Sul Guardian le 20 società responsabili di un terzo delle emissioni mondiali

Nella classifica dei gruppi più inquinanti i colossi dell'Oil&Gas. Dal 1965 al 2017 hanno prodotto 480 miliardi di tonnellate di CO2. Sul podio Saudi Aramco, Chevron e Gazprom.

Più di un terzo delle emissioni di gas serra dell’era moderna è stato prodotto da 20 compagnie dell’industria petrolifera e del gas. Lo scrive il Guardian che riprende in esclusiva un report pubblicato dal Climate accountability institute, un istituto di ricerca impegnato sul tema dei cambiamenti climatici.

HANNO PRODOTTO 480 MILIARDI DI TONNELLATE DI CO2

L’analisi condotta dallo scienziato Richard Heede ha preso in esame il periodo che va dal 1965 al 2017, mettendo in evidenza che il 35% di tutte le emissioni da combustibili fossili prodotte in quel lasso di tempo su scala globale, pari a 480 miliardi di tonnellate di CO2, possono essere attribuite a 20 colossi internazionali dell’oil&gas. Alcune di queste compagnie sono pubbliche, altre invece sono private. A conquistarsi il primo gradino del podio come azienda più inquinante è stata la compagnia di Stato saudita Saudi Aramco. Seguono la multinazionale statunitense Chevron e la russa Gazprom.

«META DELLE EMISSIONI SONO STATE PRODOTTE DAL 1990 A OGGI»

Come si legge nel report, la metà delle emissioni prodotte dal 1751 a oggi risalgono a dopo il 1990. «La grande tragedia della crisi climatica», ha spiegato il climatologo statunitense Michael E. Mann, «è che sette miliardi e mezzo di persone devono pagare perché un paio di dozzine di soggetti inquinanti possano continuare a realizzare profitti da record. Lasciare che ciò accada è un grande fallimento morale del nostro sistema».

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Il costo dei disastri naturali è salito di 20 volte in 50 anni

Secondo uno studio della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e Pennsylvania State University le zone più colpite da questo aumento sono le aree temperate, in particolare l'Europa.

Il costo dei danni causati dai disastri naturali è aumentato di 20 volte negli ultimi 50 anni: lo indica la ricerca condotta fra Italia e Stati Uniti, secondo la quale se negli anni 70 ogni evento catastrofico costava 500 milioni di dollari, oggi ha raggiunto il costo di 10 miliardi. L’aumento più significativo riguarda le aree più temperate del pianeta come l’Europa. Pubblicata sulla rivista Pnas, la ricerca è stata condotta da Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Pennsylvania State University. Alluvioni, tempeste, uragani, ondate di calore estreme, con siccità, incendi e frane stanno presentando il loro conto, dovuto soprattutto al fatto che la loro frequenza e intensità sono aumentate in questi decenni.

ESAMINATO IL 5% DEGLI EVENTI PIÙ CATASTROFICI

Condotta per la parte italiana da Matteo Coronese, Francesco Lamperti, Francesca Chiaromonte e Andrea Roventini, dell’Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna, la ricerca ha considerato il 5% degli eventi più catastrofici e ha calcolato che il costo dei danni che hanno provocato è aumentato ogni anno di circa 5 milioni di dollari, al netto degli aumenti attribuibili all’evoluzione di reddito e popolazione. «Un singolo evento catastrofico nel 1970 causava circa 500 milioni di dollari di danni, mentre nel 2010 le perdite erano già salite a 10 miliardi di dollari», ha rilevato Coronese.

CONTEGGIATO ANCHE L’AUMENTO DELLA POPOLAZIONE

«Ovviamente», ha aggiunto, «questi maggiori danni sono in parte dovuti all’aumento della popolazione e della ricchezza potenzialmente distruttibile, per esempio gli edifici. Una volta tenuti in considerazione questi fattori, l’impatto economico degli eventi estremi risulta comunque raddoppiato».

