiti domenica (il 22 marzo, ndr) lavorando in quattro, poi lunedì abbiamo lanciato il sito e i form per partecipare e adesso a lavoro ci sono 15 volontari e stiamo vagliando i profili di altre otto persone che hanno chiesto di partecipare». «Questo modello», ha continuato Oleksandr, «è nato in Estonia col progetto Garage48 che ha gettato le basi su come fare questo tipo di eventi». Le regole d’ingaggio sono poche, ma ben strutturate. Si può prendere parte coi propri talenti in quattro modi: come singolo professionista, come team, come mentor e come sponsor. «Chi partecipa da solo», ha spiegato Oleksandr, «scrive quali competenze ha (business o design ad esempio) o in che campo opera, come medici e scienziati». Un altro form raccoglie invece le proposte di chi si è già strutturato come team: «Ci indicano che problema vogliono risolvere e quale soluzione propongono». Infine gli altri due moduli permettono di partecipare a mentor e sponsor, cioè figure che durante la tre giorni guidano i team per migliorare i contatti con l’obiettivo di trovare una soluzione al problema di partenza.

COME SI HACKERA UN’EMERGENZA

Per focalizzare l’attenzione dei partecipanti sulla sfida al coronavirus Hack for Italy ha delimitato il campo in tre macro settori: “save lives“, idee e strumenti per aiutare medici e infermieri nella lotta la coronavirus; “save communities“, per migliorare la qualità dell’isolamento per tutti, e per ridisegnare forme di socialità; e “save businesses“, per creare gli strumenti giusti da fornire alle imprese per reinventarsi in vista della crisi. L’obiettivo principale che si sono dati gli organizzatori è quello di facilitare tutti i passaggi del lavoro. Raccolte le candidature dei singoli professionisti gli organizzatori lavorano per inserirli nei team che si sono già creati, oppure li invita a formare nuovi gruppi con altri candidati. Una volta che tutti gruppi sono formati, inizia il lavoro vero. I vari gruppi possono accedere alla lista dei mentor, vedere le loro qualifiche e contattarli per chiedere supporto: «Il lavoro di mentor è quello aiutare i progetti che bussano alla loro porta, possono chiamare altri esperti e supportare i ragazzi fino alla fine dell’hackathon, domenica alle 16», ci ha spiegato ancora Oleksandr.

COME STA ANDANDO LA CAMPAGNA E DOVE SI CONCENTRANO GLI SFORZI

Il tempo per agire è stato pochissimo, tanto che non è stato possibile far partire alcun patrocinio con gli enti pubblici: «Eravamo in contatto col ministero per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, ma i tempi erano troppo stretti per il patrocinio». Nonostante questo le partecipazioni sono iniziate ad arrivare. «Abbiamo già 10 team che hanno presentato i loro progetti, 70 partecipanti singoli e 45 esperti pronti a fare da mentor». E non tutti arrivano dal nostro Paese: «La risposta è stata internazionale, prenderanno parte agli eventi virtuali persone da Canada, Germania, repubbliche baltiche e anche da molti italiani residenti all’estero». Durante la due giorni ci saranno anche collegamenti con Turchia, Norvegia e Austria impegnate in iniziative analoghe anti-coronavirus. Per il momento la maggior parte dei progetti riguarda il supporto alle comunità, mentre il 40% delle proposte rimanenti si divide tra aiuto a medici e scienziati e supporto alle imprese. Molte le idee per migliorare lo smart working, ma c’è anche chi ha proposto di utilizzare la realtà aumentata per per spiegare cosa sta succedendo a chi non può utilizzare la comunicazione verbale. Tra le varie iniziative anche una delle più discusse: come coniugare la privacy e il tracciamento dei cellulari per scoprire possibili focolai di infezione: «Noi lasciamo i partecipanti liberi di lavorare e portare idee, poi sarà una giuria a fare le valutazioni».

COME PORTARE I PROGETTI A COMPIMENTO

Komarevych ha spiegato a L43 che è difficile pensare nel medio termine: «Non abbiamo un obiettivo in base al numero di progetti. Noi puntiamo ad avere persone che credono nei progetti open che non siano creati solo da sviluppatori ma anche da persone provenienti da altre aree che normalmente non prendono parte a queste iniziative, come medici, insegnanti, cioè persone che raccontano dei loro problemi». La vera sfida, infatti, è quella di far funzionare l’ingranaggio collettivo. Quindi non solo una fucina per nuove start-up o nuove app, ma idee e soprattutto soluzioni per l’emergenza che viviamo: «Vogliamo connettere le persone che possono sviluppare e comunicare con persone che sanno realmente quali sono i problemi». La giuria avrà la facoltà di premiare i progetti migliori in base all’impatto che avrà il prodotto o servizio per l’ambito in cui si colloca tenendo anche conto del poco tempo a disposizione per elaborarlo. Il punto però è quello di portare a maturazione tutto il lavoro fatto: «Tutti i progetti saranno resi pubblici e alcuni verranno premiati coi fondi messi a disposizione dagli sponsor con premi anche fino a 3 mila euro. E ad aprile i progetti verranno portati in una tavola rotonda al Web marketing festival per un incontro con investitori e partner».

