Cammarata: “L’Hellas deve credere all’Europa League, il Cagliari uscirà presto dalla crisi”


Fabrizio Cammarata in esclusiva per Fanpage.it ha parlato del momento d'oro che sta vivendo la sua ex squadra, l'Hellas Verona. L'attuale allenatore della Dinamo Tirana ha elogiato il lavoro fatto da Ivan Juric e si è soffermato sulla prossima gara degli scaligeri, che domenica sfideranno un altra sua ex squadra: il Cagliari.
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Infortunio Leonardo Pavoletti, è stato operato di nuovo: quali sono i tempi di recupero


Leonardo Pavoletti è stato operato nella clinica Hochrum di Innsbruck dal professor Christian Fink. L'attaccante del Cagliari è stato costretto all'intervento per la ricostruzione del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Il report medico: "Comincerà dalla prossima settimana l’iter riabilitativo stabilito con prognosi di circa 6 mesi".
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LIVE Cagliari-Napoli Serie A 0-0, risultato in diretta: ammonito Joao Pedro


Cagliari-Napoli in diretta: il risultato è 0-0. Una delle gare più importanti della giornata numero 24 della Serie A 2019/2020 mette di fronte la squadra di Maran e quella di Gattuso. I sardi non vincono in campionato dal 5 dicembre e vengono dalla sconfitta di Marassi contro il Genoa mentre gli azzurri nell’ultimo turno hanno ceduto il passo al Lecce ma in settimana hanno battuto l’Inter nella semifinale d’andata di Coppa Italia per 1-0. All’andata i rossoblù sbancarono il San Paolo grazie ad un gol di Castro.
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Cagliari, il comunicato sull’infortunio di Pavoletti: “Ricostruzioni fantasiose”


Nelle ultime ore si è parlato tanto dell'infortunio di Leonardo Pavoletti. L'unica certezza è che il calciatore è finito nuovamente ko per un grave infortunio al ginocchio, che lo costringerà ad un ulteriore periodo di stop. Indiscrezioni hanno parlato di un infortunio fuori  dal terreno di gioco per il bomber, in occasione di una cena di squadra, e di un possibile litigio con un compagno di squadra. Il Cagliari ha deciso di rompere il silenzio, smentendo le "ricostruzioni fantasiose" sui suoi profili social.
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Pavoletti infortunato alla cena di squadra, possibili sanzioni dal Cagliari?


Il ginocchio di Leonardo Pavoletti ha fatto di nuovo crack. Brutte notizie per il bomber che intravedeva il ritorno in campo dopo il lungo stop, e ora sarà costretto a causa della lesione al legamento crociato anteriore a vivere un altro calvario. Nelle ultime ore però è spuntato un retroscena clamoroso: Pavoletti infatti, secondo quanto riportato dall'emittente Videolina si sarebbe fatto nuovamente male nel corso di una cena di squadra.
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Cagliari, giallo pesante per Nainggolan: salterà il Napoli


Prosegue il momento no del Cagliari che è uscito sconfitto dal campo del Genoa, nella sfida valida per la ventitreesima giornata di Serie A. Le brutte notizie non sono finite qui per Rolando Maran che nella prossima difficile partita contro il Napoli, dovrà fare a meno di uno dei suoi giocatori più rappresentativi, ovvero Radja Nainggolan. Il centrocampista ha ricevuto un giallo pesante, ed essendo diffidato, non sarà presente domenica 16 febbraio nel match della Sardegna Arena.
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LIVE Inter-Cagliari Serie A 1-0, Lautaro Martinez porta in vantaggio i nerazzurri di testa


Inter-Cagliari in diretta: il risultato è 1-0. La squadra di Antonio Conte sfida al Meazza quella di Rolando Maran nel lunch match della giornata numero 21 della Serie A 2019/2020. I nerazzurri cercano tre punti per non perdere terreno dalla Juventus mentre i sardi non vincono una gara ufficiale dal 5 dicembre. Le due squadre si sono affrontate in Coppa Italia il 14 gennaio, a San Siro, con successo dei meneghini per 4-1.
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Inter-Cagliari ore 12.30 su DAZN: dove vedere la partita in tv e streaming


