Azioni e obbligazioni spiegate con il caso del salumiere Giorgio

Le prime sono strumenti con cui diventiamo proprietari della parte di un’azienda e ne seguiamo il destino, nel bene e nel male. Le seconde sono prestiti garantiti. Nozioni basilari che servono anche a chi non ha risparmi da investire.

Premetto: articolo non adatto a competenti e presunti George Soros: vi consiglio di non leggerlo.

A ogni modo sarò didascalico, sicuramente percepito come pretenzioso ma non ce la faccio più a sentire (e leggere) che gli italiani, indipendentemente dal grado di scolarizzazione, sono talmente arretrati nelle competenze finanziarie da non conoscere neppure la differenza tra una azione e una obbligazione

Lo vogliamo colmare questo gap ascoltando la storia di Giorgio, il mio salumiere di fiducia?

PARTEPAZIONI E QUOTE

Giorgio è titolare di una salumeria, i suoi affari vanno bene e per questo decide di assumere una persona per offrire un servizio migliore alla sua clientela. Nel frattempo gli affari aumentano e Giorgio capisce che se vuole incrementare il fatturato e i profitti deve ampliare la salumeria, trasformarla in un minimarket e assumere altre persone. Però c’è un piccolo problema: non ha soldi. Allora decide di chiedere ad Aldo, un suo cliente facoltoso, di partecipare con lui in questa impresa. Aldo accetta e gli versa i soldi necessari per aprire il minimarket, Giorgio in cambio lo fa diventare socio intestandogli una quota del 35% della sua società.

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Praticamente, da quel momento Aldo partecipa come socio di capitale all’attività d’impresa di Giorgio con una quota che viene chiamata, appunto, partecipazione. Ciò significa che Aldo seguirà il destino dell’azienda nel bene e nel male. Se il minimarket avrà successo, anche Aldo guadagnerà di più; se il minimarket fallirà, perderà i soldi investiti. In altre parole, Aldo è proprietario “in quota-parte” del minimarket. Ora ipotizziamo che Aldo abbia bisogno di soldi, ma non avendo più disponibilità decide di vendere una parte della sua partecipazione nell’attività di Giorgio ad altre persone. In questo caso potrebbe dividere la sua quota in tanti piccoli pezzi e assegnare a ciascuno un valore in base a quello complessivo dell’azienda.

CON LE AZIONI CONDIVIDIAMO I DESTINI DELLA SOCIETÀ

Se il minimarket di Giorgio valesse 100 euro, Aldo, detenendo una partecipazione del 35%, avrebbe un valore di quota complessivo di 35 euro. Ora ipotizziamo che Aldo decida di dividere la sua quota in cinque pezzi, quindi ciascuno varrebbe 7 euro. Bene: questi singoli pezzi vendibili separatamente a Tizio, Caio, Sempronio eccetera sono le azioni, cioè tante piccole partecipa-zioni. Pertanto, chi investirà 7 euro in un’azione del minimarket di Giorgio diventerà a tutti gli effetti suo socio e ne risponderà come tale: avrà guadagni se l’azienda cresce, si sviluppa e distribuisce gli utili che ha prodotto; al contrario, subirà perdite se l’azienda va in crisi; o addirittura potrà anche perdere tutto, se il minimarket fallisce. Un’azione, quindi, è uno strumento con cui diventiamo proprietari di una parte di un’azienda e ne seguiamo il destino, nel bene e nel male. Nei mercati finanziari che trattano azioni vengono scambiate quote di partecipazione delle più disparate aziende (tra cui anche le banche), e voi potete decidere di quali aziende essere soci e quale ammontare di capitale sottoscrivere. 

L’OBBLIGAZIONE: UN PRESTITO GARANTITO

A questo punto Giorgio, il socio di maggioranza e fondatore del minimarket, decide di trasformare la sua attività in un supermercato, pertanto ha bisogno di ulteriori soldi, ma non vuole altri soci. Non ha intenzione di emettere nuove azioni e vuole chiedere un prestito, ma non alla banca, bensì a qualche suo cliente. C’è però un problema: nessun cliente del minimarket ha una cifra così elevata da prestargli. Allora Giorgio, pensa e ripensa, trova la soluzione: decide di dividere il prestito di cui ha bisogno in tanti piccoli pezzi. Per capirci meglio, ipotizziamo che per avviare il supermercato Giorgio abbia bisogno di 200 euro. Allora divide queste 200 euro in cinquanta piccole parti da 4 euro ciascuna, e si impegna (si obbliga) per iscritto a restituire il prestito dopo 10 anni e a corrispondere un interesse annuo del 5%.

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In pratica, chi compra un pezzo del prestito spende 4 euro, che gli saranno restituiti tra 10 anni e nel frattempo percepirà ogni anno un interesse del 5%. Queste persone non partecipano alla crescita dell’azienda, ma sono garantite nella restituzione del capitale e nella riscossione di un interesse annuo del 5% da un’obbligazione che Giorgio si è impegnato a rispettare nei confronti dei suoi clienti-finanziatori. Quindi l’obbligazione non è altro che un prestito che facciamo a un’azienda (anche una banca). Nel caso questo prestito lo facessimo a uno Stato, l’obbligazione non cambia sostanza e si chiama titolo di Stato.

