Il governo ha approvato i decreti clima e scuola: cosa prevedono

Ok ai bonus per le rottamazioni di auto e moto. Si bloccano le assunzioni di professori e ricercatori precari. Tutte le misure.

Via libera del Consiglio dei ministri al decreto clima, con i bonus per le rottamazioni di auto e moto, e al decreto scuola, che interviene sul reclutamento del personale scolastico e dei ricercatori precari.

PER IL CLIMA UNA DOTE DI 450 MILIONI DI EURO

Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha spiegato che i fondi stanziati per il clima ammontano a «circa 450 milioni di euro». Provengono tutti dalle cosiddette aste verdi, ovvero dal sistema di scambio delle emissioni di gas serra in vigore nell’Unione europea.

NIENTE VIRIFICHE BIOMETRICHE PER I PRESIDI

Per quando riguarda invece la scuola, le deputate del M5s Virginia Villani e Vittoria Casa hanno spiegato che il decreto, oltre a contenere «importanti misure per valorizzare il merito dei nostri docenti e definire le modalità del reclutamento», abolisce «le verifiche biometriche per i dirigenti scolastici, una misura che abbiamo sempre osteggiato». Per i presidi «sarà presto bandito un concorso su base regionale, al quale si aggiungerà un bando per assumere 55 ispettori scolastici a partire dal 2021».

(notizia in aggiornamento)

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Come potrebbe cambiare ancora il decreto Clima

Nuovo riordino della misura green. Cambia la eco-rottamazione per i cittadini nelle aree inquinate ma sparisce il taglio graduale ai sussidi fossili. Le novità.

Cambia ancora la bozza del decreto Clima. Il testo è passato da 14 a 11 articoli e ha visto nuove modulazioni e nuovi cambiamenti. Sono rientrati gli incentivi per i prodotti sfusi o alla ‘spina’ (l’articolo ‘green corner’), è cambiata ancora l’eco-rottamazione per i cittadini delle aree più inquinate del Paese sotto procedura di infrazione Ue per smog e non c’è più il taglio graduale ai sussidi fossili. Non solo. Negli articoli non viene più contemplata la formulazione ‘verde’ per il Cipe, mentre ha assunto più sostanza la parte dedicata ai rifiuti e alle disposizioni per il superamento delle infrazioni europee in materia ambientale.

COME CAMBIA LA ROTTAMAZIONE

Nel nuovo testo è prevista anche una nuova norma per la rottamazione con l’ingresso delle moto. Le risorse, in un fondo ad hoc, ‘Programma sperimentale buono mobilità’, sono arrivate a un totale di 255 milioni. Il ‘buono mobilità’ è destinato ai cittadini residenti nei Comuni sotto procedura d’infrazione Ue per smog che, entro il 31 dicembre 2021, cambiano auto (fino ai modelli Euro3) o motocicli (fino alla classe Euro2 e Euro3 a due tempi); vale 1.500 euro per i primi e 500 euro per i secondi.

COME FUNZIONA IL “BUONO MOBILITÀ”

Il ‘buono mobilità‘, che non costituisce reddito imponibile, potrà essere utilizzato entro i successivi tre anni per abbonamenti al Trasporto pubblico locale (Tpl), altri servizi, e anche per biciclette anche a pedalata assistita. Inoltre «la quota di risorse di competenza per il 2019 del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare è destinata, nei limiti di 40 milioni di euro, a finanziare progetti per la creazione, il prolungamento, l’ammodernamento e la messa a norma di corsie preferenziali» per il Tpl; questi progetti dovranno esser presentati allo stesso ministero «da uno o più Comuni, anche in forma associata», purché all’interno di aree – con popolazione superiore a 100mila abitanti – sotto procedura di infrazione europea per la qualità dell’aria.

20 MILIONI PER GLI ECO-SCUOLABUS

Nel testo presente anche un fondo per mezzi di trasporto ibridi, elettrici o non inferiori a Euro6 immatricolati però dal primo settembre di quest’anno in poi per «la realizzazione o l’implementazione del servizio di trasporto scolastico». I mezzi saranno «selezionati» dal ministero dell’Ambiente. Si tratta di «progetti sperimentali» dedicati ai bimbi degli asili e agli alunni delle scuole elementari. La quota di risorse, di competenza per il 2019 del ministero dell’Ambiente, è pari a 20 milioni di euro.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Le misure contenute nel decreto clima 2019

Nella bozza del decreto ricompare il taglio ai sussidi per le fonti fossili. E poi oltre 250 milioni di euro in tre anni di incentivi per l'ecorottamazione. Ben il 35% Dei fondi del Cipe destinati alla riconversione ambientale.

