Thomas Cook in bancarotta: 600 mila turisti bloccati all’estero

Crac dello storico tour operator. Il Regno Unito organizza un ponte aereo per la maggior operazione di rimpatrio in tempo di pace.

Thomas Cook, il tour operator britannico con 178 anni di storia alle spalle, chiede la liquidazione giudiziaria. Lo annuncia la società in una nota, sottolineando che «sono cancellati tutti i futuri voli e le future vacanze». Nonostante le trattative serrate, Thomas Cook non è riuscita a raggiungere un accordo con i creditori e questo ha innescato la richiesta di bancarotta. Con la liquidazione Thomas Cook mette a rischio 22 mila posti di lavoro a livello globale, di cui 9 mila in Gran Bretagna.

INUTILE L’INGRESSO DEL GRUPPO CINESE FOSUN

Il crac di Thomas Cook – azienda il cui pacchetto di controllo era stato ceduto nei mesi scorsi al gruppo cinese Fosun (azionista di minoranza col 17%) nell’ambito di un progetto di salvataggio non andato in ultimo a buon fine – ha segnato l’avvio della procedura di liquidazione giudiziaria chiesto dal management. E di conseguenza lo stop a tutte le attività dell’azienda, incluse quelle della flotta omonima che è stata atterrata.

CIRCA 600 MILA TURISTI BLOCCATI ALL’ESTERO

In tutto, sono 600 mila i turisti – di cui 150 mila britannici – rimasti bloccati all’estero. Il governo britannico e dalla Civil Aviation Authority (Caa) hanno organizzato un ponte aereo per rimpatriarli. Il ministro dei Trasporti, Grant Shapps, ha detto che sono pronti 45 aerei charter per sostituire la flotta Thomas Cook e la Caa prevede per la sera del 23 settembre il rimpatrio d’almeno 14 mila persone. Per il Regno Unito si tratta della maggiore operazione di rimpatrio in tempo di pace. Nel 2017, a causa del crac della compagnia aerea britannica Monarch, occorsero in totale 567 voli, da parte di alcune decine di velivoli charter, per far tornare a casa circa 84 mila clienti. Le autorità britanniche hanno invitato i turisti bloccati – che si trovano fra l’altro nei Caraibi, in Turchia e nella Baleari – a non saldare il conto degli hotel prenotati tramite il tour operator senza prima aver consultato la Caa.

JOHNSON ESCLUDE UN SALVATAGGIO DA PARTE DELLO STATO

Sulla vicenda del crac è intervenuto anche il premier britannico Boris Johnson, escludendo un salvataggio da parte dello Stato in quanto costituirebbe un rischio perché altre aziende potrebbero aspettarsi lo stesso trattamento in futuro. Secondo il premier, «bisogna studiare in che modo gli operatori turistici in modo o nell’altro possano proteggersi da simili casi di bancarotta in futuro».

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