Inter-Cagliari si gioca domenica 26 gennaio alle ore 12.30 allo stadio San Siro. La partita verrà trasmessa in diretta streaming su DAZN, eccome come è possibile vederla anche in diretta tv. Sarà una domenica interessante per la Serie A considerati anche i big match in programma all'Olimpico (il derby Roma-Lazio, ore 18) e al San Paolo (Napoli-Juventus, ore 20.45) che vedranno i nerazzurri spettatori interessati.
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L’anno d’oro di Joao Pedro: bomber ‘da record’ del Cagliari nella scia del mito Riva


Il brasiliano Joao Pedro continua a trascinare il Cagliari a suon di gol: sono 13 dopo 20 giornate di Serie A come il leggendario Gigi Riva nell’anno dello storico Scudetto. Un bottino che gli ha permesso di entrare nella storia del club sardo: ora al 10° posto dei marcatori per reti in campionato con la maglia rossoblu (agganciato ‘Lulù’ Oliveira). Forma fisica e concretezza le armi del trequartista di Maran tra gli ‘stakanovisti’ del torneo nonché l’attaccante con il miglior rapporto tra tiri effettuati e reti messe a segno tra i principali bomber del massimo campionato italiano in corso.
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Gigi Riva e la storica rovesciata che compie 50 anni

Il 18 gennaio 1970 l'attaccante-leggenda del Cagliari firmò il gol capolavoro al Menti di Vicenza. Crocevia di uno scudetto ineguagliabile. Il ricordo di quell'Italia e di un campione così lontano dal calcio di oggi.

Una rovesciata è un gesto di ribellione. Alle leggi della fisica, all’inerzia del pallone, alla direzione che sembra voler prendere una giocata. È un atto di rivolta, di quelle con cui il popolo ribalta la gerarchie. E la più famosa delle rovesciate della storia del calcio italiano, sebbene non sia stata ritratta sulla copertina dell’album Panini (come quella di Carlo Parola) e non abbia mai portato (come quella di Cristiano Ronaldo) al clamoroso trasferimento di un fuoriclasse, è la perfetta immagine di una storia che è ribellione allo stato puro. La palla che Gigi Riva sbatté in porta al 70′ minuto di una partita del 18 gennaio del 1970 contro il Vicenza allo stadio Romeo Menti è un capolavoro dadaista con cui il Cagliari dipinse i baffi sulla faccia della Vecchia Signora, confermandosi capolista di un campionato che ineluttabilmente andò a vincere di lì a qualche mese.

L’ITALIA CHE VENIVA DAL BOOM ECONOMICO

È una storia che nel 2020 compie 50 anni. Come quello scudetto irripetibile piombato in un’Italia che correva veloce e sembrava non dovesse fermarsi mai. Un’Italia che veniva dal boom economico e dal ’68 e che ancora non sapeva di essere in procinto di entrare nella crisi economica. Un mese prima, in piazza Fontana, la bomba piazzata dai fascisti di Ordine nuovo alla Banca Nazionale dell’Agricoltura aveva ucciso 17 persone, segnando l’inizio degli Anni di Piombo, anche se ancora non si chiamavano così. In quegli anni in cui l’Italia correva, il calcio andava a una velocità inversamente proporzionale. Più lento di oggi, più umano. Le partite non arrivavano dentro le case in diretta tivù, ma mediate dalle voci dei radiocronisti. Le parole di Enrico Ameri, Sandro Ciotti e Beppe Viola scolpivano nell’immaginazione degli ascoltatori le giocate dei campioni.

