Non solo giovani e volontari. Anche la camorra dietro il sistema delle spese a domicilio


La camorra, in alcune zone di Napoli, sta consegnando la spesa a casa dei cittadini in difficoltà per l'emergenza coronavirus. Un modo spostarsi liberamente sul territorio, continuare a vendere droga e per accumulare crediti che poi dovranno essere saldati con "favori" irrifiutabili: nascondere armi o droga o fare da prestanome.
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Annalisa Durante, la messa per i 16 anni dalla morte via web per il Coronavirus


La messa per i 16 anni della morte di Annalisa Durante, uccisa dalla camorra a 14 anni a Forcella, nel cuore di Napoli, il 27 marzo del 2004, domani si terrà via web, a causa dell'emergenza Coronavirus che ha imposto di evitare gli assembramenti. La funzione in memoria di Annalisa Durante sarà dunque trasmessa domani, alle ore 12.45, tramite una diretta su Facebook e su Youtube.
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Coronavirus, pure la camorra taglia per la crisi: meno soldi ad affiliati e carcerati


La camorra taglia 'mesate' ad affiliati e carcerati. Motivo: sono più bassi gli incassi dello spaccio e delle estorsioni. I supermercati, unica tipologia di negozi che in questo periodi di limitazioni dovute al coronavirus sta continuando a lavorare, sono diventati gli obiettivi principali del racket. La criminalità organizzata si sta rimodulando, come un'azienda: cerca di adattarsi alle nuove condizioni per tamponare le perdite. Non senza malumori interni: alto rischio di faide dopo l'emergenza.
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Il Coronavirus blocca anche la camorra: piazze di spaccio vuote, estorsioni rimandate


Le misure di contenimento in vigore per limitare la diffusione del coronavirus in Italia avranno un impatto anche sulla malavita organizzata: probabile uno slittamento nella riscossione del racket, mentre le maggiori ripercussioni saranno sulla vendita di droga, con le piazze di spaccio che dovranno cambiare radicalmente per non fermarsi.
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Quel manifesto con un inquietante segnale che arriva da Afragola


Quel manifesto comparso ad Afragola fa riflettere. Assomiglia alla rivendicazione della regola che fece nascere Nuova Famiglia in contrapposizione alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo: mai chiedere il pizzo ai paesani. Perché, come i Casalesi insegnano, ai soldi per il clan devono pensarci gli imprenditori amici: "Gli altri devono volerci bene". E se torna la regola, qualche altro sta pagando. E un grande affare è all’orizzonte.
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Vele, Zen, Pilastro e Serpentone: il fallimento dell’utopia

Il 20 febbraio è partita la demolizione delle strutture di Scampia set di Gomorra. Ma sono tanti i quartieri modello pensati per favorire la socialità scivolati nel degrado. Da Palermo a Roma, da Bologna alla Bergamasca con la cittadella di Zingonia.

Da Le Corbusier a Gomorra. La grande architettura del 900 finito malinconicamente a fare da sfondo per i film e le serie sulla camorra, e ora addirittura con una dispendiosa demolizione salutata come segno di speranza pluripartisan.

Giusto Roberto Saviano fa qualche puntualizzazione. «Cade la Vela verde ma non basta per abbattere Gomorra», avverte proprio colui che con i suoi best-seller ha più contribuito a raccontare al mondo come il complesso realizzato tra 1962 e 1975 fosse diventato simbolo di degrado.

«Le Vele non sono responsabili del male di Scampia», spiega. Ricorda che Franz Di Salvo, «un geniale architetto», si era appunto ispirato allo spirito architettonico del tempo, nell’idea di ridurre l’appartamento a un minimo indispensabile ed economico, proiettando la vita in una dimensione collettiva esterna. E osserva che questa idea di «ricostruire lo spirito dei vicoli in un condominio» in effetti ha funzionato in Costa Azzurra, con le Vele gemelle di Villeneuve-Loubet.

vele scampia storia renzi
L’inizio dell’abbattimento della Vela Verde a Scampia.

