Come l’emergenza Covid-19 in Spagna incide sulla questione catalana

In piena crisi sanitaria, la Generalitat chiede di blindare la regione. Mentre Madrid accusa il governo Sanchez di immobilismo. Luis de León Barga, direttore di Analisi e documentazione dell’agenzia Efe, spiega le conseguenze dell'epidemia sulla politica spagnola.

«La Spagna non era pronta. Ma chi è che lo era?». A parlare è Luis de León Barga, direttore di Analisi e documentazione dell’agenzia Efe.

In quel sinistro campionato dell’angoscia che è la classifica dei contagiati e delle vittime del coronavirus per Paese, la Spagna, insieme con l’Italia, è in testa. «Con quasi 7000 casi nuovi in 24 ore, ora abbiamo passato quota 64 mila», dice de Leon Barga a Lettera43.it. «Non si può uscire di casa, ma ormai ovunque è così».

Luis de Leon Barga (Efe/Toni Albir).

DOMANDA. Anche in tempi di emergenza le polemiche non mancano. È così in Spagna?
RISPOSTA. Ce ne sono molte, ovviamente. L’ultima è scoppiata per 340 mila test rapidi acquistati da una società cinese non autorizzata che sono risultati difettosi.

E la politica?
La presidente della Comunidad de Madrid Isabel Díaz Ayuso, una leader importante del Partito Popolare, ha attaccato duramente il governo, accusandolo di immobilismo. La sua comunità è la più colpita dal virus e l’esecutivo è stato costretto ad acquistare in velocità il materiale che mancava: mascherine, respiratori, dispositivi per i test.

La crisi sanitaria come si innesta nella questione catalana?
Il presidente della Generalitat catalana Quim Torra vuole l’isolamento assoluto della Catalogna. La questione sanitaria si salda a quella identitaria e nazionalista. Per esempio, gli indipendentisti catalani non gradiscono che l’esercito spagnolo sia dispiegato per sanificare. E dire che per compattare la maggioranza e accontentare gli indipendentisti che appoggiano il governo erano stati previsti negoziati sul dossier catalano. Ma ormai non se ne parla più.

Il primo ministro Pedro Sánchez ha ottenuto un largo appoggio nella richiesta dello stato d’emergenza.
Si è votato mercoledì notte, e la proroga fino al 12 aprile è stata approvata da tutti. Non solo dai partiti di governo Psoe e Podemos, dal Partito Popolare e Ciudadanos, ma perfino dall’estrema destra di Vox, oltre ai nazionalisti baschi. E gli altri indipendentisti si sono astenuti. Il Partito Popolare ha detto che per il momento appoggerà Sánchez, riservando le critiche a un secondo momento. Per il quinto anno di fila, si avrà un bilancio in esercizio provvisorio. E nel 2021 si dovrà stendere un piano di ricostruzione su cui sarà molto complicato raggiungere un accordo.

Quale scenario si aspetta?
Elezioni anticipate le vedo impossibili. E il Pp non può dire no a tutto. Questo è un governo di sinistra, ma non può mettere in atto tutte le misure sociali che occorrono perché servono soldi che la Spagna non ha. Il piano di ricostruzione prevede 120 miliardi forniti dallo Stato ma anche 80 miliardi di provenienza privata.

Perché la Spagna è così colpita e così velocemente?
Perché, come l’Italia, è un Paese molto trafficato. Abbiamo più di 83 milioni di visite l’anno e molti turisti. I primi casi sono stati di italiani: nelle Canarie e a Valencia. Era inevitabile che il Covid-19 arrivasse. Certo, non si pensava con questa forza devastante. Ci ha preso alla sprovvista. Ma chi è che non si è fatto cogliere alla sprovvista? La Spagna non è stata una eccezione.

Quindi?
È una lezione da imparare. Se questi sono i pericoli del nuovo secolo, allora si deve mettere in piedi una struttura preparata per affrontare le pandemie. Una struttura elastica che si possa mobilitare in casi come questi.

L’Italia ha fatto venire in soccorso russi, cinesi e cubani. La Spagna si è rivolta alla Nato. Non è curioso, tenendo conto delle simpatie per Cuba di Podemos?
La Spagna ha una relazione molto complicata con l’America Latina, sua ex-colonia. Teniamo conto che con Miami siamo stati una delle principali destinazioni degli esuli anti-castristi, che sono numerosi e integrati. Chiamare i medici del regime dell’Avana avrebbe sollevato dure reazioni.

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