Imprigionati nel meccanismo perverso dei tassi negativi

Questa tendenza è sconcertante e traduce in numeri il fatto che le aspettative sul futuro sono cupe, se non nere. Ma così la capacità del mercato di premiare le idee buone e punire le idee che non funzionano viene castrata. E addio crescita.

San Lorenzo venne arrostito vivo sulla graticola, ed è oggi patrono dei comici perché la leggenda narra che durante il supplizio ebbe a dire: «Da questa parte son cotto, giratemi e assaggiate». Davvero niente male. Ovviamente è alquanto improbabile che un essere umano possa avere un’indifferenza al dolore tale da mantenere un sarcasmo brillante nel mezzo di un supplizio. La leggenda ce lo riporta così perché in quell’epoca il martirio era esaltato come la via che consentiva di giungere alla luce eterna. Gli esempi sono innumerevoli: San Giorgio venne torturato a morte più volte, perché Dio più volte lo resuscitò, San Sebastiano trafitto dalle frecce, San Bartolomeo scorticato, Santa Giovanna d’Arco arsa viva o sant’Agata mutilata dei seni… in fondo la stessa crocefissione di Gesù rappresenta – nel cristianesimo – la buona novella, necessaria per l’evento più meraviglioso della storia: la resurrezione del messia. Celebriamo la Pasqua perché la morte per supplizio è un orrore terreno (di poco conto) che apre le porte alla luce eterna.

I TASSI DI INTERESSE NON SONO ALTRO CHE SACRIFICI E RICOMPENSE

Il sacrificio generava grande rispetto per il coraggio dei martiri, orgoglio dei parenti nella loro sofferenza (ancora oggi ci sono madri orgogliose di figli che si sacrificano in atti suicidi spinti dalla fede). Più prosaicamente, nella vita di tutti i giorni, sacrifici e ricompense si sono per secoli concretizzati con i tassi di interesse: rinunciare all’utilizzo di un capitale rischiando di prestarlo a qualcuno genera un ritorno sotto forma di interessi. Un meccanismo di semplice comprensione che chiunque è in grado di capire e che sta alla base della crescita economica: non mangio la gallina oggi e domani avrò un uovo, oltre alla gallina.

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LA RICETTA DELLA CRESCITA: BUONE IDEE E CAPITALI

Per generare innovazione servono buone idee e capitali: il massimo processo di crescita di una civiltà si ottiene quindi facilitando la nascita di buone idee (istruzione più distribuita possibile) nel maggior numero di teste possibili, e disponibilità di denaro (accesso al credito) al maggior numero possibile di soggetti. Il livello dei tassi di interesse determina la selezione delle idee: l’attività (lavoro) che deriva da una nuova idea deve essere profittevole se è davvero buona, e deve esserlo abbastanza da superare il tasso di interesse che è accessibile per remunerare il capitale. È così che si scoprono, e si scartano, le idee che sembravano buone ma poi, nei fatti, non lo sono abbastanza. Le idee buone restano, quelle che si dimostrano poco efficaci no, e la società migliora, evolve, disponendo di nuove possibilità su cui elaborare nuove idee da passare al vaglio del mercato.

A CHI FANNO GOLA I TITOLI A RENDIMENTO NEGATIVO?

Oggi però viviamo in un mondo che ha regole incomprensibili a molti: un mondo a tassi di interesse negativi. Se non mangio la gallina oggi, domani la troverò senza un’ala. Una faccenda che, quando uno si ferma un attimo a pensarci, lascia una sensazione di sconcerto, oltre al fatto che esprime in numeri (e i numeri, si sa, non sono opinioni) il fatto che le aspettative sul futuro non sono più positive (per quanto faticosamente), ma che ormai sono negative. E andarsela a prendere coi 16enni che l’hanno percepito ha poco senso. Se si esce dal confine dell’economia per entrare nel regno della finanza, si arriva presto alla domanda: ma chi compra titoli che hanno un rendimento negativo?

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IL MERCATO DEI TITOLI DI STATO SI STA POPOLANDO DI SPECULATORI

La risposta, qualche tempo fa, quando a rendimento negativo c’erano solo i Bund tedeschi, sarebbe stata semplice: li compra un investitore che teme la frattura dell’area euro. Oggi la risposta non è molto più complessa. Chi compra un titolo che rende -0,2%? Qualcuno che pensa che il rendimento scenderà a -0,4%. Già, perché ogni volta che i rendimenti scendono, il valore dei titoli “vecchi”, che offrono rendimenti più alti, si rivaluta. In altre parole il mercato degli strumenti di risparmio per eccellenza (i titoli di Stato) si sta popolando di speculatori, soggetti che comprano solo per poi rivendere con un profitto. E per non scontentare le loro aspettative, i rendimenti – taglio dopo taglio – sono scesi fino a zero e oltre. Persino negli Usa il presidente Donald Trump da una parte non fa che ripetere: «La nostra economia registra numeri migliori di qualunque altra nel mondo», e dall’altra chiede alla Federal Reserve di portare i tassi a zero (i tassi si riducono per dare impulso a una economia in crisi).

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A RISCHIO I FONDI PENSIONE

Nel mezzo di questo meccansimo perverso, da cui è sempre più difficile svincolarsi, rischiano di restare impigliati i fondi pensione, che accumulano titoli di Stato per poter ottemperare alla garanzia di capitale che offrono ai loro sottoscrittori. L’estensione continua della frontiera dei rendimenti negativi finisce per contagiare i portafogli di questi fondi che fra qualche tempo si vedranno costretti a ideare qualcosa per non dover dichiarare la loro incapacità a rispettare gli impegni coi loro sottoscrittori. Di certo, al momento, la capacità del mercato di premiare le idee buone e punire le idee che non funzionano è stata castrata. Una situazione che non farebbe ridere nemmeno quel burlone di San Lorenzo.

*dietro questo nom de plume si nasconde un manager finanziario

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