IL SILENZIO DI UN CAMPIONE DIVERSO DAGLI ALTRI

Fu la voce roca di Ciotti a raccontare quel gol: «La palla spiove dalla sinistra in piena area veneta, si impenna, Riva in rovesciata e rete!». Poi un secondo di silenzio, di quelli che sembrano interminabili, capace di descrivere lo stupore e la meraviglia del momento meglio ancora delle parole. Sembra perfetto per Riva, uno che prolisso, di certo, non lo è stato mai. Così simile al mare, che sa essere taciturno per lunghissimi istanti e riversare tutta la sua potenza in una mareggiata improvvisa. Riva era calmo fuori dal campo quanto furente al suo interno. Un uomo di straordinaria integrità morale, forgiato da un’infanzia fatta di responsabilità precoci e dolorose privazioni, che aveva scavato sul suo volto un’espressione contrita.

QUANDO RUPPE IL BRACCIO AL RACCATTAPALLE

Eppure a Riva non servivano le parole. Quando aveva bisogno di un po’ di tempo per sé saliva in macchina e guidava per ore, inerpicandosi lungo le stesse strade che al primo arrivo a Cagliari l’avevano spaventato, infilandosi nei paesi dell’entroterra sardo, per sedersi a mangiare a casa di qualche sconosciuto esponente di quel popolo che l’aveva abbracciato e che a lui era venuto istintivo ricambiare. Oppure si sedeva a mangiare il pesce con gli amici di Cagliari, sempre in silenzio. Poi risaliva in macchina e andava ad allenarsi, a piegare le dita al povero Reginato, portiere di riserva, una volta persino a rompere un braccio a un giovane raccattapalle incautamente posizionato dietro la rete e travolto da una delle solite pallonate esplose da quel sinistro ineguagliabile.

IL VIZIO DELLE SIGARETTE: ALTRO CHE RONALDO…

Nel calcio di oggi, così ossessionato dalla perfezione, uno come Riva sarebbe impensabile. Provate a immaginare uno che accende una sigaretta dopo l’altra e spegne l’ultima solo un attimo prima di cominciare l’allenamento. Confrontatelo con la maniacalità con cui Cristiano Ronaldo cura il suo corpo, con le diete pesate al bilancino, il rifiuto tassativo di ogni vizio. Nel mondo di oggi uno come Riva non potrebbe nascere. Non troverebbe spazio per il suo riserbo e il suo silenzio in un contesto che si è fatto sempre più chiassoso, e nell’era in cui ogni più piccola emozione deve essere condivisa con una storia su Instagram, la sua incapacità cronica di esprimere pubblicamente i suoi sentimenti finirebbe per penalizzarlo troppo. Probabilmente non attirerebbe le attenzioni di un club come la Juventus, che lo corteggiò fino ai limiti dello stalking e fu sempre respinta, e che oggi in uno così non potrebbe mai vedere il suo brand embassador perfetto.

Gigi Riva.

ORA INCROCIARLO È SEMPRE PIÙ DIFFICILE

Forse anche per questo oggi Riva si vede sempre meno. Incrociarlo è difficile persino per i cagliaritani, che hanno imparato a memoria gli itinerari ripetitivi delle sue passeggiate e gli orari di quei pasti al ristorante Stella Marina di Montecristo. Un tempo Riva camminava tra loro, e a loro tanto bastava. Nessuno ha mai violato la sua privacy, mai forzato un assalto per un autografo. Oggi, invece, le cose sono cambiate. Magari è anche colpa dei selfie, chissà, ma Gigi, che fu Rombo di tuono, varca molto difficilmente la porta di casa sua. E anche strappargli un’intervista è diventato sempre più difficile.

