Ghali rinvia i concerti a causa del Covid: “Impossibile abbracciarci garantendo sicurezza”


Ghali ha annullato i tre concerti previsti al Fabrique per l’8, 9 e 10 ottobre. I concerti sono stati rinviati al 2021 a causa della situazione causata dal Covid-19, che ha costretto tantissimi organizzatori, nei mesi scorsi, a regole stringenti, a live limitati nel numero massimo di persone: "Al momento non siamo ancora in grado di tornare ad abbracciarci sotto un palco garantendo la sicurezza di tutti".
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Andrea Bocelli annuncia un concerto in streaming: dal vivo un pubblico composto solo da bandiere


Andrea Bocelli sarà protagonista di un concerto al Teatro del Silenzio di Lajatico. Un concerto senza pubblico ma pieno di bandiere in rappresentanza di tutte le nazioni del mondo, un'installazione di Alberto Bartalini, ideatore del Teatro insieme al fratello del tenore, Alberto Bocelli. Cinque brani che saranno trasmessi in diretta sul canale Youtube del tenore.
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Al Concertone del Primo Maggio anche Nannini, Vasco Rossi, Zucchero, Meta e Gabbani


Cominciano a essere ufficializzati i nomi degli artisti che prenderanno parte al Concertone del Primo maggio di Roma. Gli organizzatori, infatti, hanno specificato che il concertone - che andrà in onda in diretta su Rai Tre - si avvarrà di contributi di artisti come Vasco Rossi, ZUcchero, Gianna Nannini, ma anche Francesco Gabbani, Ermal Meta, Francesca Michielin e i giovani Fasma e Leo Gassmann.
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Andrea Bocelli solo in Duomo: “Custodirò l’emozione di una Pasqua che l’emergenza ha reso dolente”


Quello di Andrea Bocelli al Duomo di Milano è stato un concerto vista da milioni di persone. Oltre 23 milioni sono coloro, infatti, che si sono connessi alla diretta che su Youtube il Tenore ha tenuto nel giorno di Pasqua: "Custodirò l'emozione di questa Santa Pasqua che l’emergenza ha reso dolente, ma al contempo ancora più feconda" ha detto il tenore.
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Fai rumore di Diodato cantata sui balconi ha ispirato lo show che sostituisce l’Eurovision


Diodato rappresenterà l'Italia nello show Europe Shine a Light, che prende il posto dell'Eurovision Song Contest. Il cantante parteciperà, come previsto, con "Fai rumore", la canzone con cui si è aggiudicato il Festival di Sanremo 2020 e che, cantata sui balconi italiani, ha ispirato il consulente creativo dell'ESC 2020 per questo nuovo evento.
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“Per il Coronavirus la Musica ha perso 40 milioni, possiamo rimborsare i live cancellati, non la paura”


Il settore musicale ha perso circa 40 milioni di euro da quando è cominciata la situazione di emergenza dovuta al Cornavirus, senza contare l'indotto. Lo dice a Fanpage.it Vincenzo Spera, Presidente di Assomusica, l’associazione degli organizzatori e dei produttori di spettacoli di musica dal vivo, che ha parlato anche di aiuti al settore e di rimborsi.
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Coronavirus, i Big Thief cancellano il concerto di Milano: “Rischio basso ma meglio la cautela”


I Big Thief hanno cancellato il concerto previsto per questa sera, 23 febbraio, al Circolo Magnolia di Milano. Il motivo è il Coronavirus come si legge nella nota diramata dalla band americana che spiega che "Nonostante il rischio di Coronavirus sia molto basso pensiamo che sia meglio peccare per eccesso di cautela almeno per quanto riguarda l'interesse dei nostri fan".
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Quando la discriminazione arriva fin sotto il palco

Per noi persone disabili assistere a un concerto è un'odissea. Ne sanno qualcosa l'attivista Sofia Righetti che ha intrapreso una battaglia legale o Simona Ciappei che sta raccogliendo firme per presentare una proposta di legge. Le cose possono cambiare. Ma la battaglia deve essere condivisa.

Sofia Righetti, attivista con disabilità motoria che ho avuto la fortuna di conoscere, stavolta si è proprio (giustamente) incazzata e ha deciso di fare sul serio.

L’anno scorso, durante il concerto degli Evanescence, non è riuscita a godersi lo spettacolo dall’inizio perché il pubblico, alzatosi in piedi, le ha impedito la visuale e solo a metà concerto è riuscita a convincere il personale addetto alla security a spostare lei e gli altri fan in carrozzina sotto al palco.

