È partita la sonda Solar Orbiter che studierà il Sole nei prossimi 10 anni

Il viaggio verso la nostra stella durerà almeno tre anni e poi inizierà la raccolta di dati per studiare le tempeste solari e i possibili effetti sulla Terra. A bordo anche strumentazione italiana.

È in viaggio verso il Sole la sonda Solar Orbiter, il primo veicolo che potrà vederlo da vicino e che cercherà di scoprire i meccanismi responsabili delle tempeste che lo sconvolgono e che, sulla Terra, potrebbero creare problemi a satelliti Gps e per le telecomunicazioni e alle reti elettriche. Il lancio è avvenuto dalla base americana di Cape Canaveral con un razzo Atlas 5. È cominciata così la missione più ambiziosa diretta alla nostra stella, realizzata dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e condotta in collaborazione con la Nasa.

SENSORI D’ASSETTO REALIZZATI DALL’ITALIA

I veicolo è stato costruito dall’Airbus Defence and Space e i dieci strumenti a bordo sono stati realizzati da Francia, Germania, Spagna, Belgio, Svizzera, Stati Uniti e Italia. L’occhio italiano sul Sole, chiamato Metis, si deve a Università di Firenze, Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e Thales Alenia Space (Thales- Leonardo). Tutti gli strumenti funzioneranno all’unisono e la sonda potrà catturare immagini mai viste e raccogliere dati sullo sciame di particelle che costituisce il vento solare, sulle spettacolari eruzioni e sul campo magnetico solare. Dei dieci anni di vita operativa della sonda, tre e mezzo saranno occupati dal viaggio verso il Sole, nel quale la Solar Orbiter si orienterà grazie ai sensori di assetto stellare messi a punto in Italia, dal gruppo Leonardo. Durante il viaggio «la Solar Orbiter acquisterà la spinta sfruttando una volta la forza di gravità della Terra e almeno sette volte quella di Venere», ha detto Andrea Accomazzo, capo della Divisione missioni interplanetarie dell’Esa e direttore operazioni di volo della missione Solar Orbiter.

INCONTRO CON VENERE PREVISTO PER IL 26 DICEMBRE

La prima tappa importante del viaggio, ha aggiunto, è prevista il 26 dicembre con il passaggio ravvicinato a Venere, seguito dall’unico passaggio vicino alla Terra previsto durante il volo. Poi per almeno sette volte la sonda sfrutterà la forza di gravità di Venere per ridurre la dimensione della sue orbita e collocarsi su un’orbita più vicina al Sole e inclinata rispetto all’eclittica, ossia rispetto al piano sul quale si trovano le orbite dei pianeti, in modo da riuscire a osservare i Poli del Sole, mai visti finora. Solar Orbiter li osserverà dalla distanza di circa 42 milioni di chilometri. «Altri veicoli spaziali hanno raggiunto distanze decisamente inferiori, ma», ha detto ancora Accomazzo, «non sono in grado di fare osservazioni né di prendere misure dell’ambiente intorno al Sole. Solar Orbiter guarderà invece il Sole da vicino”, protetta da uno scudo in grado di resistere a temperature fino a 500 gradi, grazie al rivestimento di polvere nera a base di fosfato di calcio, molto simile ai pigmenti usati decine di migliaia di anni da per le pitture rupestri.

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