Dimenticare Castellucci: dopo Delzio, pure De Carolis lascia Adr

Continua il rinnovamento dei vertici di tutte le controllate di Atlantia operata da Carlo Bertazzo con la supervisione di Gianni Mion.

Prosegue l’opera di “pulizia etnica” nel gruppo Atlantia, operata da Carlo Bertazzo con la supervisione di Gianni Mion. Si tratta del rinnovamento dei vertici di tutte le controllate, partendo dal presupposto che i manager erano stati chiamati a quegli incarichi da Giovanni Castellucci, per anni fiduciario di Gilberto Benetton e poi accompagnato alla porta senza tante cerimonie.

Dopo l’uscita a fine marzo del capo delle relazioni esterne Francesco Delzio per destinazione ignota – si parla di Confindustria, ma la squadra manageriale di Carlo Bonomi è ancora tutta da fare – ora è la volta di Ugo de Carolis, che lascia non solo la poltrona di amministratore delegato di Aeroporti di Roma, ma anche quella di consigliere di amministrazione di Adr. A riprova che l’uscita non è stata affatto indolore. Infatti, l’ingegnere voluto quattro anni fa da Castellucci a presidio dell’aeroporto Leonardo da Vinci, che considerava una sua area di potere dopo l’uscita di scena di Fabrizio Palenzona, non era per nulla intenzionato a lasciare il gruppo, ma alla fine è stato costretto a prendere atto della mancanza delle condizioni fiduciarie per andare avanti.

E dopo una dura trattativa sulla condizioni di uscita, ha dato le dimissioni. Ma non è finita qui. L’ultimo tassello dell’opera di “de-Castelluccizzazione” di Atlantia sarà il cambio del presidente. Fabio Cerchiai è benvoluto da diversi dei rampolli dei quattro fratelli Benetton, ma alla fine seppur con molte cerimonie, si deciderà a mollare. In quel momento non sarà però Mion, come molti pronosticano, a prenderne il posto, ma – guarda caso – proprio quel Palenzona che Castellucci a suo tempo aveva convinto Gilberto Benetton a giubilare. Solo allora la dialisi sarà completa.

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Delzio, il comunicatore dell’era Castellucci, lascia Atlantia

La separazione consensuale rientra nella riorganizzazione della società in corso da alcuni mesi con un profondo ricambio dei vertici. L’obiettivo è diventare una holding più leggera favorendo l’ingresso di nuovi soci. Della vecchia gestione resta in pista solo il presidente Fabio Cerchiai. Almeno fino alla prossima assemblea.

Francesco Delzio, il comunicatore di Atlantia durante il lungo regno di Giovanni Castellucci (ponte Morandi compreso), lo scorso 30 marzo ha lasciato l’azienda.

In una risposta data a un articolo di Lettera43.it che lo inseriva tra i candidati alla direzione generale della Confindustria del dopo Boccia, aveva scritto di stare molto bene dov’era. Evidentemente era la società, alias i Benetton, a non stare più molto bene con lui. Tanto da interrompere il rapporto. Consensualmente, si dice nei corridoi del quartier generale di Autostrade a commento di una decisione già presa da tempo.

Lo sostituisce, in attesa di decisioni che però non verranno a breve, Stefano Porro, attualmente direttore delle relazioni esterne di Aspi- Autostrade per l’Italia.

LA RIORGANIZZAZIONE DI ATLANTIA

La mossa rientra nella riorganizzazione di Atlantia in corso da alcuni mesi, con un profondo ricambio dei vertici, l’obiettivo di diventare una holding più leggera e di favorire l’ingresso di nuovi soci. In questo senso si inseguono le voci sui possibili partner. L’ultima, che prefigurava il passaggio della maggioranza assoluta ad Allianz, è stata seccamente smentita dalla famiglia di Ponzano e dal governo. Difficile immaginare che in una fase così delicata la proprietà di una infrastruttura strategica per il Paese possa infatti cadere in mani straniere.

DELLA GESTIONE CASTELLUCCI RESTA IN PISTA SOLO CERCHIAI

Della gestione Castellucci ora resta ancora in pista soltanto il presidente, Fabio Cerchiai, fino allo scorso anno presidente anche di Edizione, la capogruppo di tutte le attività industriali dei Benetton. Resta da vedere se, con la prossima assemblea, anche colui che negli Anni 90 fu amministratore delegato delle Assicurazioni Generali finirà il rapporto con Atlantia iniziato nell’ormai lontano 2010.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Lo scontro tra Autostrade e governo sulle concessioni

Durissima lettera di Aspi al governo contro la misura contenuta nel Milleproroghe. Si minaccia la risoluzione del contratto e la richiesta di 23 miliardi di danni allo Stato.

