Elezioni Emilia-Romagna, Bonaccini (Pd) apre al M5s: “Con loro possiamo trovare basi comuni”


Il presidente uscente dell'Emilia-Romagna, e candidato in corsa per il voto del prossimo 26 gennaio, Stefano Bonaccini, apre ai Cinque Stelle e li invita a valutare un'alleanza con il Pd: "Sono più le cose che ci uniscono più di quelle che ci dividono. Se si vuole, si possono trovare basi comuni. Fare alleanze solo per battere gli avversari sarebbe un errore".
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Brasile, figlio Bolsonaro minaccia di sospendere democrazia per contenere proteste della sinistra


Il deputato, figlio del presidente Jair Bolsonaro, ha fatto riferimento all'adozione "un nuovo AI-5", un decreto simile a quello emesso nel 1968 dalla dittatura militare del Brasile. Persone arrestate per crimini politici o contro la sicurezza nazionale perdevano il diritto alla concessione di ‘habeas corpus’, potendo essere di fatto arrestate dalla polizia senza prove e senza mandato di cattura a tempo indeterminato.
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Migranti, diversi governi stessi errori: per i naufragi in mare diritti violati e prassi illegittime


Per la prima volta è stata applicata per 4 migranti, superstiti del naufragio di Lampedusa dello scorso 7 ottobre, la procedura accelerata per l'esame della domanda di protezione internazionale nelle commissioni territoriali. Ma tale procedura, prevista dal decreto Sicurezza di Salvini, è illegittima: non potrebbe infatti essere prevista per dei soggetti "vulnerabili".
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Trump a gamba tesa sul voto britannico: «Corbyn pessimo»

Il presidente Usa a colloquio con Farage. E minaccia Londra: «Con l'intesa con l'Ue non possiamo fare un accordo di libero commercio».

Donald Trump mette i piedi nel piatto della campagna elettorale britannica. E lo fa scatenando il solito putiferio, con un attacco ad alzo zero al leader laburista Jeremy Corbyn, accompagnato da un endorsement non meno rumoroso al primo ministro conservatore Boris Johnson: al quale non risparmia peraltro moniti imbarazzanti contro l’accordo sulla Brexit firmato con l’Ue, incompatibile o quasi, secondo il presidente americano, con la prospettiva d’un futuro trattato privilegiato di libero scambio bilaterale Londra-Washington. Nel duello fra i due unici pretendenti veri a Downing Street in vista del voto del 12 dicembre, il favoritissimo Johnson e l’inseguitore Corbyn, Trump – e non è una sorpresa – non ha il minimo dubbio. Sceglie l’amico Boris. E lo dice a chiare lettere in un’intervista concessa al programma radiofonico di Lbc condotto da un altro suo amico inglese, il tribuno euroscettico del Brexit Party Nigel Farage.

«Corbyn», taglia corto il presidente-magnate, «sarebbe davvero una cattiva scelta per un Paese dal potenziale enorme come il vostro. È pessimo, vi porterebbe su una cattiva strada». «Boris invece è un uomo fantastico, credo sia esattamente il tipo giusto per questi tempi», prosegue imperterrito. Non senza ammiccare allo stesso Farage, leader di un partito sulla carta concorrente dei Tory, e invitarlo quasi apertamente a una qualche intesa elettorale con BoJo: «So che tu e lui farete cose spettacolari insieme, perché se siete insieme, lo sai, sarete una forza inarrestabile». A Johnson è destinata d’altronde anche una tirata d’orecchie, per l’accordo di divorzio da lui raggiunto dall’Ue raggiunto in extremis con Bruxelles: accordo definito «eccellente» dall’inquilino in carica di Downing Street e che al contrario all’uomo della Casa Bianca non va proprio giù. È un deal che rischia di rivelarsi incompatibile con un trattato di libero scambio ambizioso fra Usa e Regno Unito per il dopo Brexit avverte The Donald. «Noi vogliamo commerciare col Regno Unito, voi volete commerciare con noi, ma questo accordo, a essere onesti, sotto certi aspetti non ci permette di commerciare», afferma. «Non possiamo fare un accordo di libero commercio», insiste, spiegando di puntare a «numeri molto maggiori» nell’interscambio rispetto a quelli attuali», «certamente molto più grandi di quelli che fate stando sotto l’Unione Europea».

