CDP investe 100 milioni nel fondo FOF Private Equity Italia

La sottoscrizione addizionale va ad incrementare le disponibilità di capitali a supporto del tessuto imprenditoriale italiano.

Cassa Depositi e Prestiti (CDP) ha approvato la sottoscrizione di ulteriori quote per un impegno aggiuntivo di 100 milioni di euro nel fondo di investimento denominato FOF Private Equity Italia, gestito da FII Sgr (Fondo Italiano d’Investimento Sgr, partecipata per il 68% da CDP Equity). A seguito dell’operazione, l’impegno complessivo di CDP nel Fondo passa da 200 milioni di euro a 300 milioni complessivi. La sottoscrizione addizionale va a moltiplicare, con potenziale effetto leva molto rilevante, la disponibilità di capitali per il mercato delle imprese italiane, più che mai necessari nell’attuale contesto di crisi. In virtù dell’impegno aggiuntivo da parte di CDP, il FOF Private Equity Italia potrà dedicare maggiori risorse per ciascun fondo target e al contempo investire in un maggior numero di fondi, con la finalità di agevolare la raccolta degli stessi da investitori terzi.

L’AD: «POSSIBILI INVESTIMENTI INDIRETTI IN MOLTE SOCIETÀ»

«Quella di oggi è un’ulteriore iniziativa di CDP a favore delle imprese del nostro Paese, che assume particolare rilevanza considerando l’attuale contesto emergenziale. Grazie all’ulteriore investimento di 100 milioni di euro, il FOF Private Equity Italia potrà investire indirettamente in moltissime società, favorendone così processi di ricapitalizzazione e di crescita”, ha detto Fabrizio Palermo, Amministratore delegato di CDP.

A SOSTEGNO DELLE PMI ITALIANE

Il FoF Private Equity Italia ha una dimensione target pari a 600 milioni di euro e ha l’obiettivo di supportare, attraverso la sottoscrizione di quote di fondi di private equity, lo sviluppo del mercato delle PMI italiane, Indirizzando investimenti verso operatori professionali che operano con un approccio finalizzato alla crescita di tali imprese e, dunque, al sostegno dell’economia reale.

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Cdp lancia il primo Covid-19 Social Response Bond da 1 miliardo

L'ad Palermo: «Così dimostriamo la nostra vicinanza al Paese in un momento di grande difficoltà».

Cassa Depositi e Prestiti ha lanciato sul mercato dei capitali un Social Bond, in due tranche, destinato al sostegno di imprese e pubbliche amministrazioni colpite dall’emergenza coronavirus. L’emissione, rivolta a investitori istituzionali, ha raccolto 1 miliardo di euro, registrando una richiesta quasi doppia. «Con l’emissione del nuovo Covid-19 Social Response Bond, Cdp conferma la propria vicinanza al Paese in un momento di grande difficoltà», ha dichiarato l’amministratore delegato di Cdp Fabrizio Palermo.

COME VERRANNO USATI I FONDI

I fondi saranno utilizzati per finanziare iniziative finalizzate sia a soluzioni di breve termine, per far fronte all’emergenza contingente sia per sostenere la ripresa economica attraverso investimenti di medio-lungo periodo. «Grazie a questa operazione, Cdp supporterà ulteriormente imprese e pubblica amministrazione, in un’ottica di rafforzamento della loro capacità di risposta alla situazione di crisi in atto e di rilancio», ha aggiunto l’ad Palermo. «La domanda registrata dimostra la crescente attenzione degli investitori nei confronti di iniziative ad alto impatto sociale e ambientale, oltre a rappresentare un segnale positivo nei confronti dell’Italia».

FACILITARE L’ACCESSO AL CREDITO

Tra le principali iniziative, in linea con i criteri descritti nel “CDP Green, Social and Sustainability Bond Framework”, rientrano la facilitazione dell’accesso al credito, sia in forma diretta che indiretta per il tramite del sistema bancario, alle piccole e medie imprese italiane che sono state particolarmente colpite da questa pandemia oltre al supporto agli enti pubblici e alle comunità locali nell’implementazione di misure volte anche a rafforzare e intensificare la capacità di risposta del sistema sanitario locale.

