India, crolla palazzina durante la notte: 10 morti, 8 sono bambini


Almeno 10 persone, fra cui otto bambini, sono morte per il crollo di una palazzina di tre piani a Bhiwandi, in India. Sul posto sono accorsi 40 soccorritori, che hanno estratto vive per il momento una ventina di persone, ma altre 25 circa risultano essere ancora intrappolate tra le macerie. A quanto si apprende, l'edificio in cui vivevano decine di famiglie aveva più di 40 anni.
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Fuga di batteri da un laboratorio in Cina, oltre tremila persone si ammalano di brucellosi


In Cina oltre 3000 persone sono risultate positive al test per la brucellosi dopo la fuoriuscita di batteri da un impianto biofarmaceutico di Lanzhou che produceva vaccini per animali nel 2019. La notizia della malattia, una zoonosi che colpisce vari tipi di animali ma può contagiare anche l'uomo, è stata confermata dalle autorità sanitarie locali.
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Morto il cantante Alien Huang: in 3 giorni è la terza star asiatica deceduta a 36 anni


Alien Huang, cantante, attore e conduttore televisivo, è stato trovato morto nella sua casa di Taipei, capitale di Taiwan. Si tratta della terza celebrità asiatica a morire all'età di 36 anni in tre giorni consecutivi, in circostanze misteriose che fanno pensare al suicidio. Il 14 settembre è morta l'attrice giapponese Ashina Sei, poi la notizia della morte dell'attrice coreana Oh In-hye.
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Pakistan, violentata e uccisa a cinque anni: arrestato il vicino di casa


Il vicino di casa della piccola Marwa, cinque anni, violentata e uccisa a cinque anni, è stato arrestato con l'accusa di essere l'autore del barbaro omicidio della piccola avvenuto a Karachi, in Pakistan. MArwa è scomprsa venerdì scorso. Il suo corpicino carbonizzato è stato ritrovato in una discarica a pochi passi da casa. Uccisa con un forte colpo alla testa, aveva subito violenza sessuale.
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India, rifiuta di cambiare religione per sposarlo, stuprata e sgozzata a 18 anni


La vittima era uscita da casa lunedì scorso per visitare una città vicina e compilare un modulo di borsa di studio, ma non è tornata a casa. È stata ritrovata cadavere vicino a uno stagno a duecento metri al villaggio dove viveva. Secondo gli inquirenti, movente del delitto, è stato il rifiuto della diciottenne a cambiare religione e sposare il suo aguzzino. L'uomo l'ha violentata e sgozzata con un coltello.
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Sri Lanka, studentessa universitaria calpestata e uccisa da un elefante


Una donna di 32 anni, studentessa universitaria, è stata travolta e calpestata da un elefante nello Sri Lanka. L'incidente è avvenuto domenica e la vittima è deceduta per le gravi ferite riportate in ospedale. Gli attacchi di elefanti nelle regioni remote del Paese non sono rari ma l'ultima tragedia si è consumata in un'area popolata dove non si erano verificati mai incidenti.
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La peste spaventa la Mongolia, scatta allarme di livello 3: “Non mangiate le marmotte”


Le autorità sanitarie della Mongolia interna, nella Cina settentrionale, hanno confermato un caso di peste bubbonica e stanno investigando su altri casi sospetti. È stato emesso un avvertimento di livello tre per la prevenzione e il controllo della peste per tutto il 2020. Obiettivo è ridurre il consumo di caccia e consumo di carne animale.
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India e Bangladesh minacciati dal super ciclone Amphan: 2,3 milioni di persone da evacuare


India e Bangladesh prevedono di evacuare più di 2,3 milioni di persone in vista dell'arrivo del super ciclone Amphan, atteso per domani e che potrebbe sviluppare venti fino a 230-260 chilometri orari. Il ciclone mercoledì dovrebbe raggiungere gli Stati indiani del Bengala Occidentale e dell'Orissa, in Bangladesh verrà colpito soprattutto il sottodistretto insulare di Hatiya.
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L’allarme del 2007 sul rischio coronavirus in wet market e laboratori

Nell'ottobre del 2007, lo scienziato Kwok Yung Yuen definiva i coronavirus una bomba a orologeria. Citando animali e laboratori come possibili fonti di contagio. Un avvertimento che oggi suona come una drammatica premonizione caduta nel vuoto.

