Fs chiede altri due mesi per l’offerta su Alitalia: la proroga può costarci 300 mln

La società di trasporto ferroviario ha domandato almeno otto settimane per chiudere l'operazione. L'ennesimo rinvio apre le porte a un nuovo prestito ponte da parte dello Stato. Nel frattempo

Un altro rinvio, l’ennesimo nel dossier Alitalia. Soprattutto una proroga che potrebbe costare ai cittadini italiani una cifra attorno ai 200 – 300 milioni di euro. Ferrovie dello Stato ha chiesto una proroga dei tempi di «almeno
8 settimane» per l’offerta vincolante per Alitalia. Così, secondo quanto si apprende, è scritto in una lettera inviata il 15 ottobre dalla società ai commissari straordinari e agli advisor. Nella missiva la società sottolinea che sono «indispensabili almeno 8 settimane di negoziazione prima di poter presentare una eventuale offerta vincolante».

FS E ATLANTIA RIGETTANO LA MANO DI LUFTHANSA

La nuova proroga, sarebbe la settima, rafforza però il tema della possibile necessità di un altro prestito ponte, che potrebbe aggirarsi intorno ai 200-300 milioni, per far volare la compagnia fino al closing dell’operazione. I consigli di amministrazione di Atlantia e di Fs, che si sono riuniti uno in seguito all’altro, hanno evidenziato molti punti in comune. Le due società si dicono entrambe disponibili a proseguire il confronto per definire un «piano industriale condiviso, solido e di lungo periodo per il rilancio di Alitalia» e l’intenzione di partecipare alla formulazione dell’offerta vincolante: ma per arrivarci servono ancora «ulteriori approfondimenti», chiariscono, che verranno superati con altre sessioni di lavoro. Parole che di fatto sbloccano lo stallo che si era creato dopo la lettera di Atlantia del 2 ottobre con cui la società faceva emergere una serie di problematiche evidenziando la situazione di incertezza legata alla concessione di Autostrade. A creare ulteriore confusione nei giorni scorsi è stata poi la ricomparsa di Lufthansa, che si è proposta come alternativa a Delta, ma offrendo solo una partnership commerciale senza iniezione di liquidità. Proposta che risulta però incompatibile con le indicazioni fornite dai board di Fs e Atlantia: nella Newco, infatti, si chiarisce, è prevista una primaria compagnia aerea «che si impegni a condividere e far proprio il piano industriale, oltre a sottoscrivere una quota di capitale nella Newco».

RICHIESTA DI MAGGIORE CAPITALE A DELTA

Dal partner, ovvero Delta, che si è impegnata ad investire 100 milioni, ci si aspetta inoltre che partecipi «con una quota significativa» (il che fa pensare che ora si cerchi di convincere gli americani a rivedere un po’ al rialzo la loro partecipazione) e che assuma «un ruolo determinante nella responsabilità di gestione ed implementazione» del piano. Sia Fs che Atlantia invece saranno «socio di minoranza»e la società dei Benetton, in particolare, chiarisce che non avrà«un coinvolgimento nella gestione corrente» per evitare conflitti di interesse, essendo azionista (con il 99%) di Aeroporti di Roma.

ANCORA NODO ESUBERI: IN BALLO 2.800 LAVORATORI

Oltre alle trattative tra i soci, le prossime settimane serviranno anche a trovare una soluzione ad altri aspetti, come indicano i cda sia di Fs che di Atlantia: a partire dalla necessità di mettere i commissari «in condizione di gestire» la compagnia «fino al closing dell’operazione» e il necessario turnaround organizzativo, anche attraverso idonei strumenti di mitigazione sociale. Parole che fanno pensare appunto alla necessità di nuova liquidità per la compagnia. Ci sono poi i nodi delle necessarie autorizzazioni dell’Ue. Resta sul tavolo anche il nodo degli esuberi su cui i sindacati daranno battaglia. Si parla di 2.800 lavoratori coinvolti e l’eventuale decisione certo non sarà indolore.

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Le quattro condizioni di Atlantia per entrare nella partita Alitalia

La società dei Benetton si dice disponibile a partecipare all'offerta. Ma solo in presenza di un partner industriale che metta capitale, di un accordo preciso su governance e management e di essere un socio di minoranza fuori dalla gestione diretta della Newco.

Il consiglio di amministrazione di Atlantia ha deliberato la «disponibilità a proseguire il confronto per la definizione di un piano industriale condiviso, solido e di lungo periodo per il rilancio di Alitalia e, quindi, l’intenzione di Atlantia di partecipare alla formulazione di un‘offerta vincolante per l’acquisto di Alitalia, qualora venga finalizzata la costituzione di una Newco.

