PAGANI, MANCATI VERSAMENTI ALL’ERARIO, ALLA SBARRA TRAPANI E RAIOLA

Mancati versamenti, rinviati a giudizio Filippo Raiola e Raffaele Trapani rispettivamente amministratore e presidente della Paganese Calcio. Entrambi dovranno presentarsi in aula a Nocera Inferiore il prossimo 10 marzo. Le contestazioni sono formulate in concorso, per un caso, e separatamente per un altro contro il solo Raiola. Nel mirino della Procura di Nocera Inferiore ci sono mancati pagamenti. La relazione dei funzionari dell’ufficio di Pagani, datata 1 ottobre 2019, riguarda i versamenti relativi al 22 giugno 2017, quando Trapani era procuratore e amministratore della Paganese, mentre Raiola era amministratore unico. I due non avrebbero versato il dovuto utilizzando in compensazione crediti inesistenti per importo superiore a 50mila euro, e crediti d’imposta dalla Italiana Petroli srl inesistente, per oltre 279mila euro, costituito per le accuse in maniera fraudolenta. In un ulteriore capo d’accusa, Raiola risponde di un altro presunto illecito verificato nella stessa data, perché nel corso dell’anno 2019 non versava le somme dovute, utilizzando lo stesso meccanismo della compensazione per crediti inesistenti sopra i 50mila euro.  .  A novembre dello scorso anno Raffaele Trapani era stato rinviato a giudizio con l’accusa di aver predisposto false fatturazioni violando la legge in materia con il fine di evadere l’imposta sul valore aggiunto.  Ora per lo storico patron azzurrostellato un nuovo giudizio ottenuto dal pubblico ministero Davide Palmieri.

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Mazzette per i favori, Salvato sotto torchio. L’imprenditore nocerino finito ai domiciliari atteso oggi dall’interrogatorio di garanzia: da chiarire le posizioni di altri 7 indagati tra cui tutori dell’ordine ed ex impiegato del Tribunale

Mazzette agli “amici” per avere informazioni su inchieste che lo riguardano e coperte da segreto istruttorio: oggi il 40enne nocerino Marco Salvato, impegnato nel campo delle energie rinnovabili e lunedì finito ai domiciliari, comparirà dinanzi al gip di Nocera Inferiore per l’interrogatorio di garanzia. In quella sede potrà fornire chiarimenti e spiegazioni sulle pesanti accuse che gli vengono contestate, come l’istigazione alla corruzione. Otto in tutto gli indagati tra impiegati pubblici, anche un ex dipendente del Tribunale di Nocera Inferiore, oltre a poliziotti e finanzieri. L’indagine si è sviluppata da una precedente attività investigativa concentrata su reati fiscali. Nel momento in cui è comparso il nome dell’imprenditore, la Procura ha scoperto – attraverso una massiccia attività d’intercettazione – l’esistenza di una rete di relazioni che Salvato avrebbe costruito nel tempo, tra i quali un dipendente del tribunale ed esponenti delle forze dell’ordine, per ottenere informazioni coperte da segreto. Il sentore di essere oggetto di indagini penali lo aveva spinto a relazionarsi con più persone, le quali avrebbero potuto fornire informazioni utili a riguardo, anche se coperte da segreto istruttorio. In alcuni casi l’uomo avrebbe ottenuto alcune di quelle informazioni, sulle quali sono in corso ulteriori indagini. In cambio, avrebbe promesso somme di denaro o altre utilità. Promesse che non si sarebbero concretizzate, secondo gli inquirenti, ma i cui passaggi sono stati accertati e messi nero su bianco nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip, giorni fa. Le informazioni sarebbero state acquisite da fonti diverse ed avrebbero avuto in comune un unico obiettivo: reperire e recuperare notizie sull’eventuale esistenza di procedimenti penali o provvedimenti giudiziari che riguardavano l’imprenditore. Molte le cose da chiarire nell’indagine a partire da questa mattina davanti al gip del Tribunale nocerino. Così come si cerca chiarezza per il ruolo degli esponenti delle forze dell’ordine iscritti tra gli indagati a piede libero.