«I coronavirus sono una bomba a orologeria». Così, nell’ottobre del 2007, scriveva lo scienziato Kwok Yung Yuen, microbiologo a capo del Dipartimento di malattie infettive emergenti presso l’università di Hong Kongin uno studio post-Sars. L’articolo, frutto di un lavoro effettuato con altri tre ricercatori e pubblicato sulla rivista scientifica Clinical Microbiology Reviews, parlava chiaro: «I coronavirus sono ben noti per le ricombinazioni genetiche che possono portare a nuovi genotipi ed epidemie. La presenza di una larga riserva di coronavirus nei pipistrelli ferro di cavallo e la cultura di mangiare mammiferi esotici nel sud della Cina creano una “bomba a orologeria”. La possibilità che si ripresenti la Sars o nuovi altri virus da animali o da laboratori, e dunque la necessità di essere pronti, non dovrebbe essere ignorata». Un avvertimento che oggi suona come una drammatica premonizione caduta nel vuoto. Già, perché il professore cinese citava proprio le due possibili fonti di contagio sul tavolo anche per l’attuale pandemia: animali o laboratori. Come mai?

LA NECESSITÀ DI RAFFORZARE LE MISURE DI BIOSICUREZZA

Se la maggioranza degli scienziati propende per l’origine naturale del Sars-CoV-2 (di nuovo un salto di specie da pipistrello a uomo attraverso un ospite intermedio, in un primo momento identificato nel pangolino poi scagionato), il presidente americano Donald Trump ha accusato più volte Pechino sostenendo di avere le prove – in realtà, senza mai fornirle – che questo coronavirus è frutto di ingegneria genetica. Nel mirino, l’istituto di virologia di Wuhan (WTV), una struttura che rivendica di avere laboratori con il massimo livello di biosicurezza internazionale (Bsl-4) ma che una recente inchiesta del Washington Post ha rivelato essere al centro di grossi timori dell’ambasciata degli Stati Uniti a Pechino (che, per questo, aveva inviato ripetutamente diplomatici scientifici statunitensi nel centro di ricerca) fin dal 2018. È un fatto che una relazione della Commissione europea nel 2004 riferiva che, sebbene dal 5 luglio 2003 l’Organizzazione mondiale della sanità non avesse registrato nuovi casi di Sars, i contagi erano riapparsi in almeno quattro occasioni fra la fine di agosto 2003 e il 2004: una volta nella città di Guangzhou – ancora nel sud della Cina – nella provincia di Guangdong (un’infezione trasmessa da un animale ma contenuta ad appena quattro contagi), altre tre volte a Singapore, Taipei e Pechino. In tutti questi casi, si trattava di incidenti di laboratorio che avevano coinvolto 13 persone: sei mentre conducevano esperimenti sul virus della Sars (Sars CoV), i restanti sette per esposizione a uno dei contagiati. I servizi di Bruxelles annotavano la necessità di prepararsi a un possibile ritorno dell’epidemia e di rafforzare le misure di biosicurezza dei centri di ricerca. Ma che cosa era successo?

LE INDAGINI DELL’OMS A SINGAPORE

Un team internazionale dell’Oms si recò a Singapore per un’indagine sul campo su uno dei nuovi casi registrati, quello di un ventisettenne al suo terzo anno di dottorato in microbiologia presso l’università nazionale di Singapore. Gli 11 esperti, guidati dal virologo Antony Della-Porta, giunsero alla conclusione che la contaminazione era avvenuta probabilmente in modo accidentale per un mancato rispetto delle regole. In pratica, l’esperimento avrebbe dovuto svolgersi in un laboratorio diverso ma, un giorno, lo specializzando era stato lasciato solo dal suo tutor perché era sabato mattina (il giorno delle riunioni dello staff). Le rilevazioni mostrarono che mancavano standard e linee guida di biosicurezza adeguati, un’idonea formazione dei ricercatori e l’istituto necessitava di svariati interventi strutturali. A Taipei, invece, l’incidente si era verificato in un laboratorio di massima sicurezza perché lo scienziato (in questo caso di grande esperienza) non aveva seguito la procedura per la decontaminazione della strumentazione e aveva effettuato la pulizia senza idonee protezioni per le vie aeree. Ma, una volta accusati i sintomi di crisi respiratoria, incredibilmente, l’uomo non era stato visitato e monitorato nei giorni di assenza per malattia con il rischio di contagiare altre persone. Ad aprile 2004, infine, due ricercatori dello staff del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie di Pechino avevano contratto la Sars, contagiando sette persone esterne (una delle quali morì). Eppure, nessuno di loro lavorava sul virus della Sars (probabilmente, c’era stata una contaminazione in uno dei laboratori poi usati dagli altri).

