La Confindustria di Bonomi mette nel mirino i vertici de Il Sole 24 Ore

Il cda del giornale scade nel 2012, ma il cambio arriverà prima. Via il presidente Garrone (al suo posto Calabrò) e l'ad Cerbone. Mentre a contendersi il posto di n.1 dei Giovani imprenditori ci sono Calearo e Di Stefano.

Carlo Bonomi, neo presidente di Confindustria designato, fedele al suo piglio decisionista, oltre che a voler dare maggiore aggressività al sindacato degli imprenditori nei suoi rapporti con il governo e con la politica in generale, è intenzionato a ridisegnare posizioni e incarichi, e non solo in Viale dell’Astronomia.

DA COPRIRE LA CASELLA DELLA DIREZIONE GENERALE

Dopo aver annunciato in parte la squadra dei suoi vicepresidenti senza grandi sorprese, resta ora da coprire l’importante casella della direzione generale, ora occupata da Marcella Panucci. Ma Bonomi non ha perso tempo e si è messo subito a guardare la situazione delle società partecipate. A cominciare da Il Sole 24 Ore, il cui consiglio di amministrazione è in scadenza nel 2021, ma che nei corridoi del palazzone all’Eur si dà per scontato venga cambiato prima.

DENTRO L’EX REPUBBLICA CALABRÒ

Tra i sostenitori dell’a questo punto ex presidente di Assolombarda c’è gran movimento: telefonate, video incontri, organigrammi che si fanno e disfano. Gli ultimi parlano di una decisa volontà di azzerare i vertici, presidente e amministratore delegato, ossia Edoardo Garrone e Giuseppe Cerbone. E mentre si inizierà la ricerca del nuovo capo azienda, è quasi sicuro che al posto dell’imprenditore genovese siederà Antonio Calabrò, una passato di giornalista a Il Sole e a la Repubblica, attualmente vice di Bonomi in Assolombarda e presidente della Fondazione Pirelli.

GIOVANI IMPRENDITORI, RINVIATA L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE

Tra le novità confindustriali dell’ultima ora anche il rinvio al 26 dell’elezione del presidente dei Giovani imprenditori. E a contendersi il posto ora occupato da Alessio Rossi ci sono il vicentino Eugenio Calearo, figlio di Massimo, che fu anche deputato del Partito democratico, e il siciliano Riccardo Di Stefano.

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Carlo Bonomi designato nuovo presidente di Confindustria

Il numero uno di Assolombarda ha vinto la sfida con Licia Mattioli. Per l'elezione definitiva occorre aspettare l'assemblea del 20 maggio.

Carlo Bonomi, numero uno di Assolombarda, è stato designato presidente di Confindustria. Vince così la sfida del voto del Consiglio Generale di via dell’Astronomia con Licia Mattioli. Per l’elezione definitiva andrà ora al voto dell’assemblea privata prevista per il 20 maggio.

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Confindustria, comunque vada non ci sarà stretta di mano

Attesa per l'elezione online del successore di Vincenzo Boccia. Una cosa è certa: dopo i colpi bassi della campagna elettorale, tra i due contendenti Bonomi e Mattioli il distanziamento è garantito.

Si sono marcati a vicenda per alcuni giorni, poi alla fine il primo a decidere di prendere un aereo e andare a Roma è stato Carlo Bonomi.

Così ieri anche Licia Mattioli ha prenotato un volo da Malpensa e stamattina è arrivata in viale dell’Astronomia.

Ad attendere i due contendenti alla presidenza nazionale di Confindustria ci sono il presidente uscente Vincenzo Boccia e il direttore generale Marcella Panucci, più qualche funzionario.

