Reggio Audace-Bari playoff di Serie C in chiaro sulla Rai: dove vederla in tv e streaming


Reggio Audace-Bari è la finale dei playoff di Serie C: calcio d’inizio con orario alle 20.45 al Mapei Stadium di Reggio Emilia. Il match viene tramesso in diretta TV e streaming in chiaro su Rai Sport, e su Eleven Sports. Chi vince conquista la promozione in Serie B. Si attende l’arrivo delle formazioni ufficiali: Alvini pronto a puntare su Scappini e Kargbo, con Vivarini che risponde con il tandem Simeri-Antenucci.
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Reggio Audace-Bari, De Laurentiis sogna la Serie B (con l’incognita Serie A)


In Reggio Audace-Bari finale dei playoff di Serie C, in palio la promozione in Serie B. I biancorossi sognano il secondo salto di categoria consecutivo dopo il fallimento del 2018 e l'arrivo di Aurelio De Laurentiis nelle vesti di proprietario. Il patron biancorosso, in caso di successo, potrebbe allestire una rosa capace di competere l'ascesa in Serie A anche se bisognerà superare il nodo relativo alla doppia propriet?.
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Le fake news sul coronavirus fanno aprire un’indagine per procurato allarme

L'inchiesta a carico di ignoti portata avanti dalla procura di Bari. Al centro falsi audio diffusi su WhatsApp e un articolo di giornale.

La procura di Bari ha aperto un’indagine per procurato allarme con riferimento ad alcune fake news diffuse su WhatsApp e su un sito online su falsi casi di coronavirus. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, è al momento a carico di ignoti. Nel fascicolo sono confluite segnalazioni fatte da cittadini alla polizia postale, ai carabinieri di Modugno e alla questura di Bari. Tre i casi sui quali saranno avviati accertamenti.

FALSI AUDIO VIRALI SU WHATSAPP

Il primo, denunciato il 22 febbraio, riguarda un file audio diventato virale su WhatsApp che parlava di 50 persone in quarantena al Policlinico di Bari. Un sedicente infermiere riferiva di una «situazione grave» per «50 persone in quarantena nel Policlinico malate di coronavirus, tutti ragazzi andati a suonare a Wuhan per il concerto di Natale». Il messaggio si concludeva accusando i «poteri forti» di «non far uscire nulla» e di «far girare» l’audio.

SOTTO ACCUSA ANCHE UN ARTICOLO PUBBLICATO ONLINE

La seconda denuncia, del 23 febbraio, riguarda un messaggio fatto circolare sempre su WhatsApp, relativo a una ragazza di Polignano a Mare «positiva al coronavirus di ritorno da Wuhan», dove – stando al messaggio – era stata per il Capodanno cinese, e ricoverata anche lei al Policlinico. L’autore del messaggio spiegava anche l’origine della «epidemia», da individuare in una «bomba chimica scappata da un laboratorio, in grado di inginocchiare l’economia mondiale e decimare la popolazione mondiale». Infine, il 24 febbraio, è stata presentata una denuncia per un articolo pubblicato su un sito internet che parlava di un falso caso di contagio in una fabbrica della zona industriale di Bari.

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Non solo Pop Bari: il piano per creare una società delle banche del Sud

Il progetto è creare una newco a capitale pubblico e privato e aggregare altri istituti di credito in difficoltà

Una newco, a capitale misto-pubblico privato, che raccolga sotto di sé non solo la Popolare di Bari ma anche altri istituti di piccole dimensioni del Sud. Sarebbe questo il progetto per risollevare l’istituto pugliese che ha in mente il governo, confermato indirettamente dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che ha parlato della nascita di un «grande polo per il sostegno allo sviluppo» senza replicare, però, l’esperienza della «Cassa del Mezzogiorno».

VERSO LA NASCITA DI UN POLO BANCARIO DEL MEZZOGIORNO

La cornice normativa per realizzare il progetto di un nuovo polo bancario è contenuta nel decreto che stanzia fino a 900 milioni per la ricapitalizzazione del Mediocredito Centrale (di Invitalia). Decreto, all’esame del Senato per il via libera definitivo, che prevede esplicitamente la possibilità di scissione di Mcc con la creazione di una nuova società cui assegnare le acquisizioni, a partire, appunto, da Pop Bari, ma aperta anche ad altre fusioni. «Vogliamo anche i privati», ha assicurato il titolare del Mef, spiegando che in questa ottica le risorse pubbliche potrebbero essere utilizzate solo in parte. Il punto di arrivo dovrebbe essere quindi la nascita di un soggetto in grado di stare da solo sul mercato e prevenire le crisi degli istituti minori. Il piano, che non sarebbe sgradito alla vigilanza, prevede l’aggregazione di altre banche del Mezzogiorno che già versano in condizioni difficili o comunque siano esposte a una concorrenza sempre più agguerrita da parte dei gruppi maggiori e dell’evoluzione tecnologica. Solo un gruppo di una certa dimensione, si ragiona in diversi ambienti finanziari e politici, è in grado di raggiungere le economie di scala per gli indispensabili investimenti nel fintech, senza pesare ulteriormente sulle casse pubbliche. Fra i nomi che circolano ci sono la Banca Agricola Popolare di Ragusa, alle prese con una pesante eredità di crediti deteriorati, la Popolare Sant’Angelo, la Popolare Vesuviana ma l’elenco non è né certo né esaustivo.

