Allenamenti Serie A, intervengono le regioni: 7 squadre possono ripartire (ma non tutte lo faranno)


Quattro regioni allentano le misure decise dal governo ed aprono alla possibilità di allenamenti individuali anche per le squadre di calcio. In Serie A potranno ripartire in sette, ma c'è chi attenderà il protocollo ufficiale prima di riprendere. Un primo passo verso il ritorno alla normalità, ma la strada verso gli allenamenti di gruppo è ancora lunga.
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Leonardo Pavoletti: “Sulle nostre maglie i vostri nomi perché voi siete i veri eroi”


Un'infermiera di un reparto che accoglie malati di covid-19 ha mostrato la foto con il nome e il numero di Leonardo Pavoletti disegnati sulle spalle. L'attaccante del Cagliari ha ringraziato la donna e scritto un bel messaggio su Instagram, una buona idea per rendere omaggio a chi è impegnato in prima linea, a costo della propria vita.
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Il bel gesto di Radja Nainggolan, distribuisce pasti alle famiglie bisognose


Radja Nainggolan ha detto sì alla richiesta della Caritas Diocesana di Cagliari e aderito all'iniziativa di solidarietà. Il "ninja" ha offerto collaborazione ai volontari dell'associazione impegnati nella distribuzione di pasti e generi di prima necessità a domicilio. Lo ha fatto con un gesto semplice, mostrando una grande sensibilità perché è da questi particolari che si giudica l'uomo prima del giocatore.
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Zenga cambia ruolo a Nainggolan: “É un top player, può giocare da falso nueve con il Cagliari”


Walter Zenga è stato nominato allenatore del Cagliari all'inizio di marzo, ma il campionato è stato sospeso e finora non ha avuto modo di guidare ancora la squadra sarda. Zenga ha le idee chiare e pensa di cambiare ruolo a Radja Nainggolan: "Può giocare in qualsiasi ruolo, ma ultimamente è più incisivo a ridosso delle punte. Potrebbe giocare addirittura finto nove come faceva Totti".
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Quel 1970 così lontano e così paurosamente vicino

Zitti zitti sono passati 50 anni. Il Cagliari si laureava campione d'Italia mentre a Sanremo trionfava l'inno crumiro di Celentano e Mori. Intanto in Uk si scioglievano i Beatles e al cinema c'erano signori come Petri e Antonioni. Ma allora come oggi un colpo di tosse spaventava: non era il Covid-19 ma la Spaziale.

Sembra ieri, son 50 anni. I Settanta, della post modernità sempre dietro l’angolo, ci salutano ormai da mezzo secolo di distanza.

E lo fanno lasciandoci nel pieno di una pandemia, imperscrutabile, arcana. Anche se riemergono, nella loro coda, se non altro nelle cifre drammatiche dell’economia. Il calo della produzione di marzo è sui livelli dello stesso mese del 1978, dice il Centro studi di Confindustria.

IL CAGLIARI DI RIVA E SCOPIGNO CAMPIONE

Ci guardano, i Settanta, per dirci che no, non erano di piombo, non soltanto almeno, erano così colorati, così esagerati, scoppiettanti di vita e di speranza. Così diversi da noi. Così avventurosi. 1970, e il Cagliari Campione, quello di Gigi Riva, dell’allenatore filosofo Manlio Scopigno, che, alla vigilia dell’ultima, decisiva partita, in ritiro visita a sorpresa la stanza di quattro giocatori, ci trova una bisca, bottiglie e fiche e soldi e una nuvola di sigarette che par l’aria di Pechino, copre tutto, si vede niente, e lui: «Disturbo se fumo?».

Il giorno dopo il Cagliari vince 4 a 0 e si laurea campione, e Manlio regala una delle sue perle: «Tutto mi sarei aspettato nella vita, mai di vedere Cera in mondovisione».

