Caso Battipaglia, il tavolo è permanente, la sindaca:«Nei controlli sconti a nessuno»

E’ durato circa un’ora e mezza il comitato per l’ordine e la sicureza pubblica ieri mattina. Al fianco della sindaca di Battipaglia, Cecilia Francese e del prefetto di Salerno, Francesco Russo anche Fabrizio Curcio, l’ingegnere coordinatore della cabina di regia nazionale istituita presso la presidenza del Consiglio dei ministri per l’emergenza “Terra dei Fuochi”. Impegnati i Vigili del Fuoco, Carabinieri e Guardia di Finanza. Al momento si esclude la presenza dell’Esercito, come volevano i vertici dell’Asi, nella città capofila della Piana del Sele visto che i controlli ci sono da parte delle forze di polizia e stanno dando i loro frutti. «L’intensificazione dei controlli, il monitoraggio dei siti e delle imprese dimostreranno che lo Stato in questa partita c’è e non molla di un centimetro», felice la sindaca. Ieri si è dato il via ad un “tavolo permanente sulla crisi” con l’obiettivo di monitorare e coordinare tutte le attività ispettive sui siti che trattano rifiuti sul territorio battipagliese, ma più in generale nella Piana del Sele. Dunque, i controlli sul territorio saranno intensificati dalle forze dell’ordine in collaborazione con gli uffici tecnici comunali e dalla polizia locale. Sempre nella direzione dei maggiori controlli, la Giunta Francese su impulso dell’assessore allo sviluppo urbano Davide Bruno e della collega delegata all’ambiente Carolina Vicinanza, ha approvato un piano integrato di controlli, sulle attività insediate nel territorio comunale. L’obiettivo è quello di rendere concrete azioni di polizia in coordinamento con gli enti preposti per le diverse competenze, come l’Arpac, Vigili del Fuoco e gli ispettori dell’Azienda sanitaria locale. «Un piano speciale mai attuato nella storia di Battipaglia – ricorda il primo cittadino – dalle ispezione ambientale a quelle edilizie, dai controlli sulle nuove norme antincendio alle autorizzazioni ambientali e al nulla osta dell’Asi ove necessario. Che sia chiaro a tutti: noi non faremo sconti a nessuno perché sulla pelle dei battipagliesi non si deve scherzare». Importante è dunque il coordinamento e l’azione incisiva di tutti, come ricorda l’ingegnere Curcio che fa sponda al prefetto che: «Non vi fossilizzate solo sull’Esercito». «Sulle indagini non entriamo – dice Curcio – c’è già una magistratura di prim’ordine, ci interessa quello che accade sul territorio in modo da portare un modello nazionale e qui c’è la voglia di cooperare».

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Sconti di pena in Appello per i ragazzi di Zio Ciro

di Pina Ferro

Sconto di pena in appello per i ragazzi di “Zio Ciro” che in primo grado avevano scelto di essere giudicati con il rito dell’abbreviato. La Corte di Appello ha riqualificato l’imputazione definendolo fatto di lieve entità. Il procuratore generale a seguito della requisitoria aveva chiesto la conferma della sentenza emessa in primo grado. Al termine della camera di consiglio i giudici hanno confermato la condanna applicando la pena di: 4 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione per Ciro Marigliano Junior, nipote del boss (in primo grado gli erano stati inflitti 6 anni e 8 mesi); 4 anni a Michele Marigliano (in primo grado 5 anni e 4 mesi); 4 anni a Simone Iacovazzi (in primo grado 5 anni e 4 mesi); 3 anni ad Alessandrina Capezzolo (6 anni e nove mesi in primo grado); 4 anni ad Armando Mastrogiovanni (10 anni in primo grado); 6 anni a Luigi Natella (16 anni in primo grado); 4 anni a Mauro Natella (7 anni); 2 anni a Alfonso Frungillo (2 anni e 8 mesi). Assolto Salvatore Fraccella per non aver commesso il fatto. Pienamente soddisfatto del risultato ottenuto il collegio difensivo formanto tra gli altri da Luigi Gargiulo, Pierluigi Spadafora e Antonietta Cennamo. Gli imputati erano stati arrestati nel novembre del 2016 insieme ad altri soggetti accusati di gestire uno spaccio di droga in città. L’attività investigativa prese il via la sera del 14 settembre del 2014 a seguito del ferimento di Armando Mastrogiovanni, avvenuto dinanzi al Sea Garden. All’indirizzo di Mastrogiovanni furono esplosi sei colpi di arma da fuoco. A seguito di indagini fu individuato e arrestato il responsabile Costabile Verrone. Alla base del gesto vi erano vecchi rancori. Quello fu il primo tassello di un puzzle che pian piano è stato composto e che ha portato i carabinieri a far emergere la piazza di spaccio nella zona orientale della città. Le successive indagini poi hanno fatto emergere la rete di spaccio. Le indagini portarono ad accertare l’esistenza di due gruppi criminali, strettamente legati a Ciro Marigliano junior e a Luigi Natella. All’apice dell’organizzazione non c’erano, pero, Marigliano junior e Na- ̀ tella.Loro, secondo la pubblica accusa erano un gradino sotto “zio Ciro”, cioè Ciro Marigliano senior, esponente di spicco della criminalitàorganizzata.

