Torino, stella di David disegnata sulla porta di Marcello Segre

Un altro grave episodio di antisemitismo, avvenuto pochi giorni dopo il caso della svastica all'ingresso della casa di Arianna Szorenyi, in Friuli Venezia Giulia.

Un nuovo episodio di antisemitismo è andato in scena a Torino. Dopo la svastica sulla porta di Arianna Szorenyi, deportata ad Auschwitz, il 9 febbraio è stata disegnata una stella di David con la scritta «Jude» all’ingresso della casa di Marcello Segre, presidente dell’Associazione italiana ‘Cuore e rianimazione Lorenzo Greco onlus’. La Digos ha avviato degli accertamenti. Segre prova «Rammarico per gesti che sviliscono il valore di una comunità civile come quella piemontese, da sempre inclusiva e lontana da derive antisemite».

IL PRECEDENTE A MONDOVÌ

Ma questi sono solo i casi più recenti. Infatti, il 24 gennaio 2020, a Mondovì, in provincia di Cuneo, è successo un fatto molto simile a quello di Torino. Sulla porta di Aldo Rolfi, figlio di Lidiapartigiana deportata a Ravensbrück nel 1944, è stata dipinta la scritta «Juden hier», «qui ci sono ebrei», proprio come accadeva nelle città tedesche durante il nazismo.

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Svastica sulla casa di una deportata ad Auschwitz in Friuli

Il simbolo sul muro dell'abitazione in cui ha vissuto Arianna Szorenyi. Solidarietà da parte di Fedriga.

Una svastica è comparsa il 7 febbraio a San Daniele del Friuli (Udine), sulla casa dove visse Arianna Szorenyi che il 16 giugno 1944 fu deportata assieme ai familiari ad Auschwitz. A riportare la notizia del grave episodio di antisemitismo è il Messaggero Veneto. Sul caso indaga la Digos. Disegnata con un pennarello nero accanto alla porta, la svastica è poi stata ricoperta con un cuore. Nella cittadina si sono già avuti episodi di intolleranza: il 30 gennaio lettere antisemite erano state recapitate a consiglieri di minoranza con la scritta: «Dopo 75 anni l’ebreo è sempre ebreo». L’8 febbraio, davanti alla casa di Szorenyi, è prevista una manifestazione.

LA SOLIDARIETÀ DI FEDRIGA

Solidarietà e vicinanza ad Arianna Szorenyi sono state espresse dal presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. Oltre ad auspicare «l’immediata individuazione dei responsabili», ha riferito una nota, il presidente della Regione ha espresso «il proprio vivo rammarico per un gesto che ferisce nel profondo una comunità come quella del Friuli Venezia Giulia già duramente messa alla prova dai tragici eventi del Novecento, che non avverte alcun bisogno di ulteriori momenti di divisione».

MELONI: «UN TEMA REALE»

«Il tema dell’antisemitismo è un tema reale, è un tema presente ed è qualcosa su cui bisogna combattere in maniera trasversale senza ambiguità, in maniera compatta», ha detto la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, presente a Trieste. «Noi di Fratelli d’Italia ci siamo e ci siamo sempre stati», ha aggiunto. Da diverso tempo, ha ricordato, «abbiamo proposto che il parlamento italiano approvi all’unanimità una mozione per affrontare il tema dell’antisemitismo» che, ha concluso, «ha diverse matrici».

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Scritta antisemita sul muro di una casa di Torino

«Crepa sporca ebrea» nel cortile della signora Maria, figlia di una staffetta partigiana. Sul gravissimo episodio indaga la Digos.

Nuovo, gravissimo episodio di antisemitismo dopo quello di Mondovì. La scritta «crepa sporca ebrea» è comparsa il 27 gennaio sul muro di una casa di Torino, dove vive una donna di origini ebraiche figlia di una staffetta partigiana.

«Una frase terribile, soprattutto nel Giorno della memoria. Termini vecchi, passati, che però fanno ancora male», ha raccontato la signora Maria, che ha denunciato l’accaduto alla Questura. Sul caso indaga la Digos. La scritta è apparsa sul muro del cortile interno del suo palazzo. «Non ho mai fatto mistero delle mie origini, non ne ho mai visto il motivo», ha detto la signora uscendo dalla Questura, visibilmente scossa.

«Purtroppo il mio non è il primo caso», ha aggiunto, «e questa escalation fa riflettere. Meno male che in tante scuole gli insegnanti, e non solo, educano i ragazzi al rispetto dei veri valori della storia. È una brutta scritta e fa male. Fa tanto male».

