La Spagna ha vinto i Mondiali di basket

La squadra del ct italiano Scariolo ha sconfitto l'Argentina 95-75 in finale a Pechino.

La Spagna del ct Sergio Scariolo ha vinto i Mondiali di basket battendo in finale a Pechino l’Argentina per 95-75. Per il tecnico bresciano il 2019 è quindi l’anno d’oro, visto che aveva già vinto, da vice-allenatore, l’anello di campione Nba con i Toronto Raptors, così come il centro della sua squadra Marc Gasol.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

I cinque protagonisti della finale Argentina-Spagna del Mondiale di basket

L'eterno Scola e la classe di Campazzo da una parte. Lo strapotere di Gasol e la leadership di Rubio dall'altra. Con l'Italia che, forse, farà il tifo per Scariolo. I volti da seguire.

Alla Wukesong Arena di Pechino, domenica 15 settembre, si parlerà solo spagnolo. Alle 14 ora italiana, Argentina e Spagna metteranno piede sul parquet per giocarsi da underdog la finale del Mondiale di basket 2019 che nessuno alla vigilia avrebbe saputo pronosticare. Troppe assenze tra gli iberici, poco profondo e in parte inesperto rispetto alle super favorite il roster dell’Albiceleste: erano queste le sentenze degli addetti ai lavori prima di un’edizione che ha rovesciato tutte le gerarchie, perdendo via via per strada la Grecia di Giannis Antetokounmpo, la super accreditata Serbia del duo Jokic-Bogdanovic e uno dei Team Usa più deludenti di sempre. Tanti i protagonisti della duplice, sorprendente, cavalcata, ma le attenzioni dei meno esperti domenica dovranno necessariamente posarso su questi cinque protagonisti.

1. LUIS SCOLA, IL TRASCINATORE SENZA ETÀ

Trentanove anni e non sentirli. Luis Scola è l’anima e il simbolo della garra argentina. Unico rappresentante della Generacion dorada ancora in campo, 15 anni dopo l’oro olimpico di Atene ha letteralmente trascinato i suoi alla finale. Ventotto i punti messi a referto contro la Francia, 19.1 di media in tutto il torneo. Da due anni a ‘svernare’ in Cina, ha dimostrato che la classe e il QI cestistico posso, in qualche caso, sopperire all’atletismo che non c’è più. Esemplare.

2. MARC GASOL, UN FRATELLO VALE L’ALTRO

Tre mesi dopo essersi laureato campione del mondo coi Toronto Raptors, Marc Gasol vuol fare il bis con la sua Nazionale. C’era incertezza alla vigilia del Mondiale sulle condizioni del centro della Roja , ma quello che da piccolo in troppi avevano frettolosamente etichettato come il fratello scarso di Pau è cresciuto di partita in partita, fino a dominare letteralmente sotto le plance l’infinito match di semifinale contro l’Australia. Rimbalzi, spallate, ma anche tanti punti per un campione sul campo e fuori. Come dimostra il tempo speso sulle navi delle Ong a soccorrere i migranti. Leader.

3. FACUNDO CAMPAZZO, IL GENIO NEL SOLCO DI GINOBILI

Se Scola è l’anima dell’Argentina, molto più di una spalla è Facundo Campazzo, troppo poco reclamizzato nella corsa al Mvp del torneo che per giorni è parsa un testa a testa tra Patty Mills e Bogdan Bogdanovic. Visionarie le giocate sul parquet del play del Real Madrid, leader silenzioso dell’unica squadra tra le magnifiche quattro a non annoverare tra le sua fila nemmeno un giocatore Nba. Assist, punti e percentuali al tiro non comuni per il degno erede, nel ruolo, di Pepe Sanchez, e nell’iconografia biancoceleste di Manu Ginobili. Direttore d’orchestra.