UN’ACCELERAZIONE PER COMBATTERE IL VIRUS

È presto per dire se ci saranno altre edizioni, molto dipenderà dalla vita dei progetti: «La nostra idea», ha continuato il manager, «è quella di essere contattati da programmi di pre accelerazione per proporre i progetti che nasceranno, in modo da creare le condizioni per dar loro continuità. «Una volta», ha concluso Oleksandr, «queste iniziative coinvolgevano solo sviluppatori o investitori, noi vogliamo invece fare in modo da connettere tutte le persone. Se riusciremo ad avere team con persone da diversi ambiti per noi sarà un successo».

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Per il vaccino contro il Covid-19 serve un’alleanza globale

La pensano così i ministri Di Maio e Speranza, ma anche il mondo della scienza. Intanto aumenta il numero delle sperimentazioni.

Una ‘alleanza globale‘ è necessaria per arrivare a mettere a punto un vaccino che potrà rappresentare l’arma definitiva contro il nuovo coronavirus, ma unire le forze dei vari Paesi è fondamentale in questo momento di emergenza anche sul fronte della ricerca per altri nuovi farmaci. Quello a lavorare insieme è un appello corale, che è arrivato il 26 marzo dai ministri Luigi Di Maio e Roberto Speranza ma anche dagli scienziati, mentre sul fronte delle terapie si continuano a fare passi avanti ed aumenta il numero delle sperimentazioni in campo.

DI MAIO: «LA CORSA AL VACCINO NON PUÒ ESSERE INDIVIDUALE»

«Noi siamo disponibili a condividere la nostra conoscenza, ma devono farlo tutti: la corsa al vaccino non può essere individuale», ha chiarito il ministro degli Esteri italiano, dopo la videoconferenza con i colleghi del G7 sull’emergenza Covid-19. Posizione sostenuta anche da Speranza: «In Ue servono misure armoniche e condivise e il massimo sforzo di convergenza sulla ricerca», ha aggiunto.

ANCHE LA SCIENZA CHIEDE UN «PROGETTO GLOBALE»

Una sfida, questa, sulla quale la scienza concorda con la politica. Dalla rivista Science, infatti, anche il direttore della Gavi Alliance, Seth Berkley, ha lanciato l’appello per un «progetto globale» perché il vaccino anti coronavirus richiede uno sforzo confrontabile al Progetto Manhattan, che portò alla bomba atomica. Essere uniti, dunque, per ottimizzare forze e risorse, mentre già si registrano importanti passi avanti.

LEGGI ANCHE Quali sono i farmaci e i vaccini che si testano contro il coronavirus

Sono ad oggi 44 i progetti di vaccino anti SarsCoV2 nel mondo ed aumenta di giorno in giorno il numero delle sperimentazioni. Oltre agli studi in atto e autorizzati dall’Agenzia del farmaco Aifa su medicinali già in uso per altre patologie – è il caso dell’anticorpo monoclonale usato per l’artrite reumatoide Tolicizumab o dell’antinfluenzale giapponese Avigan – è indicato dall’Oms l’uso della combinazione di farmaci anti-aids Lopinavir/Ritonavir e dell’antivirale Remdesivir, sviluppato inizialmente per la malattia da virus Ebola e potenzialmente attivo contro il Covid-19. Ma altre nuove sperimentazioni sono ai nastri di partenza, come il progetto di ricerca nato dall’accordo biennale tra Toscana Life Sciences di Siena e l’Istituto nazionale malattie infettive Spallanzani di Roma: l’obiettivo è clonare gli anticorpi monoclonali da pazienti convalescenti partendo dal loro plasma per sviluppare una cura ed un futuro vaccino. Ulteriori due studi su nuovi farmaci sono inoltre in valutazione da parte dell’Aifa, ha annunciato il direttore generale Nicola Magrini, il quale ha pure affermato che «a breve libereremo la possibilità per i medici di famiglia di prescrivere farmaci anti-Aids». Accolta dunque la richiesta in tal senso più volte rilanciata dagli Ordini dei medici e dalla Federazione dei medici di medicina generale.

INVITO ALLA CAUTELA

Resta su tutto il forte invito alla prudenza: l’anti-malarico clorochina, utilizzato in Cina, ad esempio, presenta «rischi ed è necessaria cautela rispetto ad un uso di massa», ha avvertito Magrini. Quanto al farmaco ‘mirato’ anti-Covid denominato Eidd-2801, sperimentato all’Università del North Carolina con primi risultati positivi sui topi, si tratta, ha concluso, di un medicinale che «è ancora molto lontano dall’arrivare».

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Coronavirus, Trump allenta le misure di distanziamento

Nonostante il numero di vittime e contagi sia in crescita, in una lettera ai governatori il presidente annuncia nuove linee guida più soft per le zone meno a rischio.

