Il monito di Prodi a Renzi su Italia viva

Il fondatore dell'Ulivo all'ex premier: «I partiti personali funzionano solo la prima volta».

I partiti personali funzionano la prima volta, ripeterli crea problemi. La scelta di Renzi di staccarsi dal Pd era prevedibile ma è «ugualmente inspiegabile nei tempi», ma non influirà sul governo, perché un eventuale distacco «sarebbe palese e quindi lo pagherebbe più di prima». Intervistato in apertura su Repubblica, Romano Prodi parla di Europa ed Italia. Il Pd ha un futuro se ritrova la sua anima di sinistra ma soprattutto e riformista, l’esecutivo può durare se affronta i problemi, primo tra tutti l’evasione fiscale, spiega

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Sparatoria nel centro di Washington: almeno un morto

Una persona ha perso la vita e cinque sono state ferite in uno scontro a fuoco a Columbia Heights, vicino alla Casa Bianca.

È di un morto e cinque feriti il bilancio della sparatoria a Columbia Heights, nella parte nordoccidentale di Washington, non lontano dalla Casa Bianca. Non si sa ancora chi abbia sparato e perché.

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Italia viva di Renzi non attecchisce tra i sindaci Pd

Sala da Milano si smarca. Così come Gori a Bergamo, Nardella a Firenze e il governatore toscano Rossi. "No grazie" anche da Merola (Bologna) e Ricci (Pesaro). Decaro (Bari e Anci) resta nel partito. Indifferenza nelle isole. Interesse solo in Campania e Calabria. La mappa.

Quanto è “viva” l’Italia viva di Matteo Renzi? Per capire come cambierà la cartina politica del Paese bisogna anzitutto vedere quanti sindaci ed esponenti locali e regionali del Partito democratico riuscirà a portare con sé l’ex rottamatore fiorentino. Ecco allora un breve tour, da Nord a Sud.

SALA TRA I PRIMI A ROMPERE GLI INDUGI

I più per ora restano alla finestra, ma il primo a schierarsi in modo inequivocabile è stato, da Milano, Beppe Sala: «Credo», ha scritto su Facebook il primo cittadino del capoluogo lombardo, «che Matteo faccia molta fatica a stare in una comunità collaborativa, preferendo invece un sistema che risponda pienamente a lui».

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Il sindaco di Milano Giuseppe Sala con Matteo Renzi. (Ansa)

Critica con l’artefice dello strappo anche la vicesindaca Anna Scavuzzo. Il capogruppo del Pd in Regione Lombardia Fabio Pizzul aveva anticipato Renzi dichiarando sul suo blog: «La vera sfida, in questo momento, è rimanere e dimostrare che è possibile privilegiare gli elementi che uniscono piuttosto che quelli che dividono». Ha bocciato la scelta del senatore di Scandicci anche il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori che, pur riconoscendo il suo trascorso renziano, ha scritto su Twitter: «Il destino del progetto di Renzi? Dipende da noi. La sfida è sull’agenda riformista: innovazione competitività, semplificazione, sostenibilità, inclusione sociale. Ogni passo indietro del Pd gli regalerà spazio. Io gli voglio bene ma vorrei proprio evitare di spianargli la via».

Approderà invece in Italia viva l’ex sindaco di Cernusco sul Naviglio, oggi a Palazzo Madama, Eugenio Comincini.

SCETTICISMO IN PIEMONTE E LIGURIA

Passando al Nord-Ovest, l’ex sindaco di Torino, Piero Fassino, si è smarcato dalla scissione: «Non ho trovato fin qui ragioni fondate e serie che giustifichino la scelta di Renzi».

Non ho trovato fin qui ragioni fondate e serie che giustifichino la scelta di Renzi e di alcuni parlamentari di…

Posted by Piero Fassino on Tuesday, September 17, 2019

Per trovare qualcuno che festeggi la nascita del nuovo partito bisogna arrivare al vicepresidente del Pd metropolitano, Joseph Gianferrini: «Adesso mettiamoci in cammino al fianco di Matteo Renzi, c’è una nuova strada da #costruire e da #percorrere. Avanti con tanto #entusiasmo e #passione».

Dalla Liguria dem, che ha dovuto registrare l’uscita di Raffaella Paita (fu candidata alle Regionali) si è levato il de profundis intonato dal consigliere regionale Luca Garibaldi che ha citato persino il concittadino Palmiro Togliatti: «Extra ecclesiam nulla salus» (“non c’è salvezza al di fuori della chiesa”), mentre ha parlato di «viltà» e «sconsideratezza» il capogruppo in Regione Giovanni Lunardon. Guardando ai Comuni, non pare che ci siano campanili che ammaineranno bandiere del Pd.

NON VA MEGLIO IN VENETO E FRIULI

Renzi al momento non sembra avere più fortuna nel Nord-Est, dove peraltro il Pd è recentemente arretrato di fronte all’avanzata della Lega. In Veneto, da Rovigo, l’unico che potrebbe cambiare casacca è Edoardo Gaffeo, il solo sindaco del centrosinistra dei sette Comuni capoluogo di provincia. Gaffeo però afferisce all’area sinistra del partito. Spostandosi ancora più verso Est, se il triestino Ettore Rosato oggi vicepresidente della Camera, ha già fatto la sua scelta di campo ponendosi al fianco di Renzi, nella regione che fu guidata dalla renzianissima Debora Serracchiani (lei resta nel Pd) non sembrano registrarsi chissà quali movimenti tellurici.

Sono e resto nel posto giusto: il PD. Rendere conto delle proprie scelte a iscritti ed elettori, farsi carico della…

Posted by Debora Serracchiani on Tuesday, September 17, 2019

ABBANDONATO PERSINO NELLA SUA TOSCANA

Le defezioni più sorprendenti si registrano però al Centro (geografico, non politico). A partire proprio dal sindaco di Firenze, Dario Nardella che da Renzi aveva ricevuto la fascia tricolore. Nardella ha dichiarato: «Rispetto Matteo, ma resto nel Pd». Resta tra i dem anche il primo cittadino di Prato, Matteo Biffoni. Nel Pisano, ha detto di “no” a Renzi anche il sindaco di San Miniato, Simone Giglioli. Il presidente di Regione, Enrico Rossi, ha detto addio all’ex rottamatore: «Tagliare le proprie radici rende solo più fragili e insicuri, impedisce il dialogo e il confronto con i propri avi».

Non c’è nessuna ragione per cui io non debba cantare “bandiera rossa”Questa canzone fa parte della mia esperienza…

Posted by Enrico Rossi on Wednesday, September 18, 2019

I “NO GRAZIE” FIOCCANO ANCHE DALL’EMILIA-ROMAGNA

Cambiando regione, il sindaco di Bologna Virginio Merola ha definito senza mezzi termini la scelta di Renzi «un errore» e poi ha aggiunto: «È la mia linea rossa da non oltrepassare per non rinunciare ai miei valori».

Rimane nel Pd pure Andrea Gnassi, sindaco di Rimini: «Vale per Renzi, valeva per Bersani, vale e valeva per tutti; non si sbatte la porta di casa propria e si va via». Da Modena Gian Carlo Muzzarelli ha fatto sapere che occorre pensare «non alle scissioni, ma al futuro degli italiani». “No, grazie” anche dal sindaco di Ravenna, Michele de Pascale. Temendo scissioni in vista del voto in Emilia-Romagna (archiviata la data del 24 novembre 2019, si va alle urne con ogni probabilità il 26 gennaio 2020), il segretario regionale Paolo Calvano è andato oltre sottoscrivendo un appello all’unità rivolto ai colleghi e ai sindaci.

DALLE MARCHE RICCI RESTA NEL PD

Nelle Marche ha già detto che resta nei dem Matteo Ricci, sindaco di Pesaro che ha twittato: «#iostonelPD, un errore enorme la scissione di Renzi. Non credo nei partiti personali e le divisioni portano sempre male. I sindaci popolari aggregano, non dividono. Per questo credo rimarremo tutti nel Pd che, a maggior ragione, vogliamo riformista e maggioritario (non il Pds)». Sulla falsariga anche il rifiuto del presidente della Regione, Luca Ceriscioli: «Quello che non aiuta a Roma, non aiuta nelle Marche».

SINDACI CAMPANI ALLA FINESTRA

Il «sindaco d’Italia» (così si autodefinì Renzi da presidente del Consiglio) non sfonda nemmeno tra i sindaci del Sud. Da Bari Antonio Decaro, numero 1 dell’Anci (l’Associazione nazionale comuni italiani), ha respinto al mittente ogni offerta: «Pertini diceva “meglio avere torto nel partito che avere ragione da fuori”». Scontata la presa di posizione del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che non ha mai nascosto la sua antipatia nei confronti di Renzi: «Ha fatto una cosa positiva, cioè aiutare la nascita di questo governo, poi è stato più forte di lui e come al solito ne ha subito fatta un’altra negativa». Da fuori del Pd ha festeggiato l’addio del senatore toscano il sindaco di Napoli Luigi De Magistris: «Adesso possiamo iniziare un dialogo con i democratici». Sono dati in uscita, ma per il momento attendono la Leopolda, Ciro Buonajuto, sindaco di Ercolano, Vincenzo Ascione, sindaco di Torre Annunziata e Antonio Diplomatico, sindaco di Boscoreale.

IN CALABRIA I DEM POTREBBERO SPACCARSI

Il messaggio di Renzi potrebbe attecchire più facilmente in Calabria, dove vengono visti come uscenti l’attuale segretario provinciale dei catanzaresi Gianluca Cuda, la consigliera comunale cosentina Bianca Rende e anche il capogruppo al Comune di Reggio Calabria, Antonio Castorina. Ha giurato fedeltà al Pd invece il segretario provinciale cosentino Luigi Guglielmelli invitando Renzi all’umiltà.

INDIFFERENZA NELLE ISOLE

Indifferente alle sirene renziane il Pd siciliano, nonostante il senatore Davide Faraone abbia annunciato che il tour di Italia viva avrà l’isola tra le sue prime mete. Al momento bisogna accontentarsi di un ex sindaco, Giancarlo Garozzo, che guidò l’amministrazione siracusana. Dalla Sardegna l’ex presidente della Regione Francesco Pigliaru ha scritto: «L’unico posto dove si può fare una battaglia efficace per un’Italia con più crescita e meno ingiustizie è il Pd».

Ho stimato e stimo molto Matteo Renzi. Ho stimato e stimo molto Carlo Calenda. Abbiamo lavorato insieme su molte cose…

Posted by Francesco Pigliaru on Tuesday, September 17, 2019

Insomma, per ora lo scouting di Renzi sul territorio tra le file dei democratici sembra fallito. Forse gli andrà meglio tra i primi cittadini di Forza Italia, anche se dovrà affrontare la concorrenza di Giovanni Toti e del suo “Cambiamo!.

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