CORBYN: «MIRE USA SUL SERVIZIO SANITARIO BRITANNICO »

La risposta di Johnson, che l’intesa commerciale con Washington la promette da tempo come un obiettivo pressoché scontato, resta per ora in sospeso. Mentre la secca replica di Corbyn arriva a stretto giro di posta. «Donald Trump cerca d’interferire nella nostra campagna elettorale nella speranza di far vincere il suo amico Boris Johnson» , twitta il numero uno laburista, accusando l’alleato di voler fra l’altro permettere alle imprese private americane di mettere le mani sulla sanità pubblica britannica (Nhs). «È stato Trump», denuncia il compagno Jeremy, « a dire che l’Nhs ‘sarà sul tavolo’ (di un futuro accordo commerciale). E lui sa che se le elezioni le vince il Labour non permetteremo che accada » . (ANSA).

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Ricambio generazionale nelle società della famiglia Benetton

Sabrina, figlia di Gilberto, entra nel cda di Atlantia. Christian, figlio di Carlo, in quello di Adr. E Franca, figlia di Giuliana, siederà in quello di Telepass.

Largo ai giovani a Ponzano Veneto. Nell’impero della famiglia Benetton è tempo di ricambio generazionale. Il 31 ottobre 2019 i tre cugini Sabrina Benetton, figlia di Gilberto, scomparso nell’ottobre del 2018, due mesi dopo la tragedia del Ponte Morandi, Christian, figlio di Carlo, morto tre mesi prima, e Franca Bertagnin Benetton, figlia di Giuliana, hanno fatto il loro ingresso come consiglieri non esecutivi rispettivamente nei consigli di amministrazione di Atlantia (Sabrina), Adr (Christian) e Telepass (Franca).

GIÀ NEL CDA DELLA HOLDING DI FAMIGLIA

La nuova generazione già affiancava Alessandro, figlio di Luciano, nel consiglio di amministrazione di Edizione, la holding di famiglia. Proprio Alessandro dal 2012 al 2014 è stato presidente di Benetton Group, ruolo abbandonato per divergenze strategiche con la famiglia, e oggi oltre a sedere nel cda di Autogrill, segue soprattutto la sua creatura 21 Invest, fondata nel 1992.

EDIZIONE CONTROLLA IL 30,25% DI ATLANTIA TRAMITE SINTONIA

«L’ingresso dei tre rappresentanti della dinastia nel Gruppo Atlantia (che controlla Adr, e Telepass, ndr)», ha spiegato un portavoce, «testimonia e riafferma l’impegno della famiglia, per il presente e per il futuro, per tutto il Gruppo Atlantia». Atlantia e Autogrill sono le uniche società quotate. Della prima Edizione ha il 30,25% tramite Sintonia, affiancata da Lazard (5,04%), Invesco (8,05%), Fondazione Caritorino (4,84%) e Hsbc (5%), oltre a diversi altri fondi con quote inferiori all’1%. Il 50,1% di Autogrill invece è controllato tramite Schematrentaquattro.

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Intervista di Barr a Fox News, Palazzo Chigi: «Nessun riferimento all’Italia»

La presidenza del consiglio ha smentito le ricostruzioni diffuse dalla agenzia Adnkronos il 28 ottobre sulle dichiarazioni rese dal ministro della Giustizia americano sul Russiagate.