DUE STRUMENTI DA CONOSCERE ANCHE SE NON SI HANNO RISPARMI

In sintesi, un’azione rappresenta una quota del capitale di impresa e ci rende soci di tale impresa (anche banca), un’obbligazione è un prestito che facciamo a un’azienda (anche banca) o a uno Stato. L’azione e l’obbligazione sono cellule fondanti dell’intero mercato finanziario. Sono gli strumenti base su cui fondare le strategie d’investimento, senza tanti voli pindarici né formule magiche. Strumenti semplici ma di grande efficacia. Da conoscere anche se non si possiedono risparmi.

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Tre consigli finanziari per un investitore alle prime armi

Da tempo i risparmiatori mi fanno sistematicamente la stessa domanda: «Ho pochi euro, come e dove posso investirli?». Ecco i miei consigli per avere un comportamento consapevole davanti al mercato azionario.

Alzo bandiera bianca. Non mi è mi piaciuto rispondere in pochi minuti (o con poche battute) a una domanda che richiederebbe tempo (e spazio) ma se proprio mi tirate per la giacca e, nonostante un percorso editoriale e giornalistico che dura ormai da sei anni, a ogni evento-incontro mi riproponete lo stesso quesito, allora faccio uno sforzo e cerco di darvi una risposta coerente con quanto, anche su queste colonne, tento di far passare in termini di consapevolezza finanziaria.

«Ho pochi euro di risparmi, come e dove posso investirli?», ecco la legittima e, per certi aspetti gratificante, domanda che mi viene posta sistematicamente.

Premesso che tutti quelli che si e mi pongono il quesito hanno «solo pochi euro di risparmio», locuzione che conferma ironicamente l’italica paura del fisco (manco fossi un agente della guardia di Finanza), il risparmiatore italiano, non ancora un investitore, è ancora legato ad un modello di comportamento datato e superato. Allora ricapitoliamo.

L’ERRORE DI CONCENTRARSI SOLO SUGLI STRUMENTI E NON SUI COMPORTAMENTI

Negli ultimi 10 anni il mondo della finanza si è modificato radicalmente. Le certezze si sono trasformate in rischi enormi. Anche strumenti come i titoli di Stato (Bot, Btp, Cct), considerati da sempre sicuri e affidabili, si sono rivelati rischiosi e/o privi di rendimento. Come abbiamo visto, in questo nuovo mondo è indispensabile cambiare approccio agli investimenti adeguandosi continuamente e rendendosi conto che non esistono più investimenti privi di rischio (i cosiddetti ‘pasti gratis’). E allora, come fare per proteggere i vostri soldi? Quali strumenti usare?

Proteggere i risparmi, ormai, non dipende più è dal titolo cosiddetto sicuro, ma da un comportamento che sia corretto e consapevole

Fermi tutti! Ci risiamo con l’errore di concentrarci subito sugli strumenti. Il problema non è tanto di strumenti, quanto di comportamenti. Proteggere i vostri risparmi, ormai, non dipende più da questo o da quel prodotto, cioè dal titolo cosiddetto sicuro, ma da un comportamento che sia corretto e consapevole. Il prossimo istogramma mette a confronto i rendimenti delle differenti classi di investimento offerte dal mercato (le cosiddette asset class, quindi azioni, obbligazioni, immobili, oro eccetera) nei vent’anni che vanno dal 1994 al 2014.

Il rendimento medio dell’investitore fai da te in questo ventennio è stato disastroso: 2,5%, di gran lunga inferiore a tutte le altre asset class. Il mancato guadagno è dovuto al cosiddetto «gap comportamentale», cioè a quel comportamento emotivo secondo cui il risparmiatore entra ed esce continuamente dal mercato e dai vari asset.

LE TRE REGOLE PER INVESTIRE CON SUCCESSO

Ma cosa si intende per «comportamento corretto» quando si investe? Significa munirsi di una bussola in grado di fornirvi precise coordinate operative, per evitare errori generati da scelte emotive, improvvise e poco ragionate. Facciamo un esempio sul mercato delle azioni. Il pensiero comune di molti investitori è che il mercato azionario sia molto rischioso e poco affidabile, e pertanto acquistare azioni dev’essere fatto con spirito speculativo: compra, cerca di guadagnare in fretta e poi vendi subito. Niente di più falso.

I rischi del mercato azionario si evitano solo acquisendo buoine abitudini finanziarie

Il mercato azionario è un asset rischioso solo per chi non ne conosce la natura e le regole. Siccome le battute a disposizione sono poche, se devo essere sintetico, vi dico che avere un comportamento corretto ed evitare brutte sorprese, quindi, significa acquisire buone abitudini finanziarie rispettando tre semplici regole:

• Prima regola: investire nell’economia globale e non in settori, singoli titoli o mode del momento. La costante e continua crescita economico-sociale e tecnologica della civiltà umana è l’unica cosa di cui siamo certi da 5 mila anni a questa parte. Dovete puntare sulla crescita economica del pianeta.

• Seconda regola: investire con strumenti efficienti; non singoli titoli, ma strumenti di risparmio gestito. Un indice, un mercato o uno strumento finanziario è efficiente quando è in grado di incorporare appieno l’economia reale che rappresenta. Tecnicamente, gli economisti parlano di capacita’ di incorporare tutte le informazioni che derivano dal mercato

• Terza regola: investire per un tempo adeguato, in questo caso non inferiore ai 10 anni.

Seguitemi perché dalla prossima settimana affronteremo singolarmente le tre regole.

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