Ma Sofia non si è persa d’animo – come leggiamo in un post pubblicato sul suo profilo Facebook – scegliendo di non protestare come singola ma di appoggiarsi all’Associazione Luca Coscioni per fare causa ad Arena srl, Fondazione Arena e Vivo Concerti.

Finalmente posso renderlo pubblico.Vi ho detto che non mollavo? E non ho mollato.Il 20 febbraio 2020 sarò la prima…

Posted by Sofia Righetti on Tuesday, February 11, 2020

L’attivista veronese non è la prima a lamentarsi di criticità legate alla partecipazione a concerti musicali. Di tanto in tanto mi capitano sotto gli occhi notizie di altri amanti della musica dal vivo con disabilità che sono incappati in disavventure simili e soprattutto hanno dovuto subire le stesse discriminazioni o altre somiglianti.

CONCERTI A OSTACOLI

Aree riservate agli spettatori disabili di dimensioni insufficienti a ospitare tutti gli aventi diritto oppure collocate a notevole distanza dal palcoscenico, in posizioni poco “strategiche”. Pochi posti riservati, numerose difficoltà anche per capire a chi rivolgersi per comprare il biglietto destinato alla persona disabile e a chi l’accompagna, obbligo di indicare il nome dell’accompagnatore al momento della prenotazione. Sono queste alcune delle principali criticità che dobbiamo gestire se vogliamo assistere a un concerto.

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CON IL TEMPO TUTTO SI È COMPLICATO

Quando ero più giovane andavo spesso ai concerti dei miei cantanti preferiti. Anche ora mi capita di farlo, seppur meno frequentemente. In effetti anch’io ho notato che la faccenda si è notevolmente complicata: se anni fa riuscivo facilmente a individuare il contatto di chi si occupava della prenotazione e dell’accesso degli spettatori con disabilità ora mi capita spesso di essere rimbalzata da un indirizzo mail a un altro. Inoltre una volta non dovevo preoccuparmi di avvisare della mia presenza con largo anticipo perché non succedeva mai che mi venisse negato l’accesso per capienza insufficiente dell’area riservata alle persone disabili. Ora invece ho imparato a mie spese che, se non sono tempestiva nell’effettuare la prenotazione, lo spettacolo dei miei artisti preferiti dal vivo posso anche scordarmelo. Una volta non avevo neppure bisogno di scegliere in anticipo il nome dell’amica o amico che mi avrebbe accompagnata, informazione, questa, che non sempre possiedo con sicurezza al momento della prenotazione. E poi, in effetti, ho notato che le aree a noi riservate sono collocate in posizioni spesso infelici per usare un eufemismo.

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Un po’ di tempo fa non era così. Perché, se una persona sceglie di assistere a un concerto dal vivo, non è certo per guardarselo dai maxischermi. Ci posizionavano proprio sotto al palcoscenico, oltre le transenne. Era un punto comodissimo che ci consentiva una visuale ottima e ci permetteva anche di accedere alle vie di fuga nel caso fosse servito. Inoltre eravamo vicini sia al personale deputato alla sicurezza sia a quello incaricato del primo soccorso. Praticamente in una botte di ferro.

DISCRIMINATI DA INCOMPRENSIBILI “RAGIONI DI SICUREZZA”

Da parecchi anni questa possibilità è vietata per “ragioni di sicurezza” a me del tutto incomprensibili per le ragioni che ho spiegato. Qualcuno potrà obiettare che anche molti spettatori normodotati assistono allo spettacolo dalle retrovie. È senza dubbio vero ma la differenza è che loro possono scegliere di conquistarsi la prima fila arrivando con largo anticipo davanti ai cancelli d’entrata oppure di accontentarsi di una postazione secondaria. Noi non abbiamo alternativa. L’esigenza di garantire sicurezza per tutti è un dovere per chi è deputato all’organizzazione degli eventi ma non si può pensare di assolverlo negando a priori ad alcuni il diritto di godersi lo spettacolo. Ma c’è chi per fortuna non si è rassegnato di fronte a questa discriminazione e si sta muovendo per cercare di rendere i concerti accessibili davvero a tutti.

