Germania, la riunificazione incompiuta del 3 ottobre

Nell’anniversario della Wende, solenni celebrazioni per i 30 dalla caduta del Muro. Ma a Berlino mancano ancora un monumento nazionale e uno a Kohl. Rimandati dai tedeschi che continuano a percepirsi diversi tra Ovest ed Est.

Come ogni 3 ottobre dal 1990 la Germania celebra l’anniversario della riunificazione. Quest’anno ancora di più, le rievocazioni si accavallano da diversi mesi, soprattutto nell’ex Ddr. Nel 2019 ricorrono anche i 30 anni dalla breccia nel Muro di Berlino, il 9 novembre del 1989, e più in generale dal processo che portò alla dissoluzione dell’Urss e alla caduta della Cortina di ferro tra l’Est e l’Ovest d’Europa. Ex prigionieri e perseguitati dalla Stasi, intellettuali e politici testimoni dell’epoca e di quel cambiamento liberatorio, ricordano i tempi delle spie e dell’oppressione, in una Germania tornata unita. Ma che tra alti e bassi fatica ancora, con metodica costanza, ad allineare l’Est agli standard economici dell’Ovest. E a sviluppare un sentire nazionale comune tra tedeschi. A distanza di una generazione si può affermare, al di là della retorica, che tutti ricordino le immagini della caduta del Muro. Ma che solo i ragazzi di oggi, figli di un Paese solo, festeggino istintivamente il 3 ottobre. 

IL MONUMENTO CHE NON C’È

Tuttora c’è uno scollamento nella percezione degli attori e dei fatti del 1989 tra la Germania e il resto dell’Occidente. Non a caso nella capitale tedesca in trasformazione, tra i molti luoghi storici ricostruiti o eretti alla memoria del passato non figura un grande monumento, simbolico di Berlino, sulla morte del regime socialista. Il progetto per un’opera simbolo della «libertà e dell’unità», nella Schlossplatz del castello dei re prussiani e del poi palazzo d’amianto della Republik, fu licenziato dal parlamento tedesco solo nel 2007. Nella data-chiave del 9 novembre. Poi subito si incagliò, come nella migliore tradizione italiana, per le annose dispute sul posto, sull’architettura, non ultime sugli appalti e sui costi. Nel 2016 la Commissione bilancio del Bundestag arrivò a bloccare il cantiere dello schizzo vincitore, nel 2011, della gara: un grande guscio di conchiglia, inclinato dal cammino dei visitatori. Da realizzare sul luogo del monumento nazionale al Kaiser Guglielmo I.

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Uno dei (pochi) resti del Muro nella Ddr, nel 2019 GETTY.

CANTIERE RIMANDATO DAL 2007

Il no scattò dai deputati non per oltraggio alla statua dell’imperatore abbattuta durante la Ddr, ma per i costi di 15 milioni di euro del progetto, valutati eccessivi. A causa delle roventi polemiche sullo stop, il monumento alla riunificazione fu di nuovo approvato nel 2017 a grande maggioranza del Bundestag. Ma il braccio di ferro sulle spese non si era sciolto e i finanziamenti (lievitati intanto a 17 milioni di euro, più la manutenzione del cantiere) furono autorizzati solo nel settembre 2018. Troppo tardi per la scadenza originaria di fine cantiere entro il 9 novembre 2019, in tempo per l’inaugurazione nel 30ennale sul Muro. Il posticipo entro l’anniversario del 3 ottobre 2020 è stato spostato ancora all’autunno del 2021, e c’è chi dubita anche dell’ultimo traguardo. Nuove perplessità sono sorte per la frase «wir sind das Volk», noi siamo il popolo,  da iscrivere sul monumento. Diventato lo slogan nazionalista dei movimenti populisti di estrema destra dei Pegida e di AfD.

All’Est i salari e le pensioni restano più bassi del 16%, secondo l’ultimo studio annuale del governo federale,

LA DELUSIONE SULLA RIUNIFICAZIONE

I dissidenti della Ddr prendono le distanze dai manifesti di AfD con il motto delle proteste per la democrazia del 1989 per far presa sulla massa di delusi della riunificazione. All’Est i salari e le pensioni restano più bassi del 16%, secondo l’ultimo studio annuale del governo federale, degli assegni nell’Ovest. A causa dei contratti peggiori e, per gli anziani, delle retribuzioni di base nella Ddr.

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Sebbene la forbice si stia assottigliando (nel 2017 il divario era del 19%), anche tra i disoccupati che dal 1991 si sono quasi dimezzati nell’Est (da circa un milione a 580 mila, dai del 2019 dell’Agenzia federale del Lavoro), ci si continua a sentire cittadini di serie B nell’ex Ddr. Sentita ancora nell’Ovest come un peso. Diverse personalità della scena culturale e politica criticano la forma e i richiami del monumento; altrettanti giudicano ridicoli i ripensamenti sulla sua costruzione. Ma fuori dalla Germania chi immagina resistenze così forti? Anche sul tributo al cancelliere artefice della riunificazione.

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L’allora presidente sovietico Mikhail Gorbachev con il cancelliere tedesco Helmut Kohl nel giugno del 1989. GETTY.

LA STRADA NEGATA A HELMUT KOHL

Un altro pomo della discordia, stavolta al senato cittadino di Berlino, è per il titolo di una strada o di un monumento a Helmut Kohl. Un busto dell’Altkanzler, unanimemente riconosciuto come lo statista della riunificazione, è stato piantato il 9 novembre del 2018 tra i caseggiati proletari e multietnici di Moabit, ai margini del Tiergarten e del quartiere centrale Mitte. Poi più nulla. Una pezza sulla richiesta, proprio nell’ottobre di un anno fa, da parte dei vertici cittadini della Cdu, di dedicare un «grande luogo» della capitale al grande leader cristiano-democratico. Gli eredi del partito lo proponevano per prepararsi al 30ennale del 2019, o in extremis del 2020. Ma la reazione fu la levata di scudi di tutta l’opposizione – a parte AfD – al solo pensiero di ribattezzare a Kohl la rotonda della Colonna della Vittoria decantata da Wim Wenders nel Cielo sopra Berlino. «Davvero troppo» per i socialdemocratici (Spd), e per i Verdi che «non sapevano se ridere o piangere».

UNA WENDE DA ELABORARE

Non a torto si argomentava «fuori luogo» accostare il padre politico di Angela Merkel al monumento delle vittorie prussiane del cancelliere del Reich Otto von Bismarck, emblema del militarismo tedesco. Anche i berlinesi commentarono con sarcasmo l’evenualità. Mentre la sinistra della Linke, discendente del partito di Stato della Ddr pretende il rispetto dei cinque anni dalla morte per l’intitolazione, per Kohl scomparso nel 2017 «come per tutti». In Germania Kohl non è così apprezzato come all’estero per la missione storica di traghettatore della riunificazione – senza spargimenti di sangue. L’affaire sui fondi neri della Cdu, che segnò la sua fine politica, resta imperdonabile: nel pantheon dei cancellieri più amati dai tedeschi spicca Helmut Schmidt, socialdemocratico, e, tra i conservatori, l’antinazista e padre della ricostruzione Konrad Adenauer. Lo spartiacque del 1990, la Wende che portò Berlino al centro del mondo, può attendere ancora.

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