La gestione dei rifiuti a Roma secondo le indagini

Il procuratore generale facente funzione De Siervo: «Non c'è segmento che non sia stato gestito in modo illecito».

La gestione dei rifiuti romani sarebbe completamente illecita. È questo l’inquietante quadro dipinto dal procuratore generale della Corte d’Appello della Capitale, Federico De Siervo. «Sono in corso una serie di indagini che riguardano il mondo gestito da Ama dalle quali sta emergendo in modo abbastanza chiaro che tra cattiva gestione degli impianti di Tmb e omessi controlli di attività gestite tramite società appaltatrici, nonché cattiva gestione delle isole ecologiche, non c’è segmento di tale attività di gestione del ciclo rifiuti che non sia stato investigato e gestito in modo illecito», ha detto De Siervo alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.

«A seguito di numerosi esposti, denunce di cittadini e di associazioni, si è accertato che in molte zone di Roma, per carenza di personale e di mezzi adeguati, non si è provveduto ad una regolare raccolta di rifiuti urbani dai cassonetti». Per questo è stato contestato il reato di stoccaggio illecito di rifiuti. Ma non è finita: «È emerso che anche i servizi gestiti da Ama per il tramite di società esterne vincitrici di appalti, come la raccolta di rifiuti di utenze non domestiche, non hanno dato risultati soddisfacenti in quanto la carenza si sorveglianza e controllo da parte della partecipata del Comune ha consentito da un lato il mancato rispetto del contratto, per cui i rifiuti di tali utenze venivano prelevati senza la dovuta regolarità, dall’altro si rendeva necessario l’intervento di Ama a integrazione ovvero nei casi di siti particolarmente delicati (come ad esempio per le cliniche sanitarie)».

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Roma è un po’ meno fascista nei nomi delle vie

La sindaca Raggi ha cambiato la denominazione a tre strade della Capitale che erano intitolate a Donaggio e Zavattari, firmatari del Manifesto della razza. Ora sono state dedicate a Carrara, Mortara e Calabresi, scienziati discriminati durante il Ventennio.

Roma è un po’ meno fascista, almeno nella toponomastica. Sono stati tolti infatti i nomi di due strade e un largo della Capitale che erano intitolati ad Arturo Donaggio ed Edoardo Zavattari, firmatari del Manifesto della razza.

REINTITOLAZIONE A UN MEDICO, UNA FISICA E UNA ZOOLOGA

L’iniziativa è stata presa dalla sindaca Virginia Raggi, che ha presentato insieme con studenti romani e con la comunità ebraica la reintitolazione delle vie al medico Mario Carrara, alla fisica Nella Mortara e alla zoologa Enrica Calabresi. I tre nuovi intestatari sono scienziati che si opposero e furono vittime di discriminazioni razziali durante il regime fascista.

RAGGI AGLI STUDENTI: «SCRIVETE UN PEZZO DI STORIA»

La sindaca ha commentato così parlando agli studenti durante la cerimonia: «State scrivendo un pezzo di storia. La state scrivendo voi che avete contribuito a scegliere tre nomi di strade a Roma che rimarranno per sempre».

Voi avete imparato crescendo che il contributo di ciascuno è fondamentale per scrivere le pagine della nostra storia


Virginia Raggi agli studenti

Gli alunni di alcune scuole romane hanno infatti partecipato alla scelta: «Voi avete imparato crescendo che il contributo di ciascuno è fondamentale per scrivere le pagine della nostra storia. Dobbiamo imparare a capire il valore delle nostre azioni e della nostra storia. È un atto storico», ha detto la Raggi.

PER FICO È «UN ATTO DI GIUSTIZIA»

Anche il presidente della Camera Roberto Fico è intervenuto sulla vicenda con un messaggio letto proprio dalla Raggi: «È un atto di verità e giustizia perché rimuove dal toponimo coloro che aderirono al manifesto razzista, diventando complici di un’ideologia buia». Fico ha parlato di «valori costituzionali frutto della Resistenza. Non possiamo mi abbassare la guardia» e la «vostra iniziativa è un importante tassello».

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