4. RICKY RUBIO, IL TALENTO NON PIÙ INCOMPIUTO

Un primato Ricky Rubio se lo è già regalato ed è quello del miglior assistman della storia del Mondiale. Alla vigilia della sua nuova esperienza ai Phoneix Suns, il regista spagnolo si è caricato la squadra sulle spalle senza tradire la fiducia del coach Sergio Scariolo che gli aveva consegnato i galloni del comando, complici le assenze di Pau, Ibaka, Mirotic e, soprattutto Sergio Rodriguez. Per anni considerato un talento incompiuto, Rubio sembra aver fatto finalmente il salto di qualità, dimostrando una leadership e una serenità finora sconosciute. Realizzato.

5. SERGIO SCARIOLO, IL COACH PIÙ AMATO ALL’ESTERO

Non ce ne voglia Sergio Hernandez, ma una parte d’Italia (quella che non detesta l’a volte irritante strapotere spagnolo) farà il tifo per l’altro Sergio seduto in panchina. Scariolo può finalmente conquistare quell’alloro mondiale che suggellerebbe la carriera di un allenatore che ha sempre goduto di maggior fortuna all’estero che in patria. Dopo tre Europei e un argentino olimpico, il coach delle Furie rosse sogna ad occhi aperti lo stesso bis di Marc Gasol, dopo aver vissuto in prima persona da vice allenatore la conquista dell’anello con i Raptors. Sottovalutato?

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Impresa della Francia al Mondiale di basket: Usa eliminati

I transalpini estromettono dal torneo i campioni in carica, alla prima sconfitta in una competizione internazionale dal 2006. Decisivi gli Nba Gobert e Fournier. In semifinale c'è l'Argentina.

Una vittoria storica. La Francia batte gli Stati Uniti nei quarti di finale del Mondiale di basket in corso in Cina con il punteggio di 89-79, estromettendo – a sorpresa ma non troppo – i campioni in carica allenati da Gregg Popovich. Per gli Usa, che si sono presentati al Mondiale cinese privi delle stelle più luminose – LeBron James, Stephen Curry e James Harden giusto per citare i più noti -, si tratta della prima sconfitta in una competizione internazionale dai tempi della semifinale del Mondiale 2006 contro la Grecia. La selezione a stelle e strisce, reduce dai trionfi di Turchia 2010 e Spagna 2014, resta fuori dal podio per la prima volta dal 2002 e non riesce così a issarsi al primo posto in solitaria del medagliere; continuerà a condividere il primato (cinque titoli iridati) con la Jugoslavia almeno per i prossimi quattro anni.

GLI “AMERICANI” GOBERT E FOURNIER SCHIACCIANO GLI USA

L’eroe di giornata per la Francia è il gigante Rudy Gobert, centro da 215 centimetri che degli Stati Uniti ha fatto ormai una seconda casa, giocando in Nba dal 2013 con gli Utah Jazz. Per Gobert, 22 punti, 16 rimbalzi, tre stoppate e, più in generale, una presenza costante in mezzo all’area. Quella che invece è mancata agli Usa, troppo dipendenti dagli umori offensivi delle sue ali, in particolare di quel Donovan Mitchell autore sì di 29 punti, ma eclissatosi negli ultimi e decisivi minuti. Top scorer per la Francia, Evan Fournier, anche lui di casa in Nba (Orlando Magic), con 22 punti. Diciotto per il solito Nando De Colo. Negli Usa, oltre al già citato Mitchell, in doppia cifra Marcus Smart (11) e un Kemba Walker (10) ben al di sotto dei suoi standard, a tratti deleterio per la squadra di Popovich.

L’AUSTRALIA SI GUADAGNA LA SPAGNA

Ad attendere la Francia, ora, la semifinale con l’Argentina – che ha sconfitto una delle favorite del torneo, la Serbia – e la possibilità di giocarsi una medaglia, magari quell’oro mai conquistato. Dall’altra parte del tabellone l’Australia ha strappato l’ultimo posto tra le migliori quattro superando la Repubblica ceca col punteggio di 82-70. Il successo dei Boomers, trascinati dal solito Patty Mills, è valso il pass per Tokyo 2020 proprio per Spagna e Francia, già sicure di chiudere il Mondiale come le due migliori europee.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it