L’amministrazione Trump sta preparando delle nuove linee guida per allentare, nelle zone considerate meno a rischio, le misure di distanziamento sociale e le altre misure messe in campo per contrastare la diffusione dei contagi da coronavirus. I governatori dei vari Stati potranno decidere se «mantenere, aumentare o allentare le regole» tenendo conto se una contea sia ad alto, medio o basso rischio. Così scrive in una lettera il presidente. Insomma un nuovo cambio di rotta, nonostante la conta dei morti e dei malati non sia così incoraggiante.

DE BLASIO: «MEZZA NEW YORK VERRÀ CONTAGIATA»

Prendiamo, per esempio, New York che ha registrato cento morti in 24 ore. «Metà della popolazione della metropoli (quasi quattro milioni di persone, ndr) sarà colpita dal Covid-19», profetizza il sindaco Bill de Blasio. «È preoccupante, ma bisogna cominciare a dire la verità». Intanto il governatore Andrew Cuomo parla di almeno 38 mila casi e 385 decessi nell’intero Stato e lancia l’allarme ospedali, dove medici e infermieri descrivono «una situazione apocalittica».

NEW ORLEANS, LA BERGAMO D’AMERICA

E se la Grande Mela è l’epicentro della pandemia, i dati a livello nazionale parlano di più di 70 mila casi accertati quasi in sorpasso sull’Italia. E il bilancio di oltre mille vittime fa ora davvero paura. Così come il numero dei posti letto nei reparti di rianimazione presi d’assalto e l’insufficienza di tamponi e respiratori, non solo a New York. A preoccupare enormemente negli ultimi giorni è anche il virulento focolaio esploso in Louisiana, con New Orleans che rischia di diventare la Bergamo d’America. Solo nelle ultime 24 ore si sono registrati 510 nuovi casi (in totale saliti a oltre 2.300) e 18 morti, con un bilancio complessivo di almeno 83 vittime: un numero maggiore rispetto a quello registrato dall’inizio dell’epidemia nella ben più popolata California. Una crescita definita dagli esperti «la più veloce al mondo», con una traiettoria simile a quella delle ‘zone rosse’ di Italia e Spagna.

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L’ultima bomba di Assad sulla Siria è quella del coronavirus

Il dittatore ha vinto la guerra civile dopo aver distrutto per nove anni città e ospedali. Causando milioni di profughi interni senza medicine e il collasso dell'assistenza sanitaria. Nelle macerie lasciate dal regime, il Covid-19 rischia di essere incontenibile.

Il Covid 19 è arrivato in Siria – sinora con pochissimi casi conclamati, ma non si sa con quanti contagi occulti- e tutto indica che sarà una catastrofe epocale, che nulla e nessuno la possono contrastare e che l’epidemia si spargerà come in nessun altro Stato al mondo. Il governo di Damasco ha proclamato il coprifuoco dalle 18 alle 6 del mattino e un lockdown rigoroso, ma il vero disastro è che queste misure hanno poca o nulla possibilità di contenere l’epidemia in un Paese dalle città distrutte dai bombardamenti, nel quale le strutture ospedaliere sono state in larga parte distrutte da nove anni di guerra, nel quale vi sono milioni e milioni di profughi interni e nel quale in molte città e in tutti gli immensi campi profughi scarseggia addirittura l’acqua per lavarsi le mani, oltre a una radicale carenza di medici e medicinali.

LE SITUAZIONI CRITICHE A IDLIB E NEL NORD EST

Per non parlare del dramma di Idlib, ancora sottoposta all’assedio delle truppe di Assad, con più di un milione di profughi che vivono in assembramenti di fortuna. Nel Nord Est del Paese la situazione sanitaria era già drammatica prima dell’inizio dell’emergenza Covid 19. Dato che le Nazioni Unite non sono più in grado di fornire forniture mediche oltre confine, la capacità di molte organizzazioni umanitarie di soddisfare le esigenze sanitarie di coloro che si trovano in campi come Al Hol –  70 mila persone che vivono in condizioni estremamente anguste – è radicalmente compromessa.

UN OSPEDALE SU 16 PIENAMENTE FUNZIONANTE

Nel Nord Est della Siria, solo uno su 16 ospedali è pienamente funzionante, il che significa che due dei tre ospedali che sono stati identificati per mettere in quarantena e curare casi sospetti non sono adeguatamente attrezzati. Sono solo 28 i posti letto disponibili nelle unità di terapia intensiva nei tre ospedali, solo 10 ventilatori per adulti, un ventilatore pediatrico – e solo due medici addestrati su come usarli.

Una potenziale “bomba epidemiologica”

Anche i prodotti farmaceutici scarseggiano e l’approvvigionamento di attrezzature e medicine per rispondere a un focolaio di una malattia che può diffondersi rapidamente come Covid 19 è quasi impossibile.