OLTRE 130 INVESTITORI

L’emissione, rivolta principalmente ai cosiddetti Socially Responsible Investors, è stata accolta da oltre 130 investitori, il 47% dei quali esteri. Le due tranche del “COVID-19 Social Response Bond” – emesso ai sensi del Debt Issuance Programme, il programma di emissioni a medio-lungo termine di Cdp dell’ammontare di 10 miliardi di euro – hanno le seguenti caratteristiche: 500 milioni euro, durata tre anni (aprile 2023) con una cedola annua lorda pari a 1,500%; 500 milioni di euro, durata sette anni (aprile 2027) con una cedola annua lorda pari a 2,000%.

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Cdp: lancia primo social housing bond, emissione da 750 mln

«Il successo dell'emissione», commenta l'ad Fabrizio Palermo, «rafforza ulteriormente il nostro impegno nell'edilizia sociale ed è un nuovo e importante tassello di una strategia volta a creare valore condiviso».

Cassa depositi e prestiti (cdp) ha lanciato sul mercato dei capitali «il primo Social Bond italiano dedicato al Social Housing, destinato a investitori istituzionali, per un ammontare di 750 milioni di euro». I fondi raccolti «saranno utilizzati per supportare interventi di edilizia residenziale sociale con iniziative dedicate alle quelle fasce di popolazione più deboli, prive dei requisiti per accedere alle liste dell’edilizia residenziale pubblica ma che non riescono a soddisfare il proprio bisogno abitativo sul mercato per ragioni economiche o per l’assenza di un’offerta adeguata».

«Il successo dell’emissione», commenta l’ad Fabrizio Palermo, «rafforza ulteriormente il nostro impegno nell’edilizia sociale, conferma Cdp come modello di riferimento per lo sviluppo sostenibile del nostro Paese, coerentemente con il piano industriale 2019-2021». Il Social Housing Bond, ricorda Palermo, rappresenta «un nuovo e importante tassello di una strategia volta a creare valore condiviso, integrando criteri di valutazione ambientali e sociali nelle attività di Cdp, con l’obiettivo di fornire un contributo tangibile per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu».

L’operazione – indica la Cassa – ha fatto registrare il record di numero di richieste e d’investitori dal debutto di Cdp sul mercato dei capitali. L’emissione, rivolta principalmente ai cosiddetti ‘socially responsible investors‘, è stata accolta da oltre 270 investitori, per il 65% esteri.

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Cdp si allarga e fa partire il risiko dei comunicatori

L'ad Fabrizio Palermo vuole rafforzare la squadra della Cassa. Così è partita la campagna acquisti. Niente da fare per Lorenza Pigozzi che resta in Mediobanca. Altri contatti sarebbero stati avviati con Acquaviva, Dompé e Fabiani di Banca Intesa, blindato però dall'ottimo rapporto con il direttore relazioni esterne Lucchini.

Grandi sommovimenti nel mondo della comunicazione.

L’epicentro è Cdp, perché nei piani dell’ad Fabrizio Palermo c’è il proposito di rafforzare la già nutrita squadra della Cassa per coprire tutte le sue multiformi attività.

Così fervono incontri, colloqui e telefonate ai piani alti. Nelle scorse settimane persino Mediobanca è stata coinvolta, visto che il suo capo della comunicazione Lorenza Pigozzi si è vista arrivare dall’ente di via Goito un’offerta inizialmente presa in considerazione, ma poi rifiutata grazie anche all’intervento di Alberto Nagel, ad di piazzetta Cuccia, cui non andava a genio l’idea di perdere la fedele e brava collaboratrice che in questi anni ne ha seguito l’ascesa.  

TRA I NOMI CONTATTATI ACQUAVIVA, DOMPÉ E FABIANI

Allora Cdp ha dirottato altrove la sua campagna acquisti, puntando su Tim. Prima sondando il capo ufficio stampa Riccardo Acquaviva, che la scorsa settimana ha interrotto il suo rapporto di lavoro con il colosso delle tlc. Poi un altro manager anche lui con un passato in Tim, Ivan Dompè, ora in parcheggio alla Business School della Luiss, l’università di Confindustria. Voci di corridoio, ovvero il sale di questa rubrica, raccontano che tra i nomi contattati ci sia stato anche quello di Matteo Fabiani, capo delle relazioni con i media di Banca Intesa, blindato però dall’ottimo rapporto con il direttore delle relazioni esterne e istituzionali Stefano Lucchini che pare non abbia gradito l’intrusione.

