Spaccio in città, chiesta la conferma delle condanne

di Pina Ferro

Gestivano le piazze di spaccio di Salerno città, i proventi delle attività in gran parte servivano per “mantenere” le famiglie dei detenuti. Ieri mattina, il procuratore generale della Corte di Appello del Tribunale di Salerno, Sessa, ha chiesto la conferma della condanna per gli imputati che in primo grado avevano scelto il rito dell’abbreviato: Ciro D’Agostino, Armando Mastrogiovanni, Massimiliano Sabato, Michele Cavallo, Ciro Galioto , Stefano Maisto, Carmine Caputo, Roberto Barbarisi,Gianluca Carratù , Emilio Marmo e Rosario Cavallo. Promotore, finanziatore, dirigente e organizzatore del traffico illecito era Ciro D’Agostino, fratello dei boss in carcere Antonio e Giuseppe. La rete di spaccio a Salerno città fu smantellata nel 2017 dalla Squadra Mobile di Salerno a seguito di un’attività investigativa coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. Oltre un anno di attivitàinvestigativa per delineare l’intera rete messa in piedi dal sodalizio criminale. Intercettazioni, utilizzo di telecamere e pedinamenti. la droga veniva acquistata dall’hinterland napoletano per poi essere suddivisa dagli accoliti in un nascondiglio ubicato nel comune di Pellezzano. Successivamente lo stupefacente veniva commercializzato nelle zone di Pastena, Mercatello e Fratte. L’organizzazione era piramidale. C’erano i dirigenti. Sotto di loro, una rete di spacciatori a bordo di auto e motorini, sempre reperibili. Per i rifornimenti gli spacciatori utilizzavano diversi tipi di auto. Furono le dichiarazioni di un assuntore deciso a voler cambiar vita a dare il via all’attivitàinvestigativa. Nel collegio difensivo sono presenti, tra gli altri, gli avvocati Luigi Gargiulo e Nicola Naponiello.

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