Il tentativo, inutile, di fermare Luciano Benetton

Fino all’ultimo alcuni dei suoi manager hanno cercato di fargli cambiare idea. Ma non c'è stato niente da fare. E alla fine la lettera ai giornali in cui il patron del gruppo ha scaricato i vertici di Autostrade si è rivelata un enorme boomerang.

Fino all’ultimo alcuni dei suoi manager hanno cercato di fargli cambiare idea. «Aspettiamo, facciamolo più avanti», era l’argomento usato nel tentativo di dissuadere Luciano Benetton dal mandare ai giornali la lettera pubblicata domenica primo dicembre in cui, prendendo le distanze dal management di Autostrade, denunciava una campagna di odio nei confronti della sua famiglia dopo i fatti del Ponte Morandi.

OLIVIERO TOSCANI, ASCOLTATISSIMO CONSIGLIERE

Ma è stato inutile. Il leader del gruppo non ha voluto sentire ragione. O meglio, ha dato ragione a quanti lo avevano incitato a prendere carta e penna. In primis Oliviero Toscani, l’artefice negli Anni 80 di famose e innovative campagne pubblicitarie che da quando Luciano ha ripreso le redini della United Colors è riapparso al suo fianco e gli fa da ascoltatissimo consigliere; la compagna Laura Pollini, e il figlio Alessandro.

UNA LETTERA TRASFORMATA IN BOOMERANG

Ma appena diffusa e ripresa dai giornali, quella lettera si è rivelata un boomerang come pochi. E il tentativo di scaricare su Castellucci, Cerchiai e gli altri top manager la totale responsabilità di quanto accaduto con la tragedia di Genova, con le pesanti negligenze di Autostrade che stanno emergendo dalle indagini della magistratura, salvaguardando l’azionista, ha avuto l’effetto contrario. In molti domenica nell’aprire i quotidiani si sono domandati come la famiglia potesse non sapere. Edizione, la holding che controlla Atlantia, nomina 12 consiglieri su 15, designa il presidente Fabio Cerchiai, che gode di stock option come tutti i manager di prima linea, e anche molti dei dirigenti più importanti hanno una carriera passata nelle aziende del gruppo di Ponzano. Forse Luciano se ne è sempre occupato poco, impegnato com’era a far tornare i conti della Benetton in rosso da anni. O forse ha voluto implicitamente addossare al fratello Gilberto, deceduto circa un anno fa e da sempre responsabile della diversificazione del business di Ponzano, il mancato controllo del lavoro dei manager?

L’IRRITAZIONE DELLA POLITICA

L’iniziativa ha destato subito sconcerto, perché non opportuna nei contenuti e nella tempistica. Ha fatto arrabbiare la politica, al punto da togliere argomenti al Pd, unica sponda che era rimasta al gruppo di Treviso per tentare di attenuare l’ostracismo dei 5 stelle che vogliono revocare le concessioni. Ed è suonata come uno schiaffo ai manager e dirigenti di Atlantia e Aspi, che tolto Castellucci sono per la gran parte gli stessi, che si sono sentiti accusati e non difesi. Il tutto a circa un mese dall’altra lettera del gruppo al governo nella quale chiedeva di mettere una pietra tombale sul tema concessione in cambio dell’impegno del gruppo su Alitalia. Anche allora la reazione politica fu dura al punto che anche la moderata Paola De Micheli, ministro Pd delle Infrastrutture, era intervenuta appoggiando la linea dura del M5s.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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La lettera dei Benetton per chiarire il loro rapporto con Autostrade

La famiglia ha chiesto maggiore rispetto nei suoi confronti. Ma anche chiarezza nel dare le notizie: «Non abbiamo mai gestito Auto strade. Siamo solo azionisti al 30% di Atlantia». Poi una stoccata alla politica: «Questi attacchi sono assurdi».

Rispetto e serietà. Queste le parole usate dalla famiglia Benetton in una lettera inviata ad alcuni quotidiani nazionali. «Trovo necessario fare chiarezza su un grande equivoco: nessun componente della famiglia Benetton ha mai gestito Autostrade. La famiglia Benetton è azionista al 30% di Atlantia che a sua volta controlla Autostrade», si legge nella lettera a firma di Luciano Benetton. Un chiarimento che è anche una risposta agli attacchi politici arrivati, soprattutto dal M5s, dopo il crollo del Ponte Morandi e la manutenzione dei tratti autostradali gestiti da Autostrade per l’Italia. «Non cerco giustificazioni ma questi attacchi sono assurdi. Credo anche che chi ha sbagliato deve pagare ma è inaccettabile la campagna scatenata contro la nostra famiglia», ha aggiunto il patron della famiglia veneta.