La smentita non fa nomi. Ma è chiaro che la presidenza del consiglio si riferisce al lancio diffuso dall’agenzia Adnkronos che riportava tradotti stralci dell’intervista rilasciata all’emittente americana Fox News dal ministro della Giustizia Usa William Barr sul Russiagate, inserendo l’Italia tra le nazioni da cui avreppe potuto trarre informazioni utili sul caso. «In riferimento alle dichiarazioni di William Barr rilasciate in un’intervista a Fox News il 28 ottobre scorso si fa presente che, contrariamente a quanto rilanciato da alcune agenzie di stampa italiane all’indomani dell’intervista, l’Attorney General Usa non ha mai fatto esplicito riferimento all’Italia», sottolineano da Palazzo Chigi. Barr, infatti, ha dichiarato letteralmente: «Bene, alcuni dei Paesi che John Durham pensava potessero avere alcune informazioni utili all’indagine volevano preliminarmente parlare con me della portata dell’indagine, della natura dell’indagine e di come intendevo gestire le informazioni riservate, e così via», afferma Barr. «Quindi ho inizialmente discusso di queste questioni con quei Paesi e li ho presentati a John Durham, e ho creato un canale attraverso il quale il signor Durham può ottenere assistenza da quei Paesi». La conclusione della presidenza del consiglio è secca, per non dire seccata: «Dunque», argomentano le stesse fonti, «a differenza di quanto riportato da alcune agenzie italiane, e a seguire da alcuni quotidiani e tg nazionali, l’Italia non è mai stata espressamente citata dal ministro Barr».

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Entra in vigore il decreto scuola: le misure e i punti critici per i sindacati

Il provvedimento contiene provvedimenti attesi da tempo, in particolare due concorsi per assumere 48 mila docenti. Ma i rappresentanti dei lavoratori sono pronti a scendere in piazza l'11 novembre.

Il decreto scuola, ribattezzato “salva precari bis” e appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, è al centro di forti polemiche da parte dei sindacati e delle opposizioni. Il provvedimento contiene provvedimenti attesi da tempo, in particolare i due concorsi, straordinario e ordinario, per assumere complessivamente 48 mila docenti nella scuola secondaria.

PROROGATE LE GRADUATORIE DI MERITO DEL CONCORSO 2016

Contiene inoltre la revisione della modalità di reclutamento dei dirigenti scolastici, la revisione della procedura per l’assunzione dei lavoratori negli appalti delle pulizie, la proroga della validità delle graduatorie di merito del concorso 2016 e la procedura per assumere in altre regioni, nel 2020/2021, vincitori e/o idonei dei concorsi fatti nel 2016 e nel 2018. Si escludono poi i presidi e il personale Ata dalla rilevazione delle impronte digitali per controllare le presenze, l’estensione del bonus di merito ai docenti precari, il concorso per i dirigenti tecnici del Miur e il concorso riservato ai facenti funzione dei direttori dei servizi generali amministrativi.

SINDACATI SUL PIEDE DI GUERRA

Tante le novità quindi, ma il decreto ha fatto comunque storcere il naso ai maggiori sindacati della scuola, che da mesi trattano con il ministero dell’Istruzione per risolvere il problema dell’eccessivo numero di supplenti. Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda hanno quindi indetto una mobilitazione per l’11 novembre, con un’iniziativa a Roma e diversi presìdi concomitanti in altre città. E il sindacato Anief, che aveva già proclamato uno sciopero per il 12 novembre, ha proposto di manifestare tutti insieme.

I TRE PUNTI CRITICI

I punti del decreto che non piacciono ai sindacati sono tre: la partita dei concorsi abilitanti, che secondo i sindacalisti andrebbe inserita in un provvedimento collegato alla legge di bilancio; la questione dei diplomati magistrali, per i quali viene chiesta la proroga delle disposizioni del decreto dignità; e l’esclusione dal concorso riservato per accedere ai posti di Dsga (Direttori servizi generali amministrativi) del personale che ha ricoperto questo incarico nella scuola per almeno tre anni e che non ha la laurea.