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Salvini ha scaricato antisemitismo ed estrema destra, la Lega non ancora

Il segretario si è detto amico degli ebrei e soprattutto di Israele. Smentendo i contatti con CasaPound e neofascisti. Eppure nel suo partito non sembrano pensarla tutti nello stesso modo.

Le tempistiche a volte sono determinanti per leggere e capire gli avvenimenti.

E così, in vista della Giornata della memoria, Matteo Salvini ha organizzato un convegno a Palazzo Giustiniani contro le nuove forme dell’antisemitismo. Per dimostrare che la Lega è amica degli ebrei, che mai si permetterebbe di offenderli.

Per dire che, se diventasse premier, riconoscerebbe immediatamente Gerusalemme come capitale d’Israele. E per sottolineare, ancora, che la Lega non ha rapporti con l’estrema destra, a cominciare da CasaPound.

Peccato, però, che la realtà sia ben diversa e certamente non basta un convegno per cancellare intrecci, rapporti, dichiarazioni. Un convegno a cui, peraltro, erano assenti tutti i più alti rappresentanti dell’ebraismo italiano e romano, a cominciare da Liliana Segre, che ha preferito declinare l’invito.

Il leader della Lega Matteo Salvini, durante il convegno studio dal titolo “Le nuove forme dell’antisemitismo” a palazzo Giustiniani, il 16 gennaio 2020 (Ansa).

Non bisogna dimenticare che la Lega stessa si è opposta all’approvazione della Commissione d’inchiesta proposta dalla stessa Segre, contro i fenomeni di intolleranza.

GLI ATTACCHI LEGHISTI A LILIANA SEGRE

C’è da sorprendersi? Probabilmente no, dato che in giro per l’Italia più di un leghista ha attaccato frontalmente la senatrice. Fabio Tuiach, consigliere comunale di Trieste del Gruppo Misto (ex Lega e Forza Nuova), intervenuto durante la mozione per assegnare la cittadinanza onoraria alla senatrice a vita, ha espresso in questo modo il suo parere contrario: «Segre ha detto che Gesù era ebreo: da cattolico mi sento offeso».

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La senatrice a vita Liliana Segre arriva al teatro degli Arcimboldi per un incontro con gli studenti milanesi in occasione della Giornata della memoria nel 2018. (Ansa)

Ancora più diretto è stato Riccardo Rodelli, segretario cittadino della Lega di Lecce, che su Facebook ha definito Liliana Segre una «nonnetta mai eletta», una «Mrs Doublfire di Palazzo Madama», una «vecchietta ben educata reduce dai campi di concentramento». Parole talmente gravi che hanno costretto la Lega all’espulsione del suo segretario.

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LE OFFESE A GAD LERNER A PONTIDA

Ma non sono le uniche dichiarazioni contro gli ebrei del popolo leghista. E non serve andare lontano. A settembre 2019 una folla inferocita ha attaccato Gad Lerner, presente in qualità di giornalista al raduno di Pontida, al grido di «ebreo, straccione, massone».

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Pochi mesi dopo a tornare all’attacco degli ebrei ci ha pensato Giovanni Candusso, consigliere leghista di San Daniele (Udine) che su Facebook si è lasciato andare: «Ebrei, odiati da tutti, ma stranamente, sostenuti da certa politica di parte. Da sempre sanno fare solo le vittime di comodo». Espulso anche lui. A Gorizia un altro consigliere, Stefano Altinier, alla domanda di Facebook sull’orientamento religioso ha risposto fieramente «antisemita», salvo poi scusarsi e rimuovere lo status quando è stato sollevato il caso.

QUELLE CITTADINANZE ONORARIE CONTESTATE

Che dire, poi, delle curiose scelte amministrative. Se in tante città Lega e alleati si sono opposti alla cittadinanza onoraria ancora a Segre, in altri casi si è pensato di intitolare strade a personaggi dubbi. Come nel caso di Erba, dove la Lega avrebbe voluto intitolare una via a un podestà fascista che collaborò con i nazisti nella persecuzione degli ebrei e aderì alla Repubblica Sociale Italiana: Alberto Airoldi.