PRESIDENTE ONORARIO GRAZIE A GIULINI

«Papà è tornato sul fico», ha raccontato il figlio Nicola Riva in occasione della presentazione dello speciale che Federico Buffa gli ha dedicato su Sky. Il fico è lo stesso su cui si rifugiava da bambino, quando alla fine delle vacanze estive arrivava il pullmino che l’avrebbe riportato al collegio di Viggiù al quale la madre l’aveva iscritto dopo la morte del padre. Un tempo l’albero si stagliava di fronte a casa Riva, a Leggiuno, oggi è nella sua testa. A farlo scendere da lì ci ha pensato Tommaso Giulini, presidente del Cagliari, che per i 100 anni della società e i 50 anni dello scudetto è riuscito a farsi dire sì alla richiesta di diventare presidente onorario. Perché pure da lì, sopra il fico, mezzo secolo dopo la rovesciata del Menti e uno scudetto che oggi sarebbe impossibile, l’amore per il Cagliari è troppo forte per potergli resistere.

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Inter-Cagliari 4-1, nerazzurri ai quarti di Coppa Italia grazie al ‘Lukaku show’


L'Inter ha battuto il Cagliari 4 a 1 e ha staccato il pass per i quarti di finale della Coppa Italia 2019/2020 grazie alla doppietta di Lukaku e alle reti di Borja Valero e Ranocchia. Prestazione opaca per i ragazzi di Rolando Maran, che hanno raccolto la quinta sconfitta consecutiva tra campionato e coppa. Nel turno successivo i nerazzurri di Antonio Conte affronteranno la vincente tra Fiorentina e Atalanta.
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Cagliari, Nainggolan torna a San Siro. Giulini: “Stiamo facendo un favore all’Inter”


A margine della sfida di Coppa Italia tra la squadra di Conte e quella di Maran, il patron dei sardi ha parlato del futuro del centrocampista belga tornato nella scorsa estate in Sardegna: "È un giocatore dell’Inter, di grande valore e che si sta rilanciando bene. Purtroppo credo che stiamo facendo soprattutto un favore all’Inter. Un’operazione per la prossima stagione la vedo molto difficile".
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Il mito silenzioso di Gigi Riva protagonista di #SkyBuffaRacconta

Il simbolo del Cagliari nell'anno del centenario protagonista della mini docu-serie in onda su Sky. Una storia di resistenza e riservatezza. Che restituisce un'immagine inedita di uno dei più grandi bomber della storia.

Raccontare Gigi Riva non è cosa semplice. Di lui, del suo sinistro potentissimo, dei 35 gol in 42 presenze con la Nazionale, di quello scudetto assurdo conquistato 49 anni e mezzo fa col Cagliari, si è detto e scritto di tutto. Per farlo bisogna lavorare di cesello, andare per sottrazione, scavare in profondità, trovare una chiave originale. Federico Buffa lo ha fatto, partendo dai luoghi della sua vita e dai rapporti interpersonali, dai volti di chi gli è stato vicino e di chi, invece, con la sua assenza, ha saputo avere un peso enorme sulla sua formazione.

IL VUOTO MAI COLMATO DELLA SCOMPARSA DEI GENITORI

#SkyBuffaRacconta Gigi Riva, la mini docu-serie in due parti il cui primo episodio va in onda il 13 dicembre alle 21, approccia la vita di un campione partendo dal legame con la madre persa a 16 anni, da una mancanza che si è sommata a un’altra, quella del padre morto quando di anni Riva ne aveva solo nove, lasciando spazio a un vuoto mai del tutto colmato. Riva, il fioeu che alla fine dell’estate scappa sul fico per non tornare al collegio di Viggiù in cui è costretto per tre anni dopo la morte del padre, influenza l’evoluzione di Riva, il fuoriclasse che ha scritto il suo nome nella storia del calcio italiano.

UN SAGGIO DI RESISTENZA ATTRAVERSO LE GENERAZIONI

E se raccontare Riva è un’impresa, farlo rivolgendosi a un pubblico di 15enni-20enni lo è ancora di più. Che cosa può dire, ai giovani di oggi, una storia in bianco e nero di mezzo secolo fa? Cosa può raccontare un campione così distante dai modelli attuali, dalle ribalte social, dai divismi contemporanei? «Credo che ci siano dei valori eterni nella storia del genere umano», spiega Buffa, «come la capacità di reagire al destino, e la storia di Gigi Riva vale in eterno per la capacità che ha avuto di reagire alle situazioni negative come quelle che gli veniva proposte dalla sua vita». Valori di «un’Italia diversa e che si aiutava di più».