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PIZZO AL BALNEATORE, ARRESTATO IL NOCERINO SANDRO CERIELLO

“Se non paghi facciamo male e te, ai tuoi figli e ai tuoi nipoti“: con questa minaccia il 26enne di Nocera Inferiore, Alessandro Ceriello, da alcune settimane taglieggiava il titolare di uno stabilimento balneare di Milano Marittima. L’imprenditore aveva gli aveva già consegnato 5300 euro in tre diverse occasioni e stava per versarne altri 4mila. Stava, perché sono intervenuti i militari della guardia di finanza di Cervia che tenevano il giovane nocerino- da anni al Nord- sotto osservazione per un giro di spaccio di droga.  Proprio per questo, le frequenti visite dell’estorsore al bagno di Milano Marittima non sono passate inosservate e quando i militari sono andati dal bagnino a chiederne conto, l’uomo, senza esitazioni, ha raccontato l’inferno nel quale era precipitato. La consegna degli ulteriori 4mila euro era prevista per il giorno dopo “in un crescendo di pretese e minacce”. La vittima ha deciso quindi di collaborare con gli inquirenti che, coordinati dalla Procura, hanno messo a punto una ‘trappola’ per l’estorsore: hanno fotocopiato le banconote per la cifra richiesta e predisposto un servizio di pedinamento del 26enne  finché si è presentato allo stabilimento per il ritiro della somma. Al momento della consegna, i militari delle Fiamme Gialle hanno notato nei paraggi un’altra auto con un uomo di 39 anni, residente in Romagna, sospettato di essere complice di Alessandro Ceriello: addosso aveva due dosi di cocaina per 1,2 grammi circa. La successiva perquisizione ha permesso di sequestrare ulteriori 10 dosi di cocaina per 5,3 grammi nascoste nell’auto e altri 16,7 grammi nella vicina casa  dove sono stati sequestrati anche un piccolo quantitativo di hashish e un bilancino di precisione. Per entrambi, come chiesto dal pubblico ministero Angela Scorza, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ravenna ha così stabilito il carcere per il 25enne di Nocera Inferiore mentre per il 39enne sono scattati gli arresti domiciliari. Per entrambi c’è stata anche la convalida del fermo per cui le misure cautelari restano invariate.

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Nocera, Informazioni dietro mazzette, ai domiciliari Marco Salvato

Una rete di amicizie, anche tra impiegati pubblici e forze dell’ordine, per ottenere informazioni (dietro mazzette) su alcune inchieste che riguardavano lui e la sua azienda e coperte dal segreto istruttorio: finisce ai domiciliari con l’accusa di istigazione alla corruzione Marco Salvato, 40enne di Nocera Inferiore imprenditore impegnato nel campo delle energie rinnovabili. Una denuncia effettuata aveva fatto scattare l’inchiesta portata avanti dalla Guardia di Finanza e culminata ieri mattina con l’arresto. Con Marco salvato ci sono altri 7 indagati, tra cui tutori dell’ordine e impiegati pubblici.  A stringergli le manette ai polsi sono stati proprio i militari delle fiamme Gialle del Comando Provinciale di Salerno  che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari  firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Nocera Inferiore su richiesta della locale Procura.  I militari, grazie a indagini che si sono avvalse anche di intercettazioni sia telefoniche che ambientali avrebbero accertato l’esistenza di una rete di relazioni che l’indagato avrebbe costruito nel tempo con dipendenti pubblici – anche appartenenti alle forze dell’ordine (tutti finiti nel mirino degli inquirenti e sul registro degli indagati)– con il solo scopo di ottenere informazioni coperte da segreto, dietro l’offerta o la promessa di denaro o altre utilità. Le informazioni avrebbero avuto un unico obiettivo: reperire notizie sulla eventuale esistenza di procedimenti penali o provvedimenti giudiziari che lo riguardassero. L’esecuzione della misura cautelare si è resa necessaria per interrompere l’attività criminosa di Marco Salvato, “impedendo così la reiterazione di delitti della medesima specie”, fanno sapere dalla Procura di Nocera Inferiore.
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Nocera Inferiore. Politica e clan, 8 anni al boss, pene lievi per altri. Due anni e 8 mesi all’ex vice sindaco Cesarano e consigliere comunale Carlo Bianco