LE RISORSE AGGIUNTIVE PREVISTE DALLA MANOVRA

Intanto, sempre per quanto riguarda la scuola, la bozza della manovra stanzia 30 milioni in più per il fondo retribuzioni dei dirigenti scolastici e 11 milioni in più per il potenziamento della qualificazione dei docenti in materia d’inclusione scolastica. Aumenta anche lo stanziamento per l’innovazione digitale nella didattica, con 2 milioni in più. Vengono poi destinati 15 milioni nel 2020 e altri 20 a partire dal 2021 per il funzionamento delle scuole che operano in contesti socio-economici svantaggiati. Infine, arrivano fondi aggiuntivi per le borse di studio destinate agli studenti universitari, con un aumento di 16 milioni l’anno.

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Elezioni Emilia-Romagna, Salvini a Parma: centinaia di manifestanti contro il leader della Lega


Matteo Salvini è in Emilia-Romagna per aprire la campagna elettorale per le regionali del prossimo 26 gennaio. Uno schieramento di forze di polizia in tenuta antisommossa ha presidiato il centro di Parma dove a poca distanza l'uno dall'altro si sono svolti il comizio del leader della Lega e una contromanifestazione di esponenti di sinistra.
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Sopravvissuta al crollo della scuola di San Giuliano di Puglia, si laurea e diventa maestra


Veronica D’Ascenzo a 7 anni è sopravvissuta al crollo della sua scuola elementare durante il terremoto del 2002 a San Giuliano di Puglia. Si è ripresa alla grande ed oggi, a 24 anni, è diventata insegnante. Ora lotta per ottenere scuole più sicure: lo deve ai suoi 27 compagni e a una maestra, morti quel maledetto giorno, ai quali ha dedicato la tesi.
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Siria, la Turchia convoca l’ambasciatore francese per il sostegno ai curdi

Il parlamento di Parigi ha votato una risoluzione che conferma l'appoggio alle "Forze democratiche siriane". Intanto Ankara rivendica l'uccisione di 18 soldati dell'esercito di Bashar al Assad.

Il ministero degli Esteri turco ha convocato il 31 ottobre l’ambasciatore francese ad Ankara per protestare contro il sostegno alle milizie curde in Siria e la condanna dell’operazione militare turca, espressi in una risoluzione approvata dal Parlamento di Parigi. Il ministero degli Esteri turco ha fatto sapere che la Turchia condanna «fermamente» la risoluzione approvata dal Parlamento francese che critica la sua operazione militare contro le milizie curde nel Nord-Est della Siria. Il testo non vincolante approvato dall’Assemblea nazionale di Parigi riafferma «il sostegno alle Forze democratiche siriane» (Sdf) a guida curda, che la Turchia considera invece «terroriste».

CATTURATI 18 SOLDATI DI DAMASCO

Intanto il ministero della Difesa di Ankara ha fatto sapere che la Turchia, ha catturato 18 soldati dell’esercito di Damasco nel corso della sua operazione militare contro le milizie curde nel Nord della Siria e sta ora trattando con la Russia sul loro possibile rilascio. Il ministro Hulusi Akar non ha precisato quando né in che circostanze siano stati catturati i soldati siriani. Due dei militari del regime di Bashar al Assad, ha aggiunto Akar, sono feriti. I soldati vengono ora trattenuti a Ras al Ayn, nella zona di sicurezza turca creata nel nord della Siria dopo l’offensiva. Nei giorni scorsi l’Osservatorio siriano per i diritti umani aveva riferito di “violenti scontri” tra le truppe turche e quelle siriane.

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Il cda di Cattolica ritira le deleghe all’ad Minali e le assegna al dg Ferraresi

Il cambio dopo divergenze su organizzazione societaria, scenari strategici e rapporti con i soci e col mercato.

Cambio al vertice di Cattolica. Il consiglio di amministrazione ha ritirato le deleghe all’amministratore delegato Alberto Minali e le ha assegnate al direttore generale Carlo Ferraresi. Lo si è appreso da fonti finanziarie. La decisione del consiglio sarebbe maturata a causa di una divergenza di visione con l’amministratore delegato sull’organizzazione societaria, gli scenari strategici e i rapporti con i soci e anche con il mercato.