«Tra gli appartamenti più ambiti d’Europa». Ma «le Vele non furono realizzate come il piano prevedeva». Non si fecero i servizi, e con le occupazioni di famiglie senza casa dopo il terremoto del 1980 la camorra ebbe gioco facilissimo nel trasformare le Vele in un suo regno.  

IL SERPENTONE ROMANO

Ma non è solo un problema napoletano. «Tu giganteggi monumentale, nel brullo paesaggio di nuovo Corviale / ma nel vederti domando e dico, che cazzo d’uomo t’ha concepito», è il violentissimo testo dedicato nel 1993 dai Santarita Sakkascia al “Serpentoneromano di Nuovo Corviale

Un brano riecheggiante la leggenda urbana secondo la quale l’architetto Mario Fiorentino dopo aver visto il risultato si sarebbe suicidato.

UN ALVEARE RESIDENZIALE DA RECORD

Quell’edificio unico lungo un chilometro per 8.500 persone, servito da cinque corpi scale-ascensori e ballatoi interni a distribuzione degli alloggi, fu interamente prefabbricato in stabilimento nelle sue componenti strutturali e di finitura architettonica.

Il Serpentone di Corviale, il ‘manifesto’ dell’architettura Anni 70 trasformatosi in una mini-città ghetto (Ansa).

Alveare residenziale su 11 livelli strutturato a partire da singole unità abitative sul modello de Les unitès d’habitation di Le Corbusier (come del resto le Vele di Scampia), fu soprannominato subito “Serpentone” ed è tutt’ora il più grande edificio residenziale mai realizzato in Italia. Da subito venne contestato, ma Fiorentino lo difese sempre, spiegando che voleva lasciare un «segno sulla campagna» stile mura romane. In effetti, la sua carriera accademica toccò i vertici proprio allora. Morì di infarto a soli 64 anni nel giorno di Natale del 1982, prima che il “Serpentone” fosse completato. 

IL PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE

Tuttora nel “Serpentone” vivono 4.500 persone.«Serpentone, serpentone / alveare di cemento/ tu ti nutri di persone», cantano ancora i Santarita Sakkascia. «Assomigli al Verano/ solamente più spartano/ tetro come una prigione». Anche in questo caso, il progetto era quello di un edificio completamente autonomo con quattro teatri all’aperto, uffici circoscrizionali, biblioteca, scuole dall’asilo alle medie, servizi sanitari, mercato, una sala riunioni di 500 posti e un intero quarto piano esclusivamente dedicato alle attività commerciali e artigianali. Ma le abitazioni iniziarono a essere consegnate tra 1982 e 1984 senza che fossero terminati i servizi. E cominciarono puntuali le occupazioni. Oltre 700 famiglie installandosi proprio al quarto piano fecero saltare tutto lo schema. Il generale abbandono ha fatto il resto, anche se poi qualche servizio è stato effettivamente inserito. Scartata l’idea di abbattimento proposta tra gli altri da Massimiliano Fuksas, dal 2008 è stato approvato un «piano di rinascita».

Un momento del sit in indetto dagli abitanti dello Zen, esasperati dalla montagna di rifiuti, Palermo, 29 gennaio 2020 (Ansa).

QUANDO BENNATO CANTAVA LO ZEN

«Zona Espansione Nord – abbreviazione: Zen/ Non c’è ragione no – non c’è ragione/ Quartiere di Palermo – città d’Italia/ Non c’è ragione no – non c’è ragione/ Zona Espansione Nord – abbreviazione: ZEN/ Non c’è ragione no – non c’è ragione/ Anno quarantatré della Repubblica/ Età industriale, quinta potenza al mondo!», cantava nel 1989 Edoardo Bennato.

«Progettazione: all’avanguardia/ Somma espressione dell’urbanistica». 16 mila abitanti, lo Zen di Palermo è suddiviso in due aree, divise dalla Chiesa monumentale di San Filippo Neri. Se lo Zen 1 è più o meno in regola, lo Zen 2, costruito a partire dal 1969 su progetto dell’architetto Vittorio Gregotti, è restato invece una entità avulsa. Anche qui, a una peculiare struttura architettonica a insulae si sono aggiunti ritardi burocratici, occupazioni e mancata realizzazione di servizi. Tuttora è in gran parte senza fognature, manca manutenzione, e ovviamente si è insediata la mafia. Anche in questo caso Fuksas aveva proposto di abbattere tutto. 