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«Il podestà Alberto Airoldi amava Erba e i suoi concittadini che ha sempre tutelato e difeso», ha detto nell’occasione il deputato leghista e consigliere comunale Eugenio Zoffili. «Me l’hanno raccontato i nostri anziani e chi l’ha conosciuto di persona», ha continuato. «Per Per la Lega non ci sono dubbi: è doveroso dedicargli una piazza della nostra città, ma anche organizzare incontri culturali e iniziative nelle nostre scuole per farlo conoscere ai nostri ragazzi». Dopo le polemiche inevitabilmente scaturite, la mozione è stata ritirata.

Militanti di Casapound issano gli striscioni del movimento neofascista.

LE AFFINITÀ CON L’ESTREMA DESTRA

Altro tema è quello dei rapporti della Lega con i movimenti di estrema destra. Inesistenti a sentire Salvini oggi. Già diverse settimane fa, ospite a Fuori dal coro, il Capitano aveva detto chiaramente che «in Italia non ci sono fascisti», salvo dimenticare due partiti come Casapound e Forza Nuova che si richiamano esplicitamente a quell’ideologia e con cui, peraltro, il Carroccio ha legami da anni.

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Sin dai tempi di Mario Borghezio, rieletto nel 2014 all’Europarlamento nella circoscrizione del centro Italia grazie anche ai voti del partito di estrema destra. E forse non è solo un caso che Borghezio scelse come suoi assistenti Mauro Antonini e Davide Di Stefano, diventati rappresentanti di spicco proprio di CasaPound.

Mario Borghezio.

Il discorso non è cambiato con Salvini: ha partecipato insieme al partito neofascista a innumerevoli manifestazioni; ha indossato felpe col brand vicino a CasaPound; ha pubblicato il suo libro-intervista con Altaforte, casa editrice di riferimento per i neofascisti. E se nell’ultimo periodo il segretario della Lega ha preferito assumere un basso profilo (pur non attaccando mai CasaPound, per esempio sullo sgombero dell’edificio di Via Napoleone III a Roma), tanti altri esponenti hanno tranquillamente continuato ad avere rapporti. A settembre 2019 si è tenuta a Verona la festa nazionale della tartaruga frecciata. Tra gli ospiti il deputato leghista Jari Colla ai senatori Simone Pillon e Andrea Ostellari.

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Altro rapporto storico è quello con un altro gruppo neofascista come Lealtà Azione. Alla tradizionale Festa del Sole dello scorso giugno a Milano c’erano Jacopo Alberti e Massimiliano Bastoni, consiglieri regionali rispettivamente in Toscana e in Lombardia; e tre europarlamentari salviniani: Angelo Ciocca, Oscar Lancini e Silvia Sardone. L’anno prima, nel 2018, c’era tra gli altri Paolo Grimoldi: deputato dal 2004 ed ex segretario della Lega in Lombardia, si è fatto conoscere anche per una polemica sul Diario di Anna Frank (tanto da presentare un’interrogazione al ministro dell’Istruzione), di cui definì alcune pagine «non adatte ai bambini» perché dai contenuti hard. Insieme a lui anche Igor Iezzi, da sempre vicino a Lealtà Azione: nel 2014, mentre ricopriva la carica di consigliere comunale a Milano, si è presentato a Palazzo Marino indossando un burqa contro la decisione dell’amministrazione Pisapia di individuare zone in cui costruire nuovi luoghi di culto. Ecco, dire che i rapporti con i neofascisti siano tramontati cozza decisamente con la realtà.

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Salvini dice che sta con Israele e non con CasaPound

La presidente delle comunità ebraiche: «Il leader della Lega riconosca di essere punto di riferimento dell'estrema destra. Coraggioso su Tel Aviv»

Con Israele, anche se va in piazza con CasaPound e ha rapporti con l’estrema destra di tutta Europa. Matteo Salvini ha difeso lo Stato israeliano invitando ad adottare il documento dell’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra) o alleanza internazionale per il ricordo dell’Olocausto: «Chi vuole cancellare Israele ha un avversario in noi ora e sempre», ha detto Salvini a un convegno sulle “nuove forme dell’antisemitismo” a Palazzo Giustiniani auspicando una «veloce adozione del documento Ihra» e sottolineando che «chi ne vuole la distruzione è antisemita e va contestato». «Odiare Israele ha già fatto troppi danni nella storia», ha ribadito il leader della Lega.

