Perché qui in Usa vivo con terrore la giornata per la consapevolezza sull’autismo

La discriminazione, soprattutto ora in emergenza coronavirus, fa paura. Per questo oggi 2 aprile accendete una luce blu per ricordare a tutti che i nostri figli hanno lo stesso diritto di vivere dei vostri.

Il 2 aprile è la giornata di sensibilizzazione all’autismo. Quest’anno, lo ammetto, è un po’più difficile da affrontare per noi famiglie autistiche, soprattutto negli Stati Uniti.

Il perché è quasi ovvio: la situazione disastrosa che stiamo vivendo a causa della pandemia da coronavirus è complessa per tutti e in tutto il mondo, ma addirittura catastrofica per le famiglie con persone disabili. Mi spiego.

LE FORME DI DISCRIMINAZIONE CON CUI PURTROPPO CONVIVIAMO

Storicamente, le società hanno convissuto con la discriminazione, anche in modo subdolo. La si può classificare in tre sfere: discriminazione di “razza”, di classe o di genere.

C’è chi pensa che le persone che hanno un colore diverso dal loro siano inferiori. Di esempi ce ne sono mille, ma quello più eclatante è il razzismo dei bianchi nei confronti dei neri.

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In questo Paese in particolare (ma non dimentichiamoci del Sudafrica, per dirne uno) si pensa ancora adesso che la vita di un bianco abbia più valore di quella di un nero. Lo dimostrano le vittime nere dei poliziotti bianchi, per esempio, ma non solo. Le scuole pubbliche in una zona nera sono molto meno attrezzate rispetto alle scuole delle zone a prevalenza bianca; a parità di lavoro, lo stipendio di una persona bianca è più alto.

UN RICCO È PIÙ TUTELATO DI UN POVERO, ANCHE DAL VIRUS

La stessa cosa succede per il genere. Le donne, si sa, non hanno gli stessi diritti degli uomini e neanche le stesse opportunità. Non c’è bisogno di avere una laurea in Sociologia per capire che la realtà in cui viviamo è questa. Le discriminazioni di classe, poi, sono le più ovvie: le si possono notare con evidenza in questi giorni di coronavirus, quando si va a fare la spesa. Nei supermercati più popolari, sono poche le regole da seguire per non beccarsi il virus. Nel supermercato dietro casa mia, invece, dove tutto è biologico e sei uova costano 10 dollari, i clienti vengono accolti con sostanze disinfettanti fin dalla fila in strada.

IL TERRORE DI NOI FAMIGLIE CON DISABILI

Tutti questi pregiudizi non hanno alcuna base scientifica. Sono stati creati dalla società in cui viviamo. Non ci sono studi che dimostrano che un’etnia è superiore a un’altra, o che i ricchi e i poveri hanno diritti diversi. Spiego queste ovvietà per dire che invece la discriminazione delle persone disabili ha una base scientifica, seppur ingiustificata: il quoziente intellettivo, per esempio. La capacità di gestire certe situazioni, la capacità di prendere decisioni. E la discriminazione nei loro confronti, altrettanto assurda malgrado i dati scientifici, diventa in questo periodo molto più pericolosa. Perché se si pensa ai danni causati dalle discriminazioni basate su presupposti non oggettivi, non riesco a immaginare cosa possa succedere quando le basi scientifiche ci sono. Perciò per noi genitori di figli disabili, che viviamo questo periodo con enorme terrore dopo che alcuni Stati americani hanno già scelto chi debba essere curato o meno in base anche alle disabilità, è un vero e proprio disastro. Un disastro che potrebbe essere evitato se si pensasse al valore umano, in modo migliore e certamente diverso.

UNA LUCE BLU IN PIÙ PER NON FARCI SENTIRE SOLI

Il problema è questo: le persone disabili come mio figlio, anche se scientificamente considerate meno ‘abili’ di altre, sono amate forse di più proprio per la loro vulnerabilità. L’idea che qualcosa possa succedere loro solo perché “sono come sono” ci tiene svegli la notte. E l’idea che qualcuno accampi una “scusa” scientifica per discriminarli ci terrorizza. Per cui, questo 2 aprile strano e disperato, accendete delle luci blu in più, per farci capire che non siamo soli nel pensare che i nostri figli hanno lo stesso diritto di vivere dei vostri, anche se c’è chi pensa che non scopriranno mai la cura del cancro. E poi, credetemi, molti di loro, se avessero accesso a un’istruzione adeguata, potrebbero. Ma questo è un tema da discutere in un altro momento.

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