LA “MORATORIA” DI OBAMA DEL 2014

Nel 2014 è la volta degli Stati Uniti. Nei centri per la prevenzione e il controllo delle malattie di Atlanta – uno dei luoghi strategici per la lotta a contagi ed epidemie – si verificano vari incidenti gravi che coinvolgono il laboratorio dove si studia l’antrace e quello del virus H5N1, l’influenza aviaria. Il direttore, Thomas Frieden, è costretto ad ammettere che gli errori avrebbero potuto, in teoria, uccidere sia i ricercatori dello staff sia persone comuni fuori dal centro. In un episodio, almeno 62 tecnici risultano a rischio, essendo stati esposti al batterio dell’antrace privi dell’adeguato equipaggiamento. Le strutture vengono chiuse e il presidente Barack Obama decide di imporre una “moratoria” di un anno a questo tipo di esperimenti (i cosiddetti «Gain-of-Function» ovvero quelli finalizzati ad accrescere la virulenza o trasmissibilità dei patogeni), tagliando i fondi alla ricerca su Sars, Mers e altri coronavirus o virus influenzali. Obama invita gli scienziati americani a una pausa volontaria da studi del genere finché non si stabiliranno regole di biosicurezza più stringenti ma nella comunità scientifica riprende quota l’annoso (e, in realtà, mai sopito) dibattito: i ricercatori si dividono fra chi ritiene che creare patogeni in laboratorio in grado di scatenare potenziali pandemie è troppo rischioso per la salute umana e chi, viceversa, lo giudica indispensabile proprio per trovare nuove terapie. Così è. Ma, alla fine, l’errore non si può mai escludere.

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La strategia della Corea del Sud funziona: zero casi interni di coronavirus, riaprono le scuole


La Corea del Sud ha registrato ieri zero nuovi casi interni di coronavirus per il secondo giorno di fila e solo tre importati. A seguito del progressivo azzeramento del numero dei contagi il governo ha deciso di allentare le regole sul distanziamento sociale e riaprire le scuole. Il paese ha registrato in tutto 10.801 contagi dall’inizio dell’emergenza.
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Nel post Kim Jong-un sale lo sgradito zio Kim Pyong-il

Mentre il 36enne dittatore ricompare in alcune foto ufficiali rilasciate dal regime, l'invisibile fratellastro del caro leader Kim Jong-il potrebbe diventare il quarto uomo al governo della Corea del Nord. Scalzando la nipote Kim Yo-jong.

Da quando esiste la Corea del Nord, Kim Pyong-il è stato considerato un possibile successore al “trono” di Pyongyang. E adesso, con lo stato di salute di suo nipote Kim Jong-un avvolto dal mistero (il 2 maggio sono ricomparse foto di lui in pubblico dopo tre settimane), sono in molti a pronunciare nuovamente il suo nome quale candidato più accreditato a un eventuale “dopo-Kim”.

FIGURA PERFETTA ANCHE COME EVENTUALE REGGENTE

Una figura la sua che, per l’autorevolezza dell’età, sarebbe perfetta anche per un eventuale ruolo di “reggente”, in attesa che il figlio maschio di Kim Jong-un, ora decenne, raggiunga l’età necessaria per governare il “regno eremita”. Kim Pyong-il, 65 anni, è infatti l’ultimo figlio sopravvissuto conosciuto del fondatore della Corea del Nord, Kim Il-sung, e della sua seconda moglie, Kim Song-ae (nata nel 1924): negli Anni 70 perse la corsa alla leadership vinta dal fratellastro, Kim Jong-il. Questi era figlio dell’altra moglie del “Grande leader” e fondatore della Nord Corea moderna, la quale si chiamava Kim Jong-suk.

QUASI 40 ANNI PASSATI IN EUROPA

Jong-il (noto in patria con l’appellativo di “caro leader” e tuttora accreditato della surreale carica di “presidente eterno” della Corea del Nord) finì per gestire il Paese dal 1994 al 2011. Il suo fratellastro (e quindi “ziastro”, più che zio, di Kim Jong-un) ha trascorso quasi quattro decenni all’estero, ricoprendo vari incarichi diplomatici, tra Ungheria, Bulgaria, Finlandia, Polonia e Repubblica Ceca, prima di tornare a Pyongyang nel 2019.

Una delle foto ufficiali di Kim Jong-un rilasciate dal regime nordcoreano dopo tre settimane dalla sua misteriosa scomparsa. (Ansa)

HA IL SANGUE DI KIM ED È UN UOMO

Sebbene Kim Pyong-il sia stato effettivamente messo da parte – praticamente ignorato dai media del regime – e non abbia mai sviluppato abbastanza potere a casa per rappresentare una seria sfida alla leadership del nipote, alcuni osservatori affermano che potrebbe in realtà finire per prendere il posto del 36enne Kim Jong-un, che non ha mai nominato un successore. Questo principalmente perché ha il sangue di Kim: ma soprattutto perché è un uomo.

