Violento “derby” in carcere scattano tredici arresti

di Pina Ferro

Ha portato all’esecuzione di 13 arresti il “derby” di violenza consumatosi all’interno della casa circondariale di Salerno lo scorso 5 aprile. I destinatari delle misure cautelari, all’epoca dei fatti, detenuti nell’istituto di pena salernitano, sono accusati di rapina, resistenza e violenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. L’ordinanza di custodia firmata dal gip del tribunale di Salerno, Giovanna Pacifico e richiesta dal sostituto procuratore Benincasa, è stata notificata, in carcere, a dieci indagati e presso le loro abitazioni ad altri tre che nel frattempo erano stati scarcerati. Il prov vedimento di custodia cautelare è stato notificato presso i vari istituti di pena d’Italia dove furono trasferiti subito dopo i fatti a: Salvatore Velotti di Napoli, Alfonso Rubino di Napoli, Francesco Memoli di Salerno, Luigi Pastore di Salerno, Salvatore Pepe di Pagani , Matteo Fortunato di Salerno, Bruno Iannone di Salerno, Massimiliano Schiavone di Salerno, Gianluca Forino di Pagani, Gennaro Ferraro di Salerno. Le altre tre ordinaze di custodia cautelare sono state notificate presso le proprie abitazioni a: Demetrio Sartori di San Giovanni a Teduccio, Contaldo Vincenzo di Pagani e Giulio Savastano di Salerno. Demetrio Sartori, affiliato al clan Mazzarella è ritenuto il capo del gruppo dei napoletani. Nella sommossa verificatasi tra i detenuti salernitani e quelli napoletani, rimase ferita la direttrice del carcere, Rita Romano, e alcuni agenti della Polizia Penitenziaria. La guerriglia tra bande che pare fosse un regolamento di conti, è scoppiato all’indomani di un’aggressione subita da un detenuto partenopeo ad opera di alcuni detenuti, quasi tutti salernitani, del secondo piano, sezione “B” della casa circondariale “Caputo” di Salerno. Il giorno seguente, per vendetta, il gruppo dei napoletani ha aggredito uno dei detenuti salernitani. Da qui, la reazione di questi ultimi che, per vendicare il proprio compagno, diedero vita ad un rivolta interna aggredendo gli agenti, cui furono sottratte, per tre volte, le chiavi di accesso alle celle e alle sezioni. Una prima volta per far uscire i compagni dalla sezione; poi, per riuscire ad accedere all’ala contrapposta; infine, per introdursi nella sezione “A”, là dove c’erano i napoletani. In quel momento, è scoppiata la rissa. E non solo. Perchè durante gli scontri, quella sezione dell’istituto di pena è stata devastata con mazze ricavate dalla rottura dei piedi dei tavoli e con estintori staccati dalle pareti. Diversi agenti della Penitenziaria intervenuti rimasero feriti, così come la direttrice del carcere che, per diversi giorni, ha portato una fascia al braccio. Sedata la rissa, dell’accaduto fu informato il magistrato di turno che aprì un fascicolo. Le indagini, coordinate dalla procura di Salerno e delegate al nucleo investigativo centrale della Polizia Penitenziaria di Napoli e alla Squadra Mobile della Questura di Salerno, hanno consentito di individuare i presunti responsabili di quanto avvenuto. Fatta eccezione per Sartori, che ha precedenti per criminalità organizzata, la maggior parte dei detinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, sono detenuti per reati comuni che, dopo quella rissa, sono stati trasferiti in altri istituti di pena sparsi sul territorio nazionale. Il procuratore della Repubblica facente funzioni di Salerno, Luigi Alberto Cannavale, a margine di una conferenza stampa, ha sottolineato che “le conseguenze peggiori di quella rissa le hanno avute proprio gli agenti della Polizia Penitenziaria che hanno riportato lesioni anche di non poco conto”. L’incontgro di ieri mattina in Procura è stata anche l’occasione per fare un punto sulla situazione della casa circondariale salernitana, interessata da un”continuo rinvenirsi di sostanze stupefacenti e di telefonini all’atto dei controlli”. Vicende che “vengono monitorate dalla procura della Repubblica e dagli organi investigativi”, ha chiarito Cannavale sottolineando che “non siamo inerti rispetto a questo fenomeno che, anzi, riteniamo di notevole gravità. Per ultimo, abbiamo visto l’introduzione di quasi 500 grammi di stupefacenti, tra hashish e cocaina”

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