Coronavirus, in Cina altri 150 morti. Iran: giallo sulle vittime

Il bilancio totale nella Repubblica popolare parla di 2.593 vittime e 77.345 casi. Allerta in Corea del Sud. Mentre Teheran smentisce i 50 decessi di Qom. Il primo caso in Afganistan.

Mentre lItalia è alle prese con un’emergenza che si allarga di ora in ora, il coronavirus in Cina ha causato solo nella giornata di domenica altri 150 morti. Sabato erano stati 97. Più di 400 i nuovi casi di infezione accertati, secondo l’aggiornamento quotidiano fornito dalla Commissione sanitaria nazionale (Nhc).

Il totale dei decessi è così salito a 2593 su 77.345 casi. I dimessi dagli ospedali sono saliti a 24.734, con un aumento di 1.846 unità. La provincia dell‘Hubei, l’epicentro dell’epidemia, ha registrato il 23 febbraio 149 morti, 398 nuove infezioni e 1.439 guarigioni, facendo salire i numeri complessivi, rispettivamente, a 2.945, 64.287 e 16.738. Per la prima volta in decenni la sessione annuale del parlamento in programma il 5 marzo è stata rinviata.

Intanto sei province hanno abbassato hanno il livello di emergenza portandolo da 1, il più alto, a 2 o a 3: si tratta di Gansu, Liaoning, Guizhou, Yunnan, Shanxi e Guangdong. La mossa delle autorità locali segue l’invito del presidente Xi Jinping a un «ritorno ordinato» alle attività lavorative e produttive dopo la festività del Capodanno lunare, eccezionalmente prolungata per l’emergenza sanitaria.

COREA DEL SUD: ALLERTA ROSSA

Picco di contagi anche in Corea del Sud, secondo Paese più colpito dopo la Cina con 833 casi, 70 solo nelle ultime ore. Per questo domenica Seul ha alzato l’allerta a rosso, per la prima volta dall’epidemia di febbre suina H1N1 del 2009. La mossa consente alle autorità di adottare misure eccezionali come la chiusura momentanea delle scuole e il taglio dei voli aerei da e per il Paese.

IN GIAPPONE ISTITUITA UNA TASK FORCE

Situazione critica anche in Giappone dove i casi sono 146 oltre ai 691 della Diamond Princess attraccata al porto di Yokohama. Il premier Shinzo Abe ha ordinato l’istituzione di un comitato di emergenza per prepararsi a gestire un potenziale aumento dei casi. Nel giorno che è coinciso con il 60esimo compleanno dell’imperatore Naruhito e con le celebrazioni al palazzo imperiale già cancellate per evitare grandi raduni di masse, Abe ha detto che la task force dovrà presentare misure efficaci di prevenzione in un momento in cui il virus si sta diffondendo pericolosamente in diverse regioni dell’arcipelago. Abe ha detto che alcuni centri medici hanno cominciato a somministrare il vaccino anti-influenzale Avigan per determinare la sua efficacia nel trattamento del coronavirus.

LE OLIMPIADI DI TOKYO NON SONO A RISCHIO

Non sembrano invece a rischio le Olimpiadi di Tokyo 2020. I preparativi, fanno sapere dal Cio, continuano come previsto. «Le contromisure contro le malattie infettive costituiscono una parte importante dei piani di Tokyo 2020 per ospitare dei Giochi Olimpici sicuri e protetti», si legge nella nota. «Tokyo 2020 continuerà a collaborare con tutte le organizzazioni pertinenti che monitorano attentamente l’incidenza di malattie infettive e rivedrà le contromisure che potrebbero essere necessarie con tutte le organizzazioni pertinenti».

PRIMO CASO IN AFGHANISTAN

A livello globale, è stato invece registrato il primo caso di coronavirus in Afghanistan nella provincia occidentale di Herat. Nel corso di una conferenza stampa a Kabul, il ministro della Sanità afghano Ferozuddin Feroz ha dichiarato l’emergenza nella provincia. Il paziente, ha aggiunto, è attualmente in isolamento in una struttura sanitaria.