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E nella manovra spuntano aumenti e premi per dirigenti e dipendenti dei ministeri


Con la legge di bilancio viene istituito un fondo da 100 milioni per alzare le indennità aggiuntive di funzionari e dirigenti ministeriali e della presidenza del Consiglio. Dubbi anche sui criteri per distribuire gli aumenti. Il ministero della Pa: "Da noi parere negativo sulla norma", ma i sindacati la difendono: "Non è un regalo, ma un riallineamento necessario per eliminare le disparità".
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Alda Merini moriva 10 anni fa: alcuni dei suoi versi più belli


La poetessa milanese ha rappresentato una delle voci più intense dell’ultimo secolo, grazie al modo unico in cui ha saputo trasformare la tragedia di una vita "diversa" in poesia universale. Parlare dei suoi versi, così intimi, dolorosi e sofferti, ma anche estremamente illuminanti, non è cosa facile: ecco perché a dieci anni esatti dalla scomparsa di Alda Merini, torniamo ancora una volta a leggere le sue poesie.
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L’Iran non mollerà la presa su Baghdad e Beirut

Le proteste in corso minacciano l'egemonia che Teheran ha instaurato in Iraq e Libano. E a cui gli ayatollah non hanno intenzione di rinunciare. Anche a costo di far scorrere il sangue.

L’Iran ha inviato i suoi sgherri a sparare nelle strade di Baghdad, Bassora e Kerbala in Iraq e mobilitato Hezbollah in quelle di Beirut e Tripoli in Libano per una ragione molto semplice: Teheran si considera –ed è- la potenza egemone nell’area e non intende permettere, a costo di far scorrere il sangue, che i due governi alle sue dirette dipendenze vadano in crisi. La stessa Guida suprema iraniana Ali Khamenei ha rivendicato apertamente il ruolo repressivo –e assassino- dei propri emissari in Iraq e Libano sostenendo che «l’insicurezza e i disordini in questi due paesi sono stati creati dagli Stati Uniti, dal regime sionista e dal denaro di alcuni paesi reazionari». Dunque, secondo la massima autorità politica iraniana, tutto è lecito, ogni repressione è auspicabile contro le manovre del nemico americano e sionista (e saudita). Che questa sia la realtà d’altronde lo sanno bene anche i manifestanti iracheni che a centinaia di migliaia stanno occupando da settimane le piazze, tanto che sempre più spesso nei cortei vengono bruciate proprio le immagini dello stesso Khamenei.

Il fatto è che da un decennio, sostanzialmente grazie alle amministrazioni Obama e al suo scellerato deal sul nucleare, l’Iran ha liberamente potuto sviluppare un ferreo padrinato su Iraq e Libano. La golden share del governo di Baghdad e di quello di Beirut è infatti saldamente nelle mani degli ayatollah iraniani. In Libano, addirittura, dal punto di vista formale, perché Hezbollah, che è l’architrave della compagine governativa libanese, riconosce formalmente quale suo leader e guida politica proprio Khamenei. In Iraq, va ricordato, alla piena egemonia iraniana sul governo centrale va attribuita quella politica settaria e di discriminazione sociale e politica dei sunniti che dal 2013 in poi ha contribuito a formare addirittura la base del consenso popolare per il “Califfato” dell’Isis, vissuto da alcune tribù sunnite quale estremo e ultimo argine alla “dittatura” sciita-iraniana.

L’EGEMONIA MILITARE DI TEHERAN

Una egemonia politica che peraltro si poggia su una piena egemonia militare. Dopo il collasso dell’esercito iracheno nel 2014, che permise all’Isis la conquista di Mosul, sono state le “Brigate Internazionali sciite” con i loro 15 mila miliziani, guidate dal generale dei Pasdaran Qasem Soleimaini, a ricostruire il nerbo delle forze armate di Baghdad e della stessa offensiva contro l’Isis sul terreno. In Libano il fallimento totale della nuova missione Unifil iniziata nel 2006, che aveva il compito unico di affiancare l’esercito nazionale per disarmare Hezbollah, e che invece ne ha permesso l’ammodernamento e l’espansione degli armamenti sino al possesso di un enorme arsenale missilistico, ha fatto del Partito di Dio (formalmente diretto da Teheran, lo ripetiamo) l’unica vera forza militare del Paese a detrimento di forze armate ufficiali assolutamente subordinate.