I 179 AVENTI AVENTI DIRITTO ALLA PROVA DEL VOTO

In una stanza del settimo piano della sede centrale della confederazione degli industriali italiani – passando per corridoi che sono stati calcati da tutto il Gotha (ma anche no) del capitalismo italiano – il piccolo drappello di “confindustrioti” si sono radunati per attendere i risultati del voto che stamattina vede impegnati 179 aventi diritto. Ieri in una prova per vedere se l’inedito sistema di voto a distanza funzionava hanno partecipato in 164, quindi oggi ragionevolmente dovrebbero esserci tutti. Alla vigilia il netto distacco a favore di Bonomi che si era verificato per tutto marzo era sceso, fino a spingere qualcuno a dire che la partita aperta e a mettere i due contendenti in posizione di equilibrio.

UNA CAMPAGNA ELETTORALE PIENA DI COLPI BASSI

Non sappiamo se stamattina i quattro (Bonomi, Mattioli, Boccia, Panucci) più collaboratori abbiano rispettato e stiano rispettando le regole del distanziamento sociale. Certo, visti i colpi bassi che ci sono stati in questi giorni di campagna elettorale, e la tensione che sta accompagnando questa votazione – ieri circolava la voce che se Bonomi dovesse perdere, la Assolombarda che lui presiede potrebbe arrivare alla scissione – difficilmente si daranno la mano. In questo caso il coronavirus aiuta.

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Il coronavirus si abbatte sulla partita per la presidenza di Confindustria

I divieti per arginare l'epidemia in Lombardia e Veneto complicano la corsa per il dopo Boccia. Bonomi è ancora in vantaggio. Solo una convergenza tra Pasini e Mattioli potrebbe rimescolare le carte in tavola.

Coronavirus letale anche per Confindustria. I divieti seguiti alla scoperta dei focolai della malattia in Lombardia e Veneto rischiano di diventare un serio problema per il sindacato degli imprenditori impegnato nella battaglia per la nomina del loro nuovo presidente al posto dell’attuale Vincenzo Boccia.

E mentre il 12 marzo, data in cui i tre candidati (Carlo Bonomi, Giuseppe Pasini e Licia Mattioli) presenteranno a Roma i loro programmi, si avvicina, qualcuno si spinge addirittura a parlare di possibile slittamento dei programmi, e di una possibile prorogatio degli attuali vertici. Ipotesi estrema, ma che visto come si stanno mettendo le cose aleggia minacciosa.

RINVIATI GLI APPUNTAMENTI A VICENZA E COMO

Solo nella settimana iniziata lunedì 24 febbraio, sono stati rinviati causa coronavirus una serie di appuntamenti importanti dei candidati in lizza che avrebbero dovuto presentarsi a territoriali importanti come Vicenza e Como. Confermato, per ora, solo l’appuntamento di martedì 25 a Napoli con gli imprenditori campani, anche se arrivare nella città partenopea visto il caos dei trasporti non sarà semplicissimo.

BONOMI SEMPRE IN VANTAGGIO

Coronavirus a parte (ma l’epidemia rischia a questo punto di diventare un serissimo problema) i rapporti di forza tra i concorrenti sono oramai chiari: Bonomi, numero uno di Assolombarda, è largamente in vantaggio. Il bresciano Pasini e la torinese Mattioli inseguono a distanza. Solo la loro unione, i due candidati si sono incontrati e ne hanno parlato, ovvero la convergenza su un solo nome, potrebbe rimettere in discussione un risultato che viene dato quasi per scontato.

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Confindustria, è già bagarre per il futuro direttore generale

La posizione fa gola a molti ed è oggetto dei negoziati per le necessarie alleanze dei candidati. Se Bonomi ha offerto il posto a Calabrò, Delzio e Picardi, Pasini pensa a un ticket con Schittone. Mattioli guarda a Panucci ma è pronta ad ascoltare i consigli dell'amico Elkann. Mentre Orsini si affida alla rete di Comunione e Liberazione.

Con candidati deboli per il vertice della Confindustria, dove parte favorito Carlo Bonomi nonostante il lignaggio industriale non proprio di blasone (piccola azienda, più piccolo ancora il numero dei dipendenti, nove) tutti guardano ora alla guerra sotterranea che si sta combattendo per l’ambita carica di direttore generale, il potente gestore della macchina di Viale dell’Astronomia e detentore – spesso più del presidente – dei rapporti più intimi con il mondo politico e istituzionale

Una posizione da centinaia di migliaia di euro di stipendio l’anno, più bonus e benefit che fanno gola a molti. Nei negoziati per le necessarie alleanze dei candidati – a votare saranno solo i 180 componenti del Consiglio Generale – c’è anche questa posizione.