IL TOTALE DISINTERESSE DELL’OCCIDENTE

La volontà perversa di Bashar al Assad di mettere il Paese a fuoco e fiamme per nove lunghi anni per mantenere il potere è risultata ad oggi vincente, ma a prezzo di centinaia di migliaia di morti, e solo grazie al fondamentale aiuto della Russia e di decine di migliaia di combattenti libanesi e iraniani agli ordini dei Pasdaran del generale Soleimani. Ora, quella vittoria politico-militare al prezzo disumano con la quale è stata conseguita, fa della Siria una potenziale  “bomba epidemiologica”. Sempre nel totale disinteresse dell’Occidente.

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Il G20 inietta 5 mila miliardi nell’economia mondiale

I leader della Terra riuniti in videoconferenza: «Whatever it takes per superare la pandemia. Il virus non ha confini».

Il G20 ha iniettato 5 mila miliardi di dollari nell’economia mondiale per superare l’impatto «sociale, economico e finanziario» del coronavirus. È quanto si legge in una nota del G20 al termine del vertice in videoconferenza. Il G20, stabilisce il documento, è impegnato nel «whatever it takes per superare la pandemia» e per «minimizzare i danni economici e sociali, rilanciare la crescita e mantenere la stabilità dei mercati».

«RISPOSTA GLOBALE»

«Il virus non ha confini. Combatterlo richiede una risposta globale trasparente, robusta, coordinata nello spirito di solidarietà. Siamo impegnati a un fronte unito contro questa minaccia comune», conclude la nota

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La quarantena secondo Efe Bal: «Voglio continuare a lavorare»

Dopo due settimane di isolamento, la trans che sogna di candidarsi con la Lega vorrebbe riaprire le porte di casa sua ai clienti (che non hanno mai smesso di contattarla durante l'emergenza sanitaria)». E le restrizioni? «Il governo pensa ai migranti, ma non a me e alle mie colleghe». L'intervista.

Quando la chiamo, la trovo indaffarata a riordinare la casa. Dopo due settimane di quarantena, la trans di origine turca Efe Bal, che, ci tiene a ribadirlo, si prostituisce «per scelta», è pronta a tornare al lavoro. «Giusto un cliente al giorno, tanto per aver qualcosa da fare durante la giornata a parte portar fuori i cani e cucinare», mi spiega annoiata.

SESSO A PAGAMENTO, NON PROPRIO UNA NECESSITÀ…

Sono perplesso. Forse ingenuo. Milano e il resto d’Italia sono paralizzate a causa del coronavirus e, nonostante tutto, c’è ancora qualcuno che riesce ad andare a fare sesso a pagamento? Rischiando di essere contagiato e soprattutto commettendo un reato. Perché gli spostamenti devono essere motivati da «comprovate esigenze lavorative», «situazioni di necessità» oppure «motivi di salute». Vallo a spiegare a un giudice che, per qualcuno, andare da una prostituta è una necessità. Comunque la conferma pratica arriva durante la nostra chiacchierata. L’altro numero di Efe squilla almeno tre volte, lei risponde e sono potenziali clienti.

«IL CORONAVIRUS NON È COME AVERE L’AIDS»

D’altronde le richieste sono arrivate anche nei giorni precedenti. Lei però ha preferito rifiutare. Cosa è cambiato nel frattempo? Siamo ancora in piena emergenza. Le sanzioni sono state inasprite. Ma Efe, come del resto chi la contatta, non mi pare particolarmente spaventata: «Aspettavo che la situazione negli ospedali migliorasse. I numeri iniziano a essere più incoraggianti. E poi anche se prendo il coronavirus non è come prendere l’Aids. Non è una malattia sessuale. Posso essere contagiata anche al supermercato».

«SE MI AMMALASSI LO DIREI A TUTTI»

Provo a spiegarle che il ragionamento non fila. E che è una scelta da irresponsabili. Ma lei rimane della sua idea. «Se mi ammalassi farei come Nicola Zingaretti e Nicola Porro, lo direi a tutti in modo che i miei clienti lo sappiano che sono a rischio», insiste lei. «E poi il governo non ha la minima intenzione di occuparsi di noi 80 mila prostitute. Non ci saranno aiuti economici per noi», aggiunge.

«PRONTE A PAGARE LE TASSE IN CAMBIO DI DIRITTI»

D’altronde la prostituzione in Italia è lecita. Tollerata. Ma non è considerata un vero lavoro. Quindi non è regolamentata. E in questa situazione di emergenza è forse l’ultimo dei problemi nell’agenda di governo. Ammesso che ci sia mai stata. «È un errore. Perché noi saremmo pronte a pagare le tasse in cambio di diritti e un po’ di dignità. Sa quanti soldi arriverebbero alle casse dello Stato?», mi dice Efe Bal alzando il tono.

efe bal quarantena
La prostituta trans Efe Bal con il leader della Lega Matteo Salvini nel 2015.