L’ODORE DEGLI ANNI DI PIOMBO

Perché adesso ci sono i Mondiali, in Messico, e Italia-Germania 4 a 3, e la staffetta Mazzola-Rivera e il tracollo col Brasile che sballotta il Paese in un’isteria incontrollata, da esaltazione a disperazione. È l’Italia di un benessere che già arranca questa del 70, ma dall’entusiasmo ancora incontaminato: le escandescenze sociali non mancano ma non lo intaccano, non ancora. Sorgono, in sordina, le Brigate Rosse con le prime azioni dimostrative (che molti, peraltro, non disapprovano, affatto), nessuno sa bene come e quando, se a Pecorile, l’anno prima, o al convegno della Stella Maris di Chiavari, albergo della Curia, oppure al ristorante-alloggio di Costaferrata. Sarà solo il debutto di una stagione sfibrante e inesausta di cadaveri, di sangue, di terrori, del resto inaugurata pochi mesi prima a piazza Fontana, Milano, la strage fascista sull’orlo del Natale. Ma in quel 1970 ancora nessuno se ne avvede se non i ben informati, i questori, i prefetti delle polizie che sanno cosa sta accadendo e spesso, quasi sempre, ovattano, occultano, depistano. Covano cose torbide, in quell’Italia eccitata per tutt’altro, come il golpe Borghese, uno dei tanti più o meno falliti, come la sparizione di Mauro de Mauro, cronista dell’Ora di Palermo, che una sera lo caricano in tre su una macchina e non torna più e forse sta ancora in uno di quei piloni dell’autostrada.

DAI NOSTRI RICCHI & POVERI ALLO SCIOGLIMENTO DEI BEATLES

È il tempo dei cortei, dei furori già pazzi di passioni politiche: oggi si sta in casa e si augura la morte a chi non si esalta per una coppia di influencer in babbucce di visone. È il tempo della teleselezione – basta con quella litania, «signorina, mi dia per favore il numero…»: oggi ci si videochiama da una tavoletta a guisa di telefono, e i nostri messaggi girano il globo, arrivano quasi prima di partire. Ma il primo floppy disk venne lanciato allora, se non lo sapete. È Il tempo di morire di Lucio Battisti, ma anche quello dei Fiori rosa, fiori di pesco; mentre a Sanremo trionfa la protesta crumira di Celentano e Claudia Mori, Chi non lavora non fa l’amore, seguita da La prima cosa bella dei Ricchi & Poveri e da un Endrigo solenne a bordo dell’Arca di Noè.

Altrove, nel mondo, altre cose musicali esplodono. I Beatles, per esempio, che si sciolgono il 10 aprile – dannata Yoko Ono! – e un mese dopo, l’8 maggio, licenziano il loro lp postumo, Let It Be. Frank Zappa, esagerato come sempre, butta fuori tre album in successione, Burnt Weeny Sandiwich, Weasel Ripped My Flashes e il memorabile Chunga’s Revenge. Musica che rimane, ancora oggi, mentre le filastrocche da Spotify evaporano appena nate, tremule meduse. Oggi, che Bob Dylan licenzia proditoriamente una nuova canzone di 17 minuti, la consegna alla Rete, Murder Most Foul, 50 anni spaccati da quel mastodontico Self Portrait che, all’epoca, non piacque a nessuno. Ma io rimango, ci dice Bob, io trapasso le epoche e voi dovete ancora fare i conti con me.

IL CINEMA DI ANTONIONI E PETRI E IL TEATRO DI CARMELO BENE

Quel che rimane ancora, di quel 1970, sono certi film, tanti film consegnati alla storia: le visioni allucinate e controverse di Antonioni in Zabriskie Point (colonna sonora da urlo), il dito puntato, profetico, di Elio Petri, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, l’anti-retorica americana e militaresca di M.A.S.H. di Altman.

Oggi siamo oltre la frontiera di qualsiasi possibilità virtuale, ma tutti quegli effetti, chissà com’è, non restano, volano via scavalcati da trovate digitali più estreme di ieri. Ma il western già post-spaghetti di Lo chiamavano Trinità, tutta quella violenza allegra, ci rimane in cuore e in anima, diventa parte di noi; ma il don Giovanni shakespeariano, orrorifico di Carmelo Bene, sembra un Joker ante litteram, è più fosco, più malsano di oggi, dunque più credibile, dunque più inquietante mentre lo sperimentalismo delle voci, del montaggio vertiginoso, delle musiche in asincrono si esalta nella costruzione di un brutto esistenziale inevitabile, immedicabile. Sperimentalismi arditi che si riscontrano in tutte le espressioni, la Body Art, la Spiral Jetty di Robert Smithson, alla raffigurazione aleatoria delle vibrazioni, dei salti di frequenza e delle distorsioni, alla ricerca agitata di Woody e Steina Vasulka sulle possibilità estetiche del video, l’arte rigurgita di critica alle istituzioni, mille rivoli anarchici la disperdono fino a noi.