CAMBIO IN VISTA ANCHE PER AUTOSTRADE

Cambio in vista anche per la tribolata Autostrade. A marzo infatti è prevista l’uscita di Francesco Delzio, strettissimo collaboratore dell’ex ad Giovanni Castellucci, ulteriore passo (ne mancano ancora un paio) perché la famiglia Benetton faccia calare definitivamente il sipario sul vecchio management.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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I flop dello Stato investitore e quella nostalgia per l’Iri

Da Monte dei Paschi ad Alitalia, passando per l'interventismo di Cassa depositi e prestiti: usare le casse pubbliche per salvare l'economia nazionale in Italia si è rivelato un pessimo affare.

«In un momento in cui dobbiamo proteggere la nostra produzione industriale e le imprese, se serve torneremo all’Iri», ha detto il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli il 26 novembre.

Evocando l’Istituto per la ricostruzione industriale creato dal governo Mussolini nel 1933 per far fronte alla crisi bancaria e industriale seguita al crac del 1929, che poi nel Dopoguerra diventò il pivot della ricostruzione post bellica e l’artefice del miracolo economico.

Di miracoli, però, lo Stato ne ha fatti pochi quando ha messo il cappello dell’investitore in testa al ministero del Tesoro.

IL MONTE DEI PASCHI, PESSIMO AFFARE PER LO STATO

L’esempio più lampante è il Monte dei Paschi di Siena, dove il Mef è ancora azionista con quasi il 70%. Entro dicembre dovrà spiegare alle autorità europee come intende uscire dal capitale da qui al 2021, scadenza fissata dagli accordi presi in cambio del via libera alla ricapitalizzazione precauzionale nel 2017. Il problema è che ai corsi attuali lo Stato perde oltre 4,5 miliardi sui 5,39 versati due anni fa per salvare Rocca Salimbeni.

SIENA 25-01-2013 Piazza Salmbeni sede centrale di Mps (foto Riccardo Sanesi/LaPresse).

L’obiettivo era quello di scendere dal Mps in fretta e senza farsi troppo male ma di cavalieri all’orizzonte ancora non se ne vedono e anche la soluzione studiata al momento dai tecnici di via XX settembre sembra complicare la exit strategy perché contempla l’ipotesi di scindere i crediti deteriorati di Mps girandoli ad Amco, la ex Sga al 100% del Tesoro, a un prezzo però più vicino al 47% dei conti di Mps che a prezzi di mercato.  

IL BUCO NERO DI ALITALIA

Alle perdite del Monte di Stato, si aggiungono poi i 900 milioni concessi dal governo Gentiloni all’Alitalia che è in rosso per circa 600 milioni. Anche in questo caso una soluzione di mercato non si vede all’orizzonte e nel triangolo tra il M5s, il Mise e i commissari qualcuno avrebbe suggerito un intervento di Fs – che sono appunto dello Stato – per accollarsi la compagnia, come per l’Anas.

Una nazionalizzazione di Alitalia costerebbe almeno 600 milioni all’anno

Altra ipotesi sarebbe una pubblicizzazione strisciante, con il prolungamento del commissariamento e ulteriori finanziamenti pubblici. Il decreto fiscale ha stanziato 400 milioni, ma la Ue ha fatto sapere che questi soldi possono essere erogati solo se si fa la Newco che comprerebbe Alitalia. La Newco però non c’è, perché non c’è l’offerta di Fs & C. Una nazionalizzazione di Alitalia costerebbe almeno 600 milioni all’anno.

GLI INTERVENTI DI CASSA DEPOSITI E PRESTITI

Lo Stato deve poi fare i conti con gli investimenti della controllata Cassa depositi e prestiti che ad aprile 2018 è entrata nel capitale di Tim, di cui oggi ha il 9,9%. Il raddoppio della quota ha consentito di ridurre i valori di carico in bilancio rispetto al 5% che era stato acquistato nel 2018 a prezzi di gran lunga superiori a quelli che il titolo sconta oggi in Borsa. La partecipazione è iscritta a bilancio a 722 milioni (0,48 euro per azione con il titolo Tim che oggi viaggia attorno a 0,56 euro) ma la Cassa resta comunque fuori dalla gestione, in attesa di risolvere il conflitto d’ interessi che ha con Open Fiber.

Giuseppe Conte parla durante il 170esimo anniversario di Cassa depositi e Prestiti (foto Valerio Portelli/LaPresse).

Dall’ultimo bilancio di Cdp saltano inoltre all’occhio i minori profitti delle partecipate (-13,4% a 587 milioni). Al 30 giugno il valore delle partecipazioni è sceso a 20,29 miliardi (20,39 miliardi a fine 2018) dopo aumenti di capitale (72 milioni), rivalutazioni (620 milioni soprattutto legati a Eni e Poste) e svalutazioni (37 milioni, tra cui Trevi e Open Fiber), con 644 milioni di dividendi distribuiti.  