Il taglio ai sussidi fossili è ricomparso nel decreto clima. L’entità della riduzione verrà stabilita in Legge di Bilancio; gli importi saranno destinati per il 50% a un Fondo del Ministero dell’economia e delle finanze per interventi in materia ambientale e sostegno alla transizione ecologica delle imprese. Inoltre è prevista una legge sul clima ogni due anni, oltre 250 milioni di incentivi per la eco rottamazione in tre anni. Ecco tutte le novità.

LE NOVITÁ NELLA BOZZA DEL DECRETO

LEGGE PER IL CLIMA OGNI DUE ANNI

Una legge per il clima ogni due anni. Questo prevede l’ultima versione del decreto clima messo a punto dal governo. «Le politiche nazionali sono volte a perseguire entro il 2030 gli obiettivi stabiliti dal Piano nazionale integrato energia e clima 2021-2030» per la «produzione di energia da fonti rinnovabili, l’efficienza energetica, nonché la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra», si legge nel decreto. A presentare la legge alle Camere, «ogni due anni», sarà il governo, «su proposta del ministro dell’Ambiente e del ministro dello Sviluppo economico». Il ddl nello specifico riguarderà il miglioramento della qualità dell’aria.

TAGLIO AI SUSSIDI PER LE ENERGIE FOSSILI

Nell’ultima versione della bozza è prevista anche la riduzione progressiva dei sussidi ambientalmente dannosi per raggiungere gli obiettivi del Programma strategico nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell’aria.

IL 35% DELLE RISORSE DEL CIPE PER L’AMBIENTE

Al Programma di contrasto ai cambiamenti climatici e alle misure di promozione ambientale, con delibera del Cipe, sono «destinate almeno il 35% delle risorse disponibili del Fondo per lo sviluppo e la coesione per il periodo di programmazione 2021-2027». Inoltre il Cipe «promuove l’armonizzazione della programmazione economica nazionale con le misure previste dal Programma strategico».

PER LA ECO ROTTAMAZIONE 5 MILIIONI NEL 2019 E 125 NE 2020 E 2021

Per la eco-rottamazione viene istituito un fondo ‘Programma sperimentale buono mobilità’ da 255 milioni: 5 milioni subito per il 2019, e 125 milioni sia per il 2020 che per il 2021. Così l’ultima versione della bozza del decreto Clima. Aumentano le risorse messe a disposizione rispetto al testo precedente (da 100 a 125 milioni) e la rottamazione si estende dagli Euro 4 agli Euro 3. Il ‘buono mobilità’ per i cittadini che rottamano l’auto, entro il 31 dicembre 2021, rimane di 1.500 euro (da spendere per abbonamenti per trasporto pubblico e altri servizi).

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Cosa prevede la nuova bozza del decreto Clima

Nuova rottamazione con bonus da 1.500 euro. Via la norma sui prodotti sfusi. Campagne di informazione ambientale nelle scuole. Cosa cambia nell'ultima versione del testo allo studio del governo.

Dieci giorni dopo le prime indiscrezioni filtrate dalle agenzie di stampa, emergono nuovi dettagli sulla bozza del decreto clima allo studio del governo, con diverse novità rispetto ai primi contenuti che erano stati anticipati.

NUOVA ROTTAMAZIONE CON BONUS DA 1.500 EURO

Arriva subito, già da quest’anno, una nuova rottamazione delle vecchie auto, fino ai modelli Euro, 4 in cambio dell’acquisto di abbonamenti al trasporto pubblico o a servizi di sharing mobility. La nuova bozza prevede un ‘buono mobilità’ pari a 1.500 euro (meno dei 2 mila previsti in precedenza), ma stanzia già 5 milioni per il 2019. La norma dura tre anni e viene finanziata con 100 milioni nel 2020 e altrettanto nel 2021. La misura vale solo per i Comuni sotto procedura d’infrazione Ue per smog.

SPARISCE LA NORMA SUI PRODOTTI SFUSI

Sparisce, rispetto alla precedente versione, il taglio graduale ai sussidi ambientalmente dannosi (del peso totale di circa 17 miliardi) come l’incentivo per i prodotti sfusi venduti “alla spina”. Resta in bianco la definizione dell’end of waste, per l’economia circolare. Entra una norma sulla ricerca e i cambiamenti climatici. Il nuovo testo diventa più snello e lascia aperte alcuni punti da verificare con i ministeri di competenza. Oltre allo spazio che alcune disposizioni dovranno trovare nella legge di Bilancio.