Vediamo di ricostruire il quadro raccogliendo le indiscrezioni che qui e là filtrano dai protagonisti.

BONOMI HA OFFERTO LA POSIZIONE A CALABRÒ, DELZIO E PICARDI

Partiamo ovviamente da Bonomi, presidente di Assolombarda, che da oltre due anni sta cucendo la tela delle alleanze proprio perché la assoluta debolezza del suo profilo professionale essendo un piccolissimo commerciante di prodotti medicali.

Carlo Bonomi (LaPresse).

Come per altre posizioni di vertice, Bonomi ha offerto la stessa posizione a più sostenitori e così troviamo scalpitare Antonio Calabrò, giornalista, vicepresidente di Assolombarda, Francesco Delzio, a capo (ma ancora per poco) della comunicazione di Atlantia, e Alessandro Picardi, l’uomo delle relazioni di Luigi Gubitosi in Tim.

LEGGI ANCHE: La corsa al dopo Boccia accende la voglia di un posto al Sole

Con il primo, che guarda anche alla direzione del Sole24Ore, suo vecchio sogno, Bonomi cerca di mettersi in tasca il supporto eterno di Marco Tronchetti Provera. Con il secondo, l’appoggio dei Benetton, cui farebbe un favore visto che del comunicatore che fu ferreo sodale di Giovanni Castellucci non vedono l’ora di sbarazzarsi. Con il terzo, l’alleanza con la potente Tim (a Gubitosi, come ad Aurelio Regina e a tanti altri va promettendo vice presidenze) e la sua ricca filiera di fornitori. In questo modo, ovviamente, diventerebbe ostaggio dei soliti noti che non hanno il coraggio o la voglia di mettersi in gioco.

Il presidente di Confindustria Brescia Giuseppe Pasini (LaPresse).

PASINI PENSA AL TICKET CON SCHITTONE

Giuseppe Pasini ha le idee più chiare e non nasconde il suo ticket con il direttore dell’Associazione industriali di Brescia, Filippo Schittone. Ma a guardare alla posizione potrebbe essere anche il direttore di una delle associazioni che potrebbero sostenere l’acciaiere bresciano: un emiliano? Un veneto?

LA RETE DI MATTIOLI E ORSINI

Alla piemontese Licia Mattioli le cronache attribuiscono una simpatia per l’attuale direttrice romana Marcella Panucci, molto ben introdotta al Quirinale e Palazzo Chigi, ma si dice anche che guardi con attenzione al manager che l’amico John Elkann le suggerirà per guidare la macchina confindustriale.

licia mattioli profilo candidata presidenza confindustria
Licia Mattioli, candidata alla presidenza di Confindustria.

Infine, Emanuele Orsini, il leader di Federlegno. Lui si affida alla rete di Comunione e Liberazione che di manager da piazzare ne ha molti. Con il profilo manageriale di Bonomi in forte caduta anche per le divisioni in Lombardia, Veneto e Piemonte è molto probabile che gli altri candidati con aziende solide alle spalle si riuniscano a breve per convergere su uno solo di loro. 

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Il dopo-Boccia accende la voglia di un posto al Sole

La poltrona ora occupata da Garrone fa gola a molti. Non a caso il favorito Bonomi l'avrebbe promessa ad almeno tre persone - Abete, Bono e Calabrò - in cambio del loro sostegno nella sua corsa per Confindustria.

Voci insistenti danno per certo il ritorno, che avrebbe del clamoroso, di Edoardo Garrone nella corsa per la presidenza di Confindustria.

Dell’imprenditore genovese sia era parlato mesi fa, quando Vincenzo Boccia andava raccontando in giro per l’Italia che loro due avrebbero fatto lo scambio delle rispettive presidenze, vedendosi già lo stampatore salernitano al posto di Garrone alla guida del Sole 24 Ore.