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Aveva sul terrazzo di casa ben 18 piante di marijuana

di Pina Ferro

Aveva trasforjmato la terrazza della propria abitazione di Giovi, frazione collinare di Salerno, in una piantagione di Marijuana. Sarà convalidato questa mattina l’arresto di Alessandro Fasulo, 35 anni, salernitano, arrestato l’altro ieri dagli uomini della Guardia di Finanza di Salerno. A seguito di un controllo, sul terrazzo dell’abitazione del 35enne sono state rinvenute e poste sotto sequestro ben 18 piante dello stupefacente. Fasulo stava coltivando gli arbusti per la successiva cessione dello stesso agli abituali assuntori. Dopo essere stato ammanettato il 35enne, su disposizione dell’autorità giudiziaria, il magistrato Valenti, immediatamente informata dei fatti da parte dei militari delle fiamme gialle, è stato ristretto agli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto che sarà celebrta dinanzi al Gip Marilena Albarano. Gli arbusti rinvenuto presso l’abitazione di Giovi sono stati estirpati e sottoposti a sequestro. Sono ancora in corso le indagini al fine di accertare a chi era destinato lo stupefacente una volta pronto per essere ceduto. Parte delle piante sequestrate sono state trasferite presso i laboratori del comando provinciale della Guardia di Finanza per le analisi di laboratorio previste. Non è da escludere che a guidare le fiamme gialle fino presso l’abitazione del 35enne possa essere stata la segnalazione di qualcuno che aveva notato la piantagione posta in essere dallo stesso. I controlli da parte della guardia dfi finanza tesi a reprimere il fenomeno dello spaccio di sostanza stupefacente e non solo proseguiranno anche nei prossimi giorni ed interesseranno l’intero territorio della città di Salerno e non solo.

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Statua di San Matteo al Comune Buona la prima per Bellandi