CAMPAGNA DI FORMAZIONE AMBIENTALE NELLE SCUOLE

In programma poi una campagna di informazione e formazione ambientale nelle scuole che si chiamerà ‘L’ambiente siamo noi’. L’istituzione della campagna partirà dall’anno scolastico 2019-2020; l’obiettivo è informare e sensibilizzare gli studenti di tutte le scuole italiane sui temi dell’ambiente e degli effetti climatici. Le risorse messe a disposizione dal ministero dell’Ambiente sono 500 mila euro dal 2019.

NIENTE PIÙ DETRAZIONI PER LE SPESE DEGLI SCUOLABUS “GREEN”

Resta il fondo da 10 milioni l’anno (per il 2020 e il 2021), a valere sulle risorse del ministero dell’Ambiente, per incentivare il servizio di scuolabus a ridotte emissioni per gli asili, le scuole elementari e le medie, sia comunali che statali, delle città metropolitane più inquinate e su cui grava la procedura di infrazione Ue sulla qualità dell’aria. Ma sparisce la detrazione per le famiglie da 250 euro per le spese sostenute. Si tratta in effetti di una specie di sperimentazione dal momento che sono finanziati per due anni e i bus devono essere Euro 6 (due aspetti che nella bozza precedente non erano specificati). La norma rientra nelle «disposizioni per la promozione del trasporto scolastico sostenibile», per «limitare le emissioni inquinanti in atmosfera e migliorare la qualità dell’aria».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Perché sul clima Greta se la prende solo con cinque Paesi

La 16enne attivista attacca soprattutto Germania, Francia, Brasile, Argentina e Turchia. Ma non grandi Paesi come Usa, India e Cina. I motivi sono le emissioni, ma anche la firma di un protocollo Unicef a tutela dei bambini (a cui però ruberebbero il futuro).

È fuori di dubbio. Al vertice sul clima delle Nazioni unite la protagonista è stata lei, Greta Thunberg. Con l’immancabile treccia e lo sguardo severo, l’attivista svedese di 16 anni ha nuovamente puntato il dito contro i leader della Terra che non sono in grado di arrestare la deriva climatica del surriscaldamento globale. Con lei, una squadra di altri 16 adolescenti che, armati di tutto l’entusiasmo dell’età, sono determinati a invertire la rotta. E benché a «rubare i loro sogni» siano stati genericamente tutte le grandi potenze mondiali, cinque sono i Paesi bacchettati con maggior vigore rispetto a tutti gli altri. Si tratta di Germania, Francia, Brasile, Argentina e Turchia, contro cui i ragazzi vogliono presentare ricorso. Ad accomunarli, oltre al fatto di essere potenze che producono altissimi livelli di emissioni, anche l’essere al contempo firmatari del terzo protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. E, come tali, nella posizione di finire sotto accusa per non aver garantito il futuro delle nuove generazioni.

COSA DICE IL PROTOCOLLO: UNA TUTELA PER L’INFANZIA

Secondo il testo, «tutti i bambini i cui governi hanno ratificato il protocollo potranno presentare un reclamo al Comitato Onu sui diritti dell’infanzia, l’organismo indipendente di esperti incaricati di monitorare il rispetto dei bambini da parte degli Stati». Da questo testo, dunque, prende origine la mossa di Greta e compagni di incolpare un così ristretto numero di Stati. Charlotte Petri Gornitzka, vicedirettrice generale dell’Unicef, ha ricordato che «sono trascorsi 30 anni da quando i leader mondiali hanno preso un impegno storico per i bambini del mondo, adottando la Convenzione sui dritti dell’infanzia e dell’adolescenza», e ora «i bambini del mondo stanno chiedendo che si presti fede a quella promessa. Li supportiamo nell’esercizio dei loro diritti, perché il cambiamento climatico avrà impatto su ciascuno di loro».

DIVERSI “NEMICI” CHE NON HA RISPARMIATO

A un summit incentrato sul futuro del Pianeta, tuttavia, ha suscitato qualche perplessità il fatto che i paladini dell’ambiente non abbiano citato tra le nazioni da accusare anche potenze come Stati Uniti, Cina, India, Giappone, che figurano come i maggiori Stati inquinanti del mondo. In realtà, da quando Greta se ne stava seduta davanti al parlamento svedese con un cartello in mano in segno di protesta, sono diversi i nemici che l’attivista non ha risparmiato nelle sue arringhe pubbliche.