LO SPETTRO DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO

I dati considerati nella ricerca riguardano danni economici derivanti da disastri avvenuti in tutto il mondo tra il 1960 e il 2014, molti dei quali, hanno rilevato gli autori della ricerca, «collegati al cambiamento climatico da un gran numero di studi». Per Lamperti, della Scuola Superiore Sant’Anna e dello European Institute on the Economics and the Environment di Milano, «l’incremento dei danni è compatibile con il cambiamento climatico. Tuttavia», ha aggiunto, «il nostro studio non esamina in quale misura tale aumento sia attribuibile in modo diretto al cambiamento climatico. Stabilire un collegamento diretto richiederà infatti ulteriori studi per i quali sono necessari dati addizionali e più precisi».

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Cosa prevede la nuova bozza del decreto Clima

Nuova rottamazione con bonus da 1.500 euro. Via la norma sui prodotti sfusi. Campagne di informazione ambientale nelle scuole. Cosa cambia nell'ultima versione del testo allo studio del governo.

Dieci giorni dopo le prime indiscrezioni filtrate dalle agenzie di stampa, emergono nuovi dettagli sulla bozza del decreto clima allo studio del governo, con diverse novità rispetto ai primi contenuti che erano stati anticipati.

NUOVA ROTTAMAZIONE CON BONUS DA 1.500 EURO

Arriva subito, già da quest’anno, una nuova rottamazione delle vecchie auto, fino ai modelli Euro, 4 in cambio dell’acquisto di abbonamenti al trasporto pubblico o a servizi di sharing mobility. La nuova bozza prevede un ‘buono mobilità’ pari a 1.500 euro (meno dei 2 mila previsti in precedenza), ma stanzia già 5 milioni per il 2019. La norma dura tre anni e viene finanziata con 100 milioni nel 2020 e altrettanto nel 2021. La misura vale solo per i Comuni sotto procedura d’infrazione Ue per smog.

SPARISCE LA NORMA SUI PRODOTTI SFUSI

Sparisce, rispetto alla precedente versione, il taglio graduale ai sussidi ambientalmente dannosi (del peso totale di circa 17 miliardi) come l’incentivo per i prodotti sfusi venduti “alla spina”. Resta in bianco la definizione dell’end of waste, per l’economia circolare. Entra una norma sulla ricerca e i cambiamenti climatici. Il nuovo testo diventa più snello e lascia aperte alcuni punti da verificare con i ministeri di competenza. Oltre allo spazio che alcune disposizioni dovranno trovare nella legge di Bilancio.

CAMPAGNA DI FORMAZIONE AMBIENTALE NELLE SCUOLE

In programma poi una campagna di informazione e formazione ambientale nelle scuole che si chiamerà ‘L’ambiente siamo noi’. L’istituzione della campagna partirà dall’anno scolastico 2019-2020; l’obiettivo è informare e sensibilizzare gli studenti di tutte le scuole italiane sui temi dell’ambiente e degli effetti climatici. Le risorse messe a disposizione dal ministero dell’Ambiente sono 500 mila euro dal 2019.

NIENTE PIÙ DETRAZIONI PER LE SPESE DEGLI SCUOLABUS “GREEN”

Resta il fondo da 10 milioni l’anno (per il 2020 e il 2021), a valere sulle risorse del ministero dell’Ambiente, per incentivare il servizio di scuolabus a ridotte emissioni per gli asili, le scuole elementari e le medie, sia comunali che statali, delle città metropolitane più inquinate e su cui grava la procedura di infrazione Ue sulla qualità dell’aria. Ma sparisce la detrazione per le famiglie da 250 euro per le spese sostenute. Si tratta in effetti di una specie di sperimentazione dal momento che sono finanziati per due anni e i bus devono essere Euro 6 (due aspetti che nella bozza precedente non erano specificati). La norma rientra nelle «disposizioni per la promozione del trasporto scolastico sostenibile», per «limitare le emissioni inquinanti in atmosfera e migliorare la qualità dell’aria».

