Nessuna trattativa con Casellati: Salvini difende la presidente del Senato

Il leader leghista in una intervista al Corriere ammette di aver incontrato la seconda carica dello Stato prima del voto sui processi Gregoretti ma, dice, «abbiamo parlato d'altro».

Matteo Salvini in un’intervista al Corriere della Sera torna sulla polemica accesa dal voto espresso venerdì in Giunta del Regolamento dalla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati che consente alla Giunta per le immunità di riunirsi il 20 gennaio e decidere sul caso Gregoretti.

«È un’assurdità», ha commentato il segretario della Lega. «Io credo che la cosa più squallida di questi giorni è la vergogna che provano il Pd e il M5s: vogliono mandarmi a processo ma sanno che è senza senso e dunque vorrebbero farlo dopo le elezioni in Calabria ed Emilia-Romagna. E se la prendono con la presidente».

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Circa l’incontro avuto con Casellati dopo il convegno sull’antisemitismo del 16 gennaio, dunque alla vigilia del voto di venerdì, Salvini ha risposto: «Ho parlato con la presidente prima e dopo il convegno, a cui lei è venuta a portare il suo saluto. Ma abbiamo affrontato esclusivamente il tema della lotta all’antisemitismo».

«Mi vergogno come italiano», ha aggiunto quindi Salvini, «pensare che ci siano magistrati di una decina di tribunali in Italia che hanno tempo e denaro da perdere con me, non vedete che spreco che c’è?».

CONTRO LA BOCCIATURA DEL REFERENDUM DA PARTE DELLA CONSULTA

Sulla legge elettorale, l’ex ministro dell’Interno, dopo aver incassato la bocciatura della Consulta al referendum leghista, è tranchant: «Una Corte di sinistra ha fatto una scelta di sinistra». O, meglio, «una scelta di sistema, anzi per bloccare il sistema. In parlamento c’è una maggioranza di qualche centinaio di eletti che vuole farsi una legge a suo vantaggio, mentre 60 milioni di italiani avrebbero scelto per tutti: ma la Corte ha deciso che scelgano i partiti e non gli italiani». Sul Germanicum non ha dubbi: «Il proporzionale con soglia al 5%? Sarebbe un passo indietro di 40 anni. Partiti e partitini che fanno il bello e il cattivo tempo».

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