DOMANDA. Non mi dica che si aspetta che il governo pensi a voi in questo momento.
RISPOSTA.
Ma certo che no. È anche per quello che bisogna continuare a lavorare. Alcuni politici pensano ai migranti, ma non a noi. Molte di noi sono anche italiane. Di questi che arrivano sui barconi non sappiamo nemmeno il loro nome.

Se è per questo nemmeno delle sue colleghe conosciamo i nomi. Non mi pare un buon motivo per schifarli. Non crede?
A me di loro non frega niente.

Anche lei è stata un’immigrata o sbaglio?
Ho la doppia cittadinanza. E poi io sono un’immigrata ricca. Non ho mai pesato sulle spalle degli italiani. E non voglio che altri lo facciano perché non sono bambini. Sono maggiorenni, maleducati, tamarri che vogliono venire qui e trovare una casa, da lavorare e da scopare.

Sta generalizzando. Forse è perché non conosce i loro nomi e loro storie.
Io questa gente non la voglio. Voglio l’Italia di 20 anni fa. Non siamo più al sicuro.

È tutta colpa degli immigrati?
Guardi, parliamo di questi giorni, loro non stanno rispettando nemmeno il decreto. Li vedo in giro in gruppo e nessuno gli dice nulla.

Nemmeno lei rispetterebbe le regole tornando a lavorare. Molte sue colleghe si sono spostate sui social e fanno videochat. Che è più sicuro. Gliel’hanno chiesto anche poco fa al telefono. Perché lei non fa lo stesso?
Non amo particolarmente questo genere di cose. Non avrei nemmeno la ricaricabile. Poi quanto chiedi? Cinque euro? Non ho tutta questa esigenza. E poi una che fa la prostituta dovrebbe scopare con i clienti. A me piace anche. Credo che sia il lavoro migliore del mondo. Oggi siamo tutti prostitute. Anche lei è un prostituto.

Io vendo il cervello e il mio corpo. La cosa importante è non vendere l’anima

Prego?
In qualche modo vende la tua capacità di intervistare e scrivere per raccogliere due soldi. Vende il tuo cervello. Io vendo il cervello e il mio corpo. La cosa importante è non vendere l’anima.

Io non mi considero tale. Ma non è questo il punto. Lei e i suoi clienti davvero non avete paura di ammalarvi?
Dio mi vuole bene, non mi sono mai ammalata nonostante il lavoro che faccio. Agli uomini, invece, non interessa niente. Vogliono solo scopare. Bisogna accettarli per come sono. Ancora oggi ci sono tanti che ci chiedono di fare sesso senza preservativo.

Lei accetta?
Io no. Ma tante lo fanno per soldi. Eppure, dopo 30 anni, la piaga dell’Aids non è ancora scomparsa. E nel mondo sono morte milioni e milioni di persone. Questi uomini che non si spaventano delle malattie sessuali, vuole che abbiano paura del coronavirus? Se lo prendono non devono nemmeno dire alle mogli che sono andati a troie! Chissà, magari tra i morti c’è anche qualche mio cliente.

Descrive gli uomini come dei poveri disperati. Anche sfigati. Ce ne sono sicuramente. Ma per fortuna sono una minoranza. O sbaglio?
Ne ho visti talmente tanti! Sa io non credo ci siano uomini che sono fedeli per sempre. A tutti viene la voglia di andare dopo due o tre anni con una prostituta.

Buon per voi. Ma continuo ad avere molti dubbi. O per lo meno a sperare che non sia così.
Si fidi. Poi adesso con i social network… Basta controllare chi si è taggato nel ristorante dove eri a cena per trovare quello seduto al tavolo a fianco. Ci parli un po’ e poi ci scopi. Non lo sapeva?

Si prostituisce anche chi fa altri lavori e va a letto con uomini o donne, spesso sposati, in cambio di benefit o regali

Questo sì, lo so bene. E non ci vedo nulla di male se sei single.
Oggi il matrimonio è fantascienza. E le prostitute non siamo solo noi che lo facciamo di mestiere. Ma anche chi fa altri lavori e va a letto con uomini o donne (spesso sposati) in cambio di benefit o regali. Non c’è grande differenza.

Su questo siamo d’accordo.
Infatti secondo me ci sono almeno altre 120 mila persone in Italia che si prostituiscono. Anche se non lo ammettono come facciamo noi. Io non mi vergogno. Sono altri che dovrebbero vergognarsi.

Chi?
Tipo gli anziani che stanno con ragazzine che hanno 50 anni di meno.

Lei non ha clienti molto più grandi di lei?
Io ho superato i 40 anni. E comunque io mica mi ci fidanzo.

Ha una visione decisamente cinica dei rapporti a due. Lei si è mai innamorata?
Sì certo. Anche di qualche ragazza e di qualche cliente. Un grande errore nel secondo caso.

Convincerla a rimanere ferma ancora per un po’ mi pare impossibile. Manterrà gli stessi prezzi di quando ancora il coronavirus non era un’emergenza sanitaria?
Sì. Potrei chiedere molto di più di quello che chiedo visto che sono famosa. Però molti della mezz’ora che pagano sfruttano solo cinque minuti, finiscono e se ne vanno. Difficilmente si fermano a parlare.