DALL’ASTENSIONE SUI REATI DI ODIO ALLA LOTTA ALL’ANTISEMITISMO

Secondo Salvini, il cui partito si è astenuto nel voto per istituire la commissione Segre sui reati dell’odio, «chi non ha il coraggio di dire che l’antisemitismo va combattuto senza se e senza ma non riconosce il momento in cui stiamo vivendo». Nel frattempo la presidente dell’Ucei, Unità delle comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni ha sottolineato che «Salvini deve prendere atto di essere una figura di riferimento dei gruppi di estrema destra» e non legittimarli, aggiungendo tuttavia che «l’attenzione di Salvini al tema dell’odio verso Israele è sicuramente da apprezzare. Sono posizioni precise, coraggiose, non condivise da altri esponenti della destra italiana. Questo però non esaurisce il pericolo dell’antisemitismo e per questo con Salvini abbiamo una dialettica, un confronto aperto».

«SALVINI PUNTI DI RIFERIMENTO DELL’ESTREMA DESTRA»

«Esistono gruppi di estrema destra che si alimentano in simboli e personaggi, ricercando la matrice in certe politiche italiane – ha sottolineato Di Segni – Questo è preoccupante. L’invito a Salvini è che si renda conto che questi gruppi esistono, sono forti e non possono essere legittimati. E lui deve prendere atto di essere una figura di riferimento per questi gruppi di estrema destra», ha aggiunto ricordando un viaggio in Israele assieme al leader della Lega due anni fa.

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Attacco con machete in una casa di un rabbino a New York

Violenza antisemita a Monsey. Ferite cinque persone, due sono gravi. Cuomo: «Un atto spregevole e codardo. Tolleranza zero».

È entrato in casa di un rabbino nella settima giornata delle celebrazioni di Hannukah e, con il viso coperto in parte con una sciarpa e armato di machete, ha seminato il panico fra i presenti, ferendone almeno cinque, tutti ebrei chassidisti, di cui due sono in condizioni gravi. L’attacco è avvenuto a Monsey, circa 50 chilometri a Nord di New York. Secondo i media americani l’autore, che era riuscito a scappare dall’abitazione limitrofa alla sinagoga nonostante i vari tentativi di fermarlo (anche con un piccolo tavolo per bloccargli il passaggio), è stato arrestato dalla polizia.

UN UOMO COLPITO IN PIENO PETTO

In un primo momento i media americani parlavano di un attacco in una sinagoga, ma successivamente l’Orthodox Jewish Public Affairs Council ha precisato in un tweet che è stata presa di mira l’abitazione di un rabbino. Al momento le ricostruzioni sono tutte parziali: si sa che alcuni dei feriti sono stati colpiti ripetutamente, uno almeno sei volte, un altro in pieno petto ed è quello nelle condizioni peggiori. Un’altra persona è rimasta ferita solo leggermente a un dito.

UNA LUNGA SERIE DI ATTACCHI

L’episodio si inserisce in una serie di attacchi antisemiti che si sono verificati negli ultimi giorni a New York: incidenti che hanno fatto alzare la guardia e rafforzare i controlli di polizia nell’area di Brooklyn, quella più colpita. «Un atto spregevole e codardo», ha commentato il governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo. «Voglio essere chiaro: l’antisemitismo e l’intolleranza sono ripugnanti e abbiamo assolutamente tolleranza zero per tali atti di odio», ha aggiunto.

«SERVE MAGGIORE PROTEZIONE»

«Monitoriamo le informazioni che arrivano da Monsey», ha affermato la polizia anti-terrorismo di New York. A condannare l’attacco è anche il procuratore di New York, Letitia James: «C’è tolleranza zero per atti di odio di qualsiasi tipo, continueremo a monitorare la situazione» a Monsey. «Dopo gli attacchi dell’ultima settimana a Brooklyn e Manhattan spezza il cuore vedere ancora violenza. La comunità ebraica ha bisogno di maggiore protezione», ha affermato il numero uno dell’Anti-Defamation League.

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Un europeo su quattro ha sentimenti antisemiti

Una ricerca condotta per l'Anti-Defamation League ha messo in luce come il 25% della popolazione nutra attitudini negative verso gli ebrei. Boom in Polonia e Ungheria. Allarme violenza in Germania e Regno Unito.

Circa un europeo su quattro, il 25% della popolazione, nutre «forti attitudini negative» verso gli ebrei. Lo ha rivelato una indagine sull’antisemitismo svolta in Europa, Canada, Sud Africa, Argentina e Brasile tra aprile e giugno del 2019 su commissione della Anti-Defamation League (Adl), organizzazione ebraica internazionale.