AGEVOLAZIONI FISCALI E CAPITALE DELLO STATO

L’aggregazione sarebbe agevolata da due fattori: il decreto della scorsa estate che prevede facilitazioni fiscali per le imprese che si fondono nel Mezzogiorno e la presenza dello Stato nel capitale. Proprio i dubbi sulla situazione della Bari e la sua governance avevano, nei mesi scorsi, bloccato eventuali operazioni pure auspicate dagli allora vertici della popolare. Oggi il quadro è cambiato e anche soggetti più timorosi di perdere le propria indipendenza potrebbero convincersi. La soluzione sarebbe anche vantaggiosa per Invitalia-Mcc, senza esperienze nella gestione di banche commerciali. La newco, ripulita dagli Npl affidati ad Amco, avrebbe infatti vertici e guide operative specializzati in tale comparto, che dovrebbero innanzitutto puntare al break even in modo da non pesare sulle casse pubbliche con nuove richieste di capitale e poi sviluppare ulteriormente il neo gruppo. Ci sono diversi ostacoli comunque da superare. Innanzitutto la resistenza delle banche locali a fondersi in un soggetto controllato dallo Stato. E poi i possibili rilievi da parte di Antitrust Ue o Bce di fronte al ritorno dello ‘Stato banchiere’.

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Caso sospetto di coronavirus cinese a Bari

Si tratta di una cantante di ritorno da un tour in Oriente. È stata posta in isolamento al Policlinico.

È a Bari il primo caso sospetto di coronavirus cinese 2019-nCov in Italia. Si tratta di una donna proveniente dalla Cina, ricoverata al Policlinico del capoluogo pugliese con sintomi apparentemente influenzali, febbre e tosse. La donna è una cantante originaria della provincia barese, di ritorno da un tour in Oriente che ha toccato anche la zona di Wuhan, epicentro del contagio.

ATTIVATO IL PROTOCOLLO STABILITO DAL MINISTERO DELLA SALUTE

La donna è ricoverata dal 22 gennaio nel reparto malattie infettive in regime di isolamento, in attesa dell’esito degli esami clinici. Come previsto dal protocollo stabilito dal ministero della Salute, i campioni biologici della paziente saranno inviati all’istituto Spallanzani di Roma per tutti gli accertamenti necessari.

PAZIENTE IN ISOLAMENTO RESPIRATORIO E DA CONTATTO

Il Policlinico di Bari ha diramato una nota, spiegando di aver segnalato agli organi competenti il caso di sospetta infezione: «Sono state adottate tutte le procedure di prevenzione previste. La paziente si trova attualmente in isolamento respiratorio e da contatto presso il reparto di malattie infettive e sta ricevendo le cure necessarie in attesa di conoscere gli esiti degli esami diagnostici di conferma».

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Processo per 28 militanti di CasaPound: «Riorganizzavano il partito fascista»

La Procura di Bari ha disposto la citazione diretta in giudizia per gli attivisti di estrema destra con l'accusa di aver violato la legge Scelba e di usare la violenza squadrista come metodo di lotta politica.

Trentatre persone a giudizio, di cui 28 militanti di CasaPound, con l’accusa di aver provato a riorganizzare il partito fascista. La procura di Bari ipotizza che i militanti neofascisti abbiano infatti «attuato il metodo squadrista come strumento di partecipazione politica». E che, in violazione degli articoli 1 e 5 della legge Scelba (645/1952), «abbiano partecipato a pubbliche riunioni, compiendo manifestazioni usuali del disciolto partito fascista».

L’AGGRESSIONE AGLI ATTIVISTI ANTIFASCISTI

Il processo nasce dall’aggressione del 21 settembre 2018 nel quartiere Libertà di Bari a manifestanti antifascisti che avevano partecipato ad un corteo organizzato dopo la visita in città dell’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini. La Procura di Bari ha disposto la citazione diretta a giudizio di tutti gli indagati, contestando a dieci di loro anche il reato di lesioni personali aggravate.

«VIOLENZA SQUADRISTA COME METODO POLITICO»

Il gruppo di estrema destra aveva, infatti, radunato davanti alla sede di CasaPound, il circolo Kraken di Bari a pochi passi dal luogo del corteo che da allora è sotto sequestro, «ben 30 militanti, 14 dei quali provenienti da altre province pugliesi». Al termine della manifestazione «di impronta dichiaratamente antifascista», alcuni militanti di CasaPound, «schierati a braccia conserte e posizionati di traverso in modo da occupare l’intera sede stradale», avrebbero «brutalmente aggredito» gli attivisti di sinistra di ritorno dal corteo. Il pestaggio sarebbe stato attuato, stando agli atti giudiziari, «con esplicite rivendicazioni del predominio territoriale e ideologico». L’uso della violenza «squadrista» come strategia di repressione di appartenenti «a gruppi sociali e politici portatori di una diversa ideologia» e quindi «come metodo di lotta politica», avrebbe poi trovato conferma nelle successive perquisizioni fatte dalla Digos all’interno della sede di CasaPound e in casa degli indagati.

ARMI IMPROPRIE, BUSTI DI MUSSOLINI E IL MEIN KAMPF

Lì gli agenti trovarono alcune delle armi improprie usate durante l’aggressione (sfollagente, manubri da palestra, manganello telescopico), un busto di Benito Mussolini, bandiere nere con fascio littorio, oltre a libri su nazismo e fascismo, come il ‘Mein Kampf‘ di Hitler. Nell’aggressione rimasero feriti quattro manifestanti antifascisti, tra i quali l’assistente parlamentare dell’ex eurodeputata Eleonora Forenza, presente al pestaggio. Dinanzi ai giudici baresi saranno processati anche cinque compagni delle vittime, accusati di violenza e minaccia a pubblico ufficiale, perché dopo l’aggressione, «nel tentativo di sfondare il cordone dei militari», avrebbero minacciato e colpito con calci, pugni e spintoni poliziotti e carabinieri.

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