Abu Mazen rompe le relazioni tra Palestina e Israele

Il presidente dell'Anp rompe le relazioni con Israele all'indomani della presentazione del piano di Trump per la pace.

Un piano così è decisamente inaccettabile. Anzi, di più, è un insulto. Così il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen ha deciso di rompere ogni relazione con Israele e sospendere tutti gli accordi. «Non accetterò l’annessione di Gerusalemme e non voglio passare alla storia come colui che ha venduto Gerusalemme», ha dichiarato Abu Mazen citato dall’agenzia Maan, aggiungendo che l’Anp «non accetterà mai gli Usa come unico mediatore al tavolo dei negoziati con Israele».

«CREDO ANCORA NELLA PACE»

Il presidente dell’Anp ha proseguito: «Israele non è la patria solo degli ebrei, ma anche dei musulmani e dei cristiani». È una rottura dovuta al fatto che sulla cartina disegnata da Trump, agli israeliani finiscono «oltre il 90% delle terre palestinesi», ma che non fa smettere Abu Mazen di «credere nella pace». Una pace che però si deve basare sulla «iniziativa araba» e le «risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite».

ALLA PALESTINA 50 MILIARDI MA NON LA SOVRANITÀ

Il piano di 80 pagine presentato a Washington, il 28 gennaio, da Trump e Netanyahu si basa su Gerusalemme unita capitale dello Stato di Israele e sulla creazione di uno Stato palestinese che avrà una capitale nell’area di Gerusalemme Est e sarà sostenuto da 50 miliardi di dollari di investimenti da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati. Ma non si tratterà di un territorio unico. Le sue diverse porzioni saranno unite da «strade, ponti e tunnel». Lo Stato palestinese avrebbe diverse limitazioni della propria sovranità: non potrà avere un esercito e non controllerà i suoi confini esterni e il suo spazio aereo. Inoltre diversi insediamenti legali in Cisgiordania diventeranno Stato di Israele, con Netanyahu che potrebbe annettere subito il 30% del territorio.

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