di Erika Noschese

A pochi giorni dai solenni festeggiamenti in occasione del santo patrono, ieri mattina, la statua di San Matteo ha fatto il suo ingresso a Palazzo di Città – come tradizione vuole – in presenza del sindaco Vincenzo Napoli, dei dirigenti comunali e di numerosi cittadini salernitani. Buona la prima, a quanto pare, per l’arcivescovo Andrea Bellandi che – a pochi mesi dal suo arrivo in città – sembra aver già superato a pieni voti la “prova San Matteo”. Almeno per l’amministrazione comunale, dopo i numerosi litigi tra l’attuale governatore De Luca e monsignor Moretti che, di fatto, negli anni passati ha impedito ai portatori di sostare dinanzi la “casa del cittadino”, con il tradizionale inchino. «L’immagine di San Matteo nello stemma di Salerno qualche significato ce l’avrà – ha dichiarato monsignor Bellandi – Vorrà dire che i salernitani riconoscono un punto di riferimento che vada al di là degli interessi di parte ma che si richiama, in qualche modo, alla dignità trascendente di ogni persona». Per l’arcivescovo di Salerno la figura di san Matteo è un «richiamo a non perseguire i propri interessi egoistici a non guardare solo nel proprio piccolo limitato territorio ma capire che c’è una sfida e una chiamata all’amore che rappresenta la responsabilità di ciascuno». Rivendica la tradizione anche il sindaco di Salerno Vincenzo Napoli che – seppur laico – ieri ha accolto don Michele Pecoraro, l’arcivescovo e la statua di San Matteo presso Palazzo di Città: «noi siamo qui, alla presenza dei massimi dirigenti del comune di Salerno, dei nostri dipendenti e di parte del popolo di Salerno per accogliere – come una bella consuetudine inaugurata qualche anno fa – la presenza del santo nel nostro Palazzo di Città. Una bella concomitanza perché alla statua del santo si contrappone l’effige del santo in una splendida vetrata che Enzo De Luca volle che fosse installata», ha dichiarato Napoli che – ancora una volta – ha manifestato parole di stima e di affetto nei confronti di monsignor Bellandi perché – ha detto – «già lo sentiamo un nostro concittadino e con la sua simpatia è stato in grado di conquistarsi l’affetto e la stima di tutti». Da qui, poi, un pensiero rivolto all’arcivescovo emerito monsignor Moretti dal primo cittadino di Salerno «sperando che guarisca rapidamente dalla sua malattia» Per il primo cittadino, la città di Salerno riconosce san Matteo come simbolo unificante: «Ciascuno di noi, credo, si riconosca pienamente nell’immagine di san Matteo come immagine di Salerno e viene accolto nella casa comunale. San Matteo, con il suo vangelo, ha dato una spinta formidabile, il suo è un vangelo attuale, dopo secoli di storia perché il suo è un messaggio di civiltà, laico». Per don Michele Pecoraro, Bellandi è entrato nel cuore dei cittadini salernitani in poco tempo e «lo salutiamo con grande affetto, promettendogli di essere figli, discepoli, docili a questa parola». Per il sacerdote salernitano, a capo del Duomo di Salerno, un pensiero va rivolto all’amministrazione di Salerno affinché svolga sempre al meglio il suo dovere, per il bene dei cittadini. «La città di Salerno, da più di 10 secoli, ci auguriamo che non conosca tramonto nella fede per il patrono ma continui ad ispirare progetti giusti per uno sviluppo morale sempre sano e dia grazia, sostegno a tutti, a partire dagli ultimi e dai bisognosi», ha poi detto don Michele.

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Tar, respinto il ricorso dell’Ati Via libera all’azienda di Rainone

di Erika Noschese

L’aggiudicazione effettuata dal Comune è regolare. E’ quanto stabilito dal Tar di Salerno che ieri si è espresso sul ricorso presentato dalla società Pamef Appalti Srl, aiende che ha partecipato al bando per l’aggiudicazione dei lavori di completamento di Piazza della Libertà, l’opera progettata da Ricardo Bofill. La società, di fatti, ha chiamato in causa il Comune di Salerno per chiedere al tribunale amministrativo regionale della sezione di Salerno l’annullamento della determina dirigenziale con la quale il direttore del settore Ambiente del Comune di Salerno ha disposto l’esclusione della ricorrente dalla gara per l’affidamento dei “Lavori di completamento definitivo di Piazza della Libertà, del sottostante parcheggio e relative urbanizzazioni” e l’aggiudicazione definitiva in favore della controinteressata, in uno alla proposta ivi allegata. Per Per i giudici del Tar locale l’aggiudicazione effettuata dal Comune infatti è regolare. Il responsabile unico del procedimento aveva affidato l’appalto al secondo classificato, il raggruppamento di imprese formato da Rcm Costruzioni srl – Cicalese Impianti Srl – Elettrica Salernitana srl, escludendo l’associazione temporanea di imprese Pamef che originariamente aveva vinto l’appalto. «Abbiamo atteso fino ad oggi senza dare inizio ai lavori», ha dichiarato il legale della Rcm Costruzioni, Lorenzo Lentini. «Il dispositivo odierno conferma che l’aggiudicazione del Comune era legittima. Ora potranno finalmente partire i lavori per una delle opere piu’ importanti e strategiche di Salerno, una piazza sul mare che cambierà l’aspetto della città e che ora è ancora un cantiere», ha poi aggiunto l’avvocato salernitano. Il Comune di Salerno, ora dovrà adottare gli atti necessari per far ripartire i lavori di completamento di piazza della Libertà. Di fatti, la Rcm Costruzioni Srl aveva presentato ricorso accidentale per chiedere la sospensione della determina che ha escluso la Ati Pamef – l’associazione temporanea di imprese composta dalla Pamef Appalti, Sacco Giovanni Srl, Elett.R.a. Srl, Di Mario geom Francesco Srl, che erano primi al bando – per eventuali illeciti presenti nella gara di assegnazione dei lavori. Sarà dunque la Rem Costruzioni, l’azienda edile guidata dall’imprenditore Elio Rainone a completare i lavori che potrebbero ripartire entro la fine del mese di settembre. La Rcm Costruzioni è nota nella città capoluogo anche per essere l’artefice della realizzazione del Crescent, opera di Riccardo Bofil al centro non solo di una lunga serie di polemiche ma anche di una vicenda giudiziaria durata diversi anni e che ha visto coinvolto l’attuale governatore De Luca.

