Gli alleati tra memoria e realtà

L’operazione Avalanche in una mostra di Corradino Pellecchia e Francesco e Luigi Siano. Le arti al Teatro dei Barbuti

Prima che il 4 agosto 1944 i nazisti entrassero nel suo nascondiglio, Anna Frank fece in tempo ad apprendere, via radio, la notizia dello sbarco. Otto Frank, padre di Anna, appese una cartina sulle pareti dell’Alloggio Segreto in cui seguire l’avanzata delle truppe alleate. Anna ne scrisse, con entusiasmo, nel suo Diario: “Si starà avvicinando la tanto anelata liberazione […] Oh, Kitty, la cosa più bella dell’invasione è che ho la sensazione che siano in arrivo degli amici”. I fantasmi dei soldati alleati che “invasero” Paestum e Salerno, la notte del 9 settembre del 1943, ri-attraversano quei luoghi, teatro di scontri duri, i templi, la stazione di Capaccio, il Lungomare, il porto, la spiaggia dei poveri, ritrovandoli cambiati (migliorati?) grazie alla pace loro donata, agli “ismi” abbattuti, ad una forte dose di iniezione di coraggio che ci fece ri-alzare la testa. Le Alleate presenze “Virtuale, tra memoria e realtà”, una selezione di fotografie con interventi digitali di Corradino Pellecchia, Franco Siano e Luigi Siano, dedicate allo sbarco a Paestum e a Salerno del settembre 1943, sono sbarcate al Teatro dei Barbuti, che vuol celebrare con queste immagini il LXXVI anniversario dell’operazione Avalanche. La mostra, progettata da Massimo Bignardi e realizzata in collaborazione con lo spazio Arte Tre, l’associazione “Avalanche 1943” e l’associazione “Anima Libera”, propone il lavoro dei fotografi Corradino Pellecchia e Franco Siano, invitando ancora una volta a riflettere nel proprio sentire sulla parola la libertà che non è un valore gratuito che esiste automaticamente o una condizione che si mantiene da sola. Un momento per riaffermare che la libertà va difesa giorno per giorno e che tutti noi dobbiamo tenere sempre gli occhi ben aperti se vogliamo custodire questo bene prezioso che garantisce alle persone di vivere al meglio possibile. Un invito ai giovani, come ricorda Pasolini che “ Non si lotta solo nelle piazze, nelle strade, nelle officine, o con i discorsi, con gli scritti, con i versi: la lotta più dura è quella che si svolge nell’intimo delle coscienze, nelle suture più delicate dei sentimenti”, perché, c’è la vita di milioni di persone che hanno gioito, sofferto e amato come noi: ritrovarle e cercare di capirle può contribuire a renderci eredi consapevoli del passato e artefici preparati del futuro. (o.c.)

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