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L’allarme dell’Onu sullo scioglimento dei ghiacciai

Il comitato scientifico delle Nazioni unite in un rapporto avverte che il declino dell'estensione dei ghiacci è destinato a continuare. Mentre gli oceani vedranno un aumento delle temperature senza precedenti.

La perdita globale dei ghiacciai, la fusione del permafrost e il declino nella copertura della neve e nella estensione dei ghiacci artici sono destinati a continuare, a causa dell’aumento della temperatura dell’aria in superficie, con inevitabili conseguenze per straripamenti di fiumi e rischi locali. La grandezza di questi cambiamenti della criosfera è destinata ad aumentare ulteriormente nella seconda metà del 21/o secolo. È l’allarme dell’Ipcc, il comitato scientifico dell’Onu, nel rapporto su oceani e ghiacci.

RISCALDAMENTO DEGLI OCEANI SENZA PRECEDENTI

Nel ventunesimo secolo, a causa del riscaldamento globale, gli oceani vedranno un aumento senza precedenti della temperature e della acidificazione, un calo dell’ossigeno, ondate di calore, piogge e cicloni più frequenti e devastanti, aumento del livello delle acque, diminuzione degli animali marini.

I POPOLI PIÙ A RISCHIO QUELLI CON MENO MEZZI

«Le persone con la più alta esposizione e vulnerabilità» agli effetti del cambiamento climatico «sono spesso quelle con la più bassa capacità di risposta», spiega il rapporto. Le comunità costiere, si legge nella ricerca, «sono esposte a molteplici rischi legati al clima, compresi cicloni tropicali, livelli del mare estremi, inondazioni, ondate di calore, perdita di ghiacci e scioglimento del permafrost».

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I ghiacciai delle Alpi si sono dimezzati in 100 anni

Lo studio del Cnr: nel 2050 spariranno tutti quelli sotto i 3.500 metri. Le Dolomiti potrebbero restare a secco.

Negli ultimi 100 anni, i ghiacciai delle Alpi hanno dimezzato la loro estensione. E al 2050, rischiano di sparire tutti quelli sotto i 3.500 metri, perché le temperature odierne non permettono più la sopravvivenza dei ghiacci eterni sotto quella quota. In sostanza, le Dolomiti potrebbero restare senza ghiacciai. La causa è il riscaldamento globale, provocato dall’uomo. A dirlo è un glaciologo del Cnr, Renato Colucci. «I ghiacciai alpini di Italia, Francia, Austria e Svizzera si stanno ritirando a una velocità senza precedenti in migliaia di anni», racconta, «nell’ultimo secolo è scomparso il 50% della copertura e di questo il 70% è sparito negli ultimi 30 anni». «Dalla metà degli anni Ottanta, le temperature vanno solo in salita», prosegue il ricercatore, «fino ad allora, anche sotto i 3 milametri, d’estate rimaneva sempre un po’ di neve sopra il ghiaccio, che lo preservava e creava la riserva necessaria per formarne di nuovo. Ma oggi, osserviamo spesso la quasi completa asportazione del manto nevoso in estate. Il ghiaccio rimane esposto al sole e si fonde. In media si perde da mezzo metro a un metro di spessore all’anno». Secondo Colucci, se non si ferma il riscaldamento globale, nel giro di trent’anni spariranno i ghiacci eterni dalle Alpi Orientali e Centrali, e rimarranno solo sulle Alpi Occidentali, quelle più alte: «Se prendiamo la media delle temperature degli ultimi 15 anni», spiega, «questa non è compatibile con l’esistenza dei ghiacciai sotto i 3.500 metri. I ghiacciai delle Alpi sotto quella quota sono destinati a sparire nel giro di 20-30 anni». Gli studi dei glaciologi spiegano bene perché tutto questo sta avvenendo. «I carotaggi fatti sui ghiacci di Groenlandia e Antartico», spiega ancora Colucci, «ci dicono che nell’ultimo secolo l’aumento della CO2 nell’atmosfera è stato cento volte più rapido che in qualsiasi altra epoca negli ultimi 800 mila anni. E la responsabilità non può che essere dell’uomo». Il fenomeno dello scioglimento dei ghiacci riguarda tutte le catene montuose del mondo. «Paesi come Perù, Cile e India contano sui ghiacciai montani per l’approvvigionamento idrico, e potrebbero avere problemi», conclude Colucci, «la sparizione dei ghiacci polari potrebbe sommergere isole e località costiere. E lo scioglimento del permafrost, il terreno ghiacciato delle steppe, libererebbe enormi quantità di metano, il gas serra con l’effetto maggiore».

