Coronavirus e non solo: perché in Brasile la rivolta è dietro l’angolo

Il governo Bolsonaro dopo aver minimizzato la minaccia della pandemia ha preso misure di contenimento. La diffusione dei contagi potrebbe mettere in ginocchio economia e sanità. Il 60% dei comuni non ha respiratori. E il panelaço contro l'esecutivo è un segnale d'allarme.

Anche il Brasile, dal 18 marzo, ha attuato una stretta contro il Covid-19: dopo aver chiuso le frontiere terrestri, il governo ha vietato l’ingresso nel Paese ai cittadini dell’Europa e di gran parte dell’Asia.

E dire che il presidente Jair Bolsonaro, esattamente come Donald Trump, aveva minimizzato la minaccia accusando la stampa di utilizzarla solo come arma per indebolire il governo. E invece il contagio è arrivato: al 20 marzo i morti per coronavirus sono 7, concentrati nello Stato di San Paolo e in quello di Rio de Janeiro. Per un totale di 647 casi accertati in tutto il territorio nazionale. Tra i contagiati anche il ministro per la Sicurezza nazionale Augusto Heleno. Sono saliti così a 16 il numero dei positivi tra i partecipanti all’incontro in Florida tra il capo di Stato brasiliano e il presidente Usa, risultati entrambi negativi al test.

IL PANELACO CONTRO BOLSONARO

Ma non è solo la minaccia della pandemia a preoccupare i brasiliani. Per la prima volta dal suo insediamento, il primo gennaio 2019, Bolsonaro è stato oggetto della prima forte contestazione: il cosiddetto panelaço, una sorta di flash mob organizzato via social in cui si sbattono cucchiai e padelle dalle finestre.

Il panelaço contro il governo Bolsonaro (Getty Images).

L’ultimo panelaço del 18 marzo, trasmesso in diretta social da migliaia di utenti, è durato oltre un’ora: il più lungo di sempre. I brasiliani inaugurarono questa rumorosa forma di protesta contro il governo di Dilma Rousseff nel 2015 e in seguito, dopo il golpe parlamentare del 2016.

LE PROMESSE NON MANTENUTE DAL GOVERNO

Il governo è nel mirino non solo per l’atteggiamento inizialmente negazionista nei confronti del coronavirus – «L’Italia è una città, un Paese come Copacabana, dove in ogni appartamento ci sono un anziano o una coppia di anziani, quindi sono molto più sensibili, molte più persone muoiono», ha detto tra l’altro Bolsonaro il 18 marzo scorso – ma anche per la deludente crescita del Pil ferma, nel primo trimestre, all’1,1% e per la svalutazione costante del real ora scambiato a 5,1 sul dollaro. Insomma il miracolo economico a base di ricette neo-liberiste promesso dal ministro dell’Economia Paulo Guedes in campagna elettorale non si è realizzato, anzi.

SISTEMA SANITARIO A RISCHIO COLLASSO: NON CI SONO RESPIRATORI

Non solo. La diffusione massiccia dei contagi metterebbe il sistema sanitario del Brasile in ginocchio, visto che l’assistenza di qualità è privata. Circa il 60% dei comuni – per un totale di 33,3 milioni di persone – non hanno respiratori disponibili nelle loro unità sanitarie. Questo «deserto di assistenza», ha reso noto il portale Uol, è in gran parte concentrato nelle regioni più povere, quelle del nord e del nord-est. Secondo i dati disponibili, dei 61.219 respiratori e ventilatori, 43.733 sono riservati ai pazienti della sanità pubblica.

LE RICADUTE SULLE FASCE PIÙ POVERE

Oltretutto con il 40% di lavoratori irregolari, la quarantena potrebbe condannare alla fame gli abitanti delle favelas e mettere in seria difficoltà la classe media. Non a caso è stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale, in modo da poter attingere a risorse aggiuntive senza vincoli di bilancio. Sarà una sfida enorme per il governo riuscire a contenere l’espansione del Covid-19, convincere le persone a restare in casa, e a promuovere un piano di aiuti per i più poveri. Per molti il rischio di rivolte è dietro l’angolo. Certo è che se dopo le prime 24 ore di quarantena i brasiliani hanno risposto con uno storico panelaço, il governo Bolsonaro ha di che preoccuparsi.

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