Dio ci sta dicendo che il nostro modo di vivere fino a oggi è sbagliato. Che dobbiamo essere più puliti, più rispettosi

Ha detto che la pandemia è un segnale di Dio. Non pensa sia eccessivo?
Io sono molto credente. Anche se non si direbbe visto il lavoro che faccio. Sono musulmana. E secondo me Dio ci sta dicendo che il nostro modo di vivere fino a oggi è sbagliato. Che dobbiamo essere più puliti, più rispettosi. Credo molto nel karma.

Come sarà l’Italia quando quest’emergenza finirà?
Noi prostitute continueremo a esserci. Sopravviviamo sempre. Siamo molto forti. Facciamo una vita di merda e siamo abituate a tutto. E, come le ho spiegato, saremo sempre richieste. Non credo si possa dire lo stesso per altri settori.

Tipo?
Ristoranti e negozi che probabilmente ci metteranno un po’ più di tempo prima di tornare a regime. Visto che le persone potrebbero cambiare le loro abitudini e soprattutto portarsi addosso la paura. E vedrà quanti divorzi ci saranno.

Colpa della convivenza forzata?
Le coppie scopriranno che non si sopportano. Fino alla quarantena si riempivano di corna e tutto andava bene. Adesso viene fuori tutto.

Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, che sono i potenziali alleati di Salvini, non mi vorrebbero come candidata della Lega

Che fine ha fatto il suo sogno di far politica con la Lega?
Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, che sono i potenziali alleati, non mi vorrebbero. Matteo Salvini poi ha tanti di quei cazzi a cui pensare che credo non candiderebbe mai una trans. Chiaramente se avessi molto più seguito sui social sarei un nome più appetibile. Se non mi avessero bannato per otto volte su Instagram probabilmente avrei più follower. Veri e non comprati.

I social non la vogliono?
Qualche giorno fa mi hanno bloccata su Facebook semplicemente perché mi chiedevo come mai tra tutti i morti per coronavirus in Italia non ci siano cinesi.

Non lo possiamo sapere. Sono dati sensibili e soprattutto poco rilevanti in una situazione di emergenza come questa.
Non sono poco rilevanti perché il virus è nato in Cina e in Italia ci sono tantissimi cinesi. La mia domanda è lecita e qualche giornalista con le palle dovrebbe approfondire. Perché i rappresentanti della comunità cinese non dicono nulla?

Non mi pare che il bollettino dei morti e dei malati sia suddiviso per etnie. Tra i morti potrebbero esserci cinesi, africani, mediorientali. Mi sembra un po’ complottista il suo ragionamento francamente.
Io non ho nulla contro i cinesi. Io li adoro. Mi sento molto vicina alla loro filosofia di vita. E al loro rapporto con il lavoro. Non sono come gli italiani che non vogliono lavorare la domenica.

Se fosse così la domenica non potrebbe andare a fare la spesa, a fare shopping o a mangiare al ristorante. Di italiani che lavorano la domenica ce ne sono tanti.
Ma chi può non lo fa. Perché i cinesi sono diventati così ricchi in Italia? Perché lavorano sempre.

Ed è scandaloso non lavorare la domenica? Certi lavori in tutto il mondo si fermano la domenica.
Io lavorerei lo stesso.

Buon per lei.
Che poi gli italiani amino la bella vita è sotto agli occhi di tutti. Appena possono prendono e partono per il weekend.

Le femministe accettano di stare con uomini che le tradiscono dalla mattina alla sera

Sono scelte. Come per lei fare la prostituta. A proposito, sa che per molte femministe vendere il proprio corpo non è mai una libera scelta?
Se è per questo molte femministe accettano di stare con uomini che le tradiscono dalla mattina alla sera.

Non vedo il nesso. Ma mi pare di capire che lei non si sente per niente femminista. Sbaglio?
Le donne si odiano. Non credo nella loro solidarietà. Guardi come si querelano tra di loro quelle dello spettacolo. Alba Parietti e Selvaggia Lucarelli, Romina Power e Loredana Lecciso.

Forse è meglio se questo lo tema lo affrontiamo separatamente.
Quando vuole.

LE PUNTATE PRECEDENTI

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Come vivono i giapponesi la minaccia del coronavirus

Niente allarmismi per la youtuber Coco Japan in Italia da 8 anni e ora bloccata a Osaka: «Seguiamo le regole». E l'Avigan? «Qui non se ne parla». Nao Masunaga, studentessa a Milano, invece non è potuta tornare aTokyo dove non potrebbe permettersi la quarantena. E accusa il suo popolo di eccessiva «vanità».

Forse la tranquillità zen con cui il Giappone ha affrontato finora la pandemia da coronavirus potrebbe svanire. Per ora è stato l’unico tra i grandi Paesi a non avere stravolto la propria quotidianità con lockdown draconiani. Ma ora Tokyo si prepara a una possibile chiusura, ventilata dalla sua governatrice, Yuriko Koike.