QUALE FUTURO PER L'”AUTUNNO ARABO”?

In questo contesto, l’Iran ritiene di potere e dovere reprimere con violenza le manifestazioni popolari di oggi esattamente come ha fatto e fa sul suo territorio. Sono infatti impressionanti le analogie tra la repressione in Iraq e in misura minore in Libano e lo schiacciamento dell’Onda Verde del 2009 in Iran: fuoco sulla folla, squadracce di incappucciati, sparatorie ad alzo zero, denuncia dell’intrusione del “nemico americano e sionista”, ecc… Si vedrà ora se la formidabile mobilitazione popolare di questi due Paesi, se questo nuovo “autunno arabo”, troverà la forza per continuare o dovrà cedere all’usura del tempo. Il fatto che abbia conseguito un primo risultato con le dimissioni del premier Saad Hariri in Libano è comunque un buon segno.

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La beffarda mini rivalutazione delle pensioni

Nella manovra 2020 previsto un aumento di 3 euro l'anno (25 centesimi al mese) per 2,8 milioni di persone con redditi tra i 1.522 e i 2.029 euro lordi. I sindacati parlano di «elemosina» e confermano la manifestazione di sabato 16 novembre.

Tecnicamente è un aumento, in sostanza un’elemosina. E i sindacati non l’hanno presa bene. Per i pensionati è arrivata la beffa di una mini rivalutazione per i redditi tra i 1.522 e i 2.029 euro lordi al mese che muove cifre risibili.

RECUPERO DELL’INFLAZIONE DAL 97% AL 100%

Nella manovra di bilancio 2020 pronta ad approdare in parlamento si prevede il recupero dell’inflazione piena per i trattamenti tra le tre e le quattro volte il trattamento minimo che nel 2019 percepivano il 97% dell’inflazione. Nel 2020 quindi si recupera il 100% dell’aumento dei prezzi a fronte del 97%: il problema è che questo passaggio equivale ad appena tre euro l’anno in più (25 centesimi al mese) per 2,8 milioni di pensionati, mentre nulla cambia per quelli che hanno assegni pensionistici superiori a 2.029 euro lordi al mese.

CHIESTA L’ESTENSIONE DELLA 14ESIMA

I sindacati hanno subito bocciato la misura, confermando la manifestazione a Roma della categoria prevista per sabato 16 novembre e ribadendo le richieste sulla rivalutazione piena per una fascia più ampia dei pensionati oltre all’estensione della 14esima anche alle persone che hanno redditi pensionistici tra i 1.000 e i 1.500 euro al mese.

LUNEDÌ 4 NOVEMBRE INCONTRO CON LA MINISTRA DEL LAVORO

Intanto dovrebbe essere confermato l’incontro tra la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, e i leader dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil previsto per lunedi 4 novembre. Il leader dei pensionati Cgil Ivan Pedretti ha dichiarato: «Negli ultimi sette anni di blocco della perequazione i pensionati hanno lasciato allo Stato 44 miliardi. Il passaggio dal 97% al 100% della rivalutazione solo per le pensioni tra i 1.522 e i 2.029 euro lordi è un’elemosina. Confermiamo la manifestazione del 16 novembre».

UNA RIVALUTAZIONE DEFINITA «IMBARAZZANTE»

In pratica a fronte di un’inflazione allo 0,3% invece che 76 euro circa in un anno di recupero dell’aumento dei prezzi se ne percepirebbero 79. Il segretario confederale della Uil Domenico Proietti ha sottolineato: «È una rivalutazione imbarazzante, si tratta di pochissimi euro l’anno. Abbiamo chiesto di tornare alla rivalutazione pre MontiFornero e l’estensione della 14esima. Ci batteremo per questo durante l’iter parlamentare».