IL BOOM IN EUROPA DELL’EST

In Europa, ad Ovest ci sono pochi cambiamenti, ma al Centro e all’Est c’è, rispetto al 2015, un forte aumento di pregiudizi anti ebraici: Polonia (+11%), Ucraina (+14%), Russia (+8%). Anche in Ungheria cresce. Scende in «maniera significativa» in Italia ed Austria. Per quanto riguarda il resto delle aree geografiche interessate dall’indagine, sia in Sud Africa e sia in Brasile i sentimenti antisemiti sono saliti del 9%, mentre in Argentina del 6%.

GLI AUMENTI INQUIETANTI IN POLONIA E UNGHERIA

Tornando all’Europa, in Polonia, secondo i dati riferiti dall’Adl, le attitudini antisemite hanno raggiunto il 48% della popolazione, mentre erano al 37% nel 2015. Circa tre su quattro di coloro che in Polonia hanno risposto alle domande dell’indagine hanno sostenuto, ad esempio, che «gli ebrei parlano troppo di quello che è successo loro durante la Shoah». In Ungheria – secondo i dati – il 25% della popolazione crede che gli «ebrei vogliano indebolire la cultura nazionale esprimendosi a favore di un maggior numero di immigranti in ingresso». Sempre in Ungheria, l’indice mostra il 42% di attitudine antisemita contro il 40% del 2015.

FINANZA, ECONOMIA E SLEALTÀ: LE “COLPE” DEGLI EBREI

Gli stereotipi sono sempre gli stessi: il controllo della finanza e dell’economia (in Ungheria lo pensa il 71%), la slealtà (gli ebrei sono più leali ad Israele che alla propria nazione). Un’accusa questa che, ad esempio, in Italia (dove pur si è registrato un calo dell’11% rispetto ai dati del 2015), rivolta, secondo l’indagine, da oltre il 40% della popolazione. Lo stesso avviene in Germania, in Danimarca, in Spagna, in Olanda, in Belgio e in Austria (dove il calo complessivo è stato dell’8%).

ALLARME VIOLENZA IN GERMANIA E REGNO UNITO

I sentimenti antisemiti non necessariamente si accompagnano sempre ad azioni violente: ad esempio – secondo l’indagine – sono rari in Ungheria e Polonia, mentre sono cresciuti di oltre il 10% in Germania e anche nel Regno Unito nei primi sei mesi del 2019. Infine l’atteggiamento dei musulmani in Belgio, Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito tende ad essere meno antisemita che nel resto delle nazioni extraeuropee e meno forte di quello che invece si registra in Medio Oriente e nel Nord Africa. «È molto preoccupante», ha detto Jonathan Greenblatt, presidente dell’Adl, «che circa un europeo su quattro alberghi tipi di sentimenti antisemiti che sopravvivono da prima della Shoah».

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Abbiate più cura di Liliana Segre, per favore

La senatrice a vita è una donna straordinaria. Evitiamo di immettere il suo nome nelle baruffe locali, nelle polemichette di tanti che vogliono fare i cretini come il sindaco di Biella.

Il sindaco di Biella ha ammesso di essere un cretino e ha chiesto scusa a Liliana Segre.

C’è una sua foto in cui si inginocchia davanti a Matteo Salvini per baciargli la mano e quindi è facile immaginare che sia stato il leader della Lega, preoccupato dalla figura indecente che il suo partito stava facendo, a imporre al primo cittadino di Biella la marcia indietro con l’ammissione della propria evidente natura.

Aspettiamo ora il sindaco di Sesto San Giovanni. Ma soprattutto dobbiamo aspettarci una maggiore tutela di Liliana Segre.

LILIANA SEGRE, ESEMPIO DI SOBRIETÀ E DIGNITÀ

La senatrice a vita è una donna straordinaria, ha avuto una vita terribilmente straordinaria e un rigore successivo nel raccontarla che ha pochi precedenti. È una cultura di famiglia. Conosco da anni l’avvocato Luciano Belli Paci con cui abbiamo in comune una appartenenza alla sinistra, spesso con differenze fra di noi, e una assidua partecipazione a iniziative contro l’antisemitismo e a difesa di Israele. Fino a che non c’è stata la nomina di Liliana a senatrice a vita, non sapevo che Luciano Belli Paci avesse cotanta madre.