ENTRATI PIÙ DI 3 MILIARDI IN CEDOLE NELLE CASSE PUBBLICHE

Il Tesoro si consola, infatti, con le cedole. Grazie a quelle staccate dalle principali controllate, lo Stato italiano nel 2018 ha incassato più di tre miliardi di euro. Tra le quotate, in particolare, Enel ha versato 568 milioni di euro, Eni ha dato 126 milioni di euro al Mef e 747 milioni a Cdp. Enav ha staccato cedole per 53 milioni e Leonardo per 24,44, mentre Poste italiane ha dato 160 milioni al Tesoro e 192 a Cdp. Tra le aziende non quotate, invece, la più ‘pesante’ è sempre Cassa depositi e prestiti che ha corrisposto un dividendo di 1,1 miliardi di euro, mentre Ferrovie dello Stato ha staccato una cedola di 150 milioni di euro. Tra le altre, 2,2 milioni di euro fanno capo a Consip e 20 milioni a Sogei.

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Sace, Fintecna e Simest: raffica di nomine in Cdp

Pierfrancesco Latini scelto come ad di Sace, Antonino Turicchi di Fintecna. Donato Iacovone presidente della "nuova" Salini Impregilo.

Raffica di nomine a Cassa Depositi Prestiti. Il cda che si è riunito il 26 novembre ha designato i candidati cda di nove delle sue società partecipate. Tra gli altri sono stati indicati Pierfrancesco Latini a.d. di Sace e Rodolfo Errore nella carica di presidente; Mauro Alfonso a.d. di Simest e Pasquale Salzano presidente (con l’incarico anche di Chief International Affairs Officer di Cdp); Antonino Turicchi a.d. di Fintecna e Vincenzo delle Femmine Presidente; Donato Iacovone presidente nella “nuova” Salini Impregilo che è nata per il “Progetto Italia“.

TUTTE LE NOMINE DELLE CONTROLLATE

SACE – Rodolfo Errore (Presidente); Pierfrancesco Latini (Amministratore Delegato), Ilaria Bertizzolo, Elena Comparato, Filippo Giansante, Federico Merola, Monica Scipione, Mario Giro, Roberto Cociancich

SIMEST – Pasquale Salzano (Presidente che assumerà anche l’incarico di Chief International Affairs Officer di CDP), Roberto Rio (Vice Presidente), Mauro Alfonso (Amministratore Delegato), Gelsomina Vigliotti, Ilaria Bertizzolo, Pasquale Salzano.

FINTECNA – Vincenzo delle Femmine (Presidente), Antonino Turicchi (Amministratore Delegato).

CDP Immobiliare – Giorgio Righetti (Presidente), Marco Doglio (Vice Presidente), Emanuele Boni (Amministratore Delegato), Alessandra Ferone, Paolo Fontanelli, Silvia Viviani, Ada Lucia De Cesaris.

CDP Investimenti SGR – Raffaele Ranucci (Presidente), Marco Doglio (Amministratore Delegato), Manuela Sabbatini, Giorgio Righetti, Caterina Miscia.

Fondo Italiano d’Investimento SGR – Antonio Pace (Amministratore Delegato), Vito Lo Piccolo, Esedra Chiacchella, Simonetta Acri, Gianluca Lo Presti, Anna Chiara Sala, Cristina Pozzi.

Invitalia Ventures SGR – Enrico Resmini (Amministratore Delegato), Pierpaolo Di Stefano, Marco Bellezza, Isabella de Michelis di Slonghello, Lucia Calvosa, Antonio Margiotta.

SIA – Federico Lovadina (Presidente), Fabio Massoli, Andrea Pellegrini, Carmine Viola, Andrea Cardamone.

Salini Impregilo – Donato Iacovone (Presidente), Pierpaolo Di Stefano, Francesca Balzani, Giuseppe Marazzita, Marina Natale.

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Cdp, nella corsa alla presidenza c’erano anche Bassanini e De Vincenti

Il primo, privo di sponde nei Palazzi, era sponsorizzato dall'ad Palermo. Il secondo dal Pd. Ma Profumo e Guzzetti, che non avevano intenzione di farsi imporre un candidato dalla politica, avevano già scelto Gorno Tempini. E così è stato.