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I record nagativi del cambiamento climatico negli ultimi cinque anni

Secondo un report dell'Omm presentato in occasione del summit Onu, nel periodo 2015-2019 è stato registrato un caldo record: +0,2% rispetto al quinquennio precedente. Allarme anche per i gas serra. Mari, calotte polari e ghiacciai in sofferenza. Il punto.

Nuovi record di temperatura in molti Paesi accompagnati da incendi senza precedenti, innalzamento del livello del mare, perdita di ghiacci, eventi estremi. Il riscaldamento climatico accelera e con esso gli effetti devastanti che trascina dietro di sé. Tanto che il quinquennio ancora in corso, 2015-2019 (dati fino a luglio scorso), si candida al periodo più caldo di cinque anni mai registrato con un +0,2 gradi rispetto al 2011-2015, mentre la temperatura media globale è aumentata di 1,1 gradi dal periodo preindustriale.

ALLARME IN OCCASIONE DEL SUMMIT ONU

Senza contare la crescita dei gas serra con un tasso del +20% per la Co2 rispetto ai cinque anni precedenti. È un vero e proprio bollettino di guerra quello tracciato dall’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) in occasione del Summit Onu in corso a New York sul clima. Una sorta di studio-dichiarazione che è parte di un rapporto di sintesi di alto livello delle principali istituzioni scientifiche sotto l’egida del Science Advisory Group del Summit delle Nazioni Unite sul clima 2019, ha spiegato la stessa Omm. «Le cause e gli impatti dei cambiamenti climatici stanno aumentando anziché rallentare», ha affermato il segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale, Petteri Taalas, copresidente del gruppo scientifico consultivo del vertice sul clima delle Nazioni Unite.

AMBIZIONI DA TRIPLICARE PER FERMARE L’AUMENTO DELLE TEMPERATURE

«L’aumento del livello del mare è accelerato e temiamo una brusca riduzione delle calotte glaciali dell’Antartico e della Groenlandia». A questo vanno aggiunti gli eventi estremi «come abbiamo visto quest’anno, con tragici effetti alle Bahamas e in Mozambico, l’innalzamento del livello del mare e le intense tempeste tropicali hanno provocato catastrofi umanitarie ed economiche», ha proseguito Taalas sottolineando che «le sfide sono immense». «Per fermare un aumento della temperatura globale di oltre 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali, il livello di ambizione deve essere triplicato. E per limitare l’aumento a 1,5 gradi, deve essere moltiplicato per cinque», ha detto ancora.

I RECORD NEGATIVI SU LIVELLO DEI MARI E CALOTTE POLARI

Nel periodo maggio 2014-2019, il tasso di innalzamento medio globale del livello del mare è stato di 5mm all’anno, rispetto a 4mm all’anno nel decennio 2007-2016. «Questo è sostanzialmente più veloce», ha detto l’Omm, «del tasso medio dal 1993 di 3,2 mm all’anno». Per i ghiacci, per tutto il periodo 2015-2018, ha riferito l’Omm, «l’estensione media (estiva) del ghiaccio marino di settembre nell’Artico è stata ben al di sotto della media 1981-2010, così come l’estensione media del ghiaccio marino invernale. I quattro record più bassi per l’inverno si sono verificati durante questo periodo. Il ghiaccio pluriennale è quasi scomparso». Per l’Antartico, la quantità di ghiaccio persa ogni anno dalla calotta è aumentata di almeno sei volte. Sul fronte oceani, il 2018 ha registrato i più alti valori di contenuto di calore oceanico registrati negli ultimi 700 metri, con il 2017 al secondo posto e il 2015 terzo. Modificata anche l’acidità dei mari per effetto della Co2 con un aumento del 26% dall’inizio della rivoluzione industriale. Infine, più del 90% delle catastrofi naturali sono legate al clima.