ATTITUDE IS EVERYTHING: GUIDA AI CONCERTI ACCESSIBILI

In Inghilterra, patria dei primi movimenti di attivisti per i diritti delle persone con disabilità, l’associazione Attitude is Everything ha creato una guida gratuita ai concerti accessibili. È uno strumento indirizzato a band, artisti e promotori per rendere i concerti e i tour fruibili anche da spettatori con disabilità. Trovo che sia un ottimo modo per generare una responsabilità condivisa nell’organizzazione e nella gestione degli eventi musicali. La musica veicola cultura quindi occorre generare una responsabilità condivisa anche dagli artisti stessi affinché diventi un patrimonio godibile da chiunque.

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In Italia Simona Ciappei, 43 anni, pisana, gestisce la pagina Facebook Sottoilpalcoancheio attraverso la quale offre spazio alle persone con disabilità perché raccontino i loro vissuti di discriminazione legati alla partecipazione a un concerto. L’obiettivo di Simona è raccogliere 50 mila firme necessarie per presentare in parlamento una proposta di legge finalizzata a migliorare l’accessibilità degli eventi musicali.

UNITI PER UNA BATTAGLIA CONDIVISA

Sarebbe utile che Sottoilpalcoancheio riuscisse ad attivare collaborazioni e sinergie con le altre realtà che si occupano della difesa dei diritti (e doveri) dei cittadini con disabilità. Spesso infatti ci si muove singolarmente e si fatica a collaborare. Questo però rende meno efficace ogni intervento. Se queste realtà smettessero di coltivare ognuna il proprio orticello e si unissero per combattere battaglie condivise, forse il loro potere di migliorare il contesto socio-politico e culturale in cui viviamo aumenterebbe.

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Chi è Jader Bignamini, nuovo direttore dell’orchestra di Detroit

Originario di Crema, 43 anni, è stato scelto da una delle più antiche orchestre sinfoniche d'America. Prenderà il posto del decano Leonard Slatkin.

Da Crema a una delle più antiche orchestre sinfoniche d’America: l’italiano Jader Bignamini è stato nominato nuovo direttore della Detroit Symphony Orchestra. Bignamini, 43 anni, è attualmente anche direttore residente dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi. A Detroit prenderà il posto del decano Leonard Slatkin, costretto a ritirarsi per un’operazione al cuore nel 2018. Il suo contratto durerà sei anni.

«Scegliere un direttore d’orchestra noto soprattutto per l’opera e non molto conosciuto negli States», scrive il New York Times dando la notizia della nomina, «è abbastanza un rischio per questa orchestra. La Detroit Symphony ha iniziato l’ultimo decennio con un doloroso sciopero e da allora ha lavorato per risollevarsi, così come la città che la ospita. Ma negli ultimi tempi la stella di Bignamini sta crescendo».

Nato a Crema nel 1976, Bignamini ha iniziato la sua formazione musicale studiando clarinetto al Conservatorio di Piacenza. Negli ultimi anni la sua carriera ha fatto un salto con una serie di lavori alll’estero, a partire dalla Metropolitan Opera fino alla Vienna State Opera e alla Dutch National Opera. Amante del jazz, ha fatto sapere di volerne esplorare la scena nei locali della città nel Nord degli Usa. «C’è stato amore a prima vista con l’orchestra», ha commentato il maestro in un dichiarazione per la stampa. Stephen Molina, un bassista membro del comitato di selezione per il nuovo direttore, ha confermato che «la connessione immediata con i musicisti è stata unica».

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Radetzky marcia ancora

Lo sbandierato nuovo arrangiamento a cura dei Wiener Philharmoniker lascia a bocca aperta. Ma non per i suoi elementi innovativi o diversi: per la sostanziale sovrapponibilità con il vituperato precedente. Per la "denazificazione", passare un'altra volta.

Tanto tuonò che non piovve. Per la Marcia di Radetzky “denazificata”, passare un’altra volta. Fuori dagli inutili tecnicismi e dai dettagli più o meno sottili, lo sbandierato nuovo arrangiamento “a cura dei Wiener Philharmoniker” lascia a bocca aperta. Ma non per i suoi elementi nuovi o diversi: per la sostanziale sovrapponibilità con il vituperato precedente, firmato negli Anni 30 dall’oscuro galoppino nazista Leopold Weninger. Per dirla con le parole della conduttrice della diretta su Radiotre, che quasi è sbottata mentre esplodeva l’ovazione conclusiva, la Marcia in questa nuova revisione è risultata «Tutto sommato appena appena alleggerita nelle percussioni».