DIFFICILE CHE IL POTERE VADA ALLA SORELLA DEL DITTATORE

Thae Yong-ho, che è stato ambasciatore della Corea del Nord nel Regno Unito, prima di disertare in Corea del Sud nel 2016, ha spiegato che «i leader maschili conservatori di Pyongyang farebbero molta resistenza all’idea di dare il potere assoluto di guidare la dittatura a Kim Yo-jong, la sorella minore di Kim Jong-un, che è stata al suo fianco aiutandolo a fare politica negli ultimi anni». Il problema è che «è improbabile che una Corea del Nord guidata da Kim Yo-jong sia sostenibile», ha detto ancora Thae, avvertendo che la leadership collettiva con a capo la sorella minore di Jong-un potrebbe portare al caos. «Per evitare questo alcuni membri della leadership stanno pensando seriamente di “tirar fuori dal cappello” Kim Pyong-il, per metterlo al potere».

MA PER QUALCUNO L’IPOTESI DELLO ZIO È RIDICOLA

Non tutti i conoscitori del “Regno eremita” nordcoreano, però, sono d’accordo con l’ex ambasciatore dissidente sul fatto che Kim Pyong-il abbia delle reali possibilità. In Corea del Sud, per esempio, Kim Byeong-ki, membro della commissione di intelligence del parlamento di Seul, ha scritto in proposito sui social media coreani, definendo l’ipotesi «semplicemente ridicola».

ESILIATO ALL’ESTERO E SOTTO RICATTO ECONOMICO

La Corea del Nord ha spesso esiliato i componenti meno fortunati della “famiglia reale” dei Kim – quando non li ha direttamente eliminati fisicamente – mandandoli all’estero nel tentativo di cancellare la loro influenza, ma tenendoli legati e manipolabili attraverso il ricatto economico, che li ha resi dipendenti dai governanti di Pyongyang. Per questo motivo, se Kim Pyong-il prendesse il potere, potrebbe mettere in serio imbarazzo una larga parte dell’attuale leadership al vertice del Paese, che ha lavorato contro di lui per decenni, per sopprimere la sua influenza e far dimenticare la sua figura in patria.

I RIVALI PIÙ PERICOLOSI SONO STATI ASSASSINATI

Quando Kim Jong-un prese il potere dopo la morte di suo padre nel 2011, eliminò subito i potenziali rivali più pericolosi per la sua leadership: giustiziò suo zio – e deputato – Jang Song-thaek, e il sospetto che abbia ordinato l’assassinio del suo fratellastro maggiore in esilio, Kim Jong-nam, in Malesia, è ben più di un semplice sospetto.

CHI SOPRAVVIVE ALLE PURGHE NON È COSÌ TEMUTO

Il fatto che Kim Pyong-il sia sopravvissuto alle purghe del nipotino al potere probabilmente indica che Kim Jong-un non lo ha mai visto come un rivale temibile, limitandosi a tenerlo alla larga, all’estero, per decenni. Nel 2015 è stato nominato ambasciatore della Corea del Nord nella Repubblica Ceca e nel 2017, quando Kim Jong-nam è stato assassinato, gli è stata data anche data una protezione aggiuntiva, aumentando le sue guardie del corpo. Più che per proteggerlo da improbabili attentati, per tenerlo meglio sotto costante controllo.

LO ZIO È UNA PERSONA LIBERA E COSMOPOLITA

Kim Pyong-il ha mantenuto un profilo basso mentre si trovava in Europa, anche se non è passato inosservato agli occhi di chi lo ha conosciuto. Lubomir Zaoralek, che è stato ministro degli Affari esteri della Repubblica Ceca dal 2014 al 2017, ha affermato che «il suo stile e i suoi modi erano quelli di un uomo della Corea del Sud, piuttosto che del Nord». Cioè «era una persona cosmopolita, molto europea, e si vedeva che era in Europa che aveva vissuto praticamente tutta la sua vita. Era sempre attento a quello che aveva da dire, e diceva sempre cose che avevano perfettamente senso. Sembrava che qui vivesse una vita molto più libera rispetto agli altri nordcoreani».

TORNATO NEL 2019 PER ESSERE SORVEGLIATO MEGLIO

Kim Pyong-il è tornato a Pyongyang nel novembre del 2019, «in modo che Kim Jong-un potesse sorvegliarlo più da vicino», ha scritto di recente il quotidiano sudcoreano JoongAng Ilbo, citando fonti di intelligence ben informate. È stato oggetto di speculazioni e analisi ì per decenni, da parte della Corea del Sud, in una ridda di voci, mai verificate, che lo mettevano al centro di intrighi familiari, inclusi arresti domiciliari e tentativi di omicidio. Prima dei suoi anni all’estero, ha prestato servizio nell’esercito della Corea del Nord, comandando un’unità di un corpo d’élite, ed è stato anche più volte nominato per le cariche nel partito al potere, secondo il ministero dell’Unificazione sudcoreano.

