Vespa se l’è presa con la Rai dopo lo stop a Porta a porta per coronavirus

Il giornalista contro l'azienda che ha sospeso la trasmissione fino a giovedì: «Decisione gravissima e pretestuosa, senza nessuna ragione sanitaria». Mercoledì 4 marzo era stato in studio Zingaretti, risultato poi positivo al contagio.

Nell’Italia “zona protetta” che si tutela dal coronavirus c’è chi lavora da casa, chi lavora lo stesso perché non può farlo da remoto e chi si lamenta perché non lo fanno lavorare. Come nel caso di Bruno Vespa con la Rai, che ha chiuso le porte di Porta a porta.

TUTTA “COLPA” DELLA POSITIVITÀ DI ZINGARETTI

La situazione particolare per la trasmissione sarebbe legata all’ospitata di Nicola Zingaretti, avvenuta poco prima che il segretario del Partito democratico e governatore della Regione Lazio risultasse positivo al contagio.

NIENTE PUNTATA MARTEDÌ, MERCOLEDÌ E GIOVEDÌ

Ma Vespa non ha preso bene la notizia della quarantena forzata: «Apprendo che la direzione generale della Rai avrebbe deciso di non mandare in onda Porta a porta nelle giornate di martedì, mercoledì, giovedì. Da soldato, sono abituato da sempre a rispettare le decisioni aziendali. Ma questa mi sembra gravissima e pretestuosa».

«NESSUNA RAGIONE SANITARIA»

Il conduttore ha quindi precisato i tempi del “contatto” con Zingaretti: «È venuto a Porta a porta nel pomeriggio di mercoledì 4 marzo e ha manifestato i primi sintomi di positività al virus sabato. Il direttore generale dello Spallanzani, professor Ippolito, mi ha confermato che il rischio si limita alle persone che nelle 48 ore precedenti (e non 72, come nel nostro caso) abbiamo avvicinato la persona infetta per più di mezz’ora a meno di un metro di distanza. Questo con Zingaretti non è avvenuto. Non esiste pertanto nessuna ragione sanitaria su cui si fondi il provvedimento».

«NON MI È STATO ACCORDATO NEMMENO DI CONDURRE DA CASA»

In una mail inviata a Dagospia, Vespa poi si è lamentato ancora: «Facendomi carico delle ansie del mondo produttivo del centro tivù di via Teulada, ho chiesto di poter condurre la trasmissione in collegamento da casa mia. Nemmeno questo mi è stato accordato».

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