Il j’accuse del gesuita Sorge: «Ruini con Salvini come la Chiesa ai tempi di Mussolini»

L'ex direttore di Civiltà Cattolica contro l'ex numero uno della Cei: «Sbaglia a benedirlo». E poi lancia l'idea di un Sinodo: «Non possiamo più tacere di fronte a odio e razzismo».

Ruini si comporta con Salvini come già fece la Chiesa con Mussolini. Il j’accuse arriva da Padre Bartolomeo Sorge, autorevole rappresentante dei Gesuiti, lo stesso ordine di Papa Francesco, già direttore della rivista Civiltà Cattolica. «Il cardinale Ruini sbaglia a benedire Salvini. Lo stesso fece il Vaticano con Mussolini», ha affermato il teologo e politologo in un’intervista a Marco Damilano per l’Espresso.

«RUINI, L’ULTIMO EPIGONO DELLA STAGIONE DI PAPA WOJTYLA»

«Nella storia della Chiesa italiana, Ruini è l’ultimo epigono autorevole della stagione di papa Wojtyla. Giovanni Paolo II, dedito totalmente alla sua straordinaria missione evangelizzatrice a livello mondiale, di fatto rimise nelle mani di Ruini le redini della nostra Chiesa, nominandolo per 5 anni segretario generale della Cei, per 16 anni presidente dei vescovi e per 17 anni vicario generale della diocesi di Roma», dice Sorge. «Per quanto riguarda il suo atteggiamento benevolo verso Salvini, dobbiamo dire che è del tutto simile a quello che altri prelati, a suo tempo, ebbero nei confronti di Mussolini. Purtroppo la storia insegna che non basta proclamare alcuni valori umani fondamentali, giustamente cari alla Chiesa, se poi si negano le libertà democratiche e i diritti civili e sociali dei cittadini», ha aggiunto.

«SERVE UN SINODO, LA CHIESA NON PUÒ PIÙ TACERE SUL’ ODIO»

«Credo che nella Chiesa italiana si imponga ormai la convocazione di un Sinodo», dice ancora padre Sorge. «I cinque Convegni nazionali ecclesiali, che si sono tenuti a dieci anni di distanza uno dall’altro, non sono riusciti – per così dire – a tradurre il Concilio in italiano. C’è bisogno di un forte scossone, se si vuole attuare la svolta ecclesiale che troppo tarda a venire», spiega. Secondo il gesuita, ex direttore di Civiltà Cattolica e di Aggiornamenti Sociali, «solo l’intervento autorevole di un Sinodo può avere la capacità di illuminare le coscienze sulla inaccettabilità degli attacchi violenti al papa, sulla natura anti-evangelica dell’antropologia politica, oggi dominante, fondata sull’egoismo, sull’odio e sul razzismo, che chiude i porti ai naufraghi e nega solidarietà alla senatrice Segre, testimone vivente della tragedia nazista della Shoah, sull’assurda strumentalizzazione politica dei simboli religiosi, usati per coprire l’immoralità di leggi che giungono addirittura a punire chi fa il bene e salva vite umane». «La Chiesa non può più tacere. Deve parlare chiaramente. È suo preciso dovere non giudicare o condannare le persone, ma illuminare le coscienze», conclude.

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Ruini apre a Salvini: l’ultima carta dei conservatori contro Francesco

L'assist del cardinale al leader della Lega rispolvera la Santa Alleanza tra Chiesa e politica proposta ai tempi di Berlusconi, nonostante il contesto sia radicalmente cambiato. E suona come una chiamata alle armi diretta a quei settori del cattolicesimo in crisi di fronte alla spinta riformatrice messa in atto dal papa.

E alla fine scese in campo il cardinale Camillo Ruini. Segno che la carovana ultraconservatrice, in verità un po’ disordinata, che ha cercato di sbarrare la strada a papa Francesco e al suo progetto riformatore, ha fino a ora fallito. Allora è dovuto tornare al centro dell’arena l’ultimo dei pesi massimi della stagione wojtyliana, l’ormai 88enne Ruini, ancora lucido certo, per provare a ricomporre le ragioni dello schieramento conservatore.

L’ex dominus della Chiesa italiana, in pensione da tempo, in un’intervista al Corriere della Sera, non esita a dare ben tre indicazioni molto precise negli obiettivi: esprime una critica diretta al percorso di riforma della Chiesa voluto dal papa, concede una forte apertura di credito al leader della destra Matteo Salvini (il quale si è affrettato a ringraziarlo) – come già fece con Silvio Berlusconi a suo tempo –, coglie l’occasione del voto umbro favorevole alla destra per assetare un colpo velenoso al nemico interno di sempre: il cattolicesimo democratico.

Ringrazio il Cardinal Ruini, che spero di poter incontrare, per le parole che invitano al confronto, all’apertura, alla…

Posted by Matteo Salvini on Sunday, November 3, 2019

L’ASTENSIONE DEL CENTRODESTRA NEL VOTO SULLA MOZIONE SEGRE

Niente di nuovo? Fino a un certo punto. Intanto per il contesto nel quale ci si muove e che ha il suo peso. Perché il pronunciamento del cardinale che dice di non condividere «l’immagine tutta negativa di Salvini» del quale anzi intravede le future «notevoli prospettive», arriva dopo un fatto clamoroso: l’astensione fatta registrare in Senato dal centrodestra (Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia) sulla proposta di istituire una commissione per contrastare l’odio razzista e l’antisemitismo in particolare sul web ma non solo. Un’iniziativa nata per volontà della senatrice Liliana Segre, ex deportata di Auschwitz, vittima lei stessa quotidianamente di aggressioni e insulti antisemiti.