IL VIRGOLONE DEL PILASTRO

La citofonata elettorale di Matteo Salvini ha riportato all’attenzione nazionale anche il Pilastro di Bologna. Concepito nel 1962, inaugurato nel 1966, il quartiere è stato oggetto di ulteriori interventi di riqualificazione  a metà degli Anni 80 e attorno al 2000. Nei primi Anni 90 divenne uno dei teatri dei delitti della Uno Bianca. Il simbolo del Pilastro è il Virgolone, l’edificio di alcune centinaia di metri a forma di virgola. Gli architetti, coordinati da Giorgio Trebbi, si sarebbero ispirati a modelli sovietici per creare un quartiere autonomo con pochi collegamenti rispetto al resto della città, ma già dotato di tutti i servizi. Cosa che non avvenne.

Matteo Salvini nel maggio 2019 a Zingonia (Ansa).

IL PARADISO PERDUTO DI ZINGONIA

Ancora più a Nord è Zingonia: progetto urbano realizzato nella seconda metà degli Anni 60 dall’architetto Franco Negri su richiesta dell’imprenditore Renzo Zingone, e ubicato in provincia di Bergamo tra i comuni di Verdellino, Ciserano, Osio Sotto, Verdello e Boltiere. Anche qui l’idea originaria era quella di un’urbanizzazione razionale per oltre 50 mila persone, fornita sia di servizi che di spazi industriali e ricreativi, in modo da evitare il pendolarismo. Ma i Comuni interessati iniziarono subito a litigare su chi avrebbe dovuti spendere per fornire i servizi, e in più con il 1973 arrivò la crisi. Tutto si fermò e lo stesso Zingone si trasferì altrove. Anche qui illegalità e ghettizzazione si sono imposte.  Anche Zingonia, con l’abbattimento delle famose Torri, è in via di riqualificazione.

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Bagnoli, la camorra caccia i pregiudicati ‘nemici’ dal quartiere


Alcuni pregiudicati di Bagnoli, periferia ovest di Napoli, si sono nelle ultime ore trasferiti in altri quartieri. Uno spostamento su cui le forze dell'ordine stanno effettuando accertamenti: sarebbero stati "cacciati" dagli affiliati di un nuovo gruppo criminale, che per prendere il controllo del quartiere avrebbe allontanato quelli che erano legati ad altre cosche.
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Agguato di camorra davanti alla cornetteria, arrestato il killer: aveva 21 anni


I carabinieri hanno arrestato Enrico La Salvia, ritenuto affiliato al clan Sequino, per l'agguato davanti a una cornetteria del 6 novembre 2016, in cui fu ucciso Antonio Bottone e rimase ferito Daniele Pandolfi. Per gli inquirenti quel raid si colloca nello scontro con i rivali del clan Vastarella per il controllo degli affari illeciti nel Rione Sanità.
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Come le cosche mafiose sono ancora padrone in Lombardia

Nonostante indagini e arresti, le infiltrazioni proliferano. La 'ndrangheta del traffico di stupefacenti, il riciclaggio camorrista, le rapine della criminalità pugliese. Ma anche lo sfruttamento sessuale degli albanesi, la droga cinese e le violenze dei latinos. Così la regione rischia di sottovalutare il problema.

Era il 5 luglio 2019 quando il procuratore aggiunto di Milano, Alessandra Dolci, commentava: «Negli ultimi 10 anni, nonostante le indagini e gli arresti, non è cambiato nulla. Le cosche sono ancora padrone del territorio». Parole che portano alla mente territori sanguinari come il Gargano o l’Aspromonte. E invece no: siamo in Lombardia, dove non necessariamente occorre ricorrere alla lupara affinché le mafie dimostrino la loro egemonia.