QUEL FALSO MITO ECOLOGISTA SULLA SVEZIA

Qualcuno è passato in sordina, qualcun altro meno. Ma facendo un excursus delle sue dichiarazioni, il dito viene puntato contro anche il suo stesso Paese, la Svezia. In un’intervista con Corrado Formigli su Piazza pulita, l’attivista affermò che non capiva come ma tutti dicessero che la Svezia è ambientalista. «Non so perché lo pensino, visto che secondo il Wwf è nella top ten dei Paesi mondiali con il più alto impatto ecologico per persona», spiegava. «Il nostro settore energetico è abbastanza pulito, ma consumiamo molto, costruiamo, esportiamo, importiamo».

A Trump non potrei dire niente di più di quello che sicuramente gli hanno già spiegato, è evidente che non ascolta gli scienziati


Greta Thunberg

Un altro nemico “ricorrente” è Donald Trump: «Non capisce la crisi climatica, è una follia che nel 2019 un presidente parli come lui. Se lo incontrassi non potrei dirgli niente di più di quello che sicuramente gli hanno già spiegato, è evidente che non ascolta gli scienziati». Sotto giudizio sono finiti anche i media. Secondo Greta «hanno più responsabilità dei politici. Perché se le persone non sanno cosa succede è a causa dei giornali, delle televisioni, che non sono stati in grado di informare e di spingere la gente a fare pressione su chi è al potere».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

I ghiacciai delle Alpi si sono dimezzati in 100 anni

Lo studio del Cnr: nel 2050 spariranno tutti quelli sotto i 3.500 metri. Le Dolomiti potrebbero restare a secco.

Negli ultimi 100 anni, i ghiacciai delle Alpi hanno dimezzato la loro estensione. E al 2050, rischiano di sparire tutti quelli sotto i 3.500 metri, perché le temperature odierne non permettono più la sopravvivenza dei ghiacci eterni sotto quella quota. In sostanza, le Dolomiti potrebbero restare senza ghiacciai. La causa è il riscaldamento globale, provocato dall’uomo. A dirlo è un glaciologo del Cnr, Renato Colucci. «I ghiacciai alpini di Italia, Francia, Austria e Svizzera si stanno ritirando a una velocità senza precedenti in migliaia di anni», racconta, «nell’ultimo secolo è scomparso il 50% della copertura e di questo il 70% è sparito negli ultimi 30 anni». «Dalla metà degli anni Ottanta, le temperature vanno solo in salita», prosegue il ricercatore, «fino ad allora, anche sotto i 3 milametri, d’estate rimaneva sempre un po’ di neve sopra il ghiaccio, che lo preservava e creava la riserva necessaria per formarne di nuovo. Ma oggi, osserviamo spesso la quasi completa asportazione del manto nevoso in estate. Il ghiaccio rimane esposto al sole e si fonde. In media si perde da mezzo metro a un metro di spessore all’anno». Secondo Colucci, se non si ferma il riscaldamento globale, nel giro di trent’anni spariranno i ghiacci eterni dalle Alpi Orientali e Centrali, e rimarranno solo sulle Alpi Occidentali, quelle più alte: «Se prendiamo la media delle temperature degli ultimi 15 anni», spiega, «questa non è compatibile con l’esistenza dei ghiacciai sotto i 3.500 metri. I ghiacciai delle Alpi sotto quella quota sono destinati a sparire nel giro di 20-30 anni». Gli studi dei glaciologi spiegano bene perché tutto questo sta avvenendo. «I carotaggi fatti sui ghiacci di Groenlandia e Antartico», spiega ancora Colucci, «ci dicono che nell’ultimo secolo l’aumento della CO2 nell’atmosfera è stato cento volte più rapido che in qualsiasi altra epoca negli ultimi 800 mila anni. E la responsabilità non può che essere dell’uomo». Il fenomeno dello scioglimento dei ghiacci riguarda tutte le catene montuose del mondo. «Paesi come Perù, Cile e India contano sui ghiacciai montani per l’approvvigionamento idrico, e potrebbero avere problemi», conclude Colucci, «la sparizione dei ghiacci polari potrebbe sommergere isole e località costiere. E lo scioglimento del permafrost, il terreno ghiacciato delle steppe, libererebbe enormi quantità di metano, il gas serra con l’effetto maggiore».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Manifestare per il clima potrà giustificare l’assenza da scuola

Circolare del ministero dell'Istruzione Fioramonti: ok alle mancate presenze in classe se si partecipa alla mobilitazione contro il riscaldamento globale. Ma devono essere comunque i singoli istituti a decidere in autonomia.