Giovedì si sono registrati 47 nuovi casi, rispetto ai 41 di mercoledì. Numeri ancora esigui, certo, in una metropoli da 30 milioni di abitanti ma che fpreoccupano. Dopo l’annuncio della governatrice tra l’altro i supermercati della capitale sono stati presi d’assalto.

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Eppure finora l’assenza di misure restrittive (il numero totale di casi nel Paese è di poco più di 1300 casi e 45 vittime) aveva stupito l’Occidente. Si era addirittura pensato che Tokyo avesse tenuto nascosti i veri numeri dell’epidemia nel disperato tentativo di confermare i Giochi Olimpici alla fine rinviati. I complottisti hanno trovato così pane per i loro denti: hanno trovato la cura e la custodiscono gelosamente senza dirci nulla? Qualcuno ha persino ipotizzato che l’imperatore stia docciando i suoi fedeli sudditi con un farmaco, l’Avigan che, in realtà, oltre a non garantire benefici, comporterebbe serissimi effetti collaterali. Un’idea balzana, priva di fondamenti scientifici. È bastato un video rimbalzato di cellulare in cellulare per convincere le regioni del Nord Italia a chiedere che fosse testato anche qui. Ma cosa sta accadendo, davvero, in Giappone?

LA BLOGGER E LA STUDENTESSA: I DUE VOLTI DEL GIAPPONE

Lettera43.it ha sentito due giapponesi, la blogger e youtuber Coco Japan e la studentessa Nao Masunaga, portatrici di esperienze agli antipodi. La prima, residente a Genova da otto anni, racconta quotidianamente sui suoi social le “stramberie” giapponesi agli italiani e le stranezze del Bel Paese ai suoi connazionali. È rimasta intrappolata nella sua terra natale allo scoppio dell’epidemia in Italia e non si sente affatto toccata dal dramma del coronavirus, come il resto del suo popolo. La seconda, studiando a Milano, è stata invece travolta dalle conseguenze burocratiche dell’epidemia, ha visto l’emergenza colpire lo Stato che la ospita e adesso è allarmata.

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INDOSSARE UNA MASCHERINA DURANTE L’INVERNO È LA NORMALITÀ

Non è facile comprendere perché italiani e giapponesi stiano affrontando in maniera così diversa l’emergenza, nonostante siano Paesi con un’altissima percentuale di persone anziane e, quindi, a rischio. Ci soccorre un’immagine che abbiamo tutti in mente, quella dell’asiatico con la mascherina ben premuta sul viso. Per anni, noi occidentali abbiamo pensato che fosse per difendersi dallo smog. Non è affatto vero.

«Per noi indossare la mascherina in inverno è naturale come indossare la giacca», racconta a Lettera43.it Nao Masunaga. «I giapponesi hanno molta paura dell’influenza perché prenderla significa rischiare di attaccarla in famiglia o al prossimo e questo per noi è arrecare disturbo a chi ci sta attorno», le fa eco Coco Japan.

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L’AVIGAN? «QUI IN GIAPPONE NON SI PARLA PIÙ DI QUEL FARMACO»

«La governatrice di Tokyo ha finalmente esortato i cittadini a restare a casa nei week end, ma è tutto lasciato al self control dei giapponesi», commenta con scetticismo Nao Masunaga, leggendo le ultime notizie su un sito nipponico. Lei sta vivendo in prima persona le restrizioni del governo italiano e, forse per questo, inizia a essere preoccupata: «È una decisione ambigua. Si può ancora girare liberamente. I miei amici la sera escono, vanno al cinema con i fidanzati. Sono anche andati ad assistere alla tradizionale fioritura dei ciliegi. Non va bene». «Temo», conclude, «che questa vanità peggiorerà la situazione in Giappone». Di tutt’altro avviso Coco Japan, che in Giappone era tornata per festeggiare l’inizio dell’anno nuovo in famiglia, a Osaka.

«Qui si può uscire, certo, ma il governo ha invitato a prestare attenzione e tanto ci basta. Nei negozi hanno installato dispenser di gel disinfettante che i clienti usano all’entrata e all’uscita. Tutti rimangono distanziati e indossano la mascherina. Se non dai al virus la possibilità di circolare, non c’è bisogno di restare confinati a casa». È una tranquillità disarmante, la sua. Il vostro segreto è forse l’Avigan? «Qui nemmeno si parla più di quel farmaco».