Scontro durissimo tra Autostrade e il governo, col Consiglio d’amministrazione di Aspi che ha lanciato il contrattacco sulla norma inserita nel decreto Milleproroghe che stabilisce, in casi eccezionali, il trasferimento immediato del controllo delle strade e della rete all’Anas. Uno strumento destinato a sbloccare i cantieri fermi, ma che potrebbe avere un effetto diretto sulla revoca della concessione chiesta a più riprese dal Movimento 5 stelle dopo il crollo del Ponte Morandi.

LA LETTERA DI AUTOSTRADE A MINISTERI E PALAZZO CHIGI

Con una lettera spedita a Palazzo Chigi, al ministero dei Trasporti e al ministero dell’Economia è la stessa società di Atlantia a minacciare a sua vota la revoca delle concessioni, con tutte le conseguenze del caso. A cominciare dal risarcimento del 100% del valore della concessione (23 miliardi di euro) in ragione dei  «molteplici diritti e principi sanciti dalla Costituzione e dal diritto comunitario, incluso il rispetto del principio di affidamento e a tutela del patrimonio della società e di tutti gli stakeholders». La risposta del ministro Paola De Micheli è stata altrettanto perentoria: minaccia intollerabile, non in linea con il ruolo di un concessionario di un bene dello Stato.

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La lettera dei Benetton per chiarire il loro rapporto con Autostrade

La famiglia ha chiesto maggiore rispetto nei suoi confronti. Ma anche chiarezza nel dare le notizie: «Non abbiamo mai gestito Auto strade. Siamo solo azionisti al 30% di Atlantia». Poi una stoccata alla politica: «Questi attacchi sono assurdi».

Rispetto e serietà. Queste le parole usate dalla famiglia Benetton in una lettera inviata ad alcuni quotidiani nazionali. «Trovo necessario fare chiarezza su un grande equivoco: nessun componente della famiglia Benetton ha mai gestito Autostrade. La famiglia Benetton è azionista al 30% di Atlantia che a sua volta controlla Autostrade», si legge nella lettera a firma di Luciano Benetton. Un chiarimento che è anche una risposta agli attacchi politici arrivati, soprattutto dal M5s, dopo il crollo del Ponte Morandi e la manutenzione dei tratti autostradali gestiti da Autostrade per l’Italia. «Non cerco giustificazioni ma questi attacchi sono assurdi. Credo anche che chi ha sbagliato deve pagare ma è inaccettabile la campagna scatenata contro la nostra famiglia», ha aggiunto il patron della famiglia veneta.

LE MOTIVAZIONI DELLA FAMIGLIA BENETTON

Luciano Benetton ha avuto modo anche di chiarire le notizie degli ultimi giorni in cui si parlava di falsi report legati all’agibilità di alcuni viadotti in realtà a rischio cedimento. «Le notizie su omessi controlli, su sensori guasti non rinnovati o falsi report, ci colpiscono e sorprendono in modo grave, allo stesso modo in cui colpiscono e sorprendono l’opinione pubblica. Ci sentiamo feriti come cittadini, come imprenditori e come azionisti. Come famiglia Benetton ci riteniamo parte lesa». Parole queste che non nasconde il mea culpa per quanto è accaduto a Genova quel 14 agosto del 2018. «Di sicuro ci assumiamo la responsabilità di aver contribuito ad avallare la definizione di un management che si è dimostrato non idoneo, un management che ha avuto pieni poteri e la totale fiducia degli azionisti e di mio fratello Gilberto che, per come era abituato a lavorare, di sicuro ha posto la sicurezza e la reputazione dell’azienda davanti a qualunque altro obiettivo. Sognava che saremmo stati i migliori nelle infrastrutture», si legge ancora.

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S&P ha tagliato il rating di Atlantia per i rischi connessi alle concessioni

L'agenzia americana ha rivisto le stime per la holding dei Benetton portandola da BBB a BBB- con un outlook negativo. A pesare anche le possibile cause legali.

S&P ha tagliato il rating di Atlantia da ‘BBB’ a ‘BBB-‘, l’ultimo gradino dell’investment grade, assegnando alla holding dei Benetton un outlook negativo. Secondo S&P, si legge in una nota, la società è più esposta ad azioni regolatorie e legali negative, inclusa la rinegoziazione della concessione autostradale, che il governo italiano ha messo ai primi posti della sua agenda. L’outlook negativo riflette il timore che le indagini penali in corso potrebbero indebolire ulteriormente il merito di credito di Atlantia.

RESTA DIFFICILE LA REVOCA PER I COSTI

S&P continua però a considerare improbabile una revoca della concessione di Autostrade per l’Italia. «Ancora non prendiamo in considerazione una revoca della concessione», si legge nella nota con cui l’agenzia statunitense ha tagliato il rating, «a causa dell’impatto finanziario ed economico avverso che tale azione potrebbe avere» sullo Stato «in base ai termini del contratto» di concessione.

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