Chissà se ora Greta Thunberg e le sue battaglie ambientaliste diventeranno (ancora) più popolari tra le giovani generazioni italiane. Perché da oggi saltare la scuola per scendere in piazza “al fianco” (anche se fisicamente a distanza) dell’attivista svedese ecologista potrebbe essere considerato un motivo “nobile”. Tanto da non dover portare la giustificazione della mancata presenza tra i banchi. Lo ha spiegato il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti su Facebook: «In accordo con quanto richiesto da molte parti sociali e realtà associative impegnate nelle tematiche ambientali, ho dato mandato di redigere una circolare che invitasse le scuole, pur nella loro autonomia, a considerare giustificate le assenze degli studenti occorse per la mobilitazione mondiale contro il cambiamento climatico».

In accordo con quanto richiesto da molte parti sociali e realtà associative impegnate nelle tematiche ambientali, ho…

Posted by Lorenzo Fioramonti on Monday, September 23, 2019

«RIVENDICANO UN’ATTENZIONE IMPRESCINDIBILE AL LORO FUTURO»

Il ministro ha quindi spiegato: «In questa settimana dal 20 al 27 settembre ragazzi e ragazze di ogni Paese stanno scendendo in piazza per rivendicare un’attenzione imprescindibile al loro futuro, che è minacciato dalla devastazione ambientale e da una concezione economica dello sviluppo ormai insostenibile. L’importanza di questa mobilitazione è quindi fondamentale per numerosi aspetti, a partire dalla necessità improrogabile di un cambiamento rapido dei modelli socio-economici imperanti. È in gioco il bene più essenziale, cioè imparare a prenderci cura del nostro mondo».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

La Russia ha ratificato l’accordo sul clima di Parigi

Mosca ha deciso di entrare nell'intesa contro i cambiamenti climatici del 2015. Duma a lavoro per adattare leggi e regolamenti.

Il primo ministro russo Dmitry Medvedev ha dichiarato di aver firmato una risoluzione relativa alla ratifica dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Lo riporta Interfax. «È importante», ha detto Medvedev in una riunione con i vice primi ministri, «che il nostro Paese partecipi a questo processo: la minaccia dei cambiamenti climatici potrebbe compromettere l’equilibrio ambientale, mettere a rischio lo sviluppo di successo di molti settori chiave, come l’agricoltura, e, soprattutto, la sicurezza della nostra gente che vive sul permafrost».

LEGISLATORI A LAVORO PER STENDERE I REGOLAMENTI

«Stiamo svolgendo lavori nell’ambito del Progetto Nazionale Ecologico e cerchiamo di ridurre le emissioni che inquinano l’aria e di ripristinare le foreste: ora dovremo anche tenere presente l’adempimento degli obblighi internazionali che mirano a ridurre le emissioni di gas serra», ha detto ancora Medvedev affermando di aver già ordinato di elaborare regolamenti che adeguano l’accordo di Parigi alle leggi russe.

NUOVA LEGISLAZIONE PRONTA NEL 2020

Il vice primo ministro Alexei Gordeyev ha dichiarato che il documento sarà pronto entro il 2020. «Secondo il ministero delle Finanze, adotteremo il documento entro la fine di quest’anno», ha detto Gordeyev. La ratifica dell’accordo di Parigi renderà la Russia un vero e proprio player nella formazione della moderna agenda globale sul clima, ha affermato. «Ciò è particolarmente importante in quanto la Russia si colloca al quarto posto nel mondo per emissioni di gas serra e qualsiasi misura normativa deve tenere conto dei nostri interessi nazionali nella massima misura: questo principio è la pietra angolare delle norme e dei regolamenti che ora vengono creati a livello nazionale», ha detto Gordeyev.