Poi il presidente della Erg, pressato dai famigliari che l’hanno vivamente invitato a lasciar perdere, aveva fatto sapere che non era in corsa.

Eadoardo Garrone, presidente del gruppo Erg e del Sole24Ore.

UNA POLTRONA CHE FA GOLA

Ma è proprio la sua carica di presidente della casa editrice che edita il giornale della Confindustria a far gola, nonostante tutte le peripezie che ha passato. Ed è per questo che qualcuno, per irritarlo, ha messo in giro la voce di un suo ritorno in pista last minute, in modo da fargli capire che in tutti i casi quella poltrona andrà mollata. Anche perché i vari contendenti al dopo Boccia se la stanno vendendo come merce di scambio, e interessa molto.

LEGGI ANCHE: Confindustria, quel patto tra VenetoCentro e Bonomi per il dopo Boccia

Specie a coloro che non vogliono o non possono aspirare a una vicepresidenza (per quelle 10 posizioni il mercato delle promesse è attivissimo, e se si dovessero sommare saremmo già al doppio delle possibilità). 

GLI ASPIRANTI ALLA PRESIDENZA DEL SOLE

Per esempio il presidente di Assolombarda Carlo Bonomi, che i bookmaker confindustriali danno avanti rispetto a tutti gli altri candidati, avrebbe parlato della presidenza del Sole 24 Ore con ben tre interlocutori.

Carlo Bonomi (LaPresse).

Luigi Abete, che in cambio gli sta portando il consenso di Roma e delle vecchie consorterie, desideroso di raggiungere quella poltrona anche per trovare rimedio ai problemi della sua scuderia editoriale in crisi; Giuseppe Bono, che per Bonomi sarebbe importante avere dalla sua parte sia per il ruolo in Friuli sia per quello nel mondo romano delle società a partecipazione pubblica, ma che avendo promesso il suo appoggio a Licia Mattioli può essere agganciato solo facendo leva sulla vanità (e la tolda del Sole potrebbe solleticargliela, ha pensato Bonomi, che gli ha mandato messaggi per il tramite del presidente di Confindustria Pordenone, Michelangelo Agrusti); Antonio Calabrò, vicepresidente dello stesso Bonomi in Assolombarda nella sua qualità di lobbista della Pirelli, che ambirebbe al Sole o in alternativa a succedergli in Assolombarda, cui Bonomi deve molto perché fin qui è stato il vero regista della sua campagna elettorale. Ma, come sempre avviene in questi casi, la poltrona è una e se le terga che vogliono poggiarcisi sono tante si finisce per fare molti scontenti.

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Confindustria, che la festa cominci

Con la nomina dei 3 saggi, giovedì si aprono ufficialmente le danze per il dopo Boccia. Il favorito è Bonomi. Mattioli in crescita. Mentre Pasini, Illy e Orsini potrebbero allearsi e puntare su un candidato in grado di fronteggiare il presidente di Assolombarda.

Dopo Boccia in Confindustria, le danze si aprono ufficialmente.

Giovedì 23 gennaio il Consiglio generale è chiamato a scegliere i tre “saggi che dovranno sovrintendere e garantire la regolarità della competizione.

Il primo scoglio per partecipare è rappresentato dalla necessità di presentare come credenziali, insieme all’autocandidatura, il 10% del sistema associativo che firma per sostenerla. Oppure, le firme di 18 membri dello stesso Consiglio generale, che è l’organo che poi il 26 di marzo voterà a scrutinio segreto per eleggere il successore dell’attuale presidente.

I CINQUE CANDIDATI E IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

Ecco un piccolo vademecum per fare il punto della situazione, con la premessa che giochi e manovre sotterranee sono in pieno svolgimento. I canditati, come noto, sono cinque: Carlo Bonomi, Andrea Illy, Licia Mattioli, Emanuele Orsini e Giuseppe Pasini.

Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda (Ansa).