SOLIDA FAMA DI DONNAIOLO INCALLITO

Sua madre, Kim Song-ae – la seconda moglie del fondatore dello Stato – fu molto influente negli Anni 70 e spinse in tutti i modi il figlio a prendere il potere. Ma presto cadde in disgrazia dopo che il suo fratellastro, Kim Jong-il, venne nominato successore. E sono ancora in molti in Corea del Nord a ricordarne la solida fama di “donnaiolo incallito”: una delle circostanze che giocarono a suo sfavore, all’epoca.

SOMIGLIANZA FISICA COL PADRE DELLA PATRIA KIM IL-SUNG

Se effettivamente ci sarà presto un dopo-Kim, insomma, la partita della successione si giocherà comunque certamente tra lo “ziastro” e la “sorellina”. La seconda ha certamente maggiori frecce al suo arco, in primis la sua influenza politica dovuta alla costante presenza accanto al fratello Jong-un negli ultimi anni. Il primo invece potrà contare sul vantaggio dell’età e dell’esperienza diplomatica ad alto livello e le relazioni internazionali di conseguenza maturate. E, non ultima, sulla grande somiglianza fisica con il defunto fratellastro e padre della patria Kim Il-sung. Una somiglianza che – dicono gli osservatori meglio informati – aveva sempre turbato il nipote, al punto di essersi rifiutato di incontrarlo quando era rientrato in patria e di avere proibito ai membri del suo entourage di mettergli sotto gli occhi le fotografie dello sgradito “ziastro”.

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Gli Usa intensificano la raccolta di informazioni sulla sorella di Kim Jong Un

Per gli osservatori è Kim Yo Jong la più probabile candidata alla successione del fratello. Ma la linea di sangue potrebbe mettere in gioco anche lo zio del leader nordcoreano. Intanto la Cia è in grande attività per capire lo scenario del “dopo-Kim”. Mentre Seul nega ci siano cambiamenti in vista a Pyongyang.

Tra le notizie contrastanti che inseguono di ora in ora sulla salute del leader nordcoreano Kim Jong Un, tra cui la possibilità che sia già morto o prossimo al decesso, i servizi di intelligence americani sono in grande attività per cercare di ottenere informazioni tempestive sulla situazione e su cosa potrebbe accadere a Pyongyang nello scenario del “dopo-Kim”. Sebbene non vi siano prove chiare che il leader nordcoreano sia davvero malato o addirittura morto, l’intelligence statunitense sta intensificando la raccolta di informazioni sulla sorella, Kim Yo Jong, come ha dichiarato a un quotidiano giapponese Bruce Klingner, che ha trascorso 20 anni lavorando presso la Central Intelligence Agency – la Cia – e la Defence Intelligence Agency (Dia) ed è ora ricercatore senior per il Nord-Est asiatico presso il think tank della Heritage Foundation, con sede a Washington.

Klingner ha affermato che la Cia effettua «analisi di leadership», separate «dall’analisi politica» più generale di un Paese, per cercare di capire in anticipo quali possano essere – per esempio nel caso specifico della Corea del Nord – i passi successivi a una eventuale uscita di scena di Kim Jong-un. «La Cia raccoglie da sempre informazioni sulla famiglia Kim», ha affermato Klingner. «Non si tratta solo di informazioni politiche e istituzionali, ma anche del comportamento privato di ciascun individuo».

L’esperto americano a ha anche osservato che questioni come l’uso di farmaci, l’abuso di droghe, il temperamento, la fiducia in sé stessi e le tendenze ad agire in modo “impetuoso” o “riflessivo”, rientrano tutte tra le specifiche da analizzare, per l’intelligence Usa. «La Cia sta verificando, tra l’altro, quanta effettiva influenza abbia la giovane Kim Yo Jong sull’apparato di governo nordcoreano e in che modo i burocrati al potere a  Pyongyang – il “cerchio magico” dei fedelissimi della famiglia Kim – siano o meno disposti ad appoggiare e legittimare la sua eventuale leadership», ha detto.

LA COREA DEL NORD RESTA UN PAESE IMPENETRABILE

L’apparizione della sorella di Kim Jong-un alle Olimpiadi invernali tenutesi a Pyeongchang, in Corea del Sud, nel febbraio 2018, ha rappresentato un segnale molto chiaro per la comunità internazionale, secondo Klingner. «I funzionari più anziani si sono chiaramente ritirati in buon ordine, per lasciare a lei la ribalta», ha detto. Ma Klingner ha anche descritto la Corea del Nord come uno degli obiettivi più difficili, per i servizi americani, su cui ottenere informazioni. «Quando sono passato dalla copertura dell’Unione Sovietica alla Corea del Nord, i sovietici sembravano un libro aperto rispetto a Pyongyang», ha detto.