IMPROBABILE CHE MUTI FACCIA QUALCHE PASSO IN PIÙ

Lo sconcerto maggiore, si può immaginare, nel mondo della destra sovranista e populista, i cui mezzi di informazione avevano gridato allo scandalo e all’abominio per lo “scippo” della Marcia “nazi style”: prova provata che il tramonto dell’Occidente è in atto, secondo qualche filosofo di complemento. Semmai, dimostrazione del fatto che mai come oggi Oswald Spengler avrebbe bisogno di essere difeso dai suoi sostenitori. A questo punto, comunque, sembra difficile che ci siano cambi nel prossimo futuro. Molto improbabile, ad esempio, che Riccardo Muti, per l’ennesima volta incaricato della direzione l’anno prossimo, faccia qualche passo nella direzione di una più sostanziale “revisione”. Scomparso il nome di Leopold Weninger come arrangiatore, la Marcia continuerà a suonare alle orecchie del pubblico come una volta.

UNA FRUIZIONE ORMAI CRISTALLIZZATA

D’altra parte, è parso chiaro a tutti gli spettatori della differita tv pomeridiana (ma anche della diretta radiofonica) che la modalità della fruizione della Marcia di Radetzky nella “Sala d’oro” del Musikverein di Vienna è ormai non più modificabile. Chi fra le migliaia di richiedenti vince il sorteggio online per i biglietti (così avviene la distribuzione, ad ogni febbraio: tariffe fino a 1.200 euro) vuole battere le mani a tempo e non sente ragione. Si è piegato anche Andris Nelsons, che ha fatto quello che quasi tutti i suoi colleghi in passato hanno fatto: ha “diretto” il pubblico. Anche se nelle settimane prima non era mancato chi aveva annotato che questa modalità di fruizione si riallaccia a consuetudini in voga durante il periodo nazista. Questa volta il battito delle mani era così rumoroso e irrefrenabile da rischiare con il suo frastuono di oscurare i Wiener a pienissimo organico.

SOLO BARENBOIM HA OSATO ZITTIRE IL PUBBLICO

Chi aveva preso le distanze, sia pure a modo suo, era stato Daniel Barenboim nel 2014: se riguardate il video a corredo dell’articolo sulla Marcia pubblicato prima di Natale su Lettera43, vedrete che durante l’esecuzione con battimani, Barenboim fa tutt’altro: gira tra le file dell’orchestra, saluta quasi ogni singolo strumentista, si disinteressa della musica e della sua esecuzione, salvo zittire il pubblico quando esagera.

GLI ERRORI DI COMUNICAZIONE DEI WEINER PHILARMONIKER

Alla fine, di questa curiosa storia a cavallo del passaggio di decennio, resta la sorpresa per come i Wiener hanno prima creato e poi gestito la vicenda, dimostrando che nell’ambito della comunicazione sono lontani dall’eccellenza del loro far musica. Sono stati loro ad accendere i riflettori sulla Marcia di Radetzky, all’insegna di un molto discutibile politically correct, che nelle cose artistiche dovrebbe sempre essere maneggiato con grandissima cautela. Loro hanno annunciato che «finalmente» la Marcia sarebbe stata denazificata, ma mentre la curiosità cresceva insieme alle polemiche, loro hanno vigorosamente tirato i freni, a questo punto nel massimo riserbo. Che dire? Per quel che ci riguarda, molto meglio così. Ma c’era bisogno di tanti inutili proclami?

UNA VERSIONE PIÙ AUTENTICA DELLA MARCIA È DATATA 1848

Che poi, a voler sottilizzare, una versione molto vicina all’idea di Strauss padre esiste ed è a portata di mano: è la primissima edizione per orchestra della Marcia, pubblicata nell’autunno del 1848 e scovata nel 1999 dallo studioso Norbert Rubey alla Biblioteca di Vienna. La versione che vi si ritrova è effettivamente più leggera nella strumentazione e più articolata melodicamente nella sezione centrale. L’unico che la diresse al Concerto di Capodanno fu Nikolaus Harnoncourt, nel 2001. La mise in apertura di concerto, anzi, riservando la chiusura alla versione “tradizionale”. Ne esistono almeno due edizioni discografiche, quella ufficiale di quel Primo dell’anno al Musikverein e quella realizzata con il Concentus Musicus Wien, in cui la Marcia viene proposta in quella che viene definita “urfassung”’. Le differenze, all’ascolto comparato, non sono certo eclatanti. Comunque, più significative rispetto a quanto si è sentito oggi. Se l’adottassero, i Wiener potrebbero a ragione proclamare che l’operazione di “denazificazione” è compiuta. Invece, da quel 2001, la versione originale è svanita dagli orizzonti dell’orchestra Filarmonica di Vienna. Curioso anche questo.

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