A LAVORO PER RIDURRE EMISSIONI ENTRO IL 2050

Una legge federale sarà il documento principale per quanto riguarda la regolamentazione statale delle emissioni di gas serra e il suo progetto è pronto, ha detto. Il documento sarà adottato nel corso dell’anno, ha affermato Gordeyev. Inoltre, entro la fine dell’anno dovrebbero essere preparate strategie di sviluppo a lungo termine che prevedono bassi livelli di emissioni di gas a effetto serra fino al 2050.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

L’irruzione dei black bloc alla marcia per il clima di Parigi

Nel corteo dei movimenti ecologisti si sono infiltrati 1.000 individui ritenuti a rischio. Vetrine dei negozi spaccate, banche danneggiate, cassonetti incendiati e lancio di lacrimogeni da parte della polizia. Così la situazione è degenerata.

C’è del marcio alla marcia per il clima. A Parigi nel pomeriggio del 21 settembre l’aria si è surriscaldata, ma non per il global warming: colpa dei black bloc che si sono infiltrati nel corteo pacifico partito alle 14 dal giardino del Luxembourg. La polizia francese ha denunciato violenze commesse da questi individui e – su Twitter – ha invitato i manifestanti a «emarginarli». Facendo uso di lacrimogeni, le forze dell’ordine hanno respinto il tentativo degli elementi violenti – uno dei quali è stato fotografato e la foto postata su Twitter – di unirsi alle persone in marcia.

GREENPEACE HA LASCIATO PER TIMORE DI VIOLENZE

La situazione è presto degenerata a causa degli scontri. Lungo il percorso, nel quartiere latino, sono state danneggiate banche, agenzie di assicurazione e immobiliari. Visibili incendi a boulevard Saint-Michel. Di fronte al clima di tensione, i movimenti ecologisti di Greenpeace e Youth For Climate hanno invitato i loro sostenitori ad abbandonare la manifestazione.

corteo clima parigi black bloc
Black bloc in azione a Parigi.

LANCIO DI MONOPATTINI CONTRO LE VETRINE

La prefettura ha riferito che si tratta di un migliaio di «individui a rischio, ultragauche e ultragialli» che si sono mescolati alle altre persone. I black bloc hanno lanciato contro i negozi alcuni monopattini elettrici a noleggio, presi in strada.

A VOLTO COPERTO SFIDANDO LA POLIZIA

All’arrivo nei pressi di place d’Italie poi si sono moltiplicate le violenze e gli incendi di cassonetti. La polizia ha risposto ancora con il lancio di lacrimogeni. I black bloc, con il volto coperto, hanno risposto erigendo barricate con materiale da cantiere. Forze dell’ordine e individui violenti a margine della manifestazione hanno continuato a fronteggiarsi.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Cosa c’è nel pacchetto per il clima da 100 miliardi della Germania

Il governo tedesco ha varato un maxi-provvedimento per la protezione dell'ambiente. Tra le misure principali nuove tasse su aerei e auto e sgravi fiscali per i trasporti ferroviari.

Il governo tedesco si è impegnato per 54 miliardi di euro entro il 2023, e 100 miliardi entro il 2030, per finanziare un robusto piano di tutela dell’ambiente. Le cifre sono contenute nel pacchetto di misure salva-clima di 22 pagine concordate all’interno della Grosse Koalition.

PRESSIONE FISCALE SUI VOLI PER RILANCIARE I TRENI

Il piano prevede tra le altre cose di puntare sul potenziamento del trasporto ferroviario, investendo la maggior parte dei fondi promessi nelle infrastrutture su rotaia. Previsti anche incentivi, con speciali abbonamenti, per chi utilizza i mezzi pubblici. Il governo di Berlino dovrebbe quindi varare un aumento dell’iva sui biglietti aerei una diminuzione sulle tariffe dei treni a partire già dal primo gennaio 2020.

SU LE TASSE SU BENZINA E DIESEL

Nel nuovo pacchetto sarebbe prevista anche l’introduzione dal 2021 del sistema del commercio dei certificati di emissione, come in Ue. Dal 2021 inoltre la benzina e il diesel saranno più cari di 3 centesimi mentre dal 2026 di 10 centesimi al litro. Per accompagnare la transizione ci saranno anche delle detrazioni per i pendolari pari a 5 centesimi per chilometro dal 2021. In futuro, 35 centesimi invece di 30 centesimi per chilometro saranno deducibili dalle tasse. I vertici della coalizione di governo hanno anche trovato anche un accordo sul divieto di installazione del riscaldamento a gasolio a partire dal 2025. Chiunque sostituisca un vecchio impianto a gasolio con un modello più eco-compatibile avrà un sostegno per coprire il 40% dei costi.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it