CARLO BONOMI. Il presidente di Assolombarda è in vantaggio poiché, primo, la territoriale milanese vale da sola l’8,5% del sistema confindustriale, quindi non ha bisogno di nessuno per candidarsi. Secondo, parte degli accordi che il titolare della Synopo ha stipulato qua e là in tre anni di campagna elettorale stanno tenendo, anche se il Veneto negli ultimi giorni torna a essere diviso in partes tres, come diceva Giulio Cesare della Gallia, e l’Emilia e la Toscana in due tronconi. Dalla sua invece ha il Sud e il Lazio.

Andrea Illy, presidente di Illy Caffè (Ansa).

ANDREA ILLY. Sulla carta probabilmente non ha il 10%, poiché non ha fatto trapelare quali sono le territoriali che lo sostengono. Ma ha fatto invece, a partire da prima di Natale, centinaia di lunghe telefonate a colleghi imprenditori e stakeholder vari di Confindustria chiedendo il loro appoggio. E si è visto spesso con Pasini, che tra i candidati è quello che vanta l’azienda con maggior fatturato.

La vice presidente di Confindustria Licia Mattioli (Ansa).

LICIA MATTIOLI. Ha Torino e una buona fetta di Piemonte e della Liguria e forse Verona, poi fida sul sostegno del Consiglio generale poiché molti nuovi ingressi sono avvenuti durante la gestione della squadra di Boccia, di cui lei è vicepresidente per l’internazionalizzazione. Dovrebbe quasi sicuramente avere il 10% per andare in semifinale.

Il presidente di Federlegno Emanuele Orsini (Ansa).

EMANUELE ORSINI. Conta sulla presenza di Federlegno nei vari territori, sul sostegno dei più importanti imprenditori della sua regione (da Cremonini e la filiera agroalimentare, dalla Motor Valley capeggiata da Domenicali, da Lamborghini, Savorani e Confindustria Ceramica) e poi l’Ance, “cugino di filiera” con Federlegno, la filiera dell’automotive con l’Anfia, e varie territoriali. Anche Orsini dovrebbe quindi superare la soglia fatidica del 10%.

Il presidente dell’Associazione Industriale Bresciana e presidente del Gruppo Feralpi Giuseppe Pasini (Ansa).

GIUSEPPE PASINI. Il proprietario della Feralpi sulla carta appare un po’ più indietro poiché dalla sua, ufficialmente, ha l’appoggio delle territoriali di Brescia e Lecco, e ovviamente di Federacciai, il suo settore di appartenenza. Ma siccome si è mosso moltissimo ed è un fine tattico, potrebbe averle tenute coperte per renderle pubbliche al momento opportuno. Oppure, come molti pensano, costruire un fronte comune con Illy e Orsini per esprimere una candidatura terza che vada a insidiare il dualismo tra Roma e Milano.

LEGGI ANCHE: In Confindustria per il dopo Boccia è guerra anche tra i comunicatori

 LO SCENARIO OLTRE IL 10%

Il punto vero tuttavia è che Bonomi ha accumulato sinora, tra vicepresidenze e incarichi vari promessi in giro, un sensibile vantaggio e la frammentazione dei consensi tra gli altri quattro candidati alla fine fa il suo gioco. Per cui o Illy, Mattioli, Pasini e Orsini mettono a fattor comune i loro sostegni e si muovono su di una linea comune decidendo poi insieme chi deve essere a fronteggiare Bonomi, oppure la partita rischia di essere in salita. Secondo quanto risulta a Lettera43.it, Orsini, profondo conoscitore del sistema associativo, si sta facendo promotore di incontri per porre innanzitutto le basi di un programma comune e poi delle sue conseguenze operative. Si profila un’alleanza per contrastare la corsa del presidente di Assolombarda? L’obiettivo pare essere quello, anche se non è facile viste le tradizionali gelosie tra imprenditori, la resistenza di un “ceto confindustriale” ad accordi di contenuto e non di spartizione di cariche, la tentazione dei più grandi a persistere in atteggiamenti vagamente discriminatori nei confronti di chi ha un fatturato molto inferiore al loro (anche se poi, soprattutto i grandi milanesi, non disdegnano di affidarsi a Bonomi che è titolare di un’azienda molto piccola).

