Salvini o Mussolini? C’è una destra che dice no a entrambi

Nel suo ultimo libro Buttafuoco mette a confronto le due figure. E non c'è partita. A partire dalle muse: Chirico da una parte e Sarfatti dall'altra. Un'operazione che dà voce a una cultura di destra costretta a fare i conti con i pregiudizi di un certo antifascismo.

Pietrangelo Buttafuoco, sollecitato da Marco Lillo de Il Fatto Quotidiano e dalla sua casa editrice, PaperFirst, ha scritto Salvini e/o Mussolini, un singolare libro che mette a confronto le due figure.

Il tema c’è tutto. Nei mesi trascorsi, quando Salvini era Salvini e non l’ombra che va scemando di oggi, il suo mussolinismo sembrava un po’ una ricerca di un modello impegnativo, un po’ l’accusa degli antisalviniani che, denominandolo col nome del Dux, intendevano buttarlo fuori dal dibattitto pubblico.

Buttafuoco ha preso sul serio tutte e due le ragioni del paragone ossessivo fra il capo della Lega e il capo del fascismo ed è andato a vedere le rassomiglianze e le differenze.

BUTTAFUOCO, INTELLETTUALE CHE SFUGGE ALLE DEFINIZIONI

Buttafuoco è un animale strano nel giornalismo italiano. Già definendolo solo giornalista gli si cuce addosso un vestito stretto. È un uomo di straordinaria cultura, teatrante nel solco di Carmelo Bene, fantasioso sicilianissimo scrittore, musulmano fuori dagli schemi orribili con cui questi uomini di fede vengono descritti in Occidente, fascinoso con le donne.

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Per me è un amico sincero. Lo conosco da anni. Ma da poco più di un anno gli ho chiesto di lavorare insieme a costruire numero per numero Civiltà delle macchine, rivista frutto del genio di Leonardo Sinisgalli, e questa collaborazione sta dando i suoi frutti, soprattutto perché, lo ripeto, ha fatto nascere un’amicizia profonda fra un uomo che guarda a destra e uno che vuole morire – ma non c’è fretta – con la Bandiera rossa e l’Internazionale.

LE MUSE: SARFATTI CONTRO CHIRICO

Nel confronto con Mussolini, Salvini perde. Perde come persona e perde perché la temperie del tempo assegna agli anni di Salvini una minore drammaticità, direi un minore eroismo. Lo si vede anche dalle muse che Buttafuoco sceglie per l’uno e per l’altro. Per Mussolini c’è una intellettuale complessa come Margherita Sarfatti, Salvini ha dietro di sé una spigliata donna di comunicazione come Annalisa Chirico.

IL TRUCE SCOMPARE NEL CONFRONTO

Inutile dire che Buttafuoco è anche sicilianamente un gran furbacchione e nella posticcia contrapposizione fra Mussolini e Salvini, dove non c’è partita, lui mostra un giocatore che non ama e che prende in giro in tutti i modi che gli vengono in mente. Penso alla sinistra “anti”, quella che ha l’antifascismo in canna ogni volta che si presenta sulla scena un uomo di destra che vuole fare l’uomo di destra, quella che dopo 70 anni si scandalizza se uno dice che l’Eur è una genialata. Nella parte finale del libro, infatti, Pietrangelo si arrende a se stesso e lasciando correre il confronto, rassicurato che il caro Mussolini è inarrivabile, tende la mano al Truce criticandone severamente i suoi critici.

LE CULTURE DI DESTRA E IL PREGIUDIZIO

Il libretto è sapido, pieno di cose, molto alla Buttafuoco, con le sue arguzie, i suoi paradossi e soprattutto quella capacità di svelare, non a me che già lo sapevo, come nella destra vi sia un deposito di culture che vanno scoperte perché sprofondano nel passato più lontano, nelle storie del mondo e cercano, al di là delle vicende della destra politica, di emergere nel dibattito pubblico dovendo superare difficoltà e soprattutto pregiudizi. Una delle scene messe a contrasto più gustosa è quella dedicata al Matteo Salvini del Papeete e del Mussolini che a Villa Margherita, sul lungomare di Riccione, può ascoltare «l’allegro vociare di 700 mila bimbe e bimbi giunti da tutta Italia…Tra di loro c’ è Enzo Biagi. ‘ho visto il mare’ annota l’illustre cronista…se ci ripenso sento un acuto odore di marmellata gelatinosa in mastelli». E per uno sobrio come Pietrangelo l’«acuto odore di marmellata gelatinosa in mastelli» è sicuramente meglio del profumo di moijto.

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