Politica e clan a Nocera Inferiore, raffica di assoluzioni e pene leggere rispetto a quanto chiesto dalla Procura Antimafia di Salerno. Per molti cade anche l’aggravante mafiosa. Il processo è “Tutta un’altra storia” e fa parte di un blitz del 2017 messo a segno dagli uomini del Ros del comando provinciale di Salerno. Due anni e 8 mesi a testa per Carlo Bianco e Antonino Cesarano, ex vice sindaco di Nocera Inferiore, tre anni e 2 mesi per Ciro Eboli (candidato); sette mesi di reclusione per Francesco Gambardella e Gerardo Villani; nove mesi per Nicola Maisto, otto anni di reclusione per Antonio Pignataro (ultimo killer in vita di Simonetta Lamberti) a fronte dei 20 chiesti dalla Procura Antimafia di Salerno. Un anno e 10 mesi per Luigi Sarno. Assolti perché il fatto non sussistite Pasquale e Rosario Avallone, Guerino Prudente. Non hanno commesso il fatto invece Pio Sarno, Rocco e Mirko Sileo. Dopo le motivazioni della sentenza emessa ieri dai giudici del Tribunale di Nocera Inferiore si andrà in Appello e si cercherà di evitare la conferma della pena in quanto per alcuni potrebbe scattare il carcere. Nel collegio difensivo tra gli altri c’erano Annalisa Califano, Massimo Forte, Gregorio Sorrento, Bonaventura Carrara e Andrea Vagito. Guglielmo Valenti della Dda aveva presentato istanza di 16 anni di reclusione per Antonio Pignataro, boss ex Nco e ultimo killer in vita di Simonetta Lamberti, 7 anni per l’ex consigliere comunale Carlo Bianco e l’ex assessore e vice sindaco Antonio Cesarano; 10 anni per Ciro Eboli, 8 anni per Domenico Orsini, Rosario Vallone e Pasquale Avallone; 10 anni per Guerino Prudente e via via gli altri. Assoluzione chiesta per Carmine Afeltra e il non luogo a procedere per Luigi Chiavazzo perché deceduto. Al centro dell’inchiesta il cambio di destinazione urbanistica di un suolo situato nei pressi della chiesa di San Giuseppe, in via Montalbino, nel quale doveva essere realizzato un edificio da destinare a mensa Caritas e casa famiglia. L’opera fu oggetto di una delibera della Giunta comunale approvata nel maggio del 2017. Secondo l’accusa, il boss Pignataro si sarebbe interessato direttamente alla questione, curando direttamente i rapporti con aspiranti politici in corsa per le amministrative a Nocera Inferiore. Da qui l’accusa di scambio elettorale politico mafioso, contestata dalla Dda ad Antonio Pignataro e ai politici coinvolti. In prima battuta cadde l’aggravante mafioso ma poi il pm Enzo Senatore formulò nuove contestazioni agli imputati. Ieri la sentenza con pene miti rispetto alla pensante richiesta, 80 anni, formulata dall’antimafia di Salerno.

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Aziende irregolari e operai in nero, Agro e Piana del Sele maglia nera. Su 180 ditte, 70 risultano non a norma e su 1045 posizioni lavorative 265 sono emerse 265 posizioni negative

Pina Ferro

Agro nocerino (e piana del Sele) maglia nera per le aziende che operano irregolarmente sul territorio. E’ quanto emerge da una ispezione tesa a controllare anche le posizioni dei lavoratori. Operazioni nell’Agro Nocerino Sarnese (Sarno, Scafati, Pagani, San Marzano sul Sarno, San Valentino Torio) e nella Piana del Sele e Picentini (Pontecagnano, Battipaglia, Montecorvino, Bellizzi, Eboli, Capaccio-Paestum, Agropoli), in considerazione della vocazione agricola dei territori utilizzati per la produzione prevalente di frutta e ortaggi. Diverse attività sono state indirizzate anche verso l’allevamento degli animali, in particolare bufale. I controlli hanno riguardato 180 aziende, di cui 70 (il 42%) sono risultate irregolari o i cui accertamenti sono ancora in corso. Adottati 15 provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale. Sono state verificate 1.015 posizioni lavorative (450 cittadini italiani, 75 provenienti dall’Ue e 490 provenienti da Paesi extra-europei). Sono risultate irregolari le posizioni di 265 lavoratori (il 26%), di cui 85 completamente in nero (30% dei lavoratori irregolari ed al 10% circa della forza lavoro occupata). Tra i lavoratori irregolari si è registrato un elevato numero di braccianti di Paesi extra-UE: 150 su 265 (il 70%). Oltre al lavoro nero, sono state accertate irregolarità riguardo a giornate lavorative effettivamente prestate ma non registrate sul libro unico del lavoro, non remunerate o remunerate fuori sacco e pertanto sottratte all’imposizione fiscale, contributiva ed assicurativa. La registrazione di un numero di giornate inferiore a quelle effettivamente prestate rappresenta un fenomeno diffuso nel settore agricolo della provincia di Salerno, molto difficile da contestare e provare in quanto sul tema converge il duplice interesse del datore di lavoro e del lavoratore che, una volta raggiunte le 112 o 151 giornate contrattuali annuali, può richiedere l’indennità di disoccupazione per tutto il rimanente periodo dell’anno. Riscontrate anche violazioni per l’inosservanza del giorno di riposo settimanale, verificate diverse ipotesi di retribuzione corrisposte in assenza della prevista tracciabilità. Risultati privi di permesso di soggiorno 6 lavoratori e sono tuttora in corso accertamenti per acclarare una ipotesi di caporalato.

