La mossa di Draghi per fare pressing sulla Germania

Il governatore della Bce ha chiesto di dare stimolo alla crescita. Con politiche espansive da parte di chi se le può permettere. Come i tedeschi. Che però non apprezzano. La partita dietro tassi e Quantitative easing.

Un ultimo colpo di “bazooka” per mandare un messaggio alla (ex?) locomotiva d’Europa, la Germania. Mario Draghi, che sembrava messo all’angolo dalla fronda dei governatori contrari a un nuovo round di acquisti di titoli pubblici, ha ritrovato il consenso della Banca centrale europea (con le riserve proprio della Bundesbank) a una ripresa senza scadenze temporali del Quantitative easing, l’intervento non convenzionale che dura da oltre 10 anni per aumentare la moneta in circolazione. Così facendo ha spostato l’onere della ripresa dell’Eurozona sui tedeschi e sulla loro politica dello schwarze null, il deficit a zero che ha fatto crollare il debito, ma ance sottratto potenziale alla crescita.

INCASSATO L’ENDORSEMENT DI GENTILONI

Il presidente uscente della Bce ha incassato l’endorsement del nuovo commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni, pronto a condividere sia le mosse a favore della crescita sia l’invito rivolto ai Paesi con spazio di manovra ad attuare politiche espansive.

APPELLO PRESSANTE COL SOSTEGNO DEL FMI

Il consiglio della Bce è stato unanime nel chiedere alla politica di bilancio di fare la sua parte per stimolare l’economia dell’euro, dopo anni in cui la Banca centrale si è sentita sola. L’appello di Draghi, con il sostegno del Fondo monetario internazionale e della gran parte delle istituzioni finanziarie internazionali, è diventato più pressante. Altro che rigore, in questi tempi di incertezze viene chiesto dunque agli Stati membri dell’euro di mettere in atto «una politica di bilancio che dia sostegno alla domanda».

MA RESTA IL FRENO PER I PAESI AD ALTO DEBITO (COME L’ITALIA)

Non si tratta però di un appoggio alla revisione del Patto di stabilità europeo e ai suoi parametri che l’Italia vorrebbe allentare. Al contrario, per Draghi i Paesi ad alto debito devono continuare sulla strada delle politiche prudenti. Ma quelli che hanno spazio di manovra – come appunto la Germania con un debito crollato al 60% del Pil – dovrebbero utilizzarlo «in maniera efficace e tempestiva».

LA POLITICA TEDESCA NON VUOLE PERDERE VOTI

Ed è qui che Super Mario – pur non lasciandosi trascinare dalle diatribe fra Paesi – ha chiamato in causa Berlino, alle prese con un dibattito dilaniante sul rigore di bilancio quando è sull’orlo di una recessione incentrata sul suo settore manifatturiero. L’uscita di Draghi è caduta proprio mentre in Germania si discuteva sull’ipotesi di un Konjunkturpaket, un pacchetto di misure per fronteggiare la congiuntura sfavorevole: uno stimolo che aiuterebbe l’intera Europa, ma sul quale la politica tedesca finora non ha mostrato di voler rischiare di perdere voti.

Il governatore uscente della Bce Mario Draghi.

Nel dettaglio, ecco cosa prevedono i provvedimenti annunciati da Draghi.

1. TASSI: DA -0,4% A -0,5%, MENO DELLE PREVISIONI

Il tasso d’interesse sui depositi, diventato ormai quasi il benchmark di riferimento del costo del denaro, è sceso da -0,4% a -0,5%. Un po’ meno di alcune previsioni che azzardavano un -0,6%. In compenso la forward guidance con cui la Bce orienta le aspettative degli operatori economici non si limita più a escludere un rialzo dei tassi fino a metà 2020: ora «i tassi rimarranno ai livelli attuali o inferiori fino a che il consiglio non avrà visto le prospettive d’inflazione convergere fortemente verso livelli sufficientemente vicini» al 2%.

2. QE: TORNA L’ACQUISTO DI TITOLI CHE HA AIUTATO L’ITALIA

Chiuso da pochi mesi, il Quantitative easing che tanto ha aiutato i Btp italiani (suscitando grosse riserve in Germania) è ritornato in grande. Da novembre 2019 la Bce è pronta a rifare acquisti netti di titoli, principalmente bond governativi. Al ritmo di 20 miliardi al mese, inferiore a molte previsioni che andavano da 25 a 50 miliardi. Ma gli investitori e operatori economici non sono rimasti delusi, perché questa volta, anziché fissare un orizzonte temporale agli acquisti, Draghi ha spuntato dal consiglio direttivo (non unanimemente, ma per consenso) che il Qe proseguirà «finché sarà necessario».

3. BANCHE: MAXI PRESTITO TRIENNALE PER STIMOLARE IL CREDITO

Un nuovo maxi prestito, il Tltro-3, con durata allungata a tre anni anziché due, fornirà agli istituti dell’Eurozona liquidità a condizioni vantaggiose per stimolare il credito: per le banche che prestano oltre una certa soglia, in particolare, il tasso applicato sui fondi potrà arrivare fino a -0,5%. È lo stesso livello, molto penalizzante, raggiunto dal tasso sui depositi di liquidità in eccesso delle banche alla Bce. Per aiutare le banche, il tasso su queste riserve si sdoppia: su una parte della liquidità in eccesso rispetto ai requisiti di riserva le banche pagheranno un tasso zero. Sulla restante liquidità si applicherà il più penalizzante tasso sui depositi (-0,5%).

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