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PIC NIC PER LA FIORITURA DEI CILIEGI E MANIFESTAZIONI SPORTIVE

Anche la blogger, come la studentessa, racconta che la tradizionale festa primaverile dei pruni in fiore (sakura, per i giapponesi) si è svolta come al solito: «Nei giorni scorsi coppiette e famiglie sono andate a vedere la fioritura dei ciliegi», spiega Coco Japan. «È l’hanami, che da noi vuol dire pic nic. Il governo ha sconsigliato di pranzare sotto gli alberi, ma non ha impedito di assistere all’evento». In realtà, è sufficiente cercare #hanami su Twitter per vedere che gli assembramenti non sono mancati. Anzi. La stessa youtuber ligure d’adozione ammette che la settimana prima «si è tenuta una grande manifestazione sportiva di arti marziali». Particolare, questo, che lascerebbe supporre che i Giochi Olimpici non siano stati rinviati per l’epidemia nel Paese ma per il rischio che nessuno Stato estero vi avrebbe partecipato. Del resto, Coco Japan tranquillamente chiosa: «È una malattia dalla mortalità assai bassa e in Giappone si dice che non si rischia stando fuori ma al chiuso».

La fioritura dei ciliegi in Giappone (Getty Images).

IL RISPETTO NIPPONICO DELLE REGOLE

Per la blogger, la calma zen con cui il suo Paese sta affrontando la pandemia non è affatto «vanità», come invece l’ha definita la studentessa che sta vivendo il dramma del coronavirus dalla Lombardia, ma di «autodisciplina». Non c’è bisogno che lo Stato imponga il coprifuoco, perché se dà delle direttive, tutti le eseguono. «Siamo addestrati fin da piccoli a rispettare regole che possono sembrare dure. Per esempio, nelle scuole ai bambini viene detto che possono andare al bagno solo alla fine dell’ora e nessuno osa interrompere l’insegnante per recarsi ai servizi. In Italia è un via vai continuo». Allo stesso modo «gli italiani se sono in strada parlano, parlano tantissimo e urlano», dice ridendo. «Da noi se si cammina non ci si ferma a parlare e se ci viene detto di rispettare le distanze di sicurezza e di fare jogging in solitaria, non creiamo gruppetti».

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«Per questo», racconta ancora Coco Japan, «mi sono stupita tantissimo di fronte alle immagini delle persone che il 7 e l’8 marzo sono scappate dalla Lombardia. Le hanno trasmesse anche qui. Da noi non sarebbe mai successo perché se il governo impone di restare a casa i giapponesi restano a casa».

Un autocontrollo degno dei discendenti dei samurai, se si vuole cadere nei cliché, che però è ben documentato dal fatto che il Paese prosegua come se nulla stesse accadendo. «Io sono libera di uscire, di andare al cinema e a cena fuori. Qui è primavera e si sta bene all’aria aperta. Se non fosse per la mancanza di mascherine e alcol nei negozi o per quello che mi raccontano alcuni miei amici che lavorano negli eventi o negli alberghi e che sono stati danneggiati dalle disdette, non ci accorgeremmo nemmeno che il mondo sta vivendo una emergenza mai vista prima».

INTRAPPOLATI IN ITALIA: IL DRAMMA DEGLI STUDENTI

Di tutt’altro avviso Nao Masunaga, in Italia dall’ottobre 2017 e ora rimasta nel limbo di un cortocircuito burocratico causato dal coronavirus: «Una grande fondazione giapponese che elargisce borse di studio», racconta, «ha deciso di chiudere i rubinetti quando ha visto che la situazione in Italia stava sfuggendo di mano per costringere gli studenti a rientrare». C’è però un problema che non è stato considerato, ovvero che in Giappone gli unici in quarantena sono i cittadini che vengono dall’estero: «Chi, come me, vive con i nonni li metterebbe a rischio. Dovrebbe passare i 14 giorni di isolamento in un albergo, che però sono costosissimi. E i capsule hotel che sono più economici non vanno bene perché hanno i bagni in comune. Non ci è concesso l’uso dei mezzi pubblici, i soli spostamenti andrebbero fatti con auto a noleggio, ma lo Stato non passa niente, è tutto a carico nostro. Per questo abbiamo fatto una raccolta firme e la fondazione sembra avere deciso che continuerà a pagare la borsa di studio». Insomma, i soli problemi, per ora, sono quelli di una burocrazia cieca e ottusa. Forse anche quella ulteriore prova che in Giappone tutto è come al solito.

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Il Regno Unito si prepara a uno «tsunami» di ricoveri

Gli ospedali di Londra sono già nel pieno dell'emergenza, e il resto del sistema sanitario nazionale attende «un'esplosione della domanda per pazienti gravi». Mentre il numero di contagi resta relativamente basso.

Gli ospedali di Londra sono già alle prese con «un’esplosione» di ricoveri legati al coronavirus e si attende nei prossimi giorni «uno tsunami continuo» di casi gravi. Lo ha detto oggi alla Bbc Chris Hopson, numero uno di Nhs Providers, un’associazione che rappresenta i manager del sistema sanitario britannico. «C’è un’esplosione della domanda per pazienti gravi», ha detto Hopson e le previsioni sono di ulteriori «ondate dopo ondate». «Ci aspettiamo uno tsunami continuo, secondo le parole che uso io spesso», ha aggiunto.

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