La Corea del Sud ha sufficienti strumenti di intelligence per affermare con sicurezza che non ci sono sviluppi insoliti a Pyongyang

Il ministro dell’Unificazione della Corea del Sud, Kim Yeon-chul

Malgrado il governo sudcoreano abbia più volte ribadito, negli ultimi giorni, di non essere a conoscenza di alcuna «attività straordinaria» in Corea del Nord (eufemismo diplomatico pe riferirsi ad eventuali segnali di un imminente cambio di leadership) non è riuscita a dissipare le voci alimentate da un rapporto della Cnn della scorsa settimana, che affermava come Kim fosse in «grave pericolo di vita». Il ministro dell’Unificazione della Corea del Sud, Kim Yeon-chul, ha detto nel corso di un incontro riservato che «la Corea del Sud ha sufficienti strumenti di intelligence per affermare con sicurezza che non ci sono sviluppi insoliti a Pyongyang»

Da sinistra, Kim Jong Un e la sorella Kim Yo Jong.

«Kim Jong Un è vivo e vegeto», ha dichiarato a Fox News, domenica, Chung-in Moon, consigliere per la Politica estera e la sicurezza del presidente Moon Jae-in. «Si trova nella zona di Wonsan dal 13 aprile». Tuttavia, diverse fonti diplomatiche nella Corea del Sud hanno indicato che è molto probabile che Kim soffra di problemi di salute di qualche tipo, anche molto seri.

LA SORELLA YO JONG LA PIÙ QUOTATA PER LA SUCCESSIONE

La dinastia Kim trae la sua legittimità dalla «linea di sangue del Monte Paektu» – il lignaggio familiare che collega direttamente Kim Jong Un e i suoi fratelli con il loro nonno, il “padre della patria” Kim Il Sung,. Se Kim Jong Un sarà impossibilitato a guidare la nazione – non necessariamente perché morto, ma anche soltanto perché in condizioni di salute che glielo impediscano – gli esperti dell’intelligence Usa ritengono che lo scenario più probabile sia il passaggio a un sistema di leadership collettiva, incentrato appunto sulla sorella, Kim Yo Jong, il n. 2 di fatto. Preferita dal suo defunto padre, Kim Jong Il, Kim Yo Jong è cresciuta alla scuola del “maestro della propaganda nordcoreana” Kim Ki Nam, secondo il Financial Times. Il suo profilo globale è cresciuto in modo significativo quando è stata inviata alle Olimpiadi invernali, diventando il primo membro della famiglia Kim al potere a visitare il Sud, dalla Guerra di Corea. Ha anche accompagnato suo fratello a Singapore nel 2018 e poi in Vietnam l’anno successivo per i due vertici di Kim Jong Un con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Kim Yo Jong – alla quale resta l’unico handicap di essere una donna in un Paese di mentalità maschilista – ha comunque consolidato il suo potere

Kim Yo Jong – alla quale resta l’unico handicap di essere una donna in un Paese dove la mentalità maschilista è ancora ampiamente diffusa e legittimata – ha comunque consolidato il suo potere in modo significativo negli ultimi tempi. È stata confermata quale membro supplente del Politburo del Partito dei lavoratori al potere, l’11 aprile scorso, e si ritiene che sia stata recentemente trasferita in una posizione che le consente di sovrintendere alle strategie del partito e alla raccolta di informazioni. Ma i conoscitori più al corrente della realtà nordocoreana ritengo che le riesca ancora difficile mantenere una presa salda sull’esercito, proprio a causa del suo essere donna.

ANCHE LO ZIO KIM PYONG IL TRA I PAPABILI PER PRENDERE IL POTERE

Alcuni osservatori non escludono nemmeno la possibilità che – con la scomparsa o l’inabilità di Kim Jong-un – il potere possa passare allo “ziastro”, Kim Pyong-il. Il 65enne Pyong-il è il fratellastro più giovane del loro padre, il defunto “Caro leader” Kim Jong Il, e in precedenza aveva lavorato come ambasciatore della Corea del Nord nella Repubblica Ceca, rientrando stabilmente nel suo Paese d’origine, per la prima volta dopo oltre trent’anni, solo alla fine dell’anno scorso. I tre figli di Kim Jong Un sono troppo giovani per subentrare direttamente sul “trono” di Pyongyang, tenuto conto che il maggiore a solo 10 anni. Il fratello maggiore di Kim Jong-un poi, Kim Jong Chul, si è tenuto fuori dai circoli di potere di Pyongyang da molto tempo, e non appare disponibile – e tantomeno “papabile” – alla successione di Jong-un.

