Antimafia e appalti: il bug della legge

Per partecipare alle gare è sufficiente aver richiesto l'iscrizione alle white list. La risposta può arrivare dopo anni. In caso di mancata approvazione i lavori, se cominciati, si bloccano. Un cortocircuito che danneggia le imprese pulite.

Un bug nella legge sulle certificazioni antimafia rischia di annullare gli effetti positivi della normativa stessa.

Complicando la gestione degli appalti e alimentando ritardi nella realizzazione dei lavori, con il ritorno al punto di partenza e uno spreco di denaro per le casse pubbliche.

Perché se si arriva allo stop, è necessario far ripartire l’iter per il riaffidamento dei lavori.

SE BASTA LA RICHIESTA DI ISCRIZIONE ALLA WHITE LIST

Il problema è connesso alla modalità dei controlli, che paradossalmente può danneggiare chi ha ottenuto l’iscrizione nella white list. La normativa è finita sotto la lente di ingrandimento di un’interrogazione del Movimento 5 stelle, a prima firma della deputata Valentina D’Orso, rivolta alla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese. Un’impresa che ha presentato domanda di iscrizione nelle white list, ma non l’ha ancora conseguita, maturati alcuni termini di legge del codice antimafia, può infatti concludere il contratto con la stazione appaltante, anche in assenza della documentazione antimafia liberatoria e dell’effettiva iscrizioneChe può arrivare anche dopo anni. Insomma, chi ha fatto richiesta di iscrizione può partecipare alla gara di appalto, in attesa del giudizio della prefettura, chiamata a pronunciarsi sulla determinata azienda. 

IN CASO DI PARERE NEGATIVO, I LAVORI VENGONO BLOCCATI

Cosa succede in caso di successivo rifiuto dell’iscrizione? Le stazioni appaltanti sono tenute a revocare le autorizzazioni e le concessioni o a recedere dai contratti con ricadute negative sul completamento delle opere appaltate. E quindi sui lavoratori. «È evidente come la normativa antimafia presenti delle lacune che rischiano, nella pratica, di annullare la ratio dell’istituzione di siffatti elenchi, ossia quella di rendere più efficaci i controlli antimafia», si legge nell’interrogazione. Queste criticità generano l’effetto di favorire aziende potenzialmente irregolari, in attesa di essere esaminate mentre, dall’altra parte, possono danneggiare le imprese considerate pulite, con tanto di marchio della prefettura. Un cortocircuito del principio di una sana concorrenza.

LA LEGGE DEL 2012 SUI CONTROLLI ANTIMAFIA

Dal 2012 è in vigore la legge scritta per contrastare la presenza criminale negli appalti. La normativa ha previsto l’istituzione, in ogni prefettura, dell’elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori nei settori considerati maggiormente a rischio di infiltrazioni mafiose. L’iscrizione alla white list consente alle imprese di velocizzare il rilascio di provvedimenti relativi agli appalti pubblici. Gli elenchi hanno come intento quello di rendere più efficaci i controlli antimafia nei confronti degli operatori economici. Ma c’è anche una volontà di velocizzazione. Chi decide sull’appalto non deve più richiedere la documentazione antimafia per le imprese, basta l’iscrizione alla white list. Per questo l’operazione di iscrizione non può essere rapidissima: serve l’incrocio dei dati del ministero dell’Interno con quelli della Camera di Commercio

DANNI PER LA CONCORRENZA E COSTI PER LO STATO

La deputata del M5s D’Orso a Lettera43.it ha spiegato il motivo dell’interrogazione presentata alla Camera: «Il funzionamento delle white list va approfondito e, se necessario, corretto. Negli ultimi tempi si sono moltiplicati i casi di aziende colpite dall’interdittiva antimafia solamente dopo che avevano ottenuto gli appalti». Da qui la denuncia delle distorsioni: «In questo modo si viene a creare un grave danno per la concorrenza e un costo aggiuntivo per lo Stato in termini di tempo e denaro necessari per rinnovare la procedura di affidamento. Si tratta di una situazione che merita di essere approfondita».

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Chi sono gli impresentabili alle Regionali in Emilia-Romagna e Calabria

Lo ha comunicato il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra. Uno in Emilia-Romagna e due in Calabria.

Il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra ha presentato la lista degli impresentabili alle elezioni del 26 gennaio in Emilia-Romagna e Calabria. Nel primo caso si tratta di un candidato che ha riportato sentenza di condanna in primo grado e per la legge Severino, qualora eletto, sarebbe sospeso dalla carica.

Per la Calabria sono invece due i candidati in posizione rilevante ai sensi del Codice di autoregolamentazione; una terza posizione verrà definita nel corso della giornata di giovedì.

I PASSAGGI PER LA COMPILAZIONE DELLE LISTE

Morra ha spiegato che il lavoro sulle liste avviene in tre fasi: prima vengono ottenute le liste elettorali, poi queste vengono trasmesse alla Procura nazionale antimafia per un primo controllo, infine i dati vengono trasmessi dalla Procura nazionale. La commissione nazionale Antimafia a questo punto compie una ricerca per ottenere la documentazione relativa a tutti i carichi pendenti dei candidati e acquisire le sentenze passate in giudicato.

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