Catalogna, il bilancio degli scontri e le reazioni degli indipendentisti

Il premier spagnolo ha espresso «rispetto assoluto per la sentenza». L'ex n.2 della Generalitat Junqueras chiede un nuovo referendum mentre il presidente Torra va all'attacco: «Eserciteremo il diritto all'autodeterminazione».

Il bilancio della giornata di proteste in tutta la Catalogna dopo le condanne ai leader separatisti è pesante: la stampa locale riferisce che un manifestante ha perso un occhio e un altro un testicolo negli scontri con i Mossos d’Esquadra, la polizia della regione. I feriti sono in totale 131 tra i manifestanti e 40 tra gli agenti, 3 gli arrestati. All’aeroporto El Prat di Barcellona sono stati sospesi 45 voli sui 1.000 in programma. Mentre il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska ha annunciato l’apertura di un’inchiesta su ‘Tsunami Democratic’, il movimento che ha organizzato la protesta allo scalo.

JUNQUERAS: «INEVITABILE UN NUOVO VOTO»

Intanto in una intervista email rilasciata alla Reuters e pubblicata dal Guardian Oriol Junqueras, ex numero due della Generalitat condannato a 13 anni, si dice convinto che il conflitto potrà essere risolto solo con le urne. «Siamo convinti che un referendum sia inevitabile», ha sottolineato, «altrimenti come è possibile dare voce ai cittadini?».

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Junqueras, sottolineando di non essersi pentito per aver organizzato il referendum del 2017, ha confermato che il suo caso e quello degli altri leader condannati sarà portato alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo. «La prigione e l’esilio ci hanno reso più forti e ci rendono sempre più convinti, se possibile, delle nostre idee profondamente democratiche», ha aggiunto.

I LEADER CATALANI PER UN NUOVO REFERENDUM

Duro il presidente della Generalitat Quim Torra. «Ci dicono che non possiamo parlare del diritto all’autodeterminazione», ha twittato. «Bene, non solo ne parleremo, ma lo eserciteremo di nuovo». «I catalani dovrebbero affrontare la nuova situazione, dopo la condanna ai leader separatisti, non solo con le lamentele e la resistenza ma anche con una proposta per il futuro basata sulla libertà, l’amnistia e il referendum», ha aggiunto il presidente del parlamento catalano Roger Torrent partecipando alle commemorazioni per il presidente catalano fatto giustiziare da Francisco Franco nel 1940, Lluís Companys. Torrent, riporta La Vanguardia, ha ribadito «il diritto di un popolo di decidere liberamente e il proprio futuro».

SANCHEZ ESCLUDE L’AMNISTIA

Dal canto suo, il governo spagnolo ad interim guidato da Pedro Sanchez ha escluso la possibilità che sia decretata un’amnistia per i leader catalani separatisti condannati. Sanchez, riferisce La Vanguardia, ha espresso «il rispetto assoluto e la conformità dell’esecutivo centrale alla sentenza». Il vicepresidente del governo, Carmen Calvo, il ministro degli Interni, Fernando Grande-Marlaska e il ministro dello Sviluppo e segretario organizzativo del Psoe, José Luis µbalos, hanno chiarito che una misura di questo tipo «non rientra nei piani».

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Gli scontri all’aeroporto di Barcellona tra polizia e indipendentisti

Dopo la sentenza di condanna ai leader catalani, i manifestanti hanno occupato lo scalo. Lancio di lacrimogeni degli agenti, tensioni e voli cancellati. Mentre nuove proteste sono già state annunciate.

Dopo le condanne, sono arrivate le proteste. Sfociate in scontri con la polizia. La decisione della Corte suprema spagnola che ha inflitto pene dai nove ai 13 anni di carcere ai leader catalani ha riacceso la miccia indipendentista. Diversi manifestanti si erano radunati vicino all’aeroporto di Barcellona dopo le sentenze e sono stati affrontati dalle cariche della polizia catalana in assetto anti-sommossa, i Mossos de Esquadra. Gli agenti hanno usato i manganelli per respingere la folla che si stava dirigendo dall’uscita della metropolitana al terminal principale. La linea delle metro che porta allo scalo è stata quindi interrotta.

I manifestanti a piedi verso l’aeroporto di Barcellona. (Ansa)

SONO ANDATI A PIEDI VERSO LO SCALO

Ma le migliaia di persone non si sono abbattute e hanno deciso di dirigersi a piedi verso lo scalo per protestare. Dopo una camminata di circa tre ore e mezza sono arrivati. Lì sono ripresi gli scontri, con lancio di lacrimogeni da parte della polizia e oltre 100 voli saltati per il blocco dell’aeroporto.

L’organizzazione indipendentista catalana Omnium ha promesso nuove battaglie: «È un attacco frontale ai diritti fondamentali di Cuixart e degli altri imputati, nonché la criminalizzazione del diritto alla protesta pacifica per tutti i cittadini spagnoli. Tutte le azioni di Cuixart sono state pacifiche, civiche e nell’esercizio dei suoi diritti civili», si legge in un comunicato dell’associazione. Omnium ha spiegato che continuerà a protestare contro la sentenza: «Altri azioni di massa saranno presto annunciate».

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Lionel Messi ha pensato di lasciare il Barcellona a causa del Fisco

Abituato a sorprendere le difese avversarie con le sue serpentine, stavolta Leo Messi stupisce anche a parole quando racconta che..

Abituato a sorprendere le difese avversarie con le sue serpentine, stavolta Leo Messi stupisce anche a parole quando racconta che pochi anni fa stava per lasciare il Barcellona e la Spagna per i problemi col Fisco. «Lo confesso, tra il 2012 e il 2014 ho pensato di andarmene, per i miei problemi con l’Hacienda», ovvero il Tesoro spagnolo, ha fatto sapere l’asso argentino in una lunga intervista alla trasmissione El Mon della catalana Rac1, in cui il cinque volte Pallone d’Oro racconta di essere stato a un passo dall’addio al Barcellona, «non per il club, ma per la situazione che stavo vivendo. È stato molto difficile per me e la mia famiglia perché la gente non sapeva davvero cosa fosse accaduto o cosa stesse accadendo. Penso di essere stato il primo indagato».

CASO CHIUSO COL PATTEGGIAMENTO E UNA MAXI-MULTA

Anni extra-calcio difficili, poi risolti con il patteggiamento e la maxi-multa versata al Fisco, che però adesso sono alle spalle, tanto che Messi rassicura i suoi tifosi, dicendo loro che la sua intenzione è quella di ‘chiudere’ la carriera con la maglia blaugrana addosso. «Anche se non si può mai dare niente per assoluto» – le parole di Messi – «l’idea mia e della mia famiglia è quella di vivere per sempre a Barcellona e finire qui la carriera. Qui io sto bene e la mia famiglia si trova bene in città. Il rinnovo? Al momento non c’è nulla, ma mi sono sempre tenuto ai margini delle trattative, perché non abbiamo mai avuto problemi, è sempre stato tutto molto semplice. Se mi vogliono la mia idea è sempre quella di restare qui e non è cambiata», aggiunge Messi che non anticipa nulla sul ritiro: «Ogni anno vedo come sto e cerco di capire se posso continuare. Ho ormai un’età in cui si inizia a fare fatica, ma è una cosa normale. Potrei dire che arriverò a 35-36 anni e a quel punto magari non potrò più muovermi».

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