COINVOLTI SU MANAGER E GOVERNANCE, MA NON NELLA GESTIONE

Atlantia, si legge in una nota della società diffusa al termine del cda, è disponibile a partecipare alla formulazione dell’offerta vincolante per Alitalia, ma questa partecipazione «non può prescindere da ulteriori approfondimenti, che la società ritiene possano essere soddisfacentemente superati con ulteriori sessioni di lavoro». Sono quattro i temi su cui Atlantia ritiene necessario un approfondimento per arrivare alla formulazione dell’offerta vincolante: «l’individuazione di un Partner Industriale che partecipi al capitale della Newco con una quota significativa; la definizione finale del piano industriale della Newco, condiviso e fatto proprio dal partner industriale che dovrà assumere un ruolo determinante nella responsabilità di gestione ed implementazione dello stesso; il raggiungimento di un accordo sull’assetto di governance e sul top Management della Newco con gli altri soci; la definizione di un assetto azionario di Newco che veda Atlantia come socio di minoranza e, conseguentemente, senza un coinvolgimento nella gestione corrente della stessa al fine di prevenire eventuali conflitti di interesse, detenendo Atlantia la quasi totalità della partecipazione al capitale di Aeroporti di Roma spa».

ATLANTIA CHIEDE UN PARTNER INDUSTRIALE CON CAPITALE»

La newco per Alitalia va costituita con «la partecipazione anche di una primaria compagnia aerea che apporti competenze commerciali, di network, operative, tecniche, di gestione e di management, che si impegni a condividere e far proprio il piano industriale, oltre a sottoscrivere una quota di capitale nella Newco», è specificato nella nota della società.

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Giovanni Castellucci scrive a Lettera43.it

L'ex ad di Atlantia risponde alla rubrica Corridoi sul futuro di Alitalia.

Riceviamo e pubblichiamo

Caro direttore,
ho seguito per conto di
Atlantia il dossier Alitalia a partire da fine luglio a metà settembre. Ma mi sto occupando al momento di altro. E non esiste alcuna ipotesi quale quella da lei evocata.
Giovanni Castellucci

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Adesso Castellucci vuole guidare Alitalia. Anche gratis

L'ex ad di Atlantia ha dato la sua disponibilità. Ma se un manager della sua esperienza fa gola al governo, la sua auto-candidatura crea non pochi imbarazzi vista l'inchiesta aperta sul crollo del ponte Morandi. Senza contare le resistenze del numero 1 di Ferrovie Battisti.

A Giovanni Castellucci prudono le mani. Ha voglia di riscatto, dopo la sua uscita “spintanea” da Atlantia e la rottura, anche sul piano dei rapporti personali, con il gruppo Benetton. Per questo va dicendo agli amici (pochi) che gli sono rimasti di aver fatto sapere «a chi di dovere» di essere interessato ad assumere la guida di Alitalia, e di essere disposto a farlo «anche gratis». D’altra parte, il dossier lo conosce assai bene. Sia per essere entrato in partita nell’ultima fase della sua permanenza al timone di Atlantia, quando ha tentato di scambiare l’ingresso nella compagnia di bandiera con una qualche moratoria sulla vicenda di Genova per Autostrade e per lui stesso. E sia per aver supervisionato per anni la partecipata Aeroporti di Roma.

LEGGI ANCHE: La lettera di Atlantia mette a rischio il salvataggio di Alitalia

IL PESO DELL’INCHIESTA SUL CROLLO DEL PONTE MORANDI

Naturalmente, da un lato la disponibilità di un manager dell’esperienza di Castellucci fa gola al governo, alle prese con un salvataggio della compagnia che tarda a concretizzarsi, ma dall’altro crea non pochi imbarazzi, vista l’inchiesta aperta sul crollo del ponte Morandi e il discredito che quella drammatica vicenda ha marchiato a fuoco sulla pelle del manager.

LE RESISTENZE DI BATTISTI, AD DI FERROVIE

Inoltre l’idea, arrivata alle orecchie di Gianfranco Battisti, non è piaciuta per niente all’amministratore delegato di Ferrovie, che fa da dominus di una partita che finora però è ancora lontana da trovare una soluzione. A cominciare dalla ricerca del futuro amministratore delegato di Alitalia, che Battisti ha affidato a Egon Zehnder e che ha solo portato ad una sfilza di possibili candidati – che peraltro Castellucci, quando ancora era in Atlantia, aveva voluto esaminare uno per uno – senza che fosse emerso il nome giusto.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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S&P ha tagliato il rating di Atlantia per i rischi connessi alle concessioni

L'agenzia americana ha rivisto le stime per la holding dei Benetton portandola da BBB a BBB- con un outlook negativo. A pesare anche le possibile cause legali.