Chiediamo che il governo ci ripensi e abbia attenzione anche alla dignità dei pensionati e a quello che rappresentano per il Paese


Patrizia Volponi della Fnp-Cisl

La segretaria nazionale Fnp-Cisl Patrizia Volponi ha chiesto che «il governo garantisca il potere d’acquisto a tutte le pensioni anche se in materia decrescente in base all’importo della pensione, ma comunque minimo al 75%. Quello che c’è in manovra è un’elemosina. Chiediamo che il governo ci ripensi e abbia attenzione anche alla dignità dei pensionati e a quello che rappresentano per il Paese. Meritiamo rispetto. Confermiamo la manifestazione del 16. Vogliamo essere ascoltati».

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Rajae Bezzaz entrò nel palazzo per una inchiesta: chiesto processo per inviata Striscia Notizia


L'inviata accusata di violazione di domicilio aggravata perché si era introdotta all'interno di uno stabile contro l'espressa volontà della proprietaria. Rajae Bezzaz si stava occupando di una inchiesta televisiva sui centri Dermes Italia che però ora è al centro di una indagine giudiziaria della procura di Torino perché sarebbe stata incoraggiata da rivali dell'azienda per screditarla e chiedere soldi.
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Banca Generali, nel 2019 utile e ricavi crescono in doppia cifra

Banca Generali approva conti brillanti per i primi nove mesi del 2019. L’istituto guidato da Gian Maria Mossa ha ottenuto..

Banca Generali approva conti brillanti per i primi nove mesi del 2019. L’istituto guidato da Gian Maria Mossa ha ottenuto un utile netto di 196 milioni di euro, in crescita del 44% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Performance in doppia cifra anche per i ricavi, pari a 408,4 milioni (+23%). Il CET1 ratio, ovvero l’indice patrimoniale che indica la solidità dell’istituto, è al 16,5% e il Total Capital ratio, dato dall’insieme del patrimonio e il valore delle attività ponderate per il rischio, è al 17,8%. “Siamo molto soddisfatti di questi risultati per un 2019 che si sta confermando il migliore nella storia della banca”, ha commentato Mossa, amministratore delegato e direttore generale, “Le recenti operazioni straordinarie arricchiscono le competenze gestionali e quelle di wealth management, oltre alle prospettive su nuovi mercati.  Nonostante la prudenza di fondo tra i risparmiatori per l’incertezza nell’economia riusciamo ad intercettare le esigenze delle famiglie e a continuare a crescere in modo significativo nei flussi di raccolta e acquisizione di nuova clientela. Gli importanti progetti sul tavolo e la risposta che ci arriva dalla domanda di consulenza professionale ci fanno guardare con fiducia ai prossimi mesi”.

I costi operativi del gruppo sono cresciuti a 155,7 milioni di euro contro i 143,3 milioni dell’esercizio precedente. La variazione, oltre all’accelerazione impressa a tutti i progetti strategici previsti nel piano triennale, include alcune poste di carattere straordinario per 3,8 milioni (trasferimento degli uffici direzionali, costi per le attività di M&A, applicazione del nuovo principio IFRS 16) e il contributo legato al consolidamento del neoacquisto Nextam Partners per 1,2 milioni. Al netto di queste componenti straordinarie, i costi operativi della banca hanno mostrato una variazione del 5,8%.

Nel 2019, la rete di consulenti finanziari ha incrementato le masse in gestione di quasi 10 miliardi di euro (su 66 miliardi di masse totali). “La forte crescita dimensionale e lo sviluppo sempre più incisivo tra la clientela private riflettono la qualità dei nostri banker e il grande lavoro nell’estensione della gamma d’offerta”, li ha elogiati lo stesso Mossa. Di segno positivo anche la raccolta netta, che nei primi nove mesi dell’anno è stata di 3,8 miliardi. Un risultato equamente suddiviso in 1,9 miliardi di soluzioni gestite e assicurative, e 1,9 miliardi in conti correnti e risparmio amministrato. La componente gestita ha mostrato in particolare una forte accelerazione nel terzo trimestre, a causa della crescente domanda per le nuove classi retail della SICAV lussemburghese, LUX IM. 