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Confindustria, via col Veneto

La cena riservata con i presidenti delle territoriali si è conclusa con una fumata nera. L'idea di convogliare tutti i voti su Bonomi non ha convinto, nonostante la sponsorizzazione di Brugnaro. La prossima settimana nuovo incontro al vertice. Ma nessuno scommette su un accordo.

La brace brucia sotto le ceneri. È questa la sensazione che si respira in Veneto alla vigilia del rush finale per la presidenza nazionale di Confindustria.

Nei giorni scorsi una cena riservata tra i presidenti delle territoriali con il presidente regionale Enrico Carraro si è conclusa con una fumata nera: blando orientamento verso Carlo Bonomi, attenzione alla corsa di Licia Mattioli, ma soprattutto curiosità verso Andrea Illy e Giuseppe Pasini.

Un nuovo incontro è previsto nella settimana entrante a Verona, ma nessuno scommette su una soluzione unitaria, mai raggiunta dopo il lontano 2000 quando Nicola Tognana riuscì a mettere tutti d’accordo sul presidente di rottura Antonio D’Amato. Altri tempi, altri uomini, altri interessi.

IL PATTO DI FERRO TRA BRUGNARO E BONOMI

A dare le carte, con qualche fastidio dei presenti, è stata la presidente di Confindustria Veneto Centro, Maria Cristina Piovesana, che ha chiesto ai colleghi di mettere nero su bianco il sostegno al leader di Assolombarda. Una richiesta motivata dalla necessità di tenere uniti i 26 voti veneti in Consiglio generale sui circa 180 votanti e dal fatto che il dialogo con Bonomi è iniziato da oltre un anno, quando un grande sponsor nell’ombra, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, già presidente di Confindustria Venezia ma soprattutto patron di Humana (la società di interinale presente in forza in tutte le territoriali) ha stretto con Bonomi un patto di ferro.

TRA LE MIRE DI PIOVESANA LA FUSIONE TRA VENETO CENTRO E VENEZIA

Piovesana nei suoi obiettivi ha la fusione tra Veneto Centro (Padova/Treviso) e Venezia, sulla quale ha una enorme influenza proprio Brugnaro. La fusione le consentirebbe di essere rieletta presidente del nuovo raggruppamento, un po’ come ha fatto in Friuli-Venezia Giulia un altro grande manovratore confindustriale, l’ex democristiano Michelangelo Agrusti. A questo gioco, notaio Carraro, guardano con sospetto due altre forti territoriali venete, Vicenza e Verona, che nella cena hanno chiesto di avere un atteggiamento di maggior prudenza, soprattutto alla luce del fatto che sarebbe difficile spiegare agli imprenditori duri e puri del Nord Est perché convogliare i loro appoggi su Bonomi, e non per esempio su altri candidati dal lignaggio industriale ben più consolidato.

VICENZA E VERONA CONTRO LA CRESCITA DI POTERE DI TREVISO

Ma c’è anche dell’altro. A Vicenza, pur indebolita dalle note vicende bancarie, e Verona che punta a essere il polo industriale, logistico e fieristico del Veneto-Lombardo, non va giù la crescita di potere di Treviso, Padova e Venezia nella Regione Veneto, tanto più che a sponsorizzare questa fusione c’è il leader leghista trevigiano e presidente della Regione, Luca Zaia. Si teme che investimenti, attenzione e peso politico si sposterebbero ancor di più nel Veneto orientale.

NESSUNO SCOMMETTE SU UN ACCORDO

Nei prossimi giorni a Verona si terrà un nuovo incontro al vertice, nel tentativo di superare asperità, diffidenze e sospetti. Ma nessuno scommette in un accordo alla vigilia di una battaglia elettorale che, ancora una volta, si annuncia al calor bianco. I bookmaker danno per certo che Bonomi e Mattioli supereranno il primo quorum necessario a essere candidati (18 firme del Consiglio generale), ma anche Pasini sta recuperando. E Illy ed Emanuele Orsini non demordono pronti comunque, in caso di esclusione dalla corsa, a far pesare i loro voti.