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CRAC MILIONARIO DELLA “SCAFATI SVILUPPO”, 26 INDAGATI

Bancarotta fraudolenta della Scafati Sviluppo, società in house di Palazzo Mayer dichiarata fallita ad aprile del 2017 con un passivo di oltre 10miloni di euro: sotto accusa per quel crac da parte della Procura di Nocera Inferiore (pm Davide Palmieri) 26 tra amministratori, professionisti e politici raggiunti in questi giorni dalla conclusione delle indagini. Ci sono l’ex primo cittadino Pasquale Aliberti, quindi Annalisa Pisacane (ex assessore), Giacinto Grandito (ex assessore), Guglielmo D’Aniello (ex assessore), Giancarlo Fele (ex assessore), Giacomo Cacchione (ex capo economo in Comune), Enrico Pennarola, Antonio Mariniello, Alfonso Di Massa (nominato assessore martedì, ultimo presidente del Cda), Filippo Sansone, Giovanni Cannavacciuoli, Mario Ametrano, Giovanni Acanfora, Ciro Petrucci, Vittorio Minneci, Nicola Fienga, Maddalena Di Somma, Emanuele De Vivo, Bartolomeo D’Aniello, Assunta Tufano, Massimiliano Granata, Francesco Alfonso Buccino, Ferdinando Voccia, Francesco Bolino, Sabatino Benincasa e Giovanni Granata. Tutti avrebbero avuto un ruolo per la Scafati Sviluppo e per la Procura ognuno avrebbe contribuito al crac di oltre 10milioni di euro. Nel mirino del pm Davide Palmieri sono finiti i bilanci dal 2010 al 2015 con omissioni di debiti, anche nei confronti della Regione Campania e non aver pagato imposte per quasi 900mila euro. Già a dicembre di 7 anni fa, scrive il magistrato inquirente, sarebbero stati occultati perdite per due milioni di euro superiore  a quasi un terzo del capitale sociale della azienda scafatese. Sui 26 indagati (un altro è deceduto a luglio), tra Cda, membri del collegio sindacale, amministratori e tecnici di Palazzo Mayer, scrive la Procura: “Tutti cagionavano o comunque concorrevano a cagionare  il fallimento della Scafati Sviluppo con false comunicazioni sociali esponendo bilanci non rispondenti al vero inducendo altri in errore”. Ora tutti gli indagati hanno 20 giorni di tempo per rilasciare dichiarazioni al pubblico ministero titolare del fascicolo d’inchiesta prima che il magistrato chieda per tutti il processo con l’accusa di bancarotta fraudolenta in concorso.