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Lascia l’abitazione senza rispettare il termine di preavviso: dovrà pagare i danni

di Pina Ferro

Il mancato rispetto del termine di preavviso per il rilascio anticipato di un immobile dà diritto al risarcimento del danno. A stabilirlo è stato il tribunale civile di Salerno a cui si era rivolto un locatore. Il conduttore, oltre agli affitti arretrati deve versare al proprietario dell’immobile anche il danno quantificato dal giudice. Qualche tempo fa, A.P. concede in locazione un appartamento uso abitativo a R.S.. R.S-conduttrice con raccomandata, mesi fa, ha comunicato al locatore la volontà di recedere anticipatamente al contratto di fittoma senza rispettare il termine di preavviso disposto dalla legge e richiamato ritualmente nel contratto. Nasce una controversi che finisce in Tribunale. A rivolgersi ai giudici è stato il locatore il quale ha citato in giudizio il conduttore onde ottenere il risarcimento del danno per l’irritualità del preavviso di rilascio, nonché il pagamento di canoni arretrati. Il conduttore a questo punto si è costituito in giudizio, adducendo un proprio diritto al risarcimento del danno scaturente da presunte infiltrazioni dell’immobile locato. Il giudice Grazia Di Costanza–accogliendo le richieste del locatore rappresentato dallo Studio Legale Caponigro – De Luca del Foro di Salerno – ha chiarito in modo certosino i termini della controversia, evidenziando il diritto indiscusso del proprietario dell’immobile a ottenere il pagamento dei canoni arretrati: l’obbligo del conduttore al pagamento dei canoni nasce dal contratto di locazione e il conduttore non può sottrarsi al pagamento del corrispettivo salvo l’ipotesi estrema in cui l’immobile non sia più godibile dal conduttore per causa sopravvedute. In conclusione, il Tribunale civile ha rigettato integralmente la domanda del conduttore e accolto in toto la domande del locatore, ivi compresa la richiesta di risarcimento danno per il mancato rispetto del termine di preavviso in caso di recesso anticipato. Il danno quantificato in € 1.300 euro, oltre le somme dovute per i canoni arretrati, oltre interessi e spese legali.

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De Luca scarica Renzi e resta nel Partito democratico