Le cose ignobili che vengono pubblicate sui social sono terribili testimonianze di un sempre attivo antisemitismo, che è malattia di destra e di sinistra

Discrezione quindi, sobrietà, dignità. Sono queste le cose, oltre al coraggio, che dobbiamo imparare da Liliana Segre. Ma dobbiamo soprattutto imparare a rispettarla. Voglio dire che le cose ignobili che vengono pubblicate sui social sono terribili testimonianze di un sempre attivo antisemitismo, che è malattia di destra e di sinistra. Bisogna combattere costoro. Ma io critico anche questo attivismo di sindaci o consiglieri generosi che espongono Liliana Segre nei consessi comunali alla valutazione di gruppi di cretini nel giudicare se la senatrice meriti o no la cittadinanza onoraria.

EZIO GREGGIO HA DIMOSTRATO CHE UN COMICO VALE PIÙ DI UN CRETINO

Liliana Segre ha la cittadinanza onoraria italiana. Lei è l’onore di questo Paese, la sua memoria civile, soprattutto l’orgoglio dei cittadini più giovani. Capisco che molte comunità locali vogliano farle sentire vicinanza e affetto. Ma forse è il momento di metterla al riparo. Ho criticato la “genialata” di due colleghi del gruppo Repubblica di proporla anticipatamente come futuro capo dello Stato con uno sgarbo evidente al caro presidente Sergio Mattarella. Evitiamo di immettere il nome austero e rispettato di Liliana Segre nelle baruffe locali, nelle polemichette di tanti che vogliono fare i cretini come l’autoproclamato sindaco.

Da sinistra, Liliana Segre ed Ezio Greggio.

Mettere al riparo non vuol dire dimenticarla, al contrario. Se posso dirlo retoricamente, Liliana Segre è una riserva della patria che va chiamata nel mondo della comunicazione nei momenti cruciali quando la sua storia e soprattutto il suo pensiero attuale possono offrire agli italiani parole generose e utili. La vicenda di Biella ci consegna anche la bella notizia che uno dei comici più noti ha avuto un atteggiamento dignitoso ricordando il dramma del suo papà nei lager. Ezio Greggio ha capito che il suo nome non era stato proposto per i suoi meriti e per la sua appartenenza a quel territorio ma come deminutio della figura della Segre che, hanno pensato quelli di Biella, vale meno di un comico. Invece un comico vale più di un cretino e questo è un altro bel regalo per il Paese.

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Caso Segre: la ministra Lamorgese visita la comunità ebraica di Roma

La titolare del Viminale in sinagoga: «Il linguaggio urlato preoccupa, porta a violenza».

«Il linguaggio urlato preoccupa perché da parole violente possono venire azioni violente», ha detto la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese alla Sinagoga di Roma nel corso della sua visita alla Comunità Ebraica. «Questo è il momento delle scelte e dell’equilibrio», ha aggiunto, «è il momento della responsabilità da parte di tutti, non dobbiamo sottovalutare il problema, non è accettabile che ci siano parole d’odio».

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I dati allarmanti sull’antisemitismo che cresce nel mondo

Nel 2018 +13% di episodi violenti, con 13 ebrei uccisi. L'attentato alla sinagoga in Germania nel 2019 «senza precedenti». In Italia, dove la commissione Segre è stata attaccata dal centrodestra, +60% di casi di minacce e atti vandalici. Il rapporto.

Numeri alla mano, forse la commissione Segre serve davvero. Con buona pace del centrodestra, che prima si è astenuto nella votazione che ha istituito questo organismo contro odio, razzismo e antisemitismo proposto dalla senatrice a vita sopravvissuta ai lager nazisti e poi ha bocciato la stessa proposta in Consiglio regionale della Lombardia. Eppure il numero degli atti antisemiti «violenti e gravi» nel mondo è cresciuto nel 2018 del 13% rispetto all’anno precedente. E il dato riguarda anche l’Italia, un Paese però troppo impegnato a parlare di reati d’opinione (copyright di Silvio Berlusconi) dove Forza nuova esibisce striscioni ostili e dove alla fine alla Segre è stata assegnata una scorta per le minacce ricevute.

MONITORATI ANCHE GLI INSULTI VIA SOCIAL

Guardandoci attorno, la situazione globale è inquietante. Nel 2018 i casi di antisemitismo sono stati 387 (contro i 342 del 2017), con 13 ebrei uccisi: in testa ci sono gli Stati Uniti. Il dato – contenuto nell’ultimo Rapporto del Centro Kantor dell’Università Kantor di Tel Aviv, insieme con l’European Jewish Congress – ha fotografato un’escalation che comprende anche la realtà virtuale dei social, diventati terreno fertile per insulti e minacce antisemite.