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Nocera Inferiore, Pizzo, bombe e riciclaggio: In dieci finiscono in manette

Dieci arresti (di cui 7 in carcere e tre ai domiciliari su richiesta della procura Antimafia salernitana) e 4 indagati a piede libero per due operazioni diverse aventi come collante Michele Cuomo, il ras di Nocera Inferiore finito in carcere dopo il blitz di Firenze per la camorra d’esportazione. Sugli uomini dei clan si abbatte la mannaia delle forze dell’ordine e della magistratura inquirente con due ordinanze firmate dai gip salernitani Alfonso Scermino e Carla Di Filippo che hanno accolto le richieste del pm Guglielmo Valenti.  Estorsione a suon di bombe al riciclaggio per finire a  violenze fisiche e vessazioni psicologiche ai danni di una negoziante con interessamento del clan Mazzarella di Napoli: sono gli episodi di due differenti inchieste per le quali i  carabinieri della sezione Operativa del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore hanno eseguito le rispettive ordinanze. La prima è iniziata a gennaio 2020, l’altra 8 mesi più tardi. Gli accertamenti, seppur distinti, hanno interessato soggetti che hanno attinenza al contesto della criminalità organizzata di Nocera e, in particolare, con il clan di  Michele Cuomo (ai domiciliari per questo reato). I reati contestati aggravati dal metodo mafioso, sono  di estorsione, danneggiamento, detenzione e porto abusivo di materiale esplodente, riciclaggio, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato e lesioni personali. La prima indagine è scaturita dall’esplosione di una bomba carta avvenuta la notte 21 gennaio 2020 che ha danneggiato gravemente il Teca Bar di in via Matteotti a Nocera Inferiore. L’attentato dinamitardo, secondo l’accusa, rientra in un disegno estorsivo finalizzato ad impedire alla stessa società di aprire un ulteriore punto vendita in Corso Vittorio Emanuele. L’intimidazione, attuata con la regia di Cuomo, aveva lo scopo di preservare dalla concorrenza un altro esercizio commerciale, anch’esso ubicato in Corso Vittorio Emanuele, luogo di ritrovo abituale dei componenti del gruppo Cuomo e il cui titolare è risultato in contatto con il vertice del sodalizio. L’atteggiamento degli indagati (in 3 ai domiciliari il quarto è deceduto per complicanze da Covid), alla fine, è servita per giungere all’obiettivo: i soci, alla luce delle minacce subite, hanno rinunciato a realizzare il secondo punto vendita. Per questa inchiesta sono finiti ai domiciliari: Michele Cuomo, Domenico Rese e Francesco Gambardella. Per tutti l’interrogatorio è stato fissato per la mattinata di lunedì.
La seconda indagine, invece, è legata ad un’operazione di riciclaggio di liquidità per un ammontare a 25mila euro che, a causa dell’improvvisa e inattesa impossibilità di riappropriarsi del valore, è sfociata in dinamiche estorsive caratterizzate da atti di violenza fisica e vessazioni psicologiche. La vicenda è emersa nell’agosto 2020 quando la titolare di una rivendita di abbigliamento da cerimonia di Cava de’ Tirreni, tramite una sua conoscente, è stata coinvolta da un gruppo di persone tra i quali Leontino Cioffi (personaggio in rapporti con il gruppo Cuomo) a convogliare mediante bonifico su un conto corrente estero riconducibile a Cioffi, dietro promessa di un compenso pari al 15% della somma, liquidità cedutale attraverso pagamenti a mezzo Pos con carte di credito Superflash. L’entità delle transazioni, però, ha spinto l’istituto bancario a bloccare l’accredito. Il congelamento della somma aveva determinato una crescente fibrillazione del gruppo e sono iniziate vessazioni e minacce all’incolumità della donna e all’integrità della sua attività commerciale. Avrebbero prospettato gravi ripercussioni fisiche (in un caso effettivamente manifestatesi con percosse e lesioni personali), sia la distruzione del negozio. Il tutto rafforzato dall’interessamento all’operazione da parte del clan Mazzarella di Napoli con Simone Iacopino, detenuto, che agiva dal carcere tramite Giovanni Ascione da Portici collegati proprio ai Mazzarella. In carcere Domenico Alfano (Castel San Giorgio), Giovanni Ascione (Portici), Leontino Cioffi (Nocera Inferiore), Simeone Iacomino (San Giorgio a Cremano), Anna Rita Iuliano (Nocera Inferiore), Emanuele Perrella (Nocera Inferiore), Roberto Ruggiero (Parete, Caserta). Indagati a piede libero invece, Carmine Angrisani (Nocera Inferiore), Anna Petrosino (Nocera Inferiore), Giuseppina Pintozzi (Salerno), Franca Battipaglia (Cava de’ Tirreni). Lunedì al via gli interrogatori di garanzia.
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