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Confindustria, si complica la corsa di Bonomi

Il sostegno di Bonometti è finito in un nulla di fatto e il presidente di Assolombarda perde terreno tra le territoriali. Brescia e Lecco si sono schierate con Pasini mentre la Brianza e alcuni imprenditori milanesi guardano con favore una discesa in campo di Orsini.

La situazione in Lombardia nella corsa alla presidenza di Confindustria sta prendendo una piega difficilmente immaginabile fino a qualche mese fa dai sostenitori di Carlo Bonomi, numero uno della potente Assolombarda, nonché da chi sperava nel buon esito del sostegno di Marco Bonometti in versione king maker. L’ultima conta doveva essere fatta lo scorso 14 novembre, ma è terminata in un nulla di fatto

IL TENTATIVO DI BONOMETTI NON È ANDATO A BUON FINE

Prima del Consiglio delle territoriali lombarde, previsto nel pomeriggio, Bonometti aveva organizzato un pranzo con lo scopo di far confluire l’orientamento su una candidatura unitaria, appunto quella di Bonomi. Ma il tentativo non è andato a buon fine, perché Bergamo e Brescia non hanno partecipato al pranzo (i Consigli sono in agenda da tempo, questi pranzi sono organizzati all’ultimo momento e scontano sempre qualche defezione degli imprenditori per impegni precedenti) e perché altre territoriali hanno volutamente evitato di prendere una posizione netta. In più è emerso che i presidenti delle associazioni di Bergamo e Como non vogliono pronunciarsi prima di passare dai loro rispettivi Consigli generali. Per Bonometti il 14 novembre non è certo stata una giornata facile, perché oltre al pranzo che si è chiuso con un nulla di fatto, è arrivata anche la notizia dell’arresto di Lara Comi, l’ex eurodeputata di Forza Italia che, secondo la Dda di Milano, il presidente di Confindustria Lombardia avrebbe illecitamente finanziato.

BRESCIA E LECCO APPOGGIANO PASINI, LA BRIANZA CON ORSINI

Il gran regista deve dunque fare i conti con il fatto che nella sua corsa pro Bonomi gli sta venendo a mancare buona parte della spina dorsale della manifattura lombarda. Non ha Brescia e Lecco, che si sono schierate con Giuseppe Pasini, il presidente degli industriali bresciani che è finora l’unico a essere sceso apertamente in campo. Ha le territoriali di Como e Bergamo alla finestra (Alberto Bombassei, patron di Brembo, tiene infatti nel giusto conto anche gli orientamenti dei suoi grandi clienti della Motor Valley emiliana) mentre, sembra, che anche Mantova si stia portando su posizioni più attendiste. Senza contare la Brianza dei mobilieri o alcuni illustri imprenditori milanesi schierati con Emanuele Orsini, presidente di FederlegnoArredo, o quanti nella stessa Milano si stanno attrezzando per la successione a Carlo Bonomi in Assolombarda e preferirebbero l’attuale presidente sconfitto nella corsa a Viale dell’Astronomia e quindi non in grado di avere voce in capitolo a via Pantano. 

MATTIOLI PRONTA A SCENDERE IN CAMPO PER IL DOPO BOCCIA

Pare che nel pranzo del 14 si sia anche ipotizzata la soluzione di un voto di maggioranza, che però sarebbe una molto debole per Bonomi, vista la sua golden share in termini di peso in un voto maggioritario delle territoriali lombarde. «Chi porta il pallone e fa anche le squadre funziona all’oratorio, non nel calcio professionistico», hanno commentato alcuni presidenti. Alzando lo sguardo dall’orizzonte lombardo, niente di nuovo rispetto a quanto trapelato nelle scorse settimane. Ovvero la rinuncia di Edoardo Garrone a correre per il dopo Boccia, e la conferma che Orsini e la piemontese Licia Mattioli hanno invece tutta l’intenzione di farlo.

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