TRA POZZANGHERE D’INCHIOSTRO E PUBBLICITÀ LEGGENDARIE

Anno grigio, lugubre, fuligginoso di smog quel 1970? No, non solo, anno truce, violento come i fumetti di Kriminal, di Satanik, che vivono allora la loro stagione centrale in un tripudio di pozzanghere di inchiostro di sangue nero (Diabolik è altro, uno stilema, ma già freddo, squadrato, ormai distante). E un anno di creatività pubblicitaria leggendaria, ricordate, per esempio, la Piaggio con la sua furbesca condanna delle sardomobili, inscatolate nel traffico mentre Bella chi Ciao, il motorino che s’infila dappertutto?

Auto dell’anno, a proposito, la 128 Fiat: dura, secca, angolosa, squadrata, essenziale, zero fronzoli ma diventa la vettura di un Paese in un momento storico, mercato, ne assemblano 3.107.000 esemplari, ne clonano versioni coupè, rally (mitica, davvero), conquista mezzo mondo.

QUANDO A UCCIDERE ERA LA SPAZIALE

Cinquant’anni, e non sentirli e averli addosso. Averli dentro. Adesso, che siamo ostaggi di noi stessi, dei nostri possibili contagi, delle nostre libertà mangiate vive, dei nostri ergastoli globali. E non ricordiamo un’altra epidemia, un’altra influenza, la Spaziale, un milione di morti nel mondo, 20 mila in Italia, partì un anno prima, esplose in quel 1970. Uno di colpo avvertiva difficoltà a respirare, febbre, debolezza estrema. Poi forse moriva. Cadevano gli anziani, i neonati. Partì, misteriosamente, da Hong Kong. Forse l’igiene, forse qualche animale, dicevano

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Dopo la Juventus, il Cagliari: giocatori chiamano il club per tagliarsi una mensilità


Il numero uno del Cagliari, Tommaso Giulini, ha spiegato la decisione spontanea da parte di giocatori e tesserati: "Mi hanno chiesto cosa potevano fare per darci una mano. E' stato un esempio straordinario di appartenenza ma forse non basterà. Al momento la perdita è vicina ai 4 milioni e se salteranno i diritti tv, forse non basterà una sola mensilità"
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Ospedali focolaio e medici a rischio: l’emergenza Covid-19 in Sardegna

L'infezione dilaga anche nelle case di riposo. Mentre i sanitari denunciano la mancanza di mascherine e protezioni. Così 'Isola, con un sistema sanitario già precario, affronta il contagio. Tra scivoloni dell'assessore regionale alla Sanità e la campagna choc del sindaco di Cagliari. Il punto.

Dalla caccia all’untore arrivato dal Nord alla corsa al controllo individuale, anche a suon di macabri slogan.

Così la Sardegna, l’isola del turismo (ora fuori stagione), si ritrova a fare i conti con lemergenza da Covid-19.

Ufficialmente 1 milione e 600 mila abitanti, con un’età media 45 anni, la regione ha un sistema sanitario fragilissimo e sbilanciato, che ha subito uno smantellamento della rete dei piccoli ospedali in favore del privato convenzionato, tra tutti il Mater Olbia finanziato dal Qatar.

FOCOLAI NEGLI OSPEDALI E NELLE CASE DI RIPOSO

Un equilibrio difeso, ora, con confini ancora più blindati perché fino al 3 aprile si entra ed esce solo con l’autorizzazione del presidente della Regione. Tutto chiuso per decreto, come nel resto d’Italia, isolamento retroattivo per gli ultimi arrivati, ma non è bastato. Perché, per ora, i focolai veri, di contagio, sono e restano le corsie degli ospedali. Nonché le case di riposo. E le procure sarde sono già al lavoro a Cagliari e Sassari. Diciotto i decessi (al 26 marzo), 440 i positivi di cui oltre la metà – almeno 260 – nel Nord della regione, in un territorio che va da Sassari a Olbia, in gran parte tra i sanitari, appunto. Gli addetti ai lavori stimano siano almeno la metà, anche se per la Regione sono un quarto, il 26%.