L’ATTENTATO DI HALLE «SENZA PRECEDENTI»

L’allarme sulla crescita dell’antisemitismo nel mondo è stato lanciato anche dal Museo della Shoah di Yad Vashem e dal Centro Wiesenthal di Gerusalemme. Quest’ultimo, per esempio, ha definito il recente attacco alla sinagoga di Halle in Germania, nel cuore dell’Europa, «senza precedenti». Il direttore del Centro Efraim Zuroff ha spiegato: «Il peggioramento è in atto».

RECORD NEGLI USA, POI GRAN BRETAGNA E FRANCIA

In base al Rapporto del Centro Kantor, i Paesi con il più alto numero di “atti violenti” sono appunto gli Usa (oltre 100), la Gran Bretagna (68), la Francia (35), la Germania (35, ma con un aumento di quasi il 70% rispetto al 2017), il Canada (20), il Belgio (19), l’Olanda (15) e l’Argentina (11). Secondo lo stesso rapporto, è da notare che «il numero dei casi riportati nell’Europa dell’Ovest è stato più basso rispetto all’Europa dell’Est.

IN ITALIA 197 CASI, AUMENTO DEL 60%

Se si passa poi ad analizzare il complesso degli atti antisemiti, non solo quelli violenti, in testa ci sono quelli vandalici (56%), seguiti dalle minacce (23%). In Italia il rapporto ha segnalato «197 casi di tutti i tipi, con un aumento del 60%».

Gli appelli «Ebrei al gas» e «Morte ai sionisti» sono sempre più frequenti


Il rapporto sull’antisemitismo nel mondo

Nello studio c’è scritto: «Il 2018 e l’inizio del 2019 testimoniano un aumento in quasi tutte le forme di manifestazioni antisemite, nello spazio pubblico come in quello privato. E una sensazione di emergenza è in crescita tra gli ebrei di alcuni Paesi. L’insicurezza fisica e un sentimento di incertezza sono diventati prevalenti. Gli appelli “Ebrei al gas” e “Morte ai sionisti” sono sempre più frequenti».

IN EUROPA IL 44% DEI GIOVANI EBREI HA SUBITO MOLESTIE

Secondo un altro recente rapporto dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali, presentato dalla Commissione europea, il 44% dei giovani ebrei europei ha subito molestie antisemite e 4 su 5 hanno dichiarato nel sondaggio che l’antisemitismo è un problema nel loro Paese e credono che sia aumentato negli ultimi cinque anni.

PAURA DI MOSTRARE IN PUBBLICO SEGNI DISTINTIVI

In base allo stesso rapporto, il 45% dei giovani ebrei europei ha scelto di non indossare, portare o mostrare segni distintivi in pubblico in quanto preoccupati per la loro sicurezza. E non è un caso che il ministero israeliano degli Affari della diaspora abbia annunciato l’investimento di più di un milione di euro per la sicurezza delle Comunità ebraiche all’estero e che l’Agenzia ebraica – che ha in programma di destinare una cifra simile allo stesso scopo – abbia fatto sapere di aver cominciato ad aumentare le somme per 50 istituzioni ebraiche in 24 nazioni: un picco di richieste di assistenza più che allarmante.

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Per Berlusconi la Commissione Segre sdogana reati d’opinione

Il Cav ha provato a giustificare l'astensione di Forza Italia sulla mozione della maggioranza contro antisemitismo, razzismo e istigazione all'odio: «Sempre vicini a Israele». Il M5s: «Vergogna». Carfagna e Cattaneo: «Traditi i nostri valori». Silvio li gela: «Liberi di prendere altre strade».

Nemmeno una commissione straordinaria per combattere razzismo, antisemitismo e ogni forma di istigazione all’odio è riuscita a unire il Senato. E così dopo la discussa astensione del centrodestra sono arrivati commenti e parole di sdegno, tra gli altri, da parte del Vaticano, della comunità ebraica di Roma, dell’Associazione nazionale dei partigiani d’Italia (Anpi). Ma i partiti che non hanno voluto dare il loro voto, come si sono giustificati? In una Forza Italia divisa e dove non sono mancati imbarazzi, ha parlato il leader Silvio Berlusconi. Provando a giustificare la scelta: «Da liberali siamo contrari all’eccesso di legislazione sui reati di opinione e la mozione sottoposta al voto del Senato, sulla quale Forza Italia si è astenuta, prospettava, su richiesta della sinistra, l’istituzione di un nuovo reato di opinione».

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La senatrice a vita Liliana Segre.