di Andrea Pellegrino

Raccoglie poca roba Matteo Renzi in provincia di Salerno. I deluchiani restano nel Partito democratico. Almeno per ora. Piero De Luca ha annunciato ufficialmente che non seguirà l’ex premier. Vale lo stesso per il papà governatore e per tutto il gruppo dirigente salernitano. D’altronde tra Renzi e De Luca c’è Luca Lotti che al momento resta all’interno del Partito democratico. In più, in Campania ci sono le elezioni regionali e De Luca è già in campagna elettorale. Insomma, Renzi resta a secco proprio nella provincia che è stata la più renziana d’Italia, dove si consumò lo strappo con i renziani della prima ora per aprire le porte proprio ai deluchiani, che intanto avevano abbandonato Bersani. «In questo contesto, il Partito Democratico – spiega Piero De Luca – rappresenta oggi l’unica speranza e l’unica garanzia che si intraprenda davvero questo percorso, nell’interesse degli italiani. Non sarà facile. Dovremo lottare con determinazione per innovare e modernizzare la società italiana, per rendere il Paese competitivo e dinamico, per migliorare le condizioni di vita delle nostre famiglie, per creare un grande piano del lavoro rivolto al Sud, per garantire sicurezza urbana nei quartieri, per un rinnovamento profondo della giustizia, per offrire a chiunque un sistema scolastico pubblico di eccellenza, per eliminare le diseguaglianze sociali ed assicurare in ogni luogo del Paese, in particolare nel Mezzogiorno, parità di servizi ed opportunità». All’ex premier resta fedele il sindaco di Sassano Tommaso Pellegrino, presidente del parco nazionale del Cilento e habitué della Leopolda. Con Renzi anche il sindaco di Sapri Antonio Gentile mentre, secondo una prima ricognizione, gran parte dei sindaci dem resteranno nel partito di Zingaretti. Come Enzo Servalli, primo cittadino di Cava de’ Tirreni, consigliere provinciale e possibile candidato anche alla presidenza dell’Anci campana, indicato proprio dal Pd. Fedele al partito democratico anche Anna Petrone, ex consigliere regionale, promotrice proprio della mozione Zingaretti. «E’ un grande errore – spiega Petrone – l’uscita di Renzi dal partito. Siamo un una fase di ricostruzione e molto delicata per il Paese e doveva prevalere il senso di responsabilità e non l’interesse personale». Certo, prosegue Petrone: «L’uscita di Renzi riapre la porta a tanti elettori che guardavano più a sinistra questo non vuol dire un ritorno al passato ma bisogna ristabilire gli equilibri anche all’interno degli organismi dirigenti del partito sia regionale che locale bisogna avere una prospettiva più ampia e parlare con maggiore chiarezza rispetto a temi sociali importanti come il lavoro l’ambiente e le politiche di welfare temi che con il renzismo si erano accantonati. Io come sostenitrice di Zingaretti da primo momento sarò resterò nel mio partito portando avanti i temi a me cari quali la centralità della persona e lo sviluppo dei territori».

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Un anno e sei mesi di carcere chiesti per i titolari delle Pisano

di Erika Noschese

Un anno e sei mesi di reclusione, con pena sospesa: è la richiesta avanzata dai pubblici ministeri Polito e Guariello nel corso dell’udienza preliminare di discussione del processo a carico dei titolari delle fonderie Pisano, tenutasi ieri mattina al tribunale di Salerno dinanzi la dottoressa Zambrano. La richiesta dei pm è stata avanzata per tutti gli imputati che potrebbero sborsare una cifra record pari a circa 150mila euro di risarcimento danni per i cittadini e le associazioni che si sono costituite parte civile e l’interdizione dell’attività per 6 mesi. I pubblici ministeri hanno costruito con dovizia di particolari tutti i fatti giudiziari, dal 1998 fino al 2018, ovvero tutte le violazioni, tutti i provvedimenti in Regione di sospensione, la revoca dell’Aia, le impugnative davanti al tribunale, «dimostrando in modo incontrovertibile la piena responsabilità degli imputati per i reati ascritti, per tutte le violazioni di natura ambientale ed amministrative, rimarcando che le violazioni si sono protratte e reiterate nel tempo nonostante ci sia stata una certa collaborazione da parte dell’opificio», ha spiegato l’avvocato Fabio Torluccio che, dal canto suo, ha invece concluso rimarcando che si tratta di una falsa collaborazione in quanto la proprietà si sarebbe mossa soltanto quando ci sono stati provvedimenti di sospensione ossia il sequestro; «gli accertamenti continui da parte dell’Arpac hanno dimostrato che questi imprenditori non intendono tutelare la salute delle persone e non garantiscono di vivere in un ambiente salubre in quanto hanno perseguito un’attività economica in violazione di tutte le disposizioni previste per la tutela della salute», ha poi aggiunto il legale dell’associazione Salute e Vita. Da qui la richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale a favore delle persone fisiche che si sono costituite parte civile nonché delle associazioni e dei Comuni ritenendo che il danno è pienamente provato anche sulla base delle annotazioni dell’Arpac sulla base di tutte le relazioni di servizio che comprovano i miasmi intollerabili, le polveri e la fuliggine sui balconi delle abitazioni e sui muri. Non vi è dubbio che il compendio probatorio sia tale da poter fondare un giudizio di responsabilità. L’avvocato Torluccio ha inoltre evidenziato che non vi è alcuna volontà da parte della proprietà di adeguare l’impianto, per tutelare gli imprenditori, evidenziando altresì che le trasgressioni reiterate nel tempo comprovano la necessità di un intervento risolutivo anche attraverso la disapplicazione dell’Aia che impedirebbe la prosecuzione dell’attività a tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori e per la tutela dell’ambiente. L’associazione Salute e Vita presieduta da Lorenzo Forte esprime un ringraziamento sia ai pubblici ministeri Polito e Guariello che alla procura di Salerno «che ha esposto in maniera encomiabile tutte le relazioni e le azioni gravissime, oltre ai reati commessi negli anni e reiterati dalle fonderie Pisano, facendo venir fuori il chiaro quadro di reiterazione e di comportamenti illegali e dannosi per la vita e la salute delle persone. Pertanto, esprimiamo un ringraziamento alla procura e al nostro avvocato Fabio Torluccio che ha saputo rappresentare le istanze e le problematiche della popolazione che ancora una volta è danneggiata dalle fonderie Pisano, una fabbrica che nei decenni ha commesso sempre gli stessi reati, a danno della salute pubblica, della popolazione, dell’ambiente, violando le tre matrici aria, suolo e acqua. Andremo avanti nella nostra battaglia», ha concluso Forte. Intanto, la prossima udienza è in programma il 12 novembre alle 9.30. Intanto domenica mattina, alle ore 9, a Fratte in piazza Matteo Galdi si terrà la manifestazione del comitato Salute e Vita per raccontare tutti i passaggi dell’udienza e per tenere alta l’attenzione sul tema della tutela della salute e della vita nella valle dell’Irno.