I grattacieli di Pyongyang.

L’agenzia di stampa Reuters ha riferito venerdì 24 aprile che la Cina aveva inviato un team medico nel Nord per fornire consulenza, citando tre persone che avevano familiarità con la situazione. La notizia è stata vista come la conferma che Kim Jong-un fosse stato sottoposto a chirurgia cardiovascolare e i medici cinesi fossero andati a Pyongyang per cercar di rianimarlo. A sostegno del rapporto Reuters, 38 North, un sito web con sede a Washington che monitora con attenzione ciò che accade in Corea del Nord, sabato 25 aprle aveva pubblicato alcune immagini satellitari commerciali che mostravano un treno che si ritiene appartenga a Kim, in una stazione ferroviaria di Wonsan, nei pressi di uan delle “residenze estive” di Kim Jong-un.

INTANTO SI LAVORA A UN COLLEGAMENTO FERROVIARIO TRA NORD E SUD

Nel frattempo il Rodong Sinmun, quotidiano “governativo” di Pyongyang (dove non esiste la stampa libera e indipendente, bisogna ricordarlo) mantiene un assoluto silenzio sulle condizioni di Kim. Ma i media ufficiali non hanno nemmeno fornito alcuna notizia sulla sorella Kim Yo Jong , ormai dal 12 aprile scorso, legittimando in questo modo le speculazione secondo le quali si starebbe lavorando segretamente per preparare il dopo-Kim, tra incertezze  e faide interne per la successione. Nel bel mezzo di questo caos informativo e politico, la Corea del Sud ha tenuto una cerimonia, lunedì 27 aprile, per inaugurare ufficialmente «la posa della prima pietra» di un progetto ferroviario Nord-Sud, due anni dopo lo storico vertice tra il presidente sudcoreano Moon e Kim Jong Un: un collegamento deciso proprio in quella occasione. La costruzione dovrebbe iniziare alla fine del 2021.

Il presidente sudcoreano Moon ha espresso la speranza di riprendere al più presto la cooperazione bilaterale

La Dichiarazione di Panmunjom, firmata dai due leader al vertice del 2018, prevedeva appunto il ricollegamento dei paesi su rotaia e su strada, oltre a diversi altri obiettivi, tra cui la dichiarazione formale della fine della guerra di Corea. Sembra che proprio la mancanza di progressi nell’attuazione della dichiarazione – in parte a causa di un vertice fallito tra Kim e Trump – abbia accentuato la sfiducia di Kim Jong-un verso Seul. In realtà un collegamento ferroviario tra i due Paesi sarebbe impossibile, ora come ora, perché violerebbe le sanzioni delle Nazioni Unite, ma il presidente sudcoreano Moon ha espresso la speranza di riprendere al più presto la cooperazione bilaterale, dicendo che «scopriremo cosa possiamo fare nonostante le sanzioni e lavoreremo incessantemente per attuarlo». Non ha detto però quello – ed è quello che tutto il mondo in questo momento vorrebbe sapere – se si aspetta di «riprendere a lavorare» con Kim Jong-un, o col suo successore.

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Seul su Kim Jong Un: «Sappiamo dove si trova, fake news quelle sulla sua morte»

La Corea del Sud smentisce le notizie sul decesso del leader nordcoreano e spiega: «Posso dire con sicurezza che non ci sono stati segnali insoliti».

Dopo settimane in cui il mistero sulla salute Kim Jong Un si è infittito, da Seul sembra arrivare il primo chiarimento concreto sul leader nordcoreano. Il ministro dell’Unificazione della Corea del Sud, Kim Yeon-chul, parlando durante un’audizione in parlamento, ha detto che «il governo sa dove si trova Kim Jong-un» e ha definito «fake news» e «infodemia» i rumor sulla sua malattia. «Posso dire con sicurezza che non ci sono stati segnali insoliti» al Nord. Il leader nordcoreano «potrebbe aver saltato la cerimonia del 15 aprile, dedicata al compleanno del nonno Kim Il-sung, fondatore dello Stato, per i timori del coronavirus e non perché malato».

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Cosa sappiamo sulla morte di Kim Jong-un

Da circa due settimane il leader nordcoreano è sparito e le indiscrezioni incontrollate sul suo stato di salute si susseguono. Le ultime conferme sul suo decesso arrivano da Sky e da fonti cinesi e russe.