M5S CONTRO GLI EX ALLEATI DELLA LEGA

Poi il Cavaliere ha ricordato il suo impegno «contro l’antisemitismo e a favore di Israele e del mondo ebraico». Ma la mozione della maggioranza che ha avuto il “sigillo” della senatrice a vita nonché ex bambina deportata ad Auschwitz parlava di odio in generale. E infatti la stessa Segre aveva detto, con rammarico, che si sarebbe aspettata «un Senato festante» e «in sintonia». Così non è stato, e il Movimento 5 stelle ne ha approfittato per scagliarsi contro la destra, compresi gli ex alleati della Lega.

CARFAGNA: «SBAGLIATO ANDARE A RIMORCHIO NELLA COALIZIONE»

Ma è dentro Forza Italia che si sono alzate le voci dissidenti. Due su tutte: quella di Mara Carfagna e Alessandro Cattaneo. La vicepresidente della Camera e deputata ha commentato amareggiata: «La mia Forza Italia, la mia casa, non si sarebbe mai astenuta in un voto sull’antisemitismo. Stiamo tradendo i nostri valori e cambiando pelle. Intendo questo quando dico che nell’alleanza di centrodestra andiamo a rimorchio senza rivendicare la nostra identità. Se l’unità della coalizione in politica è un valore aggiunto, essa non può compromettere i valori veri, quelli che fanno parte della nostra storia».

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Mara Carfagna.

CATTANEO: «A VOLTE LA FORMA È SOSTANZA»

L’ex sindaco di Pavia, a Omnibus su La7, si è detto «molto deluso dalla scelta presa da Forza Italia al Senato di astenersi sulla mozione Segre. Non condivido questa posizione che tradisce la storia del nostro partito che grazie a Berlusconi ha rappresentato negli anni un baluardo a difesa di valori fondanti e principi inalienabili. A volte la forma è sostanza e su scelte del genere avrei fatto prevalere l’unanimità alle virgole di un testo. Sono certo che con un centrodestra a guida Forza Italia non sarebbe mai accaduto».

Alessandro Cattaneo.

BERLUSCONI DURO: «CHI VUOLE È LIBERO DI ANDARSENE»

Eppure Berlusconi ha avuto parole dure anche per i “ribelli“: «Mi aspetto che nel movimento che ho fondato nessuno si permetta di avanzare dei dubbi sul nostro impegno a fianco di Israele. Prese di posizione e distinguo posti in essere ai soli fini di alimentare sterili polemiche – soprattutto su un tema così delicato – favoriscono chi vorrebbe dipingerci come quello che non siamo e che ci fa addirittura orrore. Le discussioni, sempre legittime, si fanno all’interno e non a colpi d’agenzia di stampa: se qualcuno vuole invece seguire strade già percorse da altri, ne ha naturalmente la libertà, ma senza danneggiare ulteriormente Forza Italia».

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Commissione Segre su antisemitismo e odio: il centrodestra si astiene

La mozione proposta dalla senatrice a vita passa ma senza unanimità: 151 sì, nessun no e 98 astensioni (Lega, Fdi e Fi).

Non ha ottenuto l’unanimità la mozione per istituire una commissione straordinaria contro odio, razzismo e antisemitismo, proposta dalla senatrice a vita Liliana Segre. L’Aula del Senato l’ha approvata con 151 voti favorevoli, nessun voto contrario e 98 astensioni.

LEGA E FDI DECISI NELL’ASTENSIONE

«Con questi presupposti, e non per togliere nulla alla senatrice Segre a cui va la mia vicinanza, ma a queste condizioni la Lega si asterrà dal votare questa mozione», ha detto in Aula la senatrice leghista Stefania Pucciarelli annunciando il voto sulla mozione Segre. Ad astenersi anche Fratelli d’Italia, che ha espresso riserve sul testo della mozione. «Quel testo pone molti punti critici», ha detto il senatore Giovanbattista Fazzolari, «ad esempio tra le voci di odio nell’attuale risoluzione, vengono messi fuori legge Fratelli d’Italia e quindi per noi diventa un problema».

FORZA ITALIA SI COMPATTA AL CENTRODESTRA

«Anche per noi sarebbe stato meglio una soluzione unitaria. Voteremo le nostre mozioni e ci asterremo su quella di maggioranza», aveva detto il vicepresidente vicario di Forza Italia al Senato Lucio Malan, intervenendo sulla proposta del Pd di votare una mozione unitaria.

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