Codacons: «Speriamo che il processo accerti tutte le responsabilità»

«Si condivide completamente la linea della Procura basata su diverse consulenze probanti i reati ambientali commessi e bene la calendarizzazione che procede in maniera rapida. Speriamo che il processo la cui conclusione è prevista per il gennaio 2020 accerti tutte le responsabilità». Lo ha dichiarato Matteo Marchetti, difensore del Codacons Campania, commentando il giudizio abbreviato a carico dei Pisano con la richiesta avanzata dai pm di 1 anno e 6 mesi di reclusione e l’interdizione dal consiglio di amministrazione per tutti gli imputati Guido, Roberto, Ciro e Ugo Pisano, Antonio Setaro e Luca Fossat.

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Renzi dice addio al Pd De Luca jr. prende le distanze: «Vedremo»

di Andrea Pellegrino

Matteo Renzi è ad un passo dalla scissione e dall’addio al Pd. Ma Piero De Luca, stavolta, ci pensa e attende. Seguire Renzi? Se fino a ieri giurava fedeltà all’ex premier, oggi, anche a governo fatto ed esclusione compresa, De Luca jr inizia a prendere le distanze. «Vedremo», dice: «Io mi auguro che non si verifichi una scissione. Lancio – prosegue il primogenito del governatore della Campania – un appello all’unità, spero che ci si ripensi perché sarebbe un fatto traumatico. Serve una stagione di rinnovamento interno, dalla classe dirigente ai territori. Credo che il Pd debba ripartire da qui». «In questa fase – annuncia ancora De Luca jr – continuo a lavorare perché questa scissione non ci sia». Ma l’addio sarebbe davvero a un passo. Addirittura anche oggi. Le ragioni della scelta sono state esplicitate già in questi giorni da alcuni fedelissimi dell’ex-segretario. «Motivi politici e personali. Politici – ha detto Ettore Rosato in un’intervista – perché dopo l’accordo con i 5Stelle è cambiato tutto. Personali perché Renzi non può essere sempre accusato di tutto e con lui chi ha lavorato per tirare fuori il paese dalla crisi». Ed ancora Maria Elena Boschi che vede il ritorno dei fuoriusciti di Leu nel Pd come una possibilità concreta. «Se tornano D’Alema e Bersani una riflessione andrà fatta». Alla Leopolda, si diceva. Ma tutto è precipitato. L’addio non avrà conseguenze, almeno al momento, sul governo. Il sostegno al Conte 2 è certo, dicono i renziani. Almeno per ora. A Montecitorio l’obiettivo è quello di dar vita a un gruppo autonomo (cominciano anche a circolare ipotesi di nome come ‘L’Italia dei Sì’) mentre a palazzo Madama uscirebbero solo un manipolo di senatori. Tra questi, si parla del fedelissimo Francesco Bonifazi ma non di Andrea Marcucci che resterebbe capogruppo Pd al Senato.

