Lufthansa torna in pista per Alitalia, ma senza capitali

La compagnia, che piace alla famiglia Benetton, ha inviato una lettera a Ferrovie dello Stato. Sul piatto, però, ci sarebbe solo una partnership commerciale. Il termine del 15 ottobre si avvicina: spunta l'ipotesi di un nuovo prestito ponte.

La tedesca Lufthansa torna in pista nell’operazione Alitalia. Con una mossa che spariglia le carte a poco meno di una settimana dalla scadenza del 15 ottobre, la compagnia ha inviato una lettera a Ferrovie dello Stato, e per conoscenza al ministero dello Sviluppo economico, per proporsi come alternativa all’americana Delta. Sul piatto, però, non ci sarebbe un’iniezione di capitale, ma solo una partnership commerciale. Delta, al contrario, investirebbe circa 100 milioni per una quota del 10% della newco, con possibilità di salire al 12%.

IL MINISTERO DELLO SVILUPPO NON SI SBILANCIA

Di sicuro c’è che Lufthansa è uscita formalmente dalla partita per Alitalia nel 2018, non presentando alcuna offerta. Ma la compagnia tedesca piace all’azionista di Atlantia, la famiglia Benetton, e il suo rinnovato interesse non è certo olio per i delicati ingranaggi della trattativa in corso. Luciano Benetton ha giocato di sponda, affermando che «il progetto Alitalia dovrebbe passare attraverso chi ha esperienza tecnica e di gestione», e Lufthansa ne ha «molta». Ma il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, non si è sbilanciato: «Valuto la lettera asetticamente, visto che è una lettera inviata a Ferrovie. Noi abbiamo un ruolo di vigilanza sulla struttura commissariale di Alitalia, non certamente di sponsor in un’operazione di mercato».

SI ATTENDE UNA REAZIONE DI DELTA

Da Colonia un portavoce di Lufthansa, pur non commentando la lettera, ha ricordato che il gruppo tedesco «ha sempre detto che il mercato italiano per noi ha un grande significato, abbiamo interesse per un’Alitalia ristrutturata e anche in passato abbiamo detto che potremmo immaginare una partnership commerciale». I tedeschi si sono anche sempre rifiutati di diventare soci di aziende controllate dallo Stato italiano. Resta ora da capire se e come potranno davvero rientrare in gioco, e quale sarà la reazione di Delta.

L’IPOTESI DI UN NUOVO PRESTITO PUBBLICO

La situazione preoccupa i sindacati. Il leader della Cgil, Maurizio Landini, ha chiesto «decisioni precise», mentre la numero uno della Cisl, Anna Maria Furlan, difficilmente prevede che possa esserci una svolta entro il 15 ottobre, termine ultimo per la presentazione di offerte vincolanti. Ecco perché, tra le ipotesi allo studio del governo, è spuntata anche quella di un nuovo prestito ponte a carico della collettività, che potrebbe ammontare a 250-350 milioni di euro.

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S&P ha tagliato il rating di Atlantia per i rischi connessi alle concessioni

L'agenzia americana ha rivisto le stime per la holding dei Benetton portandola da BBB a BBB- con un outlook negativo. A pesare anche le possibile cause legali.

S&P ha tagliato il rating di Atlantia da ‘BBB’ a ‘BBB-‘, l’ultimo gradino dell’investment grade, assegnando alla holding dei Benetton un outlook negativo. Secondo S&P, si legge in una nota, la società è più esposta ad azioni regolatorie e legali negative, inclusa la rinegoziazione della concessione autostradale, che il governo italiano ha messo ai primi posti della sua agenda. L’outlook negativo riflette il timore che le indagini penali in corso potrebbero indebolire ulteriormente il merito di credito di Atlantia.

RESTA DIFFICILE LA REVOCA PER I COSTI

S&P continua però a considerare improbabile una revoca della concessione di Autostrade per l’Italia. «Ancora non prendiamo in considerazione una revoca della concessione», si legge nella nota con cui l’agenzia statunitense ha tagliato il rating, «a causa dell’impatto finanziario ed economico avverso che tale azione potrebbe avere» sullo Stato «in base ai termini del contratto» di concessione.

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Resa dei conti in Atlantia dopo gli arresti dei tecnici di Autostrade

I Benetton spazientiti dall'ennesima grana giudiziaria si preparano al redde rationem con l'ad Castellucci. E annunciano iniziative «doverose» nell'immediato. Mentre Di Maio insiste sulla revoca delle concessioni.

Tira aria di resa dei conti tra la famiglia Benetton e l’amministratore delegato di Atlantia Giovanni Castellucci. La goccia che ha fatto traboccare il vaso nei già tesi rapporti che hanno caratterizzato i mesi successivi al crollo del Ponte Morandi è da ricercare nella nuova grana giudiziaria che si è abbattuta su Autostrade. Vale a dire le nove misure cautelari, tra cui tre arresti, eseguite il 13 settembre nell’ambito dell’inchiesta bis riguardante i report “ammorbiditi” sulle condizioni dei viadotti gestiti proprio da Autostrade.

«SGOMENTO E TURBAMENTO PER GLI SVILUPPI GIUDIZIARI»

I Benetton hanno voluto mostrare il loro disappunto in un comunicato dai toni secchi e indirizzato a individuare i responsabili di una nuova brutta macchia che ha colpito il gruppo. «Edizione srl (la holding controllata dalla famiglia, ndr) che detiene il 30,25% di Atlantia, che a sua volta controlla Autostrade per l’Italia», si legge nella nota, «esprime il suo sgomento e il suo turbamento per quanto emerso nelle ultime ore a seguito della doverosa attività svolta dall’autorità giudiziaria ed esprime assoluto rispetto per il lavoro svolto dalle autorità competenti».

«INIZIATIVE DOVEROSE E NECESSARIE NELL’IMMEDIATO»

Per questo, si legge ancora, nel comunicato, «Edizione – come azionista di riferimento – prenderà senza esitazione e nell’immediato tutte le iniziative doverose e necessarie, anche a salvaguardia della credibilità, reputazione e buon nome dei suoi azionisti e delle aziende controllate e partecipate». Un messaggio che sembra nascondere un riferimento nemmeno troppo velato ai vertici di Atlantia e di Auotstrade e in particolare a Castellucci, già finito lo scorso agosto nel mirino dei parenti delle vittime del Ponte Morandi e costretto ad allontanarsi tra le contestazioni in occasione della cerimonia di commemorazione. Intanto, un Consiglio d’ amministrazione di Autostrade per l’Italia è stato convocato in via straordinaria per lunedì 16 settembre. Lo ha comunicato una nota della società, in cui si annuncia la sospensione con effetto immediato dei dipendenti interessati da provvedimenti cautelari.

QUINDICI PERSONE INDAGATE NELL’INCHIESTA BIS

L’inchiesta bis è partita dopo il crollo, avvenuto il 14 agosto 2018 e ha portato finora all’iscrizione nel registro degli indagati di 15 persone tra dirigenti e tecnici di Aspi e Spea. In queste ore, peraltro, Autostrade è tornata nel mirino di Luigi Di Maio, che ha ribadito una volta di più l’intenzione del governo di procedere alla revoca della concessione.

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