Reggia Caserta, online Archivio Storico: digitalizzate 300mila immagini

 E' online una parte dell'Archivio storico della Reggia di Caserta. Sono state infatti digitalizzate circa 300.000 immagini di documenti dell'Archivio, di queste circa 80.000 sono state inserite nella piattaforma digitale. L'operazione è stata realizzata grazie alla collaborazione tra il Cosme (Centro-Osservatorio sul Mezzogiorno d'Europa) e la Reggia di Caserta, e ha avuto il sostegno del POR-FESR Campania 2007-2013 attraverso il progetto "Promoting the San Leucio fund in the State Archive of the Royal Palace of Caserta". Le immagini in rete sono corredate di metadati e i pdf sono scaricabili. Centinaia di docenti e studenti da tutta Italia hanno già fruito di questo servizio. La piattaforma non ha una funzione di ricerca attiva, ma si sta sperimentando un prototipo per la ricerca semantica dei documenti e la costruzione di ontologie e si sta anche perfezionando il restauro digitale della documentazione scansionata allo scopo di migliorare la visione delle immagini. Il progetto continuerà fino al 2020.

Matera, il triste destino della Balena Giuliana in scatola per colpa della Regione

MATERA – Il Comune avvia dà un incarico per la stesura di un progetto di comunicazione e valorizzazione della balena Giuliana per la quale ci sono 200.000 euro di interventi previsti i vista del 2019 ma sul progetto di recupero del fossile ritrovato nel 2006 ancora non si hanno certezze. «Noi dobbiamo occuparci solo della valorizzazione, il resto tocca alla Regione» ci viene detto dall’Amministrazione comunale e dè quanto basta per confermare che rimangono ancora una serie di punti interrogativi. Fino a pochi mesi fa i resti fossili della balenottera Giuliana che risalgono ad oltre un milione di anni fa e che testimoniano la presenza del mare in Basilicata in tempi lontanissimi erano ancora in una serie di cassoni all’interno del Museo Ridola. Dell’opera di recupero, della fruizione e del luogo in questa dovrebbe avvenire della balenottera stessa non si hanno ancora conferme.

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 Come dire che, per un cavallo in arrivo l'anno prossimo da Napoli per celebrare la Capitale europea della cultura, c'è una balena che attende da oltre 10 anni la giusta valorizzazione. 

C’era l’intenzione dichiarata da più parti di essere pronti per il 2019 in questa direzione. L’appuntamento con il 2019 è però alle porte e adesso si avvia il percorso di comunicazione e valorizzazione ma non si sa bene dove è la balenottera, se è ancora “smontata” e quando verrà di fatto ricomposta e diventerà fruibile anche all’esterno. Dubbi che si accompagnano ad un percorso ad ostacoli che si protrae senza una soluzione dal 2006 malgrado “l’investimento” necessario per poter rendere fruibile anche all’esterno la balenottera Giuliana non richiedesse cifre astronomiche. Invece in oltre 12 anni nulla sembra essere cambiato. L’unica novità è arrivata ieri dalla determina del dirigente al Patrimonio del Comune Felice Viceconte che ha dato un incarico da 35.000 euro per «un communication manager, per la redazione di un progetto di comunicazione e informazione scientifica da integrare in un più ampio progetto di recupero e musealizzazione della “Balena Giuliana”, al fine di consentire l’urgente adozione dei successivi provvedimenti amministrativi e tecnici per l’attuazione dell’intervento di valorizzazione della balena fossile di San Giuliano».

La testa di cavallo di Donatello dal Museo Archeologico di Napoli a Matera 2019

NAPOLI – «La testa di cavallo di Donatello, uno dei simboli della città di Napoli rappresenterà il Museo Archeologico di Napoli a Matera 2019. Siamo felici essere tra protagonisti della più grande mostra mai realizzata prima d’ora in Italia per rileggere il Rinascimento da Sud, in programma la prossima primavera». Il direttore del Mann Paolo Giulierini ha risposto alla "chiamata" di Matera: la grande testa di cavallo bronzea (alta 1 metro e 75 cm, proveniente dal palazzo di Diomede Carafa, al Mann dal 1806) sarà ospite per 3 mesi nella Capitale europea della Cultura al Museo nazionale d’arte medievale e moderna di Palazzo Lanfranchi.

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Ad accompagnare la "testa Carafa" da aprile a luglio 2019 anche i Torsi dei Dioscuri, di arte romana. «Il Rinascimento visto da Sud, Matera, l’Italia meridionale e il Mediterraneo tra il 400 e il 500 è un progetto magnifico, di grande originalità, perchè indaga quell'epoca da una nuova prospettiva, quella del mare e delle sue rotte: non posso che congratularmi con la direttrice del Polo museale della Basilicata, Marta Ragozzino, con i curatori e il prestigioso comitato scientifico - dice Giulierini –. L’opera di Donatello a Napoli collega immediatamente la città partenopea ai suoi capolavori di Firenze, si pensi alla statua del David o alla Maddalena, o a quelli di Padova come il monumento equestre del Gattamelata. Questa straordinaria opera ci ricorda i valori dell’Umanesimo e del Rinascimento che rappresentano forse la più grande rivoluzione culturale della storia. Il prossimo dicembre saremo a Matera per dare il nostro contributo alla preparazione della mostra. Matera 2019 è una occasione per tutto il Sud Italia».

La colossale opera di Donatello, esempio rinascimentale di rielaborazione dell’antico, per anni conservata nell’ingresso dell’ex Soprintendenza Archeologica di Napoli, nel novembre del 2016 è stata collocata nell’atrio del Museo. Opera legata alla storia artistica sia di Napoli che di Firenze, la testa è l'unica parte realizzata di un monumento equestre che doveva misurare 5 metri d’altezza – commissionato a Donatello da re Alfonso il Magnanimo – destinato all’arco superiore della porta trionfale di Castel Nuovo.

«Il Rinascimento era un mondo ancora fatto di manoscritti da poco riscoperti, di studi filologici, di qualche, raro, rinvenimento archeologico e di contemplazione di monumenti che emergevano ancora, quasi magicamente, nelle città che tornavano a nuova vita - sottolinea Giulierini –. Alle corti di Firenze, Milano, Roma, Mantova, Ferrara rispondono le Accademie, veri cenacoli di studiosi, come quella di Napoli: una Napoli aperta e osmotica. A Matera si annuncia un racconto straordinario della nostra storia».

L’opera, iniziata nel 1458, fu poi interrotta per svariate ragioni: la morte del sovrano, la prima guerra dei Baroni e poi la morte dell’artista. Nel 1471 Lorenzo il Magnifico su richiesta di Ferrante I, spedì la testa da Firenze a Napoli come dono a Diomede Carafa, protetto del Re, che la collocò nel cortile del suo palazzo a San Biagio dei Librai dove rimase fino al 1806, quando fu donata al Museo.

Sassi di Matera, la vergogna dell’incubatore d’impresa costato 1,3 milioni e ancora inutilizzato

MATERA – «In merito ai locali a suo tempo destinati da Sviluppo Basilicata ad incubatore nei Sassi di Matera sono a denunciare ancora una volta il triste spettacolo derivante dal mancato utilizzo degli stessi soprattutto con riferimento a quello che in quei locali si potrebbe fare». Esordisce così Leo Montemurro, presidente Cna, segnalando una anomalia che in vista del 2019 non è proprio la migliore delle cartoline. 

«Ormai – prosegue – evito di passare per quella parte dei Sassi perché ogni volta che ci passo e vedo il triste spettacolo di tutti. quei locali chiusi mi viene un colpo al cuore e mi assale una tristezza infinita unitamente ad una grande rabbia per come i decisori pubblici non tengono in alcun conto le risorse raccolte con la fiscalità generale che richiederebbero termini di impiego molto più produttivi e a favore del bene comune; l'intero intervento di recupero di quegli immobili, eseguito con fondi pubblici, è costato ad Invitalia più di 1.300.000,00 euro. A seguito di una convenzione non revocabile e senza nessuna scadenza - quindi per sempre - il Comune ha ceduto in concessione perenne gli immobili a fronte del progetto di farne un incubatore di Imprese; progetto poi naufragato con ripercussioni negative anche per le poche imprese partecipanti. Gli estremi del danno erariale probabilmente ci sono tutti e stiamo seriamente valutando la possibilità di presentare apposita denuncia al riguardo. Mi pare che oggi sia giunto il momento da parte del Comune di Matera di rompere gli indugi e di richiedere con forza la sottoscrizione di un idoneo Protocollo d'Intesa con Sviluppo Basilicata/regione Basilicata al fine di tornare a poter disporre degli immobili in questione. Per farne cosa?».

Due le  proposte di utilizzo da parte di Montemurro: 

  • la sede provvisoria della Accademia delle belle Arti della Città di Matera, atteso che è previsto che in ogni regione vi sia almeno una Accademia delle Belle Arti. E quale sede migliore di Matera, dei Sassi e degli immobili in questione? 
  • il vecchio sogno della Cittadella dell'Artigianato atteso anche qui che continua nei nostri Uffici il via vai di giovani, ragazzi e ragazze, desiderosi di avviare attività nel settore dell'artigianato artistica che vengono a lamentare l'esosità dei fitti che rende quasi impossibile l'avvio di attività nel settore; senza dimenticare da ultimo la sistemazione decorosa e in una location all'interno dei flussi turistici dei venditori ambulanti di Vico Solitario e Piazza San Pietro Caveoso. 

L'invito all'amministrazione comunale – sottolinea Montemurro – è «a far presto e a non rendersi più complice della incuria e inettitudine di organismi - Sviluppo Basilicata ed il suo azionista unico di riferimento - che dovrebbero avere a cuore il bene comune e lo sviluppo dei territori, ma che invece pensano ad altro, pensano a progetti più grandi senza aver ancora risolto i problemi più semplici come quello di evitare ciò che questa denuncia rende manifesto; a costoro forse sarebbe il caso che venisse in soccorso la fatina con la bacchetta magica della favola di Pinocchio e Geppetto falegname Artigiano».