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Violento “derby” in carcere scattano tredici arresti

di Pina Ferro

Ha portato all’esecuzione di 13 arresti il “derby” di violenza consumatosi all’interno della casa circondariale di Salerno lo scorso 5 aprile. I destinatari delle misure cautelari, all’epoca dei fatti, detenuti nell’istituto di pena salernitano, sono accusati di rapina, resistenza e violenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. L’ordinanza di custodia firmata dal gip del tribunale di Salerno, Giovanna Pacifico e richiesta dal sostituto procuratore Benincasa, è stata notificata, in carcere, a dieci indagati e presso le loro abitazioni ad altri tre che nel frattempo erano stati scarcerati. Il prov vedimento di custodia cautelare è stato notificato presso i vari istituti di pena d’Italia dove furono trasferiti subito dopo i fatti a: Salvatore Velotti di Napoli, Alfonso Rubino di Napoli, Francesco Memoli di Salerno, Luigi Pastore di Salerno, Salvatore Pepe di Pagani , Matteo Fortunato di Salerno, Bruno Iannone di Salerno, Massimiliano Schiavone di Salerno, Gianluca Forino di Pagani, Gennaro Ferraro di Salerno. Le altre tre ordinaze di custodia cautelare sono state notificate presso le proprie abitazioni a: Demetrio Sartori di San Giovanni a Teduccio, Contaldo Vincenzo di Pagani e Giulio Savastano di Salerno. Demetrio Sartori, affiliato al clan Mazzarella è ritenuto il capo del gruppo dei napoletani. Nella sommossa verificatasi tra i detenuti salernitani e quelli napoletani, rimase ferita la direttrice del carcere, Rita Romano, e alcuni agenti della Polizia Penitenziaria. La guerriglia tra bande che pare fosse un regolamento di conti, è scoppiato all’indomani di un’aggressione subita da un detenuto partenopeo ad opera di alcuni detenuti, quasi tutti salernitani, del secondo piano, sezione “B” della casa circondariale “Caputo” di Salerno. Il giorno seguente, per vendetta, il gruppo dei napoletani ha aggredito uno dei detenuti salernitani. Da qui, la reazione di questi ultimi che, per vendicare il proprio compagno, diedero vita ad un rivolta interna aggredendo gli agenti, cui furono sottratte, per tre volte, le chiavi di accesso alle celle e alle sezioni. Una prima volta per far uscire i compagni dalla sezione; poi, per riuscire ad accedere all’ala contrapposta; infine, per introdursi nella sezione “A”, là dove c’erano i napoletani. In quel momento, è scoppiata la rissa. E non solo. Perchè durante gli scontri, quella sezione dell’istituto di pena è stata devastata con mazze ricavate dalla rottura dei piedi dei tavoli e con estintori staccati dalle pareti. Diversi agenti della Penitenziaria intervenuti rimasero feriti, così come la direttrice del carcere che, per diversi giorni, ha portato una fascia al braccio. Sedata la rissa, dell’accaduto fu informato il magistrato di turno che aprì un fascicolo. Le indagini, coordinate dalla procura di Salerno e delegate al nucleo investigativo centrale della Polizia Penitenziaria di Napoli e alla Squadra Mobile della Questura di Salerno, hanno consentito di individuare i presunti responsabili di quanto avvenuto. Fatta eccezione per Sartori, che ha precedenti per criminalità organizzata, la maggior parte dei detinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, sono detenuti per reati comuni che, dopo quella rissa, sono stati trasferiti in altri istituti di pena sparsi sul territorio nazionale. Il procuratore della Repubblica facente funzioni di Salerno, Luigi Alberto Cannavale, a margine di una conferenza stampa, ha sottolineato che “le conseguenze peggiori di quella rissa le hanno avute proprio gli agenti della Polizia Penitenziaria che hanno riportato lesioni anche di non poco conto”. L’incontgro di ieri mattina in Procura è stata anche l’occasione per fare un punto sulla situazione della casa circondariale salernitana, interessata da un”continuo rinvenirsi di sostanze stupefacenti e di telefonini all’atto dei controlli”. Vicende che “vengono monitorate dalla procura della Repubblica e dagli organi investigativi”, ha chiarito Cannavale sottolineando che “non siamo inerti rispetto a questo fenomeno che, anzi, riteniamo di notevole gravità. Per ultimo, abbiamo visto l’introduzione di quasi 500 grammi di stupefacenti, tra hashish e cocaina”

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