Materiale medicale arrivato a Cagliari dalla Cina (Ansa).

MEDICI SENZA MASCHERINE E IL DIKTAT DEL SILENZIO

È iniziato a Cagliari con il primissimo contagio, poi Nuoro, nell’ospedale San Francesco, un caso da manuale poi miracolosamente disinnescato quando l’esercito era già pronto ad allestire un ospedale da campo. Medici, infermieri e oss contagiati, pazienti poi trasportati nell’ospedale di Tempio, in Gallura. Protocolli non rispettati o assenti, come i dispositivi di sicurezza: così il reparto di Cardiologia del Santissima Annunziata di Sassari è diventato crocevia di destini di pazienti e professionisti (anche di rientro da Milano), chiusi dentro per tre giorni. Per fare i tamponi (a singhiozzo) a ospiti e dipendenti della locale casa di riposo, a gestione comunale, Casa Serena (140 gli anziani, tra cui una vittima e 26 positivi) sono dovuti arrivare i medici militari da Roma. Per i sindacati è «una polveriera».

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E non è l’unica: succede nelle residenze sanitarie, e in altri centri del Medio Campidano e della Barbagia. Dove la guardia medicainfetta – è passata per più paesi. Le infermiere fanno il bucato con le mascherine riciclate e condividono le foto via chat, altri denunciano di avere «Panni swiffer sulla bocca». Per tutti loro vige il diktat del silenzio imposto dalla Regione alle aziende: chi parla rischia provvedimenti disciplinari. Eppure, senza nome, fioccano i racconti e le interviste. Il piano d’emergenza prevede il reclutamento di 600 sanitari per dare il cambio a chi è in quarantena, per 200 infermieri – però – chiamata a partita Iva. Si fattura per sei mesi, sotto turnazione, e poi chissà.

L’aula del Consiglio regionale sardo (Ansa).

GLI SCIVOLONI DELL’ASSESSORE ALLA SANITÀ

La Regione guidata dal sardista leghista Christian Solinas è riuscita ad accentrare tutta la comunicazione delle singole aziende sanitarie locali. Ma qualcosa è sfuggito: le esternazioni di un assessore, non uno a caso ma quello alla Sanità, Mario Nieddu, in quota Lega. Sul record di contagi tra i sanitari (in proporzione ai “civili”) in un’intervista a Videolina ha dichiarato che «ci può stare».

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E al primo scivolone il 17 marzo si è aggiunta la citazione di un’azienda, la Tema srl, a cui sarebbero stati commissionati dei test rapidi. Prodotti definiti pochi giorni dopo dallo stesso assessore «poco affidabili». Da lì la reazione della società che ha annunciato azioni penali, e negato di aver ricevuto gli ordini a quella data. E se i medici continuano a denunciare carenze, dalla Regione arrivano assicurazioni sulle dotazioni (450 mila mascherine distribuite dalla Protezione civile) oltre ai doni quotidiani di imprenditori cinesi. Per il futuro, però, si punta sull‘high tech: tamponi per tutti, stile Veneto e Corea del Sud, app per tracciare gli spostamenti e sperimentali braccialetti- saturimetri da assegnare agli asintomatici in isolamento.

La comunicazione voluta dal sindaco di Cagliari è stata duramente contestata.

I MANIFESTI CHOC A CAGLIARI E IL TAM TAM SOCIAL DEI SINDACI

Il tam tam dei sindaci (anche di micro comuni) riuniti nell’Anci Sardegna ha spinto verso la chiusura dell’Isola. Parole di apprensione, da Pula a San Teodoro, di fronte agli arrivi, specie nei comuni costieri, nei primi giorni dell’emergenza. Sono gli stessi primi cittadini a comunicare la presenza di positivi su Facebook, spesso denunciano senza alcun coordinamento regionale. Ed è quindi caccia alle uscite inutili, seppur in solitaria o con il cane come lasciapassare. Fino all’ultima mossa del sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu (Fdi) che a inizio marzo aveva assicurato: «La città è aperta».

