Coni, la Bestia di Malagò costa 5 milioni

Dalle uscite dell'ufficio Rapporti con i media di circa 2,2 milioni di euro fino ai 1,4 milioni per «pubblicità e promozione» e i 700 mila euro in «servizi di catering». La comunicazione del Coni vale il 10% della somma che il Comitato riceve dal governo per poter svolgere l’attività olimpica.

«Non è una riforma, è un’occupazione del Coni». Così lamentava Giovanni Malagò attaccando frontalmente il governo Lega-M5s sulla riforma dello sport italiano. Un affondo, condito da riferimenti al fascismo, che i più non avevano compreso, soprattutto tra i presidenti delle Federazioni che vedevano viceversa rafforzata la loro autonomia.

Oggi, a distanza di un anno, alla luce del contratto di servizio che Malagò ha stipulato con la società governativa Sport e Salute, le cose sono molto più chiare. Mentre, da una parte, il presidente del Coni si recava a Palazzo Chigi – prima da Giancarlo Giorgetti, ora con il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora – a chiedere soldi per evitare che il glorioso Coni si riducesse a una «bellissima agenzia di viaggi», dall’altra parte non lesinava risorse (2,2 milioni di euro) per assicurarsi tramite Sport e Salute un ufficio stampa di una decina di persone, circa il doppio di quelle usate dal premier Giuseppe Conte per intenderci, con stipendi non esattamente da minimo sindacale.

Il tutto al netto di una nutrita serie di altre spese che comunque possono essere ricondotte alla promozione e alla comunicazione. Il dato emerge analizzando il bilancio consuntivo del Coni 2018 in cui, alla pagina 9 dell’Allegato relativo ai rapporti economico finanziari con Sport e Salute, si legge che l’ufficio Rapporti con i media è costato circa 2,2 milioni di euro.

OLTRE 700 MILA EURO IN SPESE PER CATERING

Dall’analisi del documento si evincono altri dati interessanti, ovvero che il Coni completava l’azione comunicativa spesso imperniata sulle gesta del suo presidente, spendendo ulteriori 1,4 milioni per una non meglio identificata «pubblicità e promozione», circa 700 mila euro in «servizi di catering», evidentemente accessori alla grancassa mediatica, e circa mezzo milione di euro per «servizi fotografici e riprese video», che quando non sono doppioni dei servizi fatti dalle Federazioni ritraggono Malagò in tutte le sue uscite pubbliche, seminari, convegni e ospitate varie.

Dal documento emerge inoltre che gli uffici di segreteria del presidente e del segretario generale del Coni sono costati nel 2018 altri 3,5 milioni

Senza dimenticare che la propaganda era completata con la distribuzione di migliaia di biglietti omaggio per le partite di calcio di Roma e Lazio e per tutti gli altri eventi che si svolgono all’interno del Parco del Foro Italico (Internazionali di tennis, 6 Nazioni di rugby, Golden Gala e concerti vari). La “Bestia” comunicativa al servizio di Malagò, arrotondata per difetto, vale insomma circa 5 milioni, ovvero più del 10% della somma che il Coni riceve dal governo per poter svolgere l’attività olimpica.

La cerimonia dei collari d’oro del Coni (foto Valerio Portelli/LaPresse).

Ma non finisce qui. Dal documento emerge inoltre che gli uffici di segreteria del presidente e del segretario generale del Coni sono costati nel 2018 altri 3,5 milioni. Uffici (e somme) che Malagò ha voluto confermare per il biennio 2019 e 2020, a scapito delle Federazioni sportive. Una grandeur su sui non aveva mancato di puntare il dito Rocco Sabelli, il manager ex Telecom chiamato da Giorgetti a guidare Sport e Salute, che più volte aveva manifestato al governo la necessità di contenere la spese. Un appello, il suo, evidentemente inascoltato visto che Sabelli, il 19 dicembre dello scorso anno, ad appena otto mesi dalla nomina a presidente di Sport e Salute, ha preso e se ne è andato. 

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