Tornano a rincorrersi le voci sulla morte di Kim Jong-un, il leader della Corea del Nord. Voci ancora tutte da verificare – soprattutto perché riguardano uno dei Paesi più isolati e misteriosi del mondo e su cui spesso sono state scritte fake news poi smentite dai fatti – che insistono sempre di più sul decesso del giovane capo di Stato dopo un interervento chirurgico cardiovascolare. Le ultimenotizie in Italia arrivano da fonti di Sky, come riferito dal giornalista Pio D’Emilia, e dal sito Dagospia, che ha citato media russi e cinesi. Finora le uniche certezze sono state la sparizione da circa due settimane del leader nordcoreano e le indiscrezioni incontrollate sul suo stato di salute.

I sospetti sulle sue condizioni erano cominciati dopo la sua assenza dagli eventi pubblici, incluse le solenni celebrazioni del 15 aprile per il compleanno del nonno, Kim Il-sung, il fondatore del Paese. A questo si era aggiunta la notizia di un intervento cardiovascolare al quale sarebbe stato sottoposto per i suoi problemi cronici alimentati da tabagismo, obesità ed eccessi tra alcol, lavoro e impegni. Proprio questa operazione sarebbe stata la causa del suo decesso, dopo un rapido peggioramento.

Le notizie sulla morte del leader nordcoreano hanno trovato conferme da fonti di intellingence americana, anche se proprio il presidente Donald Trump le ha smentitepiù volte, l’ultima nella giornata del 24 aprile: «Ritengo che le indiscrezioni sullo stato di salute di Kim Jong-un siano incorrette». Dalla Cina, tradizionale alleato del Nord, non sono altre indicazioni: i due Paesi sono «vicini amici, uniti da montagne e fiumi», ha detto Geng Shuang, portavoce del ministero degli Esteri, osservando solo «di essere al corrente» dei report dei media e di «non conoscere la fonte delle indiscrezioni».

La morte di Kim avverrebbe in assenza di un piano di successione almeno noto ai vertici di Pyongyang. La più probabile sostituta ai vertici è indicata nella sorella minore Kim Yo-jong, recentemente assunta al ruolo di componente a rotazione del Politburo, quasi un’investitura, secondo alcuni osservatori, alla carica di numero due della nomenclatura. Le assenze di Kim, come gli acciacchi, sono una costante del giovane generale, al potere da fine 2011. Nell’estate del 2014 sparì per sei settimane, tornando il 14 ottobre con un bastone.

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Le indiscrezioni sullo stato di salute di Kim Jong-un

Per la Cnn il leader nordcoreano è in condizioni critiche. Il 12 aprile sarebbe stato sottoposto a un intervento chirurgico. Ma da Seul chiariscono: nessun segnale che sia in pericolo.

Fanno discutere le indiscrezioni, riportate dai media statunitensi, secondo cui il leader nordcoreano Kim Jong-un sarebbe in pericolo di vita dopo un intervento chirurgico. La Cnn sottolinea la gravità delle condizioni di salute di Kim e dice che gli Stati Uniti stanno monitorando alcune informazioni di intelligence a riguardo. Dalla Corea del Sud, però, arrivano conferme solo parziali: se è vero che il leader nordcoreano sarebbe stato sottoposto a un intervento chirurgico, non risulta al momento che si trovi in pericolo di vita.

TABAGISMO E OBESITÀ ALLA BASE DEI PROBLEMI DI SALUTE DI KIM

Secondo il sito di news Daily Nk (basato a Seul e ben informato sulle vicende di Pyongyang essendo gestito in prevalenza da disertori del Nord), la salute di Kim Jong-un sarebbe peggiorata negli ultimi mesi a causa di tabagismo, obesità ed eccesso di lavoro, e il leader nordcoreano avrebbe subito un intervento cardiovascolare il 12 aprile. Kim starebbe ora recuperando i postumi operatori in una villa sul monte Kumgang, resort nella contea orientale di Hyangsan. Secondo Seul, non ci sono segnali in merito alle presunte gravi condizioni di Kim: «Non abbiamo nulla da confermare e non sono state rilevate attività insolite», ha detto il portavoce presidenziale Kang Min-seok.

QUANDO NEL 2014 IL LEADER NORDCOREANO SPARÌ PER OLTRE UN MESE

L’ultima apparizione in pubblico di Kim risalirebbe all’11 aprile, quando è stato ripreso durate un incontro del governo nordcoreano, mentre per le celebrazioni del nonno Kim Il-sung, deceduto nel 1994, il leader nordcoreano era comparso il 15 aprile solo in un messaggio trasmesso dai media di Stato. Gli esperti non sono sicuri dei motivi alla base dell’assenza di Kim dalla festa nazionale più importante dell’anno in Corea del Nord. Anche nel 2014 il leader nordcoreano sparì per più di un mese sollevando dubbi sul suo stato di salute.

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