La campagna di comunicazione ha dato il via a una controcampagna sui social.

Sui muri urbani sono apparsi tre diversi messaggi istituzionali su cartelloni 6 metri per 3. «Quando hanno portato mia madre in ospedale ho capito che dovevo rinunciare alla corsa», e ancora «Quando hanno intubato mio padre ho pensato a quella passeggiata che non dovevo fare». Un registro colpevolizzante contestato dall’opposizione di centrosinistra e diventato nel giro di poche ore bersaglio dei meme.

I cartelloni apparsi a Cagliari voluti dall’amministrazione.

Fondo bianco, caratteri cubitali rossi e neri come gli originali – al punto da essere facilmente confusi – hanno creato una controcampagna social, una rivolta collettiva. Tra tutti, questo: «Quando mi hanno portato in ospedale, non pensavo che mi sarei ammalato proprio lì», una sardonica – e amara – verità.

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Infortunio Leonardo Pavoletti, è stato operato di nuovo: quali sono i tempi di recupero


Leonardo Pavoletti è stato operato nella clinica Hochrum di Innsbruck dal professor Christian Fink. L'attaccante del Cagliari è stato costretto all'intervento per la ricostruzione del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. Il report medico: "Comincerà dalla prossima settimana l’iter riabilitativo stabilito con prognosi di circa 6 mesi".
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LIVE Cagliari-Napoli Serie A 0-0, risultato in diretta: ammonito Joao Pedro


Cagliari-Napoli in diretta: il risultato è 0-0. Una delle gare più importanti della giornata numero 24 della Serie A 2019/2020 mette di fronte la squadra di Maran e quella di Gattuso. I sardi non vincono in campionato dal 5 dicembre e vengono dalla sconfitta di Marassi contro il Genoa mentre gli azzurri nell’ultimo turno hanno ceduto il passo al Lecce ma in settimana hanno battuto l’Inter nella semifinale d’andata di Coppa Italia per 1-0. All’andata i rossoblù sbancarono il San Paolo grazie ad un gol di Castro.
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Cagliari, il comunicato sull’infortunio di Pavoletti: “Ricostruzioni fantasiose”


Nelle ultime ore si è parlato tanto dell'infortunio di Leonardo Pavoletti. L'unica certezza è che il calciatore è finito nuovamente ko per un grave infortunio al ginocchio, che lo costringerà ad un ulteriore periodo di stop. Indiscrezioni hanno parlato di un infortunio fuori  dal terreno di gioco per il bomber, in occasione di una cena di squadra, e di un possibile litigio con un compagno di squadra. Il Cagliari ha deciso di rompere il silenzio, smentendo le "ricostruzioni fantasiose" sui suoi profili social.
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Pavoletti infortunato alla cena di squadra, possibili sanzioni dal Cagliari?


Il ginocchio di Leonardo Pavoletti ha fatto di nuovo crack. Brutte notizie per il bomber che intravedeva il ritorno in campo dopo il lungo stop, e ora sarà costretto a causa della lesione al legamento crociato anteriore a vivere un altro calvario. Nelle ultime ore però è spuntato un retroscena clamoroso: Pavoletti infatti, secondo quanto riportato dall'emittente Videolina si sarebbe fatto nuovamente male nel corso di una cena di squadra.
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Cagliari, giallo pesante per Nainggolan: salterà il Napoli


Prosegue il momento no del Cagliari che è uscito sconfitto dal campo del Genoa, nella sfida valida per la ventitreesima giornata di Serie A. Le brutte notizie non sono finite qui per Rolando Maran che nella prossima difficile partita contro il Napoli, dovrà fare a meno di uno dei suoi giocatori più rappresentativi, ovvero Radja Nainggolan. Il centrocampista ha ricevuto un giallo pesante, ed essendo diffidato, non sarà presente domenica 16 febbraio nel match della Sardegna Arena.
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