IN IRAN IL GOVERNO NEGA LE 50 VITTIME DI QOM

In Iran, invece, altro Paese mediorientale colpito in concomitanza con le elezioni parlamentari, il governo ha negato che a Qom siano decedute almeno 50 persone come riportato dai media. «Nessuno ha accesso alle ultime informazioni e le false notizie potrebbero essere legate a malintesi, perché a volte i sintomi del virus sono gli stessi di quelli dell’influenza», ha detto un portavoce del governo. «Non dovremmo permettere che questa questione diventi politica», ha aggiunto, sottolineando che le ultime informazioni verranno rese note tra poche ore. Ad accusare le autorità della Repubblica islamica di non dire la verità sul numero di vittime e contagi è stato un deputato proprio di Qom, primo focolaio dell’epidemia. Al momento i casi ufficiali sono 47, 12 le morti.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Cosa sappiamo sull’aereo Usa cauto in Afghanistan

Un Bombardier E-11A è precipitato nella provincia di Ghazni, in una zona sotto il controllo dei talebani che parlano di velivolo della Cia. Il Pentagono conferma ma restano ignote le cause dello schianto.

Il ‘mistero’ su un aereo precipitato nella provincia di Ghazni, nell’est rurale dell’Afghanistan per lo più in mano ai talebani, ha tenuto banco per ore. In serata il Pentagono ha rischiarato la vicenda, almeno in parte: un velivolo è precipitato, apparteneva alle forze Usa, si trattava di un Bombardier E-11A, utilizzato per convogliare in tempo reale informazioni sul campo di battaglia. Nessun accenno a eventuali vittime.

I TALEBANI: «ERA UN AEREO DELLA CIA»

Il ‘mistero’ nelle prime ore, avevano spinto la compagnia di bandiera locale Ariana Afghan Airlines e l’aviazione civile di Kabul negare una ricostruzione diffusa inizialmente, secondo cui era caduto un aereo commerciale del vettore. I mezzi del vettore che erano in volo sono regolarmente atterrati, ha spiegato l’amministratore delegato Mirwais Mirzekwal. Nel corso della giornata, i talebani hanno poi annunciato in un comunicato che si sarebbe trattato di un velivolo dell’intelligence militare americana, come poi dimostrato. Sui social infatti, un account vicino agli insorti ha mostrato quelli che appaiono come resti di un jet Bombardier Global Express E-11A, impiegato appunto per il coordinamento delle operazioni militari e la sorveglianza elettronica dall’aeronautica Usa. «Un aereo dell’intelligence del nemico è precipitato nell’area di Sado Khelo del distretto di Deh Yak, causando la morte di tutto l’equipaggio e di membri di alto livello della Cia. Il relitto e i corpi si trovano sul luogo dell’incidente», si legge nel comunicato dei ribelli che controllano l’area.

ANCORA INCERTE LE CAUSE DELL’INCIDENTE

L’aereo si è schiantato «verso le 13» locali (le 9.30 in Italia), ha spiegato il portavoce della polizia provinciale di Ghazni, Ahmad Khan Seerat, aggiungendo che «la zona non è sicura» a causa della presenza dei talebani, che complica notevolmente l’invio di soccorsi e le indagini. Il governo di Kabul ha spedito sul posto un contingente di Forze speciali. Resta incerto anche il motivo per cui il mezzo è precipitato. Le forze Usa in ogni caso escludono l’abbattimento da parte di fuoco nemico, e annunciano l’apertura di una inchiesta. Nelle immagini diffuse in rete i resti del Bombardier mostrano tracce di bruciature. La polizia locale ha confermato che il velivolo ha preso fuoco, senza precisare tuttavia se l’incendio sia stato causato dall’impatto col terreno o se sia avvenuto in volo, dopo essere stato colpito. L’incidente giunge mentre sono ancora in corso le trattative tra Usa e talebani per un possibile parziale ritiro dell’esercito americano in cambio di accordi sulla sicurezza nel Paese. Negoziati che però sono già stati più volte interrotti dopo escalation militari.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it