TERRA DI APPRODO DELLE CRIMINALITÀ

Anzi, come si legge nell’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia (Dia), «i sodalizi organizzati più evoluti prediligono ormai da tempo una strategia “di basso profilo” […] che si caratterizza per il forte mimetismo, risultando per questo ancor più pericolosa e soprattutto di difficile individuazione». La regione è ormai terra di approdo non solo per le criminalità nazionali, ma anche per quelle straniere: cinesi, balcaniche, nigeriane e sudamericane.

RISCHIO DI SOTTOVALUTAZIONE DEL PROBLEMA

Come ha spiegato Monica Forte, presidente della commissione antimafia in Lombardia e vicepresidente del coordinamento nazionale, «per molto tempo in regione si è sottovalutata la presenza mafiosa. E questo è un fatto gravissimo. Non so se si tratti di un errore consapevole, ma in ogni caso ha permesso alle mafie di muoversi liberamente». Il risultato è che oggi in Lombardia operano 25 locali di ‘ndrangheta, attivi soprattutto nella provincia di Milano.

DECISI A TAVOLINO I BUSINESS SU CUI PUNTARE

Quel che emerge è una rete asfissiante e quasi scientifica tra le famiglie per via di «una stretta connessione tra i locali presenti e la “casa madre” del crimine reggino, attraverso l’organo di coordinamento delle relazioni e delle attività illecite, giudiziariamente conosciuto come “la Lombardia”». Tutto deciso a tavolino, dunque. Esattamente come il business su cui puntare. A cominciare dal traffico internazionale di stupefacenti.

UNA RETE DA VIBO VALENTIA AL SUDAMERICA

A riguardo tra i più attivi c’è l’efferata famiglia Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia), che ha messo su una rete che parte da Colombia e Venezuela per arrivare in Italia, dopo aver attraversato il territorio iberico. Le statistiche, d’altronde, non mentono. Secondo quanto denunciato dalla Direzione centrale per i servizi antidroga, «nel 2018 in Lombardia è stato registrato il 16,02% delle operazioni antidroga svolte sul territorio nazionale, il 7,21 % delle sostanze sequestrate e il 14,05% delle persone segnalate all’Autorità giudiziaria».

LOMBARDIA UTILIZZATA COME “LAVATRICE”

Non si pensi, però, che mafia e camorra non siano presenti sul territorio lombardo. Soprattutto nel riciclaggio dei grandi introiti illegali provenienti spesso da Sicilia o Campania. In questo caso, dunque, la Lombardia viene utilizzata come “lavatrice” anche grazie ai rapporti illeciti con imprenditori e pubblica amministrazione. Né si disdegnano i cosiddetti crimini “pendolari”, fronte su cui la concorrenza con i pugliesi è molto forte. «Oltre che negli stupefacenti», si legge non a caso nella relazione della Dia, «i gruppi pugliesi sono attivi nel traffico di armi e nelle rapine ai danni di caveau, depositi e furgoni blindati».

MAFIA PUGLIESE SPECIALIZZATA IN ASSALTI E RAPINE

E qui non si scherza: la criminalità organizzata pugliese, infatti, «è da ritenersi tra le organizzazioni più specializzate, efficaci e pericolose a livello nazionale, con la messa a punto di tecniche operative paramilitari negli assalti a bancomat o a furgoni portavalori», spiega la Dda. È la cronaca d’altronde a dimostrarlo. Uno degli ultimi casi risale al 2016, quando a Bollate un commando composto da una decina di banditi armati e travestiti erano riusciti ad impossessarsi di numerosi plichi di preziosi, per un valore di circa 4 milioni di euro.

LA ROTTA OLANDESE DEL NARCOTRAFFICO

La Lombardia è terra di approdo anche per i gruppi stranieri. Diversi anche in questo caso gli ambiti di interesse, ma a spiccare è ancora una volta il narcotraffico. A differenza della ‘ndrangheta, però, in questo caso a essere prediletta (soprattutto dalla criminalità albanese e balcanica) è la rotta olandese: cocaina e hashish arriva in Italia con corrieri spesso italiani assoldati dagli albanesi, attraverso auto appositamente modificate per l’occultamento nelle officine di Rotterdam.