Non è stato tutto in discesa il percorso che ha (ri)portato Giovanni Gorno Tempini in Cassa Depositi e Prestiti. Non perché qualcuno potesse dire qualcosa sul suo nome e sul suo curriculum, ma perché ci sono stati almeno un paio di tentativi – poi abortiti – di opporgli dei concorrenti. Del primo s’è reso protagonista lo stesso amministratore delegato di Cdp, Fabrizio Palermo, che ha cercato di favorire la candidatura di un altro ex della Cassa, Franco Bassanini, già presidente proprio quando Gorno Tempini era ad. Privo di sponde politiche e senza alcuna disponibilità delle Fondazioni – cui spetta per statuto il diritto di indicare il presidente di Cdp – a recepire il suggerimento, il tentativo, consumatosi nella notte di lunedì 21 ottobre, si è subito rivelato vano e già martedì 22 è andato spegnendosi.

L’ENDORSEMENT PD PER CLAUDIO DE VINCENTI

Più tosto il secondo tentativo, nato in seno al Pd e portato avanti dal viceministro dell’Economia e delle Finanze del governo Conte bis, Antonio Misiani. L’idea era quella di nominare presidente della Cassa Claudio De Vincenti, economista e professore universitario oltre che già ministro per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno del governo Gentiloni, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo Renzi e in precedenza sottosegretario e viceministro al Mise. Un nome su cui, contrariamente a quello di Bassanini, c’era un forte endorsement del Pd. Peccato, però, che tanto il presidente dell’Acri Francesco Profumo quanto soprattutto l’ex Giuseppe Guzzetti non avevano nessuna voglia di farsi imporre un candidato, quale che fosse, dalla politica. Tanto più che Guzzetti ancora rimpiange di aver piegato la testa di fronte all’imposizione che Renzi gli fece per mandare via in anticipo rispetto alla scadenza del mandato proprio Bassanini (insieme a Gorno Tempini) e di averci messo Claudio Costamagna (con Fabio Gallia ad). Inoltre tutte le maggiori fondazioni bancarie avevano già scelto Gorno Tempini. E Gorno è stato.

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Gorno Tempini torna in Cdp: è il nuovo presidente

Scelto dalle fondazioni bancarie, torna ai vertici dopo essere stato amministratore delegato della Cassa fino al 2010.

Giovanni Gorno Tempini è il nuovo presidente di Cdp: indicato “unanimemente” dalle fondazioni di origine bancaria come «il candidato ideale a succedere al presidente uscente Massimo Tononi» torna ai vertici della Cassa dopo esserne stato l’amministratore delegato dal maggio del 2010 (nominato durante il Governo Berlusconi, con Giulio Tremonti al Ministero dell’Economia) e fino al luglio del 2015 (quando lasciò l’incarico durante il Governo Renzi).

LA SCELTA DELLE FONDAZIONI BANCARIE

«È stato il presidente dell’Acri, Francesco Profumo, ad annunciare la nomina approvata in cda (è poi previsto il passaggio in assemblea, convocata per il 5 e 7 novembre) sottolineando i «requisiti» individuati dalle 61 fondazioni di origine bancaria azioniste di Cdp, il «profilo adatto al ruolo» che «al termine di un percorso condiviso» ha portato le fondazioni a far ricadere la scelta sul manager bresciano: «una figura autorevole, capace di intrattenere rapporti istituzionali in Italia e a livello internazionale, dotata di competenze finanziarie e industriali per presidiare i diversi fronti in cui interviene la Cassa, e che avesse una conoscenza pregressa di Cdp per poter essere subito operativa»; «Rispetto a questo profilo sono state vagliate diverse candidature e quella di Gorno Tempini è risultata essere, senza dubbio, la più aderente ai requisiti individuati».

L’ADDIO DI TONONI DOPO 15 MESI

«È per statuto che l’indicazione del presidente arriva dalle fondazioni bancarie, secondo azionista di Cdp con il 15,93%. Con questa scelta», sottolinea ancora Profumo, «siamo certi che Cassa Depositi e Prestiti potrà proseguire con serenità nel suo impegno di promozione dello sviluppo sostenibile e inclusivo del Paese e nell’attuazione del suo piano industriale 2019-21». Massimo Tononi lascia dopo quindici mesi: era stato nominato presidente a luglio 2018 contestualmente alla nomina dell’A.d. (indicato dal Tesoro, primo socio con l’82,77%), Fabrizio Palermo, che prosegue ora nel lavoro sul piano triennale presentato a dicembre 2018.

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