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I vertici chiave sul clima prima del summit di New York

Un percorso a tappe lungo 27 anni, dal summit di Rio de Janeiro del 1992. Con almeno due tappe storiche: il Protocollo di Kyoto (1997) e gli accordi di Parigi (2015). Tutti gli impegni presi in tema di ambiente.

Il summit sui cambiamenti climatici che si apre il 23 settembre 2019 nella sede dell’Onu a New York è solo l’ultimo passo di una serie di vertici internazionali cominciati nel 1992 per cercare un punto d’accordo tra gli Stati e ridurre le emissioni di CO2. Un cammino che prosegue con la Cop25 di Santiago del Cile, in programma dal 2 al 13 dicembre 2019, in cui viene verificato il rispetto degli impegni presi agli accordi di Parigi del 2015.

  • RIO DE JANEIRO 1992 – Firma della Convezione sui cambiamenti climatici (Unfccc). La sottoscrivono anche gli Stati Uniti.
  • PROTOCOLLO DI KYOTO 1997 – Adottato l’11 dicembre 1997 alla terza Conferenza Onu sul clima, entra in vigore solo il 16 febbraio 2005. Il periodo d’azione va dal primo gennaio 2008 al 31 dicembre 2012. Gli Usa non lo sottoscrivono.
  • BALI (INDONESIA) 2007 – Il 15 dicembre 2007 la 13esima Conferenza Onu sul clima (Cop13) dà il via libera a una road map per fissare la tempistica dei negoziati. Si riconosce la necessità di un’azione internazionale per la lotta ai cambiamenti climatici.
  • PACCHETTO UE 2008 – Obiettivi al 2020 (taglio 20% Co2 rispetto ai livelli del ’90; 20% efficienza energetica; 20% rinnovabili, per l’Italia il 17%).
  • POZNAN (POLONIA) 2008 – 14esima Conferenza Onu sul clima (Cop14). Si delinea un accordo su un piano di lavoro per il 2009.
  • G8 L’AQUILA 8-10 luglio 2009 – Taglio dell’80% di emissioni al 2050 per i Paesi industrializzati e del 50% al 2050 per tutti gli altri Paesi.
  • COPENAGHEN 2009 – La 15esima Conferenza Onu sul clima raggiunge un accordo senza numeri sulla CO2, resta solo l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 2 gradi.
  • DURBAN 2011 – Via libera alla tabella di marcia per l’adozione di un accordo globale salva-clima al 2015, per entrare in vigore dal 2020. A Durban anche un accordo per il Kyoto2 dopo il 2012.
  • RIO+20 2012 – Summit sulla Terra Rio+20 a Rio de Janeiro vent’anni dopo il primo vertice Onu. Viene rafforzato il quadro istituzionale e creato un forum intergovernativo.
  • PARIGI 2015 – La Cop21 passa alla storia per l’accordo di Parigi: riscaldamento «ben sotto i 2 gradi» rispetto ai livelli pre-industriali, con l’impegno a «portare avanti sforzi per limitare l’aumento di temperatura a 1,5 gradi» e 100 miliardi ai Paesi vulnerabili.
  • KATOWICE (POLONIA) 2018 – La Cop24 dà il via libera alle regole per applicare l’accordo di Parigi sul clima. I Paesi che avevano siglato l’accordo di Parigi nel 2015 concordano di aggiornare i rispettivi piani climatici entro il 2020.
  • NEW YORK 2019 – Climate Action Summit dell’Onu con i capi di Stato e di governo, imprenditori, Ong, amministratori locali e attivisti, per fare il punto sugli sforzi di ciascuno Stato per combattere la crisi climatica.