Secondo i vertici di Banca Generali, la crescita della raccolta sottende una forza della domanda che apre a prospettive interessanti per l’ultima parte dell’anno. L’ampliamento della gamma gestita, con le novità nell’offerta tematica di Lux IM e nell’ambito degli investimenti assicurativi, stanno incontrando risposte positive così come l’apporto della “consulenza evoluta” che sta crescendo in misura superiore al trend stimato. L’incertezza geo-politica e alcuni nodi politico-economici come il confronto commerciale Usa-Cina e la Brexit continuano a dominare la scena sui mercati, così come le prossime mosse delle banche centrali che cercano di soppesare gli stimoli allo sviluppo con le dinamiche dei tassi negativi che a loro volta acuiscono le criticità per il sistema finanziario. In questo contesto i risparmiatori guardano con prudenza alle prospettive degli investimenti, trovando minore appeal in un quadro di bassi rendimenti e criticità dietro l’angolo. La solidità della banca, la versatilità della sua offerta e le competenze dei propri consulenti, stanno dimostrando di rispondere in modo efficace a questi bisogni di protezione e valorizzazione del patrimonio, soprattutto tra quei clienti con le esigenze più complesse come gli imprenditori che necessitano di un approccio senza conflitti di interesse nelle valutazioni sui propri beni. Il completamento dell’acquisizione di Nextam e BG Valeur segnano passi in avanti nella fascia alta del risparmio andando a rafforzare il posizionamento e la competitività della banca in un segmento, quello del private, dove continua a guadagnare quote di mercato.

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Cdp avvia un programma di assunzioni per giovani talenti

Con il Graduate Program subito 15 assunzioni tra i neolaureati, che parteciperanno a programmi di formazione e job rotation. In totale hanno partecipato 1800 candidati.

Cassa Depositi e Prestiti ha avviato Graduate Program, un nuovo programma di selezione e assunzione di giovani talenti da inserire nel Gruppo. Quindici neolaureati sono stati assunti subito, con un contratto a tempo determinato della durata di un anno e con l’opportunità di crescere all’interno delle società e delle grandi aziende partecipate dal Gruppo Cdp.

QUINDICI ASSUNTI SU 1800 CANDIDATI

Hanno partecipato al Graduate Program 1800 candidati, giovani neolaureati in economia e ingegneria gestionale, che dovranno affrontare due settimane iniziali di corso introduttivo al Gruppo e alle sue attività e un ulteriore periodo di formazione nel corso dell’anno. I ragazzi verranno poi inseriti all’interno di una struttura organizzativa della Capogruppo e, a seguire, vivranno l’esperienza di quattro mesi di job rotation all’interno del mondo Cdp. Dopo un primo screening, sono stati 300 i giovani che hanno partecipato ad un serrato percorso di selezione durato un mese, mettendosi in gioco attraverso digital business game, assessment online e video interviste. I 60 selezionati hanno poi partecipato ai tre eventi conclusivi nelle sedi di Roma e Milano dove, dopo una serie di role play ed interviste individuali, sono stati scelti i 15 che hanno ricevuto le lettere di impegno all’assunzione. All’interno del Gruppo Cdp i giovani potranno accrescere le competenze tecnico-specialistiche e trasversali e ricoprire ruoli sfidanti nei principali settori che promuovono lo sviluppo economico e sostenibile del Paese, tra cui finanza, imprese, infrastrutture, equity e cooperazione internazionale.

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Salemi, omicidio Angela Stefani, la dinamica: “Caradonna l’ha colpita in camera da letto”


olpita sei volte con un oggetto contundente in camera da letto. Così è morta la povera Angela Stefani, la donna di Salemi scomparsa il 19 gennaio 2019 dalla casa dove viveva con il compagno a Salemi (Trapani). È stata una macchia di sangue a incastrate Vincenzo Caradonna, il compagno arrestato nei giorni scorsi per omicidio e occultamento di cadavere.
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