LA PREOCCUPAZIONE DI PAROLIN

Da rilevare che l’astensione delle destre aveva suscitato la reazione composta ma chiara del Segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin. Parolin esprimeva una forte preoccupazione per il venir meno di un terreno comune istituzionale anche su valori ritenuti fondamentali e invitava a riflettere su quanto stava accadendo in parlamento e quindi nel Paese.

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QUELLA “DIMENTICANZA” DI RUINI

L’intervento del Segretario di Stato vaticano era il sintomo di un allarme che si registrava Oltretevere per un episodio-spartiacque: il voto infatti sembrava dare forma concreta proprio a quel venir meno di valori condivisi «sui quali tutti dovremmo convergere» evocati da Parolin e che destava particolare inquietudine in Vaticano come in ampi settori dell’opinione pubblica. Di tutto questo, neanche di sfuggita, c’era traccia nell’intervista e nelle parole di Ruini, quasi la questione nella sua complessità e attualità, nei suoi richiami internazionali e storici, non fosse all‘ordine del giorno.  

LA RIPROPOSIZIONE DELLA SANTA ALLEANZA TRA CHIESA E POLITICA

L’impostazione di Ruini appare dunque, in un certo modo, applicare uno schema vecchio in uno scenario però mutato rispetto al passato: in pratica il cardinale ripropone lo sdoganamento del nuovo che avanza a destra per stringere una nuova santa alleanza fra Chiesa e potere politico. Ma appunto il voto in Senato dimostra che il conflitto sui valori fondamentali va ben oltre le polemiche sulla gestione più o meno efficace del fenomeno migratorio. Quest’ultimo è anzi divenuto, già da tempo, tema dirimente di propaganda ideologica, grimaldello per mettere in crisi i principi liberali e democratici – fino allo stesso disconoscimento, in alcune circostanze, dei diritti dell’uomo –  in buona parte dell’Occidente. Non dev’essere un caso, in effetti, se papa Francesco guardando a determinate derive ideologiche presenti in Europa in questa stagione e ispirate a un nazionalismo fondamentalista e quasi sempre xenofobo, abbia evocato più volte il rischio del diffondersi di un clima simile a quello che pervase l’Europa fra le due guerre.  

IL RITORNO IN AUGE DEL CROCIFISSO IDEOLOGICO

D’altro canto, e qui il cardinale non può certo essersi sbagliato, Ruini approva anche il Salvini che brandisce rosari nelle piazze, forma un po’ ruvida, dice, di opposizione al «politicamente corretto» (sic!). Il tentativo del leader leghista di appropriarsi dei simboli religiosi è stato fortemente contestato per la sua strumentalità dal presidente dei vescovi italiani, il cardinale Gualtiero Bassetti, ma Ruini la pensa diversamente. Il gesto salviniano, d’altro canto, non è isolato, e si colloca anzi in un utilizzo del cristianesimo quale arma di un’ondata nazionalista (Donald Trump e Vladimir Putin in primo luogo) povera sotto il profilo della proposta ideologica e culturale e quindi bisognosa di un apparato simbolico allo stesso tempo forte e semplice, riconoscibile. Il crocifisso ideologico non è una novità ma certo sta tornando fortemente in auge. 

UNA CHIAMATA ALLE ARMI PER LA CHIESA ANTI-BERGOGLIO

Se Salvini è il leader apocrifo e quindi un po’ taroccato, identitario, di un cattolicesimo dagli istinti preconciliari che non sopporta la predicazione di Bergoglio, Ruini proprio questa linea sembra sposare e soprattutto gli appone il timbro autorevole del suo placet. Quasi una chiamata alle armi per quei settori ecclesiali e del cattolicesimo organizzato in significativa crisi di fronte alla spinta riformatrice messa in atto dal papa. Il recente sinodo sull’Amazzonia del resto, è l’altro spartiacque con il quale il cardinale si confronta e denuncia anzi con chiarezza quale sia la sua forte preoccupazione in proposito. Ruini teme che la richiesta proveniente dai padri sinodali di ordinare sacerdoti diaconi sposati (cioè dei laici) sia un errore, un modo per far saltare la regola del celibato; quindi spera e prega che il papa neghi questa possibilità nell’esortazione post-sinodale, il documento con il quale Francesco farà il punto su quanto stabilito dall’assise sull’Amazzonia. 

L’UNITÀ E LA COLLEGIALITÀ DELLA CHIESA MESSE IN DISCUSSIONE

Vedremo cosa delibererà il papa in proposito, in ogni caso suscita un certo stupore che un cardinale esperto come l’ex presidente della Cei, si adatti a considerare il pontefice come una sorta di Corte d’appello ecclesiale il cui giudizio dovrebbe ribaltare la ‘sentenza di primo grado’ del sinodo con tanti saluti alla collegialità e all’unità della Chiesa pure invocata dal cardinale. Anche perché è vero, come ricorda Ruini, che il sinodo ha votato a maggioranza sui diaconi sposati, ma lo stesso è avvenuto per tutti gli altri 120 paragrafi del documento finale dell’assise con un particolare: tutti i punti del testo hanno superato il quorum dei due terzi dei consensi richiesti dal regolamento. 

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