DALLA VOGLIA DI SCAPPARE ALLA SCELTA DI RESTARE PER SEMPRE

Cose come perdere due genitori, perdere il proprio paese e il proprio lago, ritrovarsi all’improvviso in una terra sconosciuta e temuta, in un’isola per gran parte senza illuminazione artificiale, in un aeroporto collegato alla città più importante e vicina da una strada ancora in gran parte sterrata. Cose come pensare di voler scappare e poi, quasi all’improvviso, decidere di restare per non andare più via, dopo essersi reso conto che quel mare non è poi così distante dal lago sulle sponde del quale si è cresciuti.

Gigi Riva protagonista nel racconto di Federico Buffa in onda su Sky.

IL PALLONE PER DESCRIVERE CIÒ CHE LE PAROLE NON DICONO

In mezzo c’è il pallone, sì, ma appare solo un accessorio attraverso cui raccontare tutto ciò che le parole non dicono, ma che può essere espresso con un’alzata di spalle o una smorfia dell’estremità sinistra delle labbra. Riva è un uomo di poco parole, lo è sempre stato, per questo quelle poche che vengono inserite dentro al racconto di Buffa hanno un peso specifico particolare e suonano preziose come l’oro. Uno storytelling costruito di «ciò che si fa, non di ciò che si dice».

L’EMOZIONE NEL RACCONTO DI BUFFA

C’è un’emozione diversa, stavolta nella voce di Buffa: «Racconto solo storie che vorrei raccontare, non quelle che non mi piacciono. Ci metto sempre una componente personale, in questo caso anche troppa, forse». Perché il piccolo Federico, cresciuto a qualche centinaia di metri di distanza dalla casa di Leggiuno di Riva, ogni pomeriggio d’estate scappava con la bicicletta per recarsi sotto il suo balcone, aspettando che uscisse a fumare per avere il privilegio di osservarlo soltanto, quell’uomo che un gol dopo l’altro, un silenzio dopo l’altro, scriveva la sua leggenda.

GLI ANEDDOTI INEDITI RIVELATI DALLA SORELLA E DAL FIGLIO

Lo guardava senza parlarci mai. e ancora oggi, nonostante tutto, non l’ha mai incontrato ed è felice di non averlo fatto perché «diversamente mi avrebbe intimidito con la sua presenza». A fornirgli il materiale per aneddoti inediti e aspetti ancora inesplorati della vita di Rombo di Tuono sono stati gli amici e i parenti più stretti, la sorella Fausta o il figlio Nicola, presente all’anteprima per poter dire alla fine: «Pensavo di conoscere la vita di mio padre e invece non la conoscevo ancora tutta».

PRESIDENTE ONORARIO NELL’ANNO DEL CENTENARIO

Ed è la sensazione che si ha pur essendoci cresciuti dentro a quel mito, in un’isola e una città in cui uno scudetto di 50 anni fa è tramandato oralmente come l’epica di un tempo e l’uomo che l’ha portato è venerato come una semidivinità pagana vivente, presente eppure allo stesso tempo distante, come un dio dell’Olimpo che sempre più di rado scende tra la gente. Una mistica alimentata da una vita pubblica ormai quasi inesistente, perché «papà», racconta il figlio Nicola, «è tornato sul fico». Eppure ne scenderà ancora, almeno una volta, per diventare presidente onorario del Cagliari il 18 dicembre e coronare così l’anno del centenario del club e del cinquantenario dello scudetto. Una storia che ha scritto in prima persona e che non può certamente esimersi dal suggellare.

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