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Com’è andato il summit sul clima dell’Onu

Accordo tra 66 Paesi per raggiungere le zero emissioni nel 2050. Trump si presenta a sorpresa durante il dibattito. Greta: «Mi avete rubato i sogni e l'infanzia».

«Sessantasei Paesi, 102 città e 93 imprese si sono impegnate a raggiungere zero emissioni entro il 2050», hanno reso noto le Nazioni Unite nel corso del summit sul clima a New York. Anche Donald Trump si è presentato a sorpresa al vertice. Il presidente americano, che non avrebbe dovuto partecipare all’incontro pur essendo al Palazzo di Vetro, si è seduto in sala mentre il premier indiano Narendra Modi prendeva la parola.

«Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia», ha detto la 16enne attivista svedese Greta Thunberg parlando al summit sul clima. «Ci state deludendo, ma i giovani stanno iniziando a capire il vostro tradimento, gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi, e se sceglierete di fallire non vi perdoneremo mai», ha aggiunto, sottolineando che «il mondo si sta svegliando e il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no».

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Accordo tra 66 Paesi per raggiungere le zero emissioni nel 2050. Trump si presenta a sorpresa durante il dibattito. Greta: «Mi avete rubato i sogni e l'infanzia».

«Sessantasei Paesi, 102 città e 93 imprese si sono impegnate a raggiungere zero emissioni entro il 2050», hanno reso noto le Nazioni Unite nel corso del summit sul clima a New York. Anche Donald Trump si è presentato a sorpresa al vertice. Il presidente americano, che non avrebbe dovuto partecipare all’incontro pur essendo al Palazzo di Vetro, si è seduto in sala mentre il premier indiano Narendra Modi prendeva la parola.

«Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia», ha detto la 16enne attivista svedese Greta Thunberg parlando al summit sul clima. «Ci state deludendo, ma i giovani stanno iniziando a capire il vostro tradimento, gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi, e se sceglierete di fallire non vi perdoneremo mai», ha aggiunto, sottolineando che «il mondo si sta svegliando e il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no».

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Manifestare per il clima potrà giustificare l’assenza da scuola

Circolare del ministero dell'Istruzione Fioramonti: ok alle mancate presenze in classe se si partecipa alla mobilitazione contro il riscaldamento globale. Ma devono essere comunque i singoli istituti a decidere in autonomia.

Chissà se ora Greta Thunberg e le sue battaglie ambientaliste diventeranno (ancora) più popolari tra le giovani generazioni italiane. Perché da oggi saltare la scuola per scendere in piazza “al fianco” (anche se fisicamente a distanza) dell’attivista svedese ecologista potrebbe essere considerato un motivo “nobile”. Tanto da non dover portare la giustificazione della mancata presenza tra i banchi. Lo ha spiegato il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti su Facebook: «In accordo con quanto richiesto da molte parti sociali e realtà associative impegnate nelle tematiche ambientali, ho dato mandato di redigere una circolare che invitasse le scuole, pur nella loro autonomia, a considerare giustificate le assenze degli studenti occorse per la mobilitazione mondiale contro il cambiamento climatico».

In accordo con quanto richiesto da molte parti sociali e realtà associative impegnate nelle tematiche ambientali, ho…

Posted by Lorenzo Fioramonti on Monday, September 23, 2019

«RIVENDICANO UN’ATTENZIONE IMPRESCINDIBILE AL LORO FUTURO»

Il ministro ha quindi spiegato: «In questa settimana dal 20 al 27 settembre ragazzi e ragazze di ogni Paese stanno scendendo in piazza per rivendicare un’attenzione imprescindibile al loro futuro, che è minacciato dalla devastazione ambientale e da una concezione economica dello sviluppo ormai insostenibile. L’importanza di questa mobilitazione è quindi fondamentale per numerosi aspetti, a partire dalla necessità improrogabile di un cambiamento rapido dei modelli socio-economici imperanti. È in gioco il bene più essenziale, cioè imparare a prenderci cura del nostro mondo».

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