S&P ha tagliato il rating di Atlantia da ‘BBB’ a ‘BBB-‘, l’ultimo gradino dell’investment grade, assegnando alla holding dei Benetton un outlook negativo. Secondo S&P, si legge in una nota, la società è più esposta ad azioni regolatorie e legali negative, inclusa la rinegoziazione della concessione autostradale, che il governo italiano ha messo ai primi posti della sua agenda. L’outlook negativo riflette il timore che le indagini penali in corso potrebbero indebolire ulteriormente il merito di credito di Atlantia.

RESTA DIFFICILE LA REVOCA PER I COSTI

S&P continua però a considerare improbabile una revoca della concessione di Autostrade per l’Italia. «Ancora non prendiamo in considerazione una revoca della concessione», si legge nella nota con cui l’agenzia statunitense ha tagliato il rating, «a causa dell’impatto finanziario ed economico avverso che tale azione potrebbe avere» sullo Stato «in base ai termini del contratto» di concessione.

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Altavilla, Gallo e il risiko che parte da Tim e Autostrade

L'ex braccio destro di Marchionne viene indicato sia come possibile successore di Gubitosi sia di Castellucci. Ma in Atlantia a insidiarlo c'è l'ad di Italgas. I giochi però si sono appena aperti. E presto spunteranno altri candidati.

Alfredo Altavilla, I suppose. Sembra che colui che in Fca fu il braccio destro di Sergio Marchionne stia in cima a tutte le liste che vengono stilate per i posti, liberi o da liberare, al vertice delle più grandi aziende italiane. Succede così che se Luigi Gubitosi ha già un piede oltre la porta dell’ufficio di amministratore delegato di Tim – venerdì 20 settembre è prevista una riunione degli azionisti, vecchi e nuovi, per ragionare anche di questo o quantomeno di aggiustamenti da apportare all’organigramma – ecco che Altavilla viene subito indicato come possibile successore.

ALTAVILLA E LA SUCCESSIONE A CASTELLUCCI

Si dirà: ovvio, visto che già siede in cda come consigliere indipendente. Giusto. Ma allora meno ovvio è che lo stesso ex manager Fiat venga indicato come possibile successore di Giovanni Castellucci al vertice di Atlantia, da cui è uscito più “sua spinte” (dei Benetton) che “sua sponte”. Certo, Altavilla non ha l’expertise relazionale – specie dalle parti del Mit, il ministero di piazza della Croce Rossa – di Castellucci, ma si occupava pur sempre di macchine che si muovono sulle autostrade. Ce la può fare?

LEGGI ANCHE: Il governo Conte bis alle prese con le nomine in scadenza

ANCHE GALLO IN CORSA PER ATLANTIA

A insidiarlo c’è Paolo Gallo, amministratore delegato di Italgas, da poco riconfermato da Cdp quando ancora Lega e 5 stelle governavano insieme. Ingegnere, esperto di energia – ha lavorato in Edison ed è stato ad di Acea – Gallo viene anche lui dal mondo Fiat, visto che la sua prima esperienza di lavoro è stata, nel 1988, alla Fiat Avio. Ha dunque un cv meno adatto quello di Altavilla, con sicuramente meno esperienza e standing, per assumere la posizione assai delicata che aveva Castellucci. I giochi però si sono appena aperti. In Tim come in Atlantia. E c’è da scommettere che presto altri candidati spunteranno.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Castellucci si è dimesso da ad di Atlantia

Terminato il Cda: il board ha definito con l'ex amministratore delegato una risoluzione consensuale. Oltre 13 milioni di buonuscita. Guenzi nuovo direttore generale.

Atlantia volta pagina dopo la bufera scatenata dagli sviluppi dell’inchiesta sul crollo del ponte di Genova e dalle nuove misure cautelari a carico di dipendenti delle controllate Aspi e Spea. Giovanni Castellucci, dopo aver riferito al consiglio delle iniziative intraprese dopo il Cda di venerdì 13 settembre ha comunicato la sua intenzione di dimettersi da amministratore delegato e direttore generale di Atlantia. Lo si legge nella nota diffusa al termine del cda, che ha accolto le sue dimissioni definendo con lui un risoluzione consensuale.

OLTRE 13 MILIONI DI BUONUSCITA

Il consiglio ha deliberato un accordo che prevede la corresponsione di un importo a titolo di incentivo all’esodo pari alla somma complessiva lorda di 13.095.675 euro oltre alle competenze di fine rapporto.

IL NUOVO AD DA DECIDERSI

Fino alla nomina di un nuovo amministratore delegato, il consiglio di amministrazione ha deliberato di trasferire in via temporanea le deleghe esecutive ad un comitato composto da cinque consiglieri. Il board ha nominato Giancarlo Guenzi, già Cfo, direttore generale della società.

LA CARRIERA DI CASTELLUCCI IN AUTOSTRADE E ATLANTIA

Castellucci, 60 anni, ingegnere originario di Senigallia (Ancona) era arrivato ad Autostrade da Barilla nel 2001, prima come direttore generale del Gruppo Autostrade, dal 2005 come ad di Aspi e dal 2006 come ad di Atlantia. Il suo passo indietro dalla holding, nella quale si è occupato personalmente dell’operazione Abertis conclusa lo scorso anno, della internazionalizzazione e diversificazione di aeroporti e infrastrutture e da qualche mese anche del dossier Alitalia, arriva dopo otto mesi dalle dimissioni dal vertice di Autostrade.

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Il Cda di Atlantia che può porre fine alla gestione Castellucci

Il 17 settembre si riunisce il board del gruppo. Sul tavolo potrebbe esserci anche il futuro dell'ad, ormai al capolinea. Il titolo crolla in Borsa.

È in programma per il 17 settembre alle 14.30 un Consiglio di amministrazione straordinario di Atlantia a Roma. Secondo quanto si apprende da fonti finanziarie, sul tavolo potrebbe esserci anche il futuro dell’amministratore delegato Giovanni Castellucci. È stato proprio l’ad a convocare la riunione del board. Stando a quanto anticipato nella rubrica “Corridoi” da Lettera43.it, la gestione Castellucci è ormai al capolinea: l’ad lascerà o sarà costretto a lasciare. Magari già nelle prossime ore.

A TREVISO IL CDA DELLA HOLDING EDIZIONE

Il 16 settembre si è tenuto a Treviso il Consiglio di amministrazione di Edizione srl, la holding dei Benetton che controlla il 30,25% di Atlantia. Sul tavolo la valutazione delle azioni per tutelare le società del gruppo Atlantia dopo gli sviluppi dell’inchiesta sui report falsi sulla manutenzione di alcuni viadotti. Il 15 settembre fonti di Edizione avevano escluso che dovessero essere discussi spin off o vendite di quote di Aspi. In Borsa il titolo di Atlantia ha perso più del 7%.

DI MAIO TORNA ALL’ATTACCO

Dopo gli ultimi sviluppi dell’inchiesta, il capo politico del M5s Luigi Di Maio è tornato a parlare di revoca delle concessioni. «Questa vicenda non deve diventare una questione politica», ha commentato il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, «deve prevalere il buon senso, la magistratura deve fare il suo corso. Dobbiamo evitare polveroni politici che non ci portano da nessuna parte. Questo non significa non affrontare la questione responsabilità, anzi va affrontata con forza, ma sono due aspetti completamente diversi».

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In Autostrade la gestione Castellucci è giunta al capolinea

Lo storico manager sotto processo nel Cda straordinario dopo la nuova bufera giudiziaria. O lascia o sarà costretto a farlo. Stessa sorte per il presidente Cerchiai e gli uomini che gli sono stati più vicini.

Il momento della resa dei conti per Giovanni Castellucci è arrivato. O lascia di sua spontanea volontà o sarà costretto a lasciare. E con lui anche il presidente Fabio Cerchiai e gli uomini che in questi anni gli sono stati più vicini, sia nella gestione interna che nella proiezione esterna e nelle relazioni istituzionali.

LO STORICO MANAGER A PROCESSO NEL CDA STRAORDINARIO

Il Cda straordinario di Aspi, che si tiene il 16 settembre, giorno in cui anche Edizione, la holding della famiglia di Ponzano, riunisce il suo board,è diventato con il trascorrere delle ore in casa Benetton – dove si confrontano opinioni diverse – l’occasione per gli azionisti di Autostrade e Atlantia per mettere sotto processo lo storico manager del gruppo.

NON BASTERANNO LE SOSPENSIONI GIÀ ANNUNCIATE

Dopo le ultime rivelazioni sui report di sicurezza prima del crollo del Ponte Morandi e i conseguenti provvedimenti della procura di Genova, non saranno sufficienti le già annunciate sospensioni di alcuni «pesci piccoli» per evitare che una nuova ondata di discredito sommerga il gruppo e in particolare la famiglia Benetton.

IL RUOLO DI CASTELLUCCI GIUDICATO NON PIÙ SOSTENIBILE

Per questo, secondo quanto risulta a Lettera43.it, gli esponenti di Edizione Holding porranno il problema dei problemi: il ruolo, giudicato non più sostenibile, di Castellucci. Che nei mesi scorsi si era sì dimesso da amministratore delegato di Aspi – peraltro lasciata nelle mani dei suoi collaboratori più fidati – ma ha mantenuto l’analoga posizione in Atlantia ed è comunque rimasto il dominus della più importante partecipata di Edizione. E non ha ritenuto di dover imboccare la porta d’uscita, non foss’altro per una sua maggiore tutela, sia sotto il profilo penale che di immagine.

BENEVOLENZA FINITA COL RITORNO NEL GRUPPO DI MION

Fin qui Castellucci ha goduto della copertura di alcuni componenti della famiglia, in continuità con la benevolenza mostratagli da Gilberto Benetton prima di morire, e ha approfittato delle divergenze sugli assetti proprietari di Edizione che sono sorti della scomparsa di due dei quattro fratelli fondatori, che hanno avuto un effetto distraente. Ma ora sembra che il ritorno nel gruppo di un manager tutto d’un pezzo come Gianni Mion abbia mutato il corso delle cose. E oggi si scriverà la parola fine.

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Resa dei conti in Atlantia dopo gli arresti dei tecnici di Autostrade

I Benetton spazientiti dall'ennesima grana giudiziaria si preparano al redde rationem con l'ad Castellucci. E annunciano iniziative «doverose» nell'immediato. Mentre Di Maio insiste sulla revoca delle concessioni.

Tira aria di resa dei conti tra la famiglia Benetton e l’amministratore delegato di Atlantia Giovanni Castellucci. La goccia che ha fatto traboccare il vaso nei già tesi rapporti che hanno caratterizzato i mesi successivi al crollo del Ponte Morandi è da ricercare nella nuova grana giudiziaria che si è abbattuta su Autostrade. Vale a dire le nove misure cautelari, tra cui tre arresti, eseguite il 13 settembre nell’ambito dell’inchiesta bis riguardante i report “ammorbiditi” sulle condizioni dei viadotti gestiti proprio da Autostrade.

«SGOMENTO E TURBAMENTO PER GLI SVILUPPI GIUDIZIARI»

I Benetton hanno voluto mostrare il loro disappunto in un comunicato dai toni secchi e indirizzato a individuare i responsabili di una nuova brutta macchia che ha colpito il gruppo. «Edizione srl (la holding controllata dalla famiglia, ndr) che detiene il 30,25% di Atlantia, che a sua volta controlla Autostrade per l’Italia», si legge nella nota, «esprime il suo sgomento e il suo turbamento per quanto emerso nelle ultime ore a seguito della doverosa attività svolta dall’autorità giudiziaria ed esprime assoluto rispetto per il lavoro svolto dalle autorità competenti».

«INIZIATIVE DOVEROSE E NECESSARIE NELL’IMMEDIATO»

Per questo, si legge ancora, nel comunicato, «Edizione – come azionista di riferimento – prenderà senza esitazione e nell’immediato tutte le iniziative doverose e necessarie, anche a salvaguardia della credibilità, reputazione e buon nome dei suoi azionisti e delle aziende controllate e partecipate». Un messaggio che sembra nascondere un riferimento nemmeno troppo velato ai vertici di Atlantia e di Auotstrade e in particolare a Castellucci, già finito lo scorso agosto nel mirino dei parenti delle vittime del Ponte Morandi e costretto ad allontanarsi tra le contestazioni in occasione della cerimonia di commemorazione. Intanto, un Consiglio d’ amministrazione di Autostrade per l’Italia è stato convocato in via straordinaria per lunedì 16 settembre. Lo ha comunicato una nota della società, in cui si annuncia la sospensione con effetto immediato dei dipendenti interessati da provvedimenti cautelari.

QUINDICI PERSONE INDAGATE NELL’INCHIESTA BIS

L’inchiesta bis è partita dopo il crollo, avvenuto il 14 agosto 2018 e ha portato finora all’iscrizione nel registro degli indagati di 15 persone tra dirigenti e tecnici di Aspi e Spea. In queste ore, peraltro, Autostrade è tornata nel mirino di Luigi Di Maio, che ha ribadito una volta di più l’intenzione del governo di procedere alla revoca della concessione.

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