LE MOTIVAZIONI DELLA FAMIGLIA BENETTON

Luciano Benetton ha avuto modo anche di chiarire le notizie degli ultimi giorni in cui si parlava di falsi report legati all’agibilità di alcuni viadotti in realtà a rischio cedimento. «Le notizie su omessi controlli, su sensori guasti non rinnovati o falsi report, ci colpiscono e sorprendono in modo grave, allo stesso modo in cui colpiscono e sorprendono l’opinione pubblica. Ci sentiamo feriti come cittadini, come imprenditori e come azionisti. Come famiglia Benetton ci riteniamo parte lesa». Parole queste che non nasconde il mea culpa per quanto è accaduto a Genova quel 14 agosto del 2018. «Di sicuro ci assumiamo la responsabilità di aver contribuito ad avallare la definizione di un management che si è dimostrato non idoneo, un management che ha avuto pieni poteri e la totale fiducia degli azionisti e di mio fratello Gilberto che, per come era abituato a lavorare, di sicuro ha posto la sicurezza e la reputazione dell’azienda davanti a qualunque altro obiettivo. Sognava che saremmo stati i migliori nelle infrastrutture», si legge ancora.

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Ricambio generazionale nelle società della famiglia Benetton

Sabrina, figlia di Gilberto, entra nel cda di Atlantia. Christian, figlio di Carlo, in quello di Adr. E Franca, figlia di Giuliana, siederà in quello di Telepass.

Largo ai giovani a Ponzano Veneto. Nell’impero della famiglia Benetton è tempo di ricambio generazionale. Il 31 ottobre 2019 i tre cugini Sabrina Benetton, figlia di Gilberto, scomparso nell’ottobre del 2018, due mesi dopo la tragedia del Ponte Morandi, Christian, figlio di Carlo, morto tre mesi prima, e Franca Bertagnin Benetton, figlia di Giuliana, hanno fatto il loro ingresso come consiglieri non esecutivi rispettivamente nei consigli di amministrazione di Atlantia (Sabrina), Adr (Christian) e Telepass (Franca).

GIÀ NEL CDA DELLA HOLDING DI FAMIGLIA

La nuova generazione già affiancava Alessandro, figlio di Luciano, nel consiglio di amministrazione di Edizione, la holding di famiglia. Proprio Alessandro dal 2012 al 2014 è stato presidente di Benetton Group, ruolo abbandonato per divergenze strategiche con la famiglia, e oggi oltre a sedere nel cda di Autogrill, segue soprattutto la sua creatura 21 Invest, fondata nel 1992.

EDIZIONE CONTROLLA IL 30,25% DI ATLANTIA TRAMITE SINTONIA

«L’ingresso dei tre rappresentanti della dinastia nel Gruppo Atlantia (che controlla Adr, e Telepass, ndr)», ha spiegato un portavoce, «testimonia e riafferma l’impegno della famiglia, per il presente e per il futuro, per tutto il Gruppo Atlantia». Atlantia e Autogrill sono le uniche società quotate. Della prima Edizione ha il 30,25% tramite Sintonia, affiancata da Lazard (5,04%), Invesco (8,05%), Fondazione Caritorino (4,84%) e Hsbc (5%), oltre a diversi altri fondi con quote inferiori all’1%. Il 50,1% di Autogrill invece è controllato tramite Schematrentaquattro.

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S&P ha tagliato il rating di Atlantia per i rischi connessi alle concessioni

L'agenzia americana ha rivisto le stime per la holding dei Benetton portandola da BBB a BBB- con un outlook negativo. A pesare anche le possibile cause legali.

S&P ha tagliato il rating di Atlantia da ‘BBB’ a ‘BBB-‘, l’ultimo gradino dell’investment grade, assegnando alla holding dei Benetton un outlook negativo. Secondo S&P, si legge in una nota, la società è più esposta ad azioni regolatorie e legali negative, inclusa la rinegoziazione della concessione autostradale, che il governo italiano ha messo ai primi posti della sua agenda. L’outlook negativo riflette il timore che le indagini penali in corso potrebbero indebolire ulteriormente il merito di credito di Atlantia.

RESTA DIFFICILE LA REVOCA PER I COSTI

S&P continua però a considerare improbabile una revoca della concessione di Autostrade per l’Italia. «Ancora non prendiamo in considerazione una revoca della concessione», si legge nella nota con cui l’agenzia statunitense ha tagliato il rating, «a causa dell’impatto finanziario ed economico avverso che tale azione potrebbe avere» sullo Stato «in base ai termini del contratto» di concessione.

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