ROMENE SCHIAVIZZATE PER LA PROSTITUZIONE

Ma gli albanesi sono molto attivi anche nella tratta di esseri umani e nello sfruttamento sessuale. A giugno 2019 la Dda di Brescia ha sgominato un’organizzazione che a partire dal 2014, con la promessa di un posto di lavoro, ha trasferito in Italia dalla Romania (in particolare dalle zone rurali più povere) decine e decine di ragazze poi avviate alla prostituzione sulle strade della Bergamasca, «trattate come schiave, private di denaro, della libertà di movimento e della possibilità di poter rientrare nel Paese d’origine».

TRATTA DI MIGRANTI DALL’AFRICA

Stesso discorso per la mafia nigeriana, dominus per quanto riguarda la tratta di migranti provenienti dall’Africa. Con una differenza netta, in questo caso: molto spesso a tenere sotto scacco le giovani ragazze – spesso anche ricorrendo a strumenti di coercizione psicologici come i riti vodoo – sono le donne. Una delle ultime inchieste è stata Glory (dal nome di una delle arrestate, residente a Busto Arsizio): tra le vittime c’erano anche ragazze marchiate a vita con due lame da rasoio, per il giuramento assoluto all’obbedienza una volta arrivate in Italia.

STUPEFACENTI CINESI E PUSHER FILIPPINI

Vista la grande comunità orientale in Lombardia, specie a Milano, attiva è anche la mafia cinese. Negli ultimi anni è cresciuta a dismisura l’importazione di shaboo, il principale stupefacente trattato da questa criminalità, rivenduto poi non solo all’interno della propria comunità, ma anche a italiani tramite una fitta rete di pusher filippini.

BANDE DI LATINOS VOTATE ALLA VIOLENZA

Ma non è tutto. Nell’area metropolitana sono molto attivi anche i pandillas, le bande di latinos composte prevalentemente da giovani di origine ecuadoregna e peruviana, con la sporadica presenza anche di italiani e nordafricani. In questo caso, spiega la Dda, la violenza non è solo uno strumento per il raggiungimento di uno scopo economico, ma un marchio di fabbrica.

COMMISSIONE AD HOC E FONDI PUBBLICI

Non tutto, però, è perduto. Già nella precedente legislatura, ha spiegato ancora la Forte, «la Regione Lombardia si è dotata di una commissione antimafia ad hoc» che ha goduto anche di corposi finanziamenti pubblici, «notevoli rispetto al panorama nazionale e con cui sono stati lanciati numerosi progetti». Uno di questi riguarda proprio la preoccupante presenza delle mafie straniere: «Già da due anni viene finanziato monitoraggio specifico. Ci siamo dati massimo nove mesi di tempo: questo lavoro ci porterà ad avanzare possibili interventi pratici che poi rivolgeremo alla Giunta regionale».

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Camorra e cemento, confisca da 100 milioni di euro a imprenditore dei Casalesi


Sono stati confiscati i beni sequestrati ad Alfonso Letizia, imprenditore del cemento e ritenuto riferimento della fazione Schiavone del cartello dei Casalesi: lo Stato ha definitivamente acquisito immobili, veicoli, aziende e rapporti finanziari per 100 milioni di euro. Secondo le indagini l'uomo era a disposizione del clan, ottenendo in cambio favori per le proprie aziende nel Casertano.
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Napoli, arrestati i nipoti del boss Rinaldi: prestiti usurari a imprenditore


I carabinieri hanno arrestato per usura ed estorsione quattro persone, ritenute affiliate al clan Rinaldi di San Giovanni a Teduccio. Sono accusate di avere imposto interessi usurari su un prestito a un imprenditore di Pollena Trocchia (Napoli). Tra loro ci sono i nipoti dell'attuale capoclan, Ciro Rinaldi, figli del fondatore del clan, Antonio Rinaldi.
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Strage di Pescopagano, la Dda blocca permessi premio al boss La Torre: pericolo di fuga


I carabinieri hanno notificato una nuova misura cautelare in carcere ad Augusto La Torre, ex boss del clan di Mondragone che porta il suo cognome: relativa alla condanna per la Strage di Pescopagano, è stata emessa per evitare che il camorrista, che sarebbe stato scarcerato tra due anni dopo 30 di reclusione, scappasse prima che la sentenza divenisse esecutiva.
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Agguato a Monterusciello, ferito alle gambe fratello del collaboratore di giustizia


Roberto Del Sole, 33 anni, pregiudicato, è stato ferito con un colpo d'arma da fuoco al polpaccio poco dopo le 12 di oggi, 11 febbraio, davanti alla sua abitazione, nella zona dei 600 alloggi di Monterusciello, frazione di Pozzuoli. L'uomo, scarcerato 5 mesi fa dopo aver scontato una pena per rapina ed estorsione, è il fratello del collaboratore di giustizia Napoleone Del Sole.
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Castellammare, sequestrata la Engy Service: l’impresa di fiori era del clan Cesarano


Carabinieri e Guardia di Finanza hanno sottoposto a sequestro preventivo la Engy Service, società di intermediazione attiva nel Mercato dei Fiori tra Castellammare di Stabia e Pompei: secondo le indagini era diretta dal clan Cesarano ed era stata imposta dalla camorra a commercianti e trasportatori, realizzando un monopolio illegale.
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Salvatore Barbaro fu vittima innocente di camorra, i familiari potranno essere risarciti


Il tribunale civile di Napoli ha riconosciuto il diritto di Giovanna Scudo a ottenere l'indennizzo previsto dallo Stato per le vittime innocenti di mafia; la donna è la madre di Salvatore Barbaro, ucciso dalla camorra in un agguato nel 2009 per uno scambio di persona. Lo status era stato rifiutato due volte dal ministero dell'Interno.
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Miano, arrestati gli eredi del clan Lo Russo: per il pizzo minacce ad hoc in base alle vittime


Alle prime luci di questa mattina, i carabinieri hanno arrestato 32 persone del cosiddetto gruppo "abbasc Miano", sodalizio camorristico emergente, composto da nuove leve ed eredi del clan Lo Russo. Dalle indagini è emerso che il gruppo utilizzava minacce ad hoc, per imporre le proprie richieste, a seconda delle vittime.
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Castellammare di Stabia, nuova ordinanza per Rapicano per l’omicidio di Pietro Scelzo


I carabinieri hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere per Pasquale Rapicano, già detenuto, ritenuto affiliato al clan D'Alessandro di Castellammare di Stabia: è accusato dell'omicidio di Pietro Scelzo, ucciso nel 2006 durante la faida che portò alla scissione del clan e alla nascita del gruppo Omobono-Scarpa.
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Miano, arrestati gli eredi del clan Lo Russo: 24 in manette


I carabinieri e la Dia di Napoli stanno eseguendo in queste ore 24 misure cautelari nei confronti di esponenti del gruppo di "Miano di sotto", "Abbasce Miano", il nuovo clan emergente dell'area nord di Napoli e formato da nuove leve e vecchi affiliati allo storico clan di camorra dei Lo Russo; avrebbe preso il controllo dopo la disgregazione dei Capitoni.
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San Cipriano, picchiano la barista per non pagare le birre, condannati i nipoti del boss


Il tribunale di Napoli Nord ha condannato, con pena sospesa e mantenendo gli arresti domiciliari, i gemelli Alessio e Vincenzo De Falco, nipoti del boss dei Casalesi Enzo De Falco, ucciso in un agguato nel 1991. Ad agosto scorso avevano aggredito una barista per non pagare le birre che avevano consumato in un bar di San Cipriano d'Aversa (Caserta).
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Spacciatori a stipendio, la banda pagava le ‘mesate’ agli affiliati: anche 1.200 euro


Alcuni dei componenti della banda di spacciatori smantellata dai carabinieri della Compagnia di Marano (Napoli) ricevevano una quota fissa dall'organizzazione, uno stipendio mensile. Altri, invece, venivano pagati a cottimo. Emerge dall'ordinanza che ha